PerchΓ© un piccolo porto nel deserto salva improvvisamente l’economia globale
Da 100 a 7.000 camion al giorno: l’incredibile storia di come uno stato desertico sta riorganizzando le catene di approvvigionamento globali
Nella primavera del 2026, lo scenario peggiore in assoluto per l’economia globale si trasforma in una triste realtΓ : l’Iran blocca lo Stretto di Hormuz. Mentre il commercio globale di petrolio e gas crolla, i prezzi dell’energia schizzano alle stelle e i mercati globali sono paralizzati dallo shock, un pericolo ancora maggiore si profila all’ombra di questa crisi: l’interruzione dell’approvvigionamento globale di fosfati e, di conseguenza, una minaccia esistenziale per la sicurezza alimentare mondiale. Eppure, in mezzo al caos geopolitico, l’Arabia Saudita compie un miracolo logistico che persino gli analisti piΓΉ esperti ritenevano impossibile. Con una flotta di 3.500 camion mobilitata in tutta fretta, infrastrutture portuali costruite in una notte sul Mar Rosso e giganteschi piani di investimento, il regno trasforma la crisi in un’opportunitΓ unica. Il blocco del punto di strozzatura marittima piΓΉ vitale del mondo non solo rivela la letale vulnerabilitΓ delle catene di approvvigionamento globali, ma accelera anche la rapida ascesa dell’Arabia Saudita a nuova, strategicamente indispensabile potenza nel settore delle risorse, contrappeso occidentale alla Cina.
La societΓ mineraria statale saudita Maaden trasporta fertilizzanti, fosfati e acido solforico dai suoi siti di estrazione e produzione, che si trovano generalmente nell’entroterra e sul Golfo Persico (la costa orientale dell’Arabia Saudita).
In circostanze normali β prima dello scoppio della crisi con l’Iran β queste materie prime e semilavorati venivano spediti attraverso i porti del Golfo Persico ed esportati direttamente attraverso lo Stretto di Hormuz, ora bloccato. PoichΓ© questa rotta marittima Γ¨ praticamente impraticabile, Maaden sta ora ricorrendo alla difficilissima via terrestre, trasportando il carico con la sua flotta di 3.500 camion attraverso il deserto arabo fino al porto di Yanbu, sulla costa occidentale saudita del Mar Rosso.
Dal porto di Yanbu, i fosfati e i fertilizzanti vengono esportati via nave verso paesi come Gibuti, Thailandia e Argentina.
Il porto di Khor Fakkan, un’exclave appartenente all’Emirato di Sharjah, Γ¨ uno dei sette emirati degli Emirati Arabi Uniti (EAU). Durante la crisi, funge da porta d’accesso per le importazioni (container e prodotti alimentari) negli EAU. Da lΓ¬, le merci vengono trasportate quotidianamente da circa 7.000 camion verso l’interno degli EAU e verso altri paesi della penisola arabica, isolati dal commercio marittimo diretto a causa del blocco di Hormuz. Un obiettivo concreto per l’espansione della logistica interna Γ¨ il previsto porto secco di Al Dhaid, a 50 chilometri nell’entroterra di Sharjah.
Crisi nello Stretto di Hormuz: convogli nel deserto, potere delle risorse e riorganizzazione delle catene di approvvigionamento globali
Quando l’occhio dell’economia globale si chiude β e uno stato desertico risponde con 3.500 camion
Alla fine di febbraio 2026, una minaccia di cui si discuteva a livello teorico da decenni si Γ¨ trasformata in una triste realtΓ : l’Iran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz alla navigazione internazionale. Da allora, un importante punto nevralgico dell’economia globale, attraverso il quale transitavano quotidianamente circa 20 milioni di barili di petrolio greggio β quasi un quarto dell’intero commercio mondiale di petrolio β si Γ¨ praticamente fermato. Secondo le Nazioni Unite, il numero di navi che attraversano lo stretto Γ¨ diminuito di oltre il 95% dall’inizio della guerra. Compagnie di navigazione come Hapag-Lloyd e Maersk hanno sospeso i loro viaggi nella regione e stanno invece deviando le loro flotte intorno al Capo di Buona Speranza, all’estremitΓ meridionale dell’Africa.
Lo Stretto di Hormuz, con una larghezza di soli 50 chilometri e canali navigabili di tre chilometri per direzione, Γ¨ l’unico collegamento marittimo tra il Golfo Persico e l’oceano aperto. Attraverso di esso transita una parte significativa del commercio mondiale di petrolio, cosΓ¬ come circa un quinto del commercio mondiale di gas naturale liquefatto (GNL), proveniente principalmente dal Qatar. L’importanza di questo stretto per le economie asiatiche Γ¨ ancora piΓΉ marcata che per l’Europa: circa l’80% del petrolio e del gas trasportati attraverso Hormuz Γ¨ destinato ai mercati asiatici, principalmente alla Cina con 5,4 milioni di barili al giorno e all’India con 2,1 milioni di barili al giorno. Quello che per l’Europa rappresenta principalmente uno shock dei prezzi, si configura come una vera e propria crisi di approvvigionamento per gran parte dell’Asia.
I mercati energetici hanno reagito immediatamente e drasticamente. Il prezzo europeo del gas naturale (TTF) Γ¨ temporaneamente schizzato a 74 euro per megawattora, rispetto ai circa 31 euro prebellici. I prezzi del petrolio greggio sono quasi raddoppiati, il che, secondo il direttore generale dell’AIE Fatih Birol, ha avuto un impatto significativo sulla crescita economica globale. L’Istituto Ifo ha specificato l’impatto sull’Unione Europea: mentre il commercio diretto attraverso Hormuz rappresenta circa il 2% delle importazioni totali dell’UE, il petrolio greggio e il gas naturale liquefatto (GNL) rappresentano rispettivamente il 6,2% e l’8,7%, con effetti indiretti derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia e dalle interruzioni della catena di approvvigionamento che hanno di gran lunga superato l’impatto diretto. La stessa AIE ha descritto la situazione come la piΓΉ grande crisi energetica della storia e ha avvertito che Hormuz aveva perso per sempre la sua reputazione di rotta commerciale affidabile.
L’improvvisazione come questione di interesse nazionale: come 3.500 camion scongiurano una crisi delle esportazioni
Nel bel mezzo di questo sconvolgimento globale, la societΓ mineraria statale saudita Maaden ha compiuto ciΓ² che gli analisti inizialmente ritenevano impossibile. In sole due settimane, l’azienda ha mobilitato operatori ferroviari e di autotrasporto per deviare via terra le sue esportazioni di fertilizzanti dal Golfo Persico al Mar Rosso. La portata di questa improvvisazione Γ¨ notevole: partendo da 600 veicoli, la flotta Γ¨ rapidamente cresciuta fino a 1.600, poi 2.000 e infine 3.500 camion, ciascuno con due autisti e perlopiΓΉ operativi 24 ore su 24. L’amministratore delegato di Maaden, Bob Wilt, ha dichiarato al Wall Street Journal di non aver inizialmente creduto che questo ritmo potesse essere mantenuto.
La sfida logistica andΓ² ben oltre il semplice trasporto terrestre. Nei porti del Mar Rosso, che non erano stati precedentemente sviluppati per il commercio di fosfati, fu necessario erigere magazzini temporanei per i fertilizzanti in tempi record. Furono installati speciali sistemi di tubature per trasferire l’acido solforico β un componente corrosivo e altamente pericoloso della produzione di fosfati β in autocisterne specializzate in acciaio inossidabile. Ciascuno di questi adattamenti richiese non solo capitali e logistica, ma anche approvazioni normative, protocolli di sicurezza e formazione del personale, il tutto in tempi brevissimi. L’intera operazione assomigliava piΓΉ a una campagna militare improvvisata che a una normale attivitΓ commerciale.
Ciononostante, l’approccio ha funzionato. Secondo i dati della societΓ di analisi Kpler,…
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Β Konrad Wolfenstein
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