Prestito di 90 miliardi di euro per Kiev: perché i fondi UE rischiano di finire in canali oscuri
L’Unione Europea si trova ad affrontare una prova storica: con un prestito senza precedenti di 90 miliardi di euro, Bruxelles sta tentando di scongiurare l’imminente bancarotta dell’Ucraina. Si tratta di un’operazione di emergenza fiscale resasi inevitabile dopo il ritiro degli Stati Uniti, sotto la nuova amministrazione, dal ruolo di principale donatore. Ma dietro la facciata di solidarietà europea si intravedono profonde crepe. È già evidente che i fondi approvati sono ben lungi dall’essere sufficienti a colmare gli enormi deficit di bilancio dell’economia di guerra ucraina: rimane un disavanzo di 45 miliardi di euro.
A peggiorare ulteriormente la situazione, scandali di corruzione senza precedenti, che coinvolgono la cerchia ristretta del presidente Volodymyr Zelenskyy, stanno minando seriamente la fiducia dei donatori occidentali. Mentre Kiev utilizza miliardi di euro di aiuti europei per costruire una propria industria bellica orientata all’esportazione, ingenti somme scompaiono nell’ombra attraverso tangenti e dubbie procedure di appalto. L’Europa sta trasferendo risorse storicamente inaudite a un Paese le cui istituzioni vacillano sotto la pressione della guerra e della corruzione sistemica. Il testo che segue fa luce sulla rischiosa scommessa dell’Europa, sulla crisi strutturale in corso in Ucraina e sulla scomoda verità su ciò che sta realmente accadendo al denaro dei contribuenti europei nella zona di guerra.
La scommessa più rischiosa d’Europa: 90 miliardi di euro per Kiev – e la costante minaccia di bancarotta nazionale
Nell’aprile del 2026, l’Unione Europea ha approvato un prestito di 90 miliardi di euro per l’Ucraina, dopo mesi di blocco da parte dell’Ungheria, che ha ceduto solo dopo lunghe negoziazioni. Si tratta del più grande prestito bilaterale nella storia dell’UE, finanziato tramite l’emissione di obbligazioni sul mercato dei capitali e garantito dal bilancio comune dell’UE. Il prestito senza interessi dovrà essere rimborsato solo quando la Russia pagherà le riparazioni di guerra, una data che al momento nessuno è in grado di specificare. L’accordo è stato raggiunto al vertice dei capi di Stato del dicembre 2025, con l’allora cancelliere Friedrich Merz in prima linea. Tuttavia, la struttura stessa di questo pacchetto di aiuti rivela che l’Europa non agisce da una posizione di forza, bensì dalla consapevolezza che senza questi fondi l’Ucraina rischierebbe la bancarotta.
Il prestito è suddiviso in due aree principali: circa 30 miliardi di euro sono destinati alla stabilizzazione macroeconomica e alla copertura del bilancio statale ucraino, mentre i restanti 60 miliardi di euro sono destinati all’espansione dell’industria della difesa ucraina e all’acquisto di equipaggiamento militare dall’Ucraina, dall’UE e dagli stati partner. Una prima tranche di 45 miliardi di euro è disponibile per il 2026; la seconda tranche di 45 miliardi di euro seguirà nel 2027. A prima vista, sembra un piano ben strutturato. In realtà, tuttavia, la situazione iniziale era drammatica: l’UE aveva già esaurito i fondi precedentemente stanziati per l’Ucraina tra ottobre e novembre 2025, poiché le esigenze finanziarie di Kiev avevano superato di gran lunga le previsioni iniziali. L’ultima tranche disponibile di 4,1 miliardi di euro è stata trasferita alla fine di novembre 2025, dopodiché l’Ucraina si è trovata senza garanzie di finanziamento successivo.
Tre Stati membri dell’UE – Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca – hanno negoziato delle esenzioni dall’emissione congiunta di obbligazioni e non partecipano all’accesso collettivo ai mercati dei capitali. Ciò indebolisce marginalmente la solvibilità dell’emissione congiunta, ma è soprattutto simbolico: dimostra che la solidarietà europea con l’Ucraina non è un’entità monolitica, bensì un insieme meticolosamente costruito di interessi nazionali, calcoli politici interni e pragmatismo di politica estera.
Il problema dei 135 miliardi: perché i conti non tornavano fin dall’inizio
Ancor prima che il prestito di 90 miliardi di euro fosse ufficialmente approvato, negli ambienti degli esperti di Bruxelles era noto che non sarebbe stato sufficiente. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva esplicitamente sottolineato nel novembre 2025 che il fabbisogno finanziario effettivo dell’Ucraina entro il 2027 ammontava a circa 135,7 miliardi di euro: 83,4 miliardi per le spese militari e 52,3 miliardi per la stabilizzazione economica e il risanamento del deficit di bilancio. Ciò lascia un divario di circa 45 miliardi di euro tra il prestito approvato di 90 miliardi e il fabbisogno effettivo – una cifra che circola negli ambienti diplomatici da settimane.
Interpellata su chi dovesse colmare questa lacuna, la Commissione europea ha fornito una risposta evasiva. Il Commissario europeo per gli Affari economici, Valdis Dombrovskis, ha affermato seccamente che si aspettavano che i partner internazionali contribuissero con la loro parte; almeno impegni verbali erano già stati assunti da Gran Bretagna e Canada. Gli Stati Uniti, tuttavia, sotto l’attuale amministrazione, non sono disposti a fornire ulteriori fondi all’Ucraina. Ciò elimina il principale potenziale finanziatore esterno, lasciando all’Europa il difficile compito di coprire da sola ciò che Washington non è più disposta a fornire.
Il bilancio ucraino per il 2026 illustra l’entità della dipendenza fiscale del Paese: il Parlamento ha approvato un bilancio con un deficit pari al 18,5% del prodotto interno lordo. Quasi il 60% di tutta la spesa pubblica è destinata alla difesa. Il Ministro delle Finanze Serhiy Marchenko ha stimato il fabbisogno di finanziamenti esterni per il 2026 in oltre 45 miliardi di dollari, solo per colmare il divario di bilancio. La guerra costa all’Ucraina più di 140 milioni di euro al giorno. Questa cifra dimostra la velocità con cui vengono consumati i fondi esterni e il poco margine di manovra che persino ingenti pacchetti di prestiti offrono nel contesto di una guerra ad alta intensità.
La proposta di Wadephul: sovranità europea o attivismo fiscale?
In questo contesto, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul è intervenuto alla riunione dei ministri degli Esteri della NATO a Helsingborg. Il suo messaggio è stato chiaro: erano necessari ulteriori fondi e i partner europei della NATO e il Canada dovevano fornire all’Ucraina un sostegno costante, indipendente dagli Stati Uniti. Nello specifico, Wadephul ha proposto che i partner della NATO fornissero ulteriori 90 miliardi di euro, in aggiunta ai prestiti UE già esistenti, sia bilateralmente che direttamente a Kiev. Secondo la sua proposta, tale somma potrebbe essere accreditata al prestito UE per evitare un doppio conteggio.
La proposta è degna di nota sotto diversi aspetti. In primo luogo, segnala che la Germania – nonostante i dibattiti sul proprio bilancio e il crescente scetticismo interno riguardo agli aiuti all’Ucraina – è pronta ad assumere il ruolo guida nella politica europea per l’Ucraina, ruolo che si è reso necessario con il ritiro di Washington. In secondo luogo, l’appello di Wadephul per un nuovo meccanismo, da definire al vertice NATO in Turchia a luglio, indica la volontà di sancire il sostegno a livello istituzionale, andando oltre soluzioni ad hoc e frettolosamente improvvisate. In terzo luogo – e questo è…
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Konrad Wolfenstein
Source link


