Meta sta lavorando a degli occhiali con intelligenza artificiale che vedono e ascoltano tutto


Meta sta lavorando a degli occhiali con intelligenza artificiale capaci di vedere e ascoltare tutto ciò che accade attorno a chi li indossa, trasformando la giornata in una sorta di memoria digitale interrogabile. Secondo il Financial Times, la società sta sperimentando una nuova generazione di smart glasses “super sensing”: le fotocamere scatterebbero immagini ogni pochi secondi, mentre i microfoni raccoglierebbero continuamente l’audio dell’ambiente. E l’AI potrebbe aiutare l’utente a ricostruire ciò che ha visto o ascoltato, ritrovare una conversazione, ricordare un luogo o recuperare un dettaglio dimenticato. Non più, insomma, occhiali ai quali chiedere che cosa abbiamo davanti, ma un dispositivo che osserva la realtà insieme a noi per tutta la giornata.

Mark Zuckerberg aveva anticipato questa evoluzione nella presentazione dei risultati del primo trimestre di Meta, spiegando di voler portare gli occhiali dalla capacità di “rispondere alle domande» a quella di diventare «un agente personale che sta con te tutto il giorno, aiutandoti a ricordare le cose e a raggiungere i tuoi obiettivi”. È forse la versione più concreta, finora, dell’idea di un’intelligenza artificiale personale sempre presente, ma è anche quella che solleva le domande più difficili sulla privacy. Gli attuali occhiali intelligenti di Meta, realizzati soprattutto attraverso la collaborazione con EssilorLuxottica e il marchio Ray-Ban, hanno un piccolo Led bianco sul frontale che si illumina quando l’utente registra un video o scatta una fotografia, per avvertire chi si trova davanti alla fotocamera.

Con le funzioni super sensing, però, a Menlo Park starebbero valutando di non attivarlo. La decisione non sarebbe ancora definitiva, ma avrebbe già alimentato discussioni interne sulle conseguenze per chi non utilizza il dispositivo e potrebbe considerare invasiva una forma di osservazione permanente. Il problema esiste già almeno in parte, perché sugli attuali Ray-Ban Meta il Led non si accende quando l’utente usa alcune funzioni AI per fare domande su ciò che lo circonda. In un documento pubblicato nel 2025, Meta ha sostenuto che tenere la luce accesa per lunghi periodi rischierebbe di renderla inutile: le persone finirebbero per non farci più caso e avrebbero quindi più difficoltà a capire quando vengono davvero scattate fotografie o registrati video.

Per eliminare dai dati alcune informazioni identificative e garantire la privacy, i file audio e video grezzi non sarebbero accessibili all’azienda né dall’utente. Da filmati e registrazioni sarebbero estratte informazioni, poi inviate ai server e utilizzate dall’intelligenza artificiale per rispondere alle richieste. In questo modo non sarebbe necessario archiviare ore di video per sapere, per esempio, dove si è visto un determinato oggetto o che cosa è stato detto durante una conversazione: il sistema potrebbe estrarre e organizzare solo le informazioni considerate rilevanti.

Dal punto di vista di chi si trova dall’altra parte degli occhiali, però, la differenza potrebbe essere meno evidente. Anche se un’immagine non viene conservata, deve comunque essere acquisita e analizzata, e lo stesso vale per la voce. Meta starebbe inoltre valutando se i dati raccolti attraverso gli occhiali possano essere utilizzati per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale, una questione particolarmente delicata visto che la società investe miliardi per competere con OpenAI, Google e Anthropic. Meta non ha commentato i dettagli dei prototipi interni, ma ha dichiarato che il proprio approccio parte da una privacy “integrata fin dall’inizio”. La società ha citato anche Aria, un progetto di ricerca sui dispositivi AI indossabili che utilizza tecnologie pensate per proteggere i dati personali e che, secondo Meta, evita di acquisire fotografie e video nel modo tradizionale. Tra le funzioni sperimentate c’è per esempio la conversione automatica del parlato in testo.

Il progetto degli occhiali super sensing, del resto, non nasce dal nulla. Meta ha progressivamente ridimensionato la costosa scommessa sul metaverso popolato da avatar e accessibile attraverso visori, un’idea che non ha ottenuto la risposta sperata dal grande pubblico, e ha concentrato i suoi sforzi sugli occhiali smart. I Ray-Ban Meta sono diventati uno dei prodotti hardware più convincenti realizzati finora dalla società, perché integrano altoparlanti, microfoni e fotocamere ma continuano ad avere l’aspetto di normali occhiali. Meta ha poi ampliato la gamma e presentato modelli più avanzati, dotati di un piccolo display capace di mostrare messaggi o videochiamate direttamente davanti a un occhio.

L’idea di Zuckerberg è che, nel lungo periodo, gli smart glasses possano prendere il posto dello smartphone come principale porta d’accesso all’intelligenza artificiale. Traduzioni, assistenti e chatbot non sarebbero più funzioni da richiamare aprendo un’app: l’AI vedrebbe quello che vediamo noi e ascolterebbe quello che ascoltiamo noi. Meta sta esplorando anche altri dispositivi sempre attivi e a dicembre ha acquistato Limitless, azienda che produce ciondoli dotati di intelligenza artificiale capaci di registrare e trascrivere conversazioni in tempo reale, rendendole poi ricercabili attraverso un’app. La direzione è la stessa: dare all’intelligenza artificiale un accesso continuo alla vita dell’utente, perché possa diventare più utile e personale.

Ma è anche il punto in cui l’idea di assistente digitale comincia a confondersi con quella di sorveglianza. I dispositivi always-on rischiano infatti di scontrarsi con le leggi sulla protezione dei dati e con quelle che regolano la raccolta di informazioni biometriche e la registrazione delle conversazioni. In diversi Stati americani è illegale registrare l’audio di una terza persona senza il suo consenso e non è ancora chiaro, davanti a un paio di occhiali che ascoltano costantemente, se la responsabilità di un’eventuale violazione ricadrebbe sull’utente o sulla società che ha progettato il sistema. In Europa, le norme del GDPR, poi, renderebbero del tutto impossibile utilizzare un prodotto come gli occhiali super sensing.


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 Bruno Ruffilli

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