Strappare qualche margine di flessibilità per aumentare le spese contro il caro-energia, ma al tempo stesso non allentare troppo la cinghia per provare a uscire dalla procedura per deficit eccessivo in autunno. È il sentiero stretto lungo il quale si muove il ministro delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, a un passo che lui stesso ha definito in modo molto curioso: quello dell’alpino lettone.
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*IL SENTIERO STRETTO*
Oggi sono a Nicosia, la capitale di Cipro, dove si è appena conclusa la riunione informale dell’Eurogruppo, l’organismo che riunisce i ministri delle Finanze dell’Eurozona. Giorgetti è tornato alla carica con la richiesta italiana di estendere alle spese contro il caro-energia la clausola di salvaguardia già prevista per le spese militari. Ossia la proposta contenuta nella lettera che la premier Giorgia Meloni ha scritto alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Ma non è andata benissimo.
Al vertice ha partecipato anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha ricordato la regola “delle tre T”. Di cosa si tratta? Lo ha spiegato lei stessa: “Abbiamo discusso della risposta fiscale allo shock dei prezzi dell’energia e ho sottolineato che le misure fiscali dovrebbero essere conformi ai princìpi delle “tre T”: temporary, targeted and tailored (temporanee, mirate e su misura, ndr)”.
Poi ha lanciato quello che è sembrato un avvertimento chiaro al governo italiano: “Qualsiasi deviazione da questi tre princìpi sarebbe effettivamente dannosa e porterebbe di conseguenza a un diverso orientamento della politica monetaria”.
Un concetto poi ripreso da Kyriakos Pierrakakis, il ministro greco che presiede l’Eurogruppo. “Dobbiamo sostenere i più vulnerabili, ma al tempo stesso le nostre azioni non devono essere controproducenti. Le nostre azioni in materia di politica fiscale non devono contraddire la politica monetaria della Bce”.
Ma quanti sono i Paesi che in questo momento insistono per introdurre margini di flessibilità? Il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha ammesso che “l’Italia è il Paese che, per così dire, chiede in modo più costante ulteriore flessibilità”.
Al termine della riunione ministeriale, scattata la foto di rito, Giorgetti si è intrattenuto con Dombrovskis per un nuovo bilaterale. “Ormai vedo più spesso lui che Crosetto” ha scherzato il ministro delle Finanze, riferendosi al collega, titolare della Difesa, che lo sta pressando per attivare al più presto i prestiti del fondo “Safe” che servirebbero per aumentare le spese militari.
E come procedono questi negoziati con la Commissione? “Al passo dell’alpino lettone” ha risposto con una battuta Giorgetti, riferendosi alla nazionalità del commissario e lasciando intendere che la trattativa avanza con passi lenti e pesanti. Proprio come quelli delle penne nere.
Il sentiero lungo il quale Giorgetti si muove al passo dell’alpino lettone è piuttosto stretto perché da un lato c’è la necessità di rosicchiare qualche margine di flessibilità alla Commissione europea e dall’altro la speranza di uscire dalla procedura in autunno. Teoricamente le due cose non sembrano compatibili, ma il ministro – interpellato sul punto – ha fatto capire di volerci provare su entrambi i fronti.
Giovedì 21 maggio la Commissione europea ha presentato le sue stime economiche di primavera, dalle quali sono emersi quattro messaggi principali.
Il primo è che la guerra in Medio Oriente sta rallentando la crescita nell’Unione europea (+1,1% del Pil) e soprattutto nell’Eurozona (+0,9%), oltre a far salire l’inflazione (3,1% nell’Ue e 3% Eurozona).
Il secondo è che non c’è una recessione all’orizzonte. Anche nello scenario più negativo, la Commissione stima una crescita dello 0,7% per quest’anno e anche per il prossimo. E senza una recessione non è ovviamente possibile sospendere le regole del Patto di Stabilità.
Il terzo è che l’Italia è il Paese che cresce meno di tutti: soltanto 0,5% nel 2026 e 0,6% nel 2027. Quest’anno sarà il dato più basso dell’Eurozona (fatta eccezione per l’Irlanda che però merita un discorso a parte perché nel 2025 ha avuto una crescita del 12,5%, gonfiata dal boom delle esportazioni farmaceutiche verso gli Stati Uniti) e l’anno prossimo il più basso in assoluto nell’intera Unione.
Il quarto è che il deficit, secondo le stime della Commissione, resterà sotto la soglia del 3% sia quest’anno che il prossimo (in entrambi i casi al 2,9%). Questo vuol dire che, qualora Eurostat rivedesse al ribasso il deficit del 2025 in seguito a un ricalcolo delle spese per il Superbonus, per l’Italia si aprirebbe la possibilità di uscire dalla procedura.
Ma ovviamente, per far sì che questo scenario si materializzi, l’Italia dovrebbe tenere a bada il deficit nel 2026. E come è possibile raggiungere questo obiettivo se al tempo stesso si chiede alla Commissione la possibilità di sforare? L’ho chiesto al ministro mentre usciva dall’Eurogruppo. “La domanda è di una complessità enorme” ha risposto Giorgetti, sottolineando che si tratta di “stime”, ma lasciando intendere che il governo va avanti in quella direzione. Al passo dell’alpino lettone.
*TV, SORRISI E SANZIONI*
Dopo l’incredibile video in cui si vede un sorridente ministro israeliano, Itama Ben Gvir, umiliare in modo “infimo” (copyright Sergio Mattarella) gli attivisti della Freedom Flottilla, intercettati illegalmente in acque internazionali, il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha chiesto all’Unione europea di sanzionare l’esponente del governo Netanyahu.
L’Alta Rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, aveva già proposto di inserire Ben Gvir e Bezalel Smotrich nell’elenco delle sanzioni Ue nel settembre scorso, al pari di alcuni coloni violenti. Ma per farlo serve l’unanimità e alcuni Stati membri si sono opposti.
L’allora governo ungherese di Viktor Orban aveva messo il veto sull’intero pacchetto, ma dietro il “no” di Budapest si erano nascosti altri Paesi. Nelle scorse settimane, il nuovo esecutivo ungherese guidato da Peter Magyar ha dato il via libera alle sanzioni contro i coloni violenti, ma dall’elenco sono stati tolti i due ministri estremisti su richiesta di diversi governi.
Germania e Repubblica Ceca si erano dette contrarie e a quanto pare non sarà semplice convincerle a cambiare decisione, nemmeno di fronte a quel video che ha fatto indignare la stragrande maggioranza delle cancellerie europee. Se ne parlerà alla prossima riunione dei ministri degli Esteri.
*LA NORIMBERGA DI PUTIN*
Trentasei Paesi hanno annunciato formalmente la loro intenzione di partecipare all’istituzione di un Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina, istituito nell’ambito del Consiglio d’Europa (che non è il Consiglio europeo e nemmeno il Consiglio dell’Unione europea, anche perché si tratta di un’organizzazione che non ha nulla a che fare con l’Ue).
L’iniziativa, che nelle intenzioni dei promotori…
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dal nostro corrispondente Marco Bresolin
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