Small Cap Usa: dove sono le occasioni sul mercato


Non soltanto Nvidia o le grandi star dell’intelligenza artificiale. Nella Borsa americana le vere opportunità si trovano in settori meno sotto i riflettori, dai data center alle utility, soprattutto nel segmento delle small cap. A sostenerlo è Olivia Micklem (nella foto), co-manager dell’US Smaller Companies Fund di Artemis, convinta che la rivoluzione dell’AI stia ormai producendo effetti a catena in tutta l’economia statunitense. Bluerating.com l’ha intervistata.

Negli ultimi due anni, il mercato azionario americano è stato trainato soprattutto dalle “Magnificent 7” e dal tema dell’intelligenza artificiale. Secondo voi, quali segmenti del mercato Usa sono oggi maggiormente trascurati dagli investitori e potrebbero invece offrire valore nel medio periodo?

Gli investimenti delle Magnificent 7 nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale sono destinati a raggiungere i 725 miliardi di dollari quest’anno e potrebbero arrivare a 1.000 miliardi di dollari all’anno entro il 2030. Questa spesa ha creato numerose opportunità nel resto del mercato.

Inizialmente, i principali beneficiari di questa tendenza sono stati i progettisti di semiconduttori (come Nvidia) e i produttori (come Broadcom). Successivamente, però, il denaro si è distribuito lungo tutta la catena di fornitura legata ai data center, provocando un’impennata della domanda di altri componenti, oltre che di energia e manodopera.

Lo storage, per esempio, è passato dall’essere un settore in difficoltà, che produceva soltanto hard disk per pc, a diventare improvvisamente un fattore limitante nella generazione di contenuti AI e nella crescita del cloud. Per questo motivo i risultati di un’azienda come Seagate continuano a sorprendere positivamente. Nel frattempo, Comfort Systems — che fornisce lavoratori specializzati per costruire e allestire data center — ha generato nel quarto trimestre dello scorso anno ricavi pari a quelli realizzati nell’intero 2023.

Le small cap americane hanno attraversato una fase complessa negli ultimi anni e sono rimaste indietro rispetto alle large cap. Ritenete che oggi ci siano le condizioni per un ritorno di interesse verso questo segmento di mercato? E quali potrebbero essere i principali catalizzatori?

Dai minimi del Liberation Day, e anche da inizio anno, abbiamo visto le small cap iniziare a sovraperformare le large cap, trainate dalla crescita degli utili. Tuttavia, questo andamento non si è ancora riflesso nelle valutazioni, che restano ai livelli più bassi rispetto alle large cap dall’inizio del secolo.

È interessante notare che questa recente accelerazione dell’indice small cap è stata guidata dalle società in perdita. Quando gli indici small cap iniziano a salire, tendono infatti a essere trainati inizialmente dal segmento di qualità più bassa.

Vediamo molte opportunità all’interno dell’universo small cap, dove aziende solide risultano sottovalutate. Anche dopo il recente shock sui prezzi del petrolio, restiamo ottimisti sul fatto che l’economia sottostante rimanga sana, un elemento che dovrebbe sostenere le small cap.

Molti investitori guardano alle società che sviluppano direttamente tecnologie AI. Voi però avete sottolineato l’importanza delle aziende che beneficiano indirettamente di questa trasformazione, ad esempio nei settori dell’energia e dei data center. Quali caratteristiche cercate in queste società e perché ritenete che possano offrire valutazioni più interessanti?

Uno dei principi fondamentali del nostro processo di investimento consiste nel cercare titoli in cui il potenziale rialzo superi quello ribassista con un rapporto di due a uno.

Tra i beneficiari della spesa legata all’AI, questo approccio ci ha spesso portato verso società in cui la domanda per il prodotto o servizio supera l’offerta disponibile. I 725 miliardi di dollari che gli hyperscaler prevedono di investire nelle infrastrutture AI nel 2026 rappresentano una quantità enorme di denaro immessa nell’economia in un solo anno. Non sorprende quindi che si siano creati colli di bottiglia in diversi segmenti del mercato.

Lo squilibrio tra domanda e offerta ha consentito a molte aziende della catena del valore dell’AI di generare profitti straordinari. Non vediamo segnali che suggeriscano un indebolimento di questo trend nel breve periodo, soprattutto se gli hyperscaler manterranno i loro impegni di spesa.

Al di fuori del settore tecnologico, avete individuato opportunità interessanti nell’economia domestica americana. Quali settori trovate oggi più attraenti?

Non seguiamo uno stile o un settore specifico: cerchiamo opportunità in tutto il mercato.

Siamo sovrappesati sugli industriali. La quota principale riguarda i beneficiari dello sviluppo dei data center, come già accennato.

Sempre tra i titoli industriali, abbiamo interesse per il trasporto merci, con società come JB Hunt. Gli indicatori economici stanno migliorando mentre le scorte restano limitate, quindi le imprese devono tornare a movimentare merci nel Paese.

Ci piacciono anche le utility, che stanno beneficiando dell’aumento della domanda di energia legata all’AI.

Siamo inoltre meno sottopesati sulla sanità rispetto al passato, poiché molti dei fattori strutturali negativi presenti in alcuni segmenti di mercato sono venuti meno. Quest Diagnostics, che fornisce servizi di diagnostica, dovrebbe beneficiare della crescita dei volumi e dell’utilizzo nella fascia alta del settore.

Aerospazio e difesa vengono spesso considerati congiuntamente, ma si tratta di mercati distinti. Nel primo possediamo ATI, fornitore di componentistica. Poiché l’offerta di nuovi aerei è limitata, quelli già in servizio necessitano di continue riparazioni, consentendo ad ATI di applicare prezzi premium per le proprie attrezzature di fascia alta.

Come costruite i vostri portafogli?

La chiave del nostro processo consiste nell’identificare opportunità asimmetriche: riteniamo che un titolo valga un investimento soltanto se il potenziale rendimento supera in modo significativo la possibile perdita.

In pratica, questo significa avere una comprensione molto chiara di quale possa essere il rischio al ribasso. Non si tratta semplicemente di inserire uno stop loss o annotare una lista di possibili rischi: significa costruire un modello dettagliato che evidenzi tutto ciò che potrebbe andare bene o male per l’azienda. Questo approccio guida anche le decisioni di uscita quando scegliamo di prendere profitto.

Questo framework ha funzionato bene nel lungo periodo, soprattutto nelle fasi di volatilità. Inoltre, ci consente di individuare opportunità in cui il mercato è eccessivamente concentrato sui rischi di breve termine, permettendoci di investire in aziende che riteniamo penalizzate ingiustamente. Allo stesso tempo, ci permette di incorporare nuove ipotesi — come i cambiamenti del prezzo del petrolio — e valutare quali business siano maggiormente esposti ai rischi

 


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 Andrea Telara

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