Il cambio di passo nell’Arma dei Carabinieri
Carabinieri, qualcosa è cambiato. Non è più soltanto uno slogan, né una suggestione da titolo. È la sensazione che attraversa una parte significativa dell’Arma dei Carabinieri dopo i primi segnali impressi dal Comandante Generale Salvatore Luongo, protagonista di una lunga conversazione nel vodcast di InfoDifesa.
Un confronto diretto, senza formule di circostanza, nel quale sono stati affrontati i temi più sensibili del presente e del futuro dell’Arma: tradizione, innovazione, operatività, stazioni, digitalizzazione, bandoliera, tutela degli operatori e rapporto con i cittadini.
A commentare questo cambio di passo è Giuseppe La Fortuna, dirigente sindacale dei Carabinieri, che da anni osserva dall’interno le tensioni, le attese e le contraddizioni del mondo militare e della rappresentanza del personale.
La Fortuna: “Finalmente qualcuno ha capito che la tradizione non può diventare una zavorra”
Il giudizio di La Fortuna è netto, pungente, senza troppe carezze per chi continua a confondere la tradizione con l’immobilismo.
“Per anni ci siamo sentiti ripetere che certe cose non si potevano toccare, che ogni cambiamento era quasi un sacrilegio. Poi arriva qualcuno che conosce davvero l’Arma, che l’ha vissuta, che ne comprende i valori profondi, e dimostra una cosa molto semplice: la tradizione si difende rendendola viva, non trasformandola in una teca da museo”, osserva La Fortuna.
Il riferimento è evidente anche alla scelta di eliminare la bandoliera dai servizi operativi, mantenendola per i servizi di rappresentanza. Una decisione simbolica, ma anche concreta, che ha segnato una cesura con una certa idea di forma fine a sé stessa.
Per La Fortuna, il punto è proprio questo: “Il carabiniere deve poter lavorare meglio, non sfilare dentro un’idea romantica costruita da chi spesso il servizio operativo lo guarda da lontano. Se un simbolo intralcia, il coraggio non è conservarlo a ogni costo: il coraggio è capire dove deve restare e dove invece deve fare un passo indietro”.
Bandoliera, tecnologia e stazioni: la modernità entra nella quotidianità
Nel corso della puntata, il Generale Luongo ha spiegato di aver riflettuto a lungo sulla bandoliera, definendola un elemento identitario dell’Arma ma ormai non più adeguato a molte attività operative.
Una scelta che, secondo La Fortuna, ha un valore più ampio della semplice modifica dell’uniforme.
“Qui non parliamo solo di una bandoliera. Parliamo di un metodo. Per troppo tempo il personale ha dovuto adattarsi a regole pensate più per rassicurare chi comanda che per aiutare chi lavora. Oggi, invece, sembra emergere un principio diverso: se una cosa non serve al servizio, se non tutela l’operatore, se non migliora la sicurezza del cittadino, allora va ripensata. E questo, per alcuni, è quasi rivoluzionario”.
Il cambio di passo riguarda anche la digitalizzazione, il ricorso a nuovi strumenti tecnologici, la riduzione della burocrazia, il recupero di ore di lavoro e la volontà di riportare i carabinieri fuori dagli uffici, più vicini alle comunità.
Luongo ha parlato della necessità di liberare i carabinieri da lacci burocratici inutili, puntando su innovazione, sistemi digitali, applicativi interni e nuove procedure capaci di alleggerire il peso amministrativo.
“Meno scrivanie, più territorio”: il nodo operativo
Per Giuseppe La Fortuna, uno dei passaggi più significativi della conversazione è proprio quello sulla proiezione esterna dell’Arma.
“Quando si dice meno burocrazia e più territorio, si dice una cosa che i carabinieri aspettano da anni. Il problema è che tutti lo dicevano, pochi ci credevano davvero e ancora meno erano disposti a disturbare certi equilibri. Il carabiniere non nasce per consumarsi dietro una scrivania, nasce per essere presidio, presenza, riferimento. Se lo chiudiamo negli uffici, lo snaturiamo”.
Il tema centrale resta quello delle stazioni Carabinieri, definite da Luongo l’architrave della sicurezza pubblica in Italia. Un modello capillare, storico, riconoscibile, che il Comandante Generale ha detto di voler preservare anche attraverso una razionalizzazione funzionale, senza procedere a chiusure indiscriminate.
La Fortuna condivide il punto, ma avverte: “La stazione è il cuore dell’Arma, ma un cuore deve battere, non essere tenuto in vita artificialmente. Servono uomini, mezzi, strumenti e comandanti messi nelle condizioni di lavorare. La retorica della stazione aperta non basta più: se vogliamo davvero difendere quel modello, dobbiamo smettere di usarlo come santino e cominciare a finanziarlo, proteggerlo e modernizzarlo”.
La tutela degli operatori e il messaggio ai carabinieri indagati
Un altro passaggio forte della puntata riguarda la tutela degli operatori. Luongo ha rivendicato la vicinanza dell’istituzione ai carabinieri che operano in buona fede, nel rispetto delle norme e delle disposizioni ricevute.
Il riferimento è anche alla comunicazione di solidarietà inviata ai militari coinvolti in procedimenti legati all’uso del taser, strumento che il Comandante Generale ha definito necessario.
Per La Fortuna, quel gesto ha avuto un peso enorme.
“Per anni l’operatore ha avuto paura non solo del rischio in strada, ma del dopo. Paura di restare solo. Paura di essere giudicato con calma da chi non era lì, da chi non aveva davanti una minaccia, da chi non doveva decidere in pochi secondi. Sentire il vertice dell’Arma dire ‘io ci sono’ non è un dettaglio: è un cambio culturale”.
E qui il commento diventa più tagliente.
“C’è chi si scandalizza quando un comandante difende i suoi uomini. Io mi scandalizzo del contrario: mi scandalizzo quando un’istituzione pretende coraggio operativo e poi offre solitudine amministrativa. Se lo Stato manda un carabiniere in strada, deve anche avere il coraggio di stargli accanto quando quella strada diventa complicata”.
Giovani, idee e gerarchia: il valore di chi sta sul campo
Tra i temi affrontati anche il progetto IdeAarma, pensato per raccogliere proposte dal personale e valorizzare intuizioni provenienti da ogni livello dell’organizzazione.
Luongo ha raccontato che sono state selezionate circa 1.800 idee, alcune delle quali già trasformate in gruppi di lavoro e applicazioni concrete.
Per Giuseppe La Fortuna, questo è uno dei punti più interessanti del nuovo corso.
“La gerarchia serve, ma non può diventare sordità organizzata. A volte l’idea migliore non arriva dal tavolo più alto, ma dal carabiniere che ogni giorno vede cosa non funziona. Se un appuntato, un brigadiere, un maresciallo o un giovane carabiniere hanno una soluzione concreta, l’intelligenza dell’istituzione sta nell’ascoltarli, non nel ricordargli il grado”.
Una stoccata chiara a una certa cultura interna, spesso più attenta alla provenienza dell’idea che alla sua utilità.
“Il grado non rende automaticamente brillante un’intuizione. E l’assenza di grado non rende automaticamente irrilevante chi parla. Questo, nell’Arma, è un passaggio enorme”, sottolinea La Fortuna.
Il nuovo corso Luongo e il peso delle aspettative
Il quadro emerso dalla puntata di InfoDifesa restituisce l’immagine di un’Arma che sta provando a muoversi su una linea complessa: conservare la propria identità, ma senza restare prigioniera dei propri simboli.
La Fortuna riconosce il cambio di passo, ma evita entusiasmi facili.
“Sarebbe ingenuo pensare che bastino alcune decisioni per risolvere problemi stratificati da anni. Organici, carichi di lavoro, mobilità, benessere del personale, mezzi, alloggi, burocrazia: sono dossier pesanti. Però una cosa va detta: oggi si intravede una direzione. E per chi ha passato anni a vedere il personale schiacciato tra retorica e realtà, già questo non è poco”.
Il dirigente sincadale insiste su un punto: il cambiamento dovrà essere misurato sui fatti, non sulle parole.
“La vera prova non sarà nei comunicati, ma nelle caserme. Sarà nelle stazioni, nei radiomobili, nei reparti dove il personale capirà se questa nuova attenzione è strutturale o solo una stagione favorevole. Il consenso dei carabinieri non si conquista con le frasi solenni: si conquista togliendo ostacoli, ascoltando i problemi e dando risposte”.
“Chi rimpiange l’Arma immobile non difende la tradizione: difende la comodità”
La parte più velenosa del commento di La Fortuna è rivolta a chi guarda con sospetto ogni novità.
“C’è sempre qualcuno che rimpiange l’Arma immobile, quella in cui cambiare una virgola sembrava un attentato alla storia. Ma spesso non era amore per la tradizione: era amore per la comodità. Perché l’immobilismo rassicura chi non vuole assumersi responsabilità. Il cambiamento, invece, costringe tutti a metterci la faccia”.
Secondo La Fortuna, la sfida è proprio questa: evitare che la modernizzazione resti confinata ai simboli e diventi invece cultura organizzativa.
“Togliere la bandoliera dai servizi operativi è importante. Digitalizzare è importante. Parlare di bodycam, taser, nuovi mezzi, stazioni più funzionali è importante. Ma il vero salto sarà quando ogni carabiniere percepirà che l’Arma non gli chiede solo sacrificio, ma gli restituisce rispetto, strumenti e tutela”.
InfoDifesa, il vodcast e una domanda che resta aperta
La puntata integrale del vodcast di InfoDifesa con il Generale Salvatore Luongo mette al centro una domanda semplice ma decisiva: dove va l’Arma dei Carabinieri?
Una domanda che attraversa tecnologia, identità, operatività, sicurezza, rapporto con i cittadini e condizione del personale.
Per Giuseppe La Fortuna, la risposta non è ancora definitiva, ma il segnale è chiaro.
“Qualcosa è cambiato, sì. Ma adesso viene la parte più difficile: fare in modo che il cambiamento arrivi davvero fino all’ultimo carabiniere, non solo nelle sale dove si annunciano le riforme. Perché l’Arma non cambia quando cambia un documento. Cambia quando cambia la vita quotidiana di chi porta l’uniforme”.
E forse è proprio qui che si misura la portata del nuovo corso: non nella capacità di pronunciare la parola innovazione, ma nel coraggio di renderla concreta dentro una delle istituzioni più antiche, riconoscibili e amate del Paese.
🎥 Segui InfoDifesa anche su YouTube!
Approfondimenti, notizie, interviste esclusive e analisi sul mondo della difesa, delle forze armate e della sicurezza: iscriviti al canale ufficiale di InfoDifesa per non perdere nessun aggiornamento.
Unisciti alla community di InfoDifesa: oltre 30.000 utenti già ci seguono!
📲 Unisciti al canale WhatsApp di Infodifesa!
Vuoi ricevere aggiornamenti, notizie esclusive e approfondimenti direttamente sul tuo smartphone?
Iscriviti ora al nostro canale ufficiale WhatsApp!
Senza spam. Solo ciò che ti interessa davvero.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione web
Source link
