- Le spese odontoiatriche sono detraibili al 19% ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. c) del TUIR, per la parte che supera la franchigia di 129,11 euro, a condizione che il trattamento abbia finalità terapeutica e non estetica.
- Dal 1° gennaio 2020 è obbligatorio il pagamento tracciabile per le prestazioni presso studi dentistici privati non convenzionati con il SSN: chi paga in contanti perde il diritto alla detrazione,
- Le spese vanno dichiarate nel Quadro E del 730, righi da E1 a E5, e nella maggior parte dei casi sono già precaricate nel 730 precompilato grazie al Sistema Tessera Sanitaria.
Il dentista è una delle spese sanitarie più significative per le famiglie italiane. La buona notizia è che una parte di quello che spendi puoi recuperarla attraverso la dichiarazione dei redditi. Non esiste un “bonus dentista” in senso stretto, ma la detrazione IRPEF per le spese odontoiatriche è una delle agevolazioni fiscali più concrete e utilizzate ogni anno. Vediamo nel dettaglio come funziona, quanto si recupera e come inserire correttamente le spese nel 730/2026.
Quali spese dentistiche sono detraibili
Non tutte le spese dal dentista danno diritto alla detrazione. Il criterio fondamentale è la finalità terapeutica: sono detraibili i trattamenti che servono a curare o a preservare la salute orale, non quelli a scopo puramente estetico.
Rientrano tra le spese dentistiche detraibili le visite odontoiatriche, le otturazioni, le devitalizzazioni, le estrazioni dentarie, le protesi dentarie mobili o fisse, le cure ortodontiche (come apparecchi e trattamenti per l’allineamento dei denti), la parodontologia e le prestazioni di igiene orale professionale. Anche le spese per radiografie dentali e per le analisi di laboratorio correlate alle cure odontoiatriche sono detraibili.
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Cosa non è detraibile
Non sono detraibili i trattamenti puramente estetici, come lo sbiancamento dentale, salvo che non siano giustificati da un’esigenza clinica – per esempio le conseguenze di un trauma o discromie patologiche. Non sono detraibili nemmeno le faccette estetiche senza finalità terapeutica e i trattamenti cosmetici in generale.
C’è però una zona grigia che vale la pena conoscere: una prestazione apparentemente estetica, come una faccetta, diventa terapeutica e quindi detraibile se serve a ricostruire un dente fratturato. La responsabilità di questa valutazione clinica spetta al dentista, che la attesterà in fattura.
La tabella seguente riassume le principali voci.
| Spesa dentistica | Detraibile |
| Visite odontoiatriche | Sì |
| Otturazioni, devitalizzazioni, estrazioni | Sì |
| Cure ortodontiche e apparecchi | Sì |
| Protesi dentarie (fisse o mobili) | Sì |
| Parodontologia e igiene professionale | Sì |
| Radiografie e analisi di laboratorio correlate | Sì |
| Impianti dentali | Sì |
| Sbiancamento dentale (solo estetico) | No |
| Faccette estetiche senza finalità terapeutica | No |
| Trattamenti cosmetici | No |
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Come si calcola la detrazione: franchigia e importi
La detrazione per le spese dentistiche funziona esattamente come quella per tutte le spese sanitarie: si applica l’aliquota del 19% sulla parte di spesa che supera la franchigia di 129,11 euro. La franchigia si calcola sul totale annuo complessivo delle spese sanitarie, non su ogni singola fattura.
Non esiste un tetto massimo di spesa per le spese odontoiatriche. Se le spese sanitarie complessivamente sostenute nell’anno superano i 15.493,71 euro, è possibile rateizzare la detrazione in quattro quote annuali di pari importo. Facciamo qualche esempio di calcolo.
| Spesa dentista | Base di calcolo (- franchigia) | Detrazione IRPEF al 19% |
| 100 euro | 0 euro (sotto franchigia) | 0 euro |
| 500 euro | 370,89 euro | 70,47 euro |
| 1.000 euro | 870,89 euro | 165,47 euro |
| 2.000 euro | 1.870,89 euro | 355,47 euro |
| 3.000 euro | 2.870,89 euro | 545,47 euro |
Facciamo che hai speso 2.000 euro per un impianto dentale e non hai altre spese sanitarie nell’anno. Il calcolo è: (2.000 – 129,11) × 19% = 355,47 euro di rimborso IRPEF.
C’è un limite per i redditi alti?
Chi ha un reddito superiore a 75.000 euro vedrà abbattuta la possibilità di detrarre gli oneri in base a un coefficiente che tiene conto del numero dei componenti del nucleo familiare. Questo limite non riguarda le sole spese dentistiche, ma tutti gli oneri detraibili nel loro complesso.
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Come si paga: obbligo di tracciabilità
Dal 1° gennaio 2020, per avere diritto alla detrazione sulle spese sanitarie sostenute presso strutture private, è obbligatorio il pagamento tracciabile: bonifico bancario, carta di credito o debito, assegno. Il pagamento in contanti fa perdere il diritto alla detrazione.
Fanno eccezione – e si può quindi pagare anche in contanti – le prestazioni erogate da:
- strutture pubbliche (ospedali, ASL);
- strutture private accreditate con il SSN;
- acquisto di dispositivi medici con marcatura CE (come protesi e apparecchi ortodontici).
Per le protesi o gli apparecchi, la fattura deve specificare che si tratta di un dispositivo medico con marcatura CE.
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Come inserire le spese dentistiche nel 730/2026
Le spese odontoiatriche vanno indicate nel Quadro E – Oneri e Spese, sezione I, nei righi da E1 a E5 del modello 730. L’importo da inserire è il totale delle spese sostenute nel 2025, comprensivo della franchigia: non va sottratta manualmente, perché il software del 730 calcola in automatico la detrazione sulla parte eccedente.
Nel 730 precompilato, molte spese sanitarie sono già presenti grazie ai dati trasmessi all’Agenzia delle Entrate da farmacie e strutture sanitarie attraverso il Sistema Tessera Sanitaria. È comunque necessario verificare la correttezza e la completezza dei dati precompilati prima di accettare la dichiarazione, confrontandoli con la documentazione in proprio possesso. In caso di omissioni o errori, si potranno integrare o modificare i dati.
Una novità operativa per il 730/2026 riguarda la documentazione: con una FAQ pubblicata il 17 luglio 2025, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che per le spese già trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria non è più necessario conservare i singoli scontrini, ricevute o fatture – è sufficiente scaricare il prospetto riepilogativo dal sito dell’Agenzia. Per le spese non trasmesse al Sistema TS (come quelle presso studi non convenzionati che non hanno trasmesso i dati), la documentazione originale va invece conservata per cinque anni.
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Quali sono i documenti da conservare?
| Tipologia di spesa | Documentazione necessaria |
| Visite e trattamenti presso studi privati | Fattura intestata al contribuente + prova del pagamento tracciabile |
| Protesi e apparecchi ortodontici (dispositivi medici) | Fattura con indicazione della marcatura CE + eventuale prescrizione del dentista |
| Prestazioni presso strutture SSN o accreditate | Ricevuta o fattura (pagamento in contanti ammesso) |
| Trattamenti al confine tra terapeutico ed estetico | Fattura + certificazione del dentista attestante la finalità terapeutica |
Le fatture devono essere intestate al contribuente o al familiare fiscalmente a carico per cui si sostiene la spesa.
Hai dubbi su quali spese inserire nel tuo 730 o vuoi essere sicuro di non perdere nessuna voce detraibile? Rivolgiti a un CAF o a un commercialista: verificare il precompilato prima di confermarlo può fare una differenza concreta sull’importo del rimborso.
Bonus dentista – Domande frequenti
La detrazione IRPEF è del 19% sulla spesa che supera la franchigia di 129,11 euro. Non esiste un tetto massimo: su 2.000 euro di spese dentistiche, ad esempio, si recuperano circa 355 euro.
No, se ha finalità puramente estetica. Può diventare detraibile solo se il dentista attesta in fattura che il trattamento è giustificato da un’esigenza clinica, come le conseguenze di un trauma.
Dipende. Se sono applicate per motivi estetici non lo sono. Se servono a ricostruire un dente fratturato o a correggere una patologia, sì – ma è necessaria l’attestazione del dentista che ne certifica la finalità terapeutica.
No, se si tratta di uno studio dentistico privato. Dal 1° gennaio 2020 è obbligatorio il pagamento tracciabile. Il contante è ammesso solo per le prestazioni presso strutture pubbliche o accreditate SSN, e per i dispositivi medici con marcatura CE come protesi e apparecchi.
Nella maggior parte dei casi sì, perché le strutture sanitarie trasmettono i dati al Sistema Tessera Sanitaria. È comunque indispensabile verificare che i dati precompilati siano completi e corretti prima di confermare la dichiarazione.
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