Albano, alla scoperta dell’ultimo mastro bottaio dei Castelli Romani: la storia di Alfredo Sannibale


Quando, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, fino alla fine degli anni Ottanta del Novecento o poco più, una delle maggiori attività economiche di molte famiglie dei Castelli Romani era la “vigna”, spoglia d’inverno e colorata a primavera, piena di vita in estate e profumata in autunno, fatta di tempo e azioni scandite dal passare delle stagioni, dal sole e dalla pioggia, allora, in ogni vicolo di paese castellano che si rispettasse, c’era una folta schiera di cantine. Incastonate tra i ciottoli delle strette e ripide stradine dei borghi, esse accoglievano botti, barili, mastelli e bigonci, e da quelle minuscole finestrelle che si affacciavano sulle vie, intensi erano i profumi del mosto durante la vendemmia. In quegli anni, uno dei mestieri più comuni era proprio il mestiere del bottaio: mastro specializzato nella costruzione e riparazione delle botti che, ai Castelli, erano rigorosamente di castagno selvatico e di 1000 litri, e della creazione di tutti gli strumenti utili per la vinificazione e produzione del vino in legno e ferro.

Creare una botte era un’opera di precisione che univa le abilità del falegname e quelle del fabbro per mettere in piedi i vasi vinari artigianali e di qualità. Oggi, questo mestiere è diventato molto raro se non rarissimo, sostituito dalla produzione industriale e dall’uso di materiali moderni come l’acciaio inox o la vetroresina. Tuttavia, le botti in legno rimangono fondamentali per l’invecchiamento di buoni vini pregiati e distillati speciali o di nicchia. E proprio ai Castelli Romani, ad Albano, esiste una piccola bottega a Piazza Pia che il Comune, diversi anni fa, ha insignito del titolo di “Bottega Museo delle Botti”la bottega del bottaio Alfredo Sannibale. Entrare in questo piccolo scrigno che custodisce storia e sapere antico quasi perduto è oltrepassare il tempo. Profumo di legno e polvere di castagno, quel castagno dei Colli Albani che tanto era ambito da tutti i vignaioli, perché pare che proprio lì si custodisse il segreto della bontà del vino castellano: quel sapore armonico dell’equilibrio.

Protagonista della bottega è Alfredo, mastro bottaio che ha costruito botti per ben sessant’anni, sempre con precisione assoluta e tanta pazienza mettendo insieme: manualità, tecnica e creatività. In un tiepido pomeriggio primaverile, Castelli Notizie è stata proprio in piazza Pia, a conoscere l’ultimo dei mastri bottai castellani. All’inizio della sua carriera di mastro bottaio, come Alfredo racconta: “… la sola città di Albano contava ben nove bottai, che univano precisione matematica e sapienza artigianale…”. Appena ragazzino, a soli dieci anni, il padre portò il piccolo Alfredo in bottega, in quella cantina tra doghe e attrezzi che era stata prima del suo bisnonno, poi del nonno e poi del padre. La gavetta fu l’inizio: ore e ore a scartavetrare quelle assi di legno alle quali, dopo la lunga stagionatura, ben 2-3 anni, bisognava levare via umidità e tannini duri; doghe che dovevano diventare lisce come l’olio e sagomate su un cavalletto, rastremate alle estremità e poi assemblate con dei cerchi di ferro, infine, la finitura e il collaudo.

Una delle fasi fondamentali che Alfredo conobbe presto fu quella della tostatura: il fuoco passato all’interno di ogni botte ne stabilizzava la forma e impregnava le doghe interne di aromi differenti: “Una volta, quando si vinificava nelle botti di legno, ogni cantina aveva 10- 15 botti della produzione che faceva e, dopo avere raccolto le uve degli stessi vigneti, dopo la macerazione in legno, il vino di ogni botte aveva sapori e aromi differenti; oggi, invece, tutti i vini tendono ad avere lo stesso sapore…”.

Diversi gli aneddoti legati alla sua bottega e le storie di vignaioli che il mastro bottaio ricorda, uno tra tutti lo custodisce con orgoglio e affetto: l’invito del compositore Giorgio Battistelli a partecipare a un’opera teatrale. Sul palcoscenico, Alfredo con le sue botti dei Castelli Romani, nel 1980, prese parte all’apprezzato progetto di opera di musica immaginistica, Experimentum Mundi, dove cinque voci narranti, sedici artigiani e un percussionista di libretto riproducevano brani tratti dall’Encyclopédie di Denis Diderot e Jean Le Rond D’Alembert, mettendo in scena antichi mestieri e artigiani di un tempo passato. Un’opera che, dal 1980, continua a entusiasmare anche in questi anni il pubblico e che ha portato e porta ancora il mastro bottaio in giro in tutto il mondo.

bottaio dei Castelli Romani

Oggi, oramai, come lo stesso mastro bottaio constata durante l’intervista, con un velo di amarezza e occhi lucidi, il suo mestiere è scomparso insieme ai piccoli produttori: “Con la fine dei piccoli produttori, pure per noi è finito il lavoro…”. Quanto sarebbe bello riscoprire questo mestiere antico coinvolgendo i giovani, quegli stessi giovani tra le cui fila ci sono produttori che coraggiosamente hanno intrapreso la strada dei padri in vigna e si battono per produrre vini di qualità e di nicchia, quegli stessi che ancora cercano le botti in legno del bottaio di Albano, custodi di artigianalità e sapore.

Tutti i pomeriggi, Alfredo resta con coraggio, pazienza e simpatia nella sua bottega anche solo per chiacchierare con i suoi amici di sempre che passano a trovarlo e, soprattutto, per mantenere vivo il ricordo di un mestiere antico che ha fatto parte della storia del territorio castellano, per offrirne il ricordo non solo ai turisti che curiosi arrivano da tutto il mondo per apprezzare la sua bottega e i suoi attrezzi, ma per i giovani, per tenere viva la memoria di un tempo passato che potrebbe ancora essere futuro! E così l’ultimo dei mastri bottai dei Castelli Romani conclude la bella chiacchierata: “Certo, lo spero, che il mastro bottaio possa essere ancora un lavoro! È molto difficile, perché dato i tempi attuali che si va tutti dietro al grande progresso e questi mestieri antichi possono, purtroppo, restare solo come amatoriali e nulla più!”. 

Grazie infinite ad Alfredo, per avere raccontato, con dedizione e disponibilità, un pezzo della bella storia di Albano e dei Castelli Romani.




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 Eliana Lucarini

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