perquisizioni tra Roma e Reggio Calabria. Stretto di Messina “totalmente estranea”



Nuovo fronte giudiziario sul Ponte sullo Stretto di Messina. La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’iter amministrativo legato alla realizzazione della grande opera destinata a collegare Calabria e Sicilia. L’indagine, coordinata dall’ufficio giudiziario capitolino, ha portato all’esecuzione di perquisizioni personali, domiciliari e informatiche in diverse città, tra cui Roma, Frosinone e Reggio Calabria. Al centro degli accertamenti ci sarebbero presunte condotte finalizzate a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Si tratta, allo stato, di ipotesi investigative che dovranno essere verificate nel corso del procedimento, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza degli indagati.

Secondo quanto emerso, la Procura ha delegato i carabinieri del Ros all’esecuzione di un decreto di perquisizione nei confronti di tre persone. Gli accertamenti riguardano dispositivi elettronici, documenti e materiale informatico ritenuto potenzialmente utile per ricostruire i rapporti, le comunicazioni e i passaggi amministrativi collegati alla vicenda.

Tre indagati per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio

Le persone coinvolte nell’indagine sono tre: un avvocato di 71 anni della provincia di Reggio Calabria, già consigliere di amministrazione della società Stretto di Messina Spa; un imprenditore di 65 anni, originario del Reggino ma residente a Roma; e un magistrato di 70 anni, già presidente aggiunto della Corte dei Conti, in quiescenza dal febbraio scorso. I tre risultano indagati, in concorso tra loro, per diverse ipotesi di reato. Tra queste figurano corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione e uso di segreti d’ufficio. L’inchiesta punta a chiarire se vi siano stati contatti, promesse o scambi di informazioni riservate tali da interferire con il percorso di valutazione dell’opera da parte degli organi competenti.

Il passaggio più delicato riguarda proprio il ruolo che, secondo l’impostazione investigativa, avrebbe avuto l’ex magistrato contabile. Gli inquirenti ipotizzano che potesse fornire aggiornamenti riservati sull’andamento della procedura e contribuire, in qualche modo, alla predisposizione di valutazioni o memorie utili alla società interessata dal procedimento amministrativo. Anche in questo caso, si tratta di contestazioni ancora tutte da dimostrare nelle sedi giudiziarie competenti.

Le perquisizioni da Roma a Reggio Calabria

Le perquisizioni disposte dalla Procura di Roma hanno interessato più territori, confermando la dimensione nazionale dell’indagine. Gli accertamenti sono stati eseguiti dai militari del Ros dei carabinieri a Roma, Frosinone e Reggio Calabria, con l’obiettivo di acquisire telefoni cellulari, computer, supporti digitali, documentazione cartacea e ogni elemento utile a ricostruire i rapporti tra gli indagati. L’attenzione degli investigatori si concentra sulle comunicazioni intercorse durante una fase particolarmente sensibile dell’iter del Ponte sullo Stretto, quella relativa all’esame di legittimità da parte della Corte dei Conti. Un passaggio centrale per un’opera pubblica di enorme rilevanza economica, politica e infrastrutturale, più volte al centro del dibattito nazionale.

La presenza di perquisizioni anche nel Reggino conferma il legame territoriale di alcuni dei soggetti coinvolti e riporta la Calabria al centro di una vicenda che, pur partendo dagli uffici giudiziari romani, tocca direttamente uno dei dossier più importanti per il Mezzogiorno.

L’ipotesi investigativa: condizionare l’esame della Corte dei Conti

Secondo la ricostruzione investigativa, l’avvocato e l’imprenditore avrebbero avvicinato l’ex magistrato contabile con l’obiettivo di incidere sul giudizio della Corte dei Conti. In cambio, secondo l’ipotesi della Procura, sarebbe stato prospettato un appoggio per un futuro incarico di vertice, tra cui la possibile presidenza dell’Antitrust o di un’altra società pubblica partecipata dopo il pensionamento.

L’ex giudice contabile, sempre secondo l’impianto accusatorio, avrebbe manifestato disponibilità, fornendo aggiornamenti sull’andamento della procedura e rivelando informazioni riservate. Tra gli elementi citati dagli inquirenti ci sarebbe anche l’esame della decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, con l’impegno a predisporre una memoria sulla vicenda nell’interesse della società Stretto di Messina.

È questo il punto più rilevante dell’inchiesta: capire se il percorso amministrativo del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto sia stato oggetto di tentativi di pressione o influenza indebita. Le verifiche dovranno ora stabilire la consistenza degli elementi raccolti, la natura dei rapporti tra i soggetti coinvolti e l’eventuale rilevanza penale delle condotte contestate.

Il nodo del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto

L’indagine si inserisce in una fase decisiva per il futuro del Ponte sullo Stretto di Messina, opera da anni al centro di discussioni politiche, tecniche, ambientali ed economiche. Il progetto, rilanciato negli ultimi anni come infrastruttura strategica per il collegamento stabile tra la Calabria e la Sicilia, è sottoposto a un percorso autorizzativo complesso, nel quale il ruolo della Corte dei Conti assume un peso determinante sotto il profilo della legittimità degli atti.

Il controllo della magistratura contabile è infatti uno dei passaggi istituzionali più importanti per le grandi opere pubbliche. Proprio per questo, l’ipotesi che qualcuno abbia tentato di condizionare quel vaglio assume un rilievo particolare, anche al di là del profilo giudiziario. In gioco non c’è soltanto il destino di un’infrastruttura, ma anche la credibilità delle procedure pubbliche che regolano appalti, investimenti e decisioni strategiche dello Stato.

Il Ponte sullo Stretto è da sempre un’opera simbolo: per i sostenitori rappresenta una svolta per mobilità, economia e sviluppo del Sud; per i critici resta invece un progetto da valutare con estrema attenzione per costi, impatti e priorità infrastrutturali. L’inchiesta della Procura di Roma aggiunge ora un ulteriore elemento di tensione a un dossier già politicamente e tecnicamente molto sensibile.

La replica della società Stretto di Messina

A intervenire sulla vicenda è stato l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, che ha sottolineato la totale estraneità della società rispetto ai fatti oggetto dell’indagine. “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la Società è totalmente estranea”, ha dichiarato Ciucci.

L’amministratore delegato ha poi confermato “la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti” e ha annunciato che la società prenderà “tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto”. Una presa di posizione netta, con la quale Stretto di Messina Spa prova a separare il percorso dell’opera dalle contestazioni mosse nei confronti dei soggetti indagati.

Ciucci ha inoltre ribadito che la società prosegue nel proprio impegno per realizzare il Ponte sullo Stretto “con massima trasparenza”, in attuazione della missione affidata dal Parlamento e dal Governo. Nella nota viene richiamata anche la necessità di conformarsi ai rilievi espressi dalla Corte dei Conti nelle sue delibere, secondo quanto definito dal decreto legge “Commissari” dell’11 marzo 2026.

Trasparenza e controlli al centro del caso

La vicenda riporta in primo piano il tema della trasparenza nelle grandi opere pubbliche. Quando si parla di infrastrutture dal valore strategico e finanziario così elevato, il rispetto delle procedure, la correttezza dei passaggi amministrativi e l’indipendenza degli organi di controllo diventano elementi essenziali per garantire la fiducia dei cittadini e delle istituzioni.

Nel caso del Ponte sullo Stretto, l’attenzione è ancora più alta perché l’opera coinvolge interessi nazionali, ricadute territoriali rilevanti e un lungo percorso decisionale. Il fatto che l’indagine riguardi presunti tentativi di influenza sull’esame della Corte dei Conti rende il quadro particolarmente delicato, anche se al momento non risultano responsabilità accertate.

L’attività della Procura dovrà ora chiarire se le condotte ipotizzate abbiano effettivamente inciso, o tentato di incidere, sui procedimenti amministrativi. Allo stesso tempo, la società concessionaria rivendica la propria estraneità e la volontà di proseguire nel rispetto dei rilievi istituzionali e delle regole previste.

Un’inchiesta destinata ad avere forte impatto politico e istituzionale

L’apertura dell’indagine per corruzione sul Ponte sullo Stretto è destinata ad avere un forte impatto nel dibattito politico e istituzionale. L’opera è uno dei dossier infrastrutturali più discussi d’Italia e ogni sviluppo giudiziario rischia di alimentare nuove polemiche tra favorevoli e contrari alla realizzazione del collegamento stabile tra Messina e Villa San Giovanni.

Dal punto di vista giudiziario, il procedimento è ancora nella fase delle indagini e saranno gli accertamenti successivi a definire il quadro probatorio. Dal punto di vista politico, invece, la notizia interviene in un momento cruciale del percorso amministrativo e potrebbe accendere nuovamente il confronto sulla gestione dell’opera, sulle garanzie di legalità e sulla solidità dei controlli pubblici.

La società Stretto di Messina respinge ogni coinvolgimento e assicura collaborazione con gli inquirenti. La Procura di Roma, intanto, procede con gli accertamenti. Sullo sfondo resta il futuro del Ponte sullo Stretto, infrastruttura che continua a dividere il Paese e che oggi si trova al centro di una nuova, delicata pagina giudiziaria.


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 Ilaria Calabrò

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