Certe vittorie valgono più dei numeri e nel caso di Lewis Hamilton, i numeri aiutano a comprendere la portata di ciò che è accaduto a Barcellona. Il successo conquistato nel GP di Catalunya non è soltanto la vittoria numero 106 della sua carriera, record assoluto della F1 ma rappresenta la fine di un’attesa lunga quasi 2 anni, il primo trionfo con la Ferrari, la conferma che il campione britannico, a 41 anni, può ancora riscrivere la storia. Sul circuito di Montmeló, dove trent’anni prima Michael Schumacher aveva ottenuto la sua prima vittoria in rosso, Hamilton ha regalato alla Ferrari il successo numero 249 della propria storia e si è trasformato nel 41esimo pilota capace di vincere almeno un GP con il Cavallino Rampante. Una coincidenza dal forte valore simbolico, il primo squillo ferrarista del tedesco arrivò proprio qui e proprio qui è arrivato quello del sette volte campione del mondo britannico. Un passaggio di testimone ideale tra due epoche e due leggende.
Fine del digiuno e il ritorno del campione
La vittoria catalana interrompe anche il digiuno della Ferrari, che non saliva sul gradino più alto del podio da 34 GP. L’ultimo successo della Rossa risaliva infatti al GP del Messico del 2024, conquistato da Carlos Sainz. Da allora una lunga rincorsa, fatta di occasioni sfumate, problemi tecnici e una concorrenza sempre più agguerrita. Ma il dato che colpisce maggiormente riguarda Hamilton. Il britannico non vinceva una gara iridata dalla stagione 2024. Dopo i successi ottenuti a Silverstone e Spa con la Mercedes, era iniziato un periodo inedito nella sua carriera. Un’attesa lunga 31 GP, terminata finalmente in Catalogna grazie a una prestazione impeccabile e a una Ferrari che, per la prima volta, è sembrata realmente all’altezza delle aspettative.
L’emozione di Hamilton dopo il traguardo ha raccontato più di qualsiasi statistica. “Vincere la mia prima gara con la Ferrari è qualcosa che sognavo fin da bambino. Ci sono stati momenti in cui tutto questo sembrava impossibile. Questo risultato è il frutto del lavoro di tutta la squadra” ha dichiarato il campione inglese. Parole che fotografano perfettamente il significato di un successo arrivato dopo mesi complicati, in cui non erano mancati dubbi e critiche.
I record riscritti a Montmeló
La vittoria di Barcellona ha anche un peso storico sotto altri aspetti. Hamilton è diventato il primo pilota capace di vincere almeno un GP con Ferrari, Mercedes e McLaren, ovvero le tre squadre più vincenti nella storia della F1. Inoltre ha conquistato il suo settimo successo sul circuito catalano, superando Michael Schumacher e diventando il pilota più vincente di sempre a Montmeló. A 41 anni il britannico è inoltre il vincitore più anziano dell’era moderna della F1. In realtà, il record assoluto appartiene ancora a Luigi Fagioli, che trionfò nel 1951 a 53 anni, mentre in casa Ferrari il primato resta nelle mani di Nino Farina, vincitore nel 1953 a oltre 46 anni. Considerando l’era contemporanea e l’altissimo livello competitivo del campionato, il risultato ottenuto da Hamilton assume una dimensione straordinaria.
Da Raikkonen a Ricciardo, i digiuni più lunghi tra due vittorie
La F1 è piena di storie di digiuni interminabili e la vittoria di Hamilton entra in una categoria speciale, quella dei campioni che hanno saputo aspettare. Il record assoluto appartiene a Kimi Raikkonen. Il finlandese vinse il GP d’Australia del 2013 con la Lotus e dovette attendere fino ad Austin 2018 per tornare al successo. In mezzo passarono 112 gare e oltre cinque anni. Una vera eternità per un campione del mondo. Quando finalmente tornò sul gradino più alto del podio con la Ferrari, davanti a Max Verstappen e allo stesso Hamilton, molti parlarono di una liberazione. Anche Riccardo Patrese conosce bene il significato dell’attesa e della rivincita. Tra il successo in Sudafrica nel 1983 e quello di Imola nel 1990 trascorsero più di sei anni. Un periodo lunghissimo che sembrava aver cancellato definitivamente il veneto dalla lista dei possibili vincitori. Damon Hill, campione del mondo nel 1996, attraversò un periodo altrettanto difficile. Dopo il trionfo in Giappone che gli consegnò il titolo, il passaggio all’Arrows e poi alla Jordan lo allontanò dal vertice. Per tornare a vincere dovette attendere 29 gare, fino al GP del Belgio del 1998.
Più recente il caso di Daniel Ricciardo che dopo aver lasciato la Red Bull e aver vissuto stagioni complicate con Renault e McLaren, riuscì a interrompere una serie di 66 GP senza vittorie trionfando a Monza nel 2021. Da menzionare anche Johnny Herbert che dopo il successo di Monza 1995 trascorsero 67 gare prima della vittoria ottenuta nel caotico GP d’Europa del 1999 al Nurburgring. Jenson Button, invece, aspettò 40 GP tra il primo trionfo in Ungheria nel 2006 e la vittoria inaugurale della stagione 2009. Lo stesso Hamilton, prima dei successi del 2024, non vinceva da quasi 3 anni.
Quando piloti e team restano a secco
Esiste anche una categoria ancora più dolorosa, quella dei piloti che non hanno mai vinto. Nico Hulkenberg detiene il record assoluto con oltre 200 GP disputati senza mai conquistare un successo. Prima di lui il primato apparteneva ad Andrea De Cesaris. Numeri che raccontano quanto sia difficile, anche per i piloti più talentuosi, riuscire a tagliare il traguardo per primi almeno una volta.
I digiuni non riguardano soltanto gli uomini, ma anche le squadre. La McLaren, nel 2025 tornata protagonista, dovette aspettare 170 GP tra l’ultimo successo del 2012 e la vittoria di Daniel Ricciardo a Monza nel 2021. La Renault visse addirittura un’astinenza di 13 anni prima del successo di Esteban Ocon in Ungheria nel 2021. La stessa Ferrari attraversò un periodo nerissimo tra il 1990 e il 1994, accumulando 59 gare senza vittorie prima del trionfo di Gerhard Berger a Hockenheim.
Il giorno che Hamilton aspettava da una vita
Il successo di Hamilton assume un significato che va oltre la semplice statistica. Ogni digiuno in F1 racconta una storia fatta di attese, dubbi, cambiamenti e rinascite. Quello del britannico aveva assunto contorni quasi paradossali, il pilota più vincente della storia, sette volte campione del mondo, sembrava improvvisamente diventato vulnerabile. L’età, il passaggio alla Ferrari, una stagione 2025 complicata e una concorrenza sempre più giovane avevano alimentato interrogativi inevitabili.
Barcellona ha fornito una risposta netta. Hamilton non è soltanto tornato a vincere, ha ricordato a tutti chi è. La vittoria numero 106 non sarà ricordata come la più spettacolare della sua carriera, potrebbe diventare una delle più significative. Perché arriva dopo il silenzio e in F1, spesso, il rumore più bello è proprio quello del ritorno.
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