Obesità
15 Giugno 2026
A Bruxelles il percorso che ha portato al riconoscimento dell’obesità come malattia diventa un caso di studio internazionale. Ora l’attenzione si concentra su diagnosi precoce e prevenzione tra gli adolescenti
L’Italia diventa un punto di riferimento internazionale nella lotta all’obesità. A Bruxelles, nel corso dell’Economics of Obesity and Metabolic Health Summit promosso da The Economist, il percorso che ha portato all’approvazione della Legge 149/2025 è stato presentato come un possibile modello per lo sviluppo di future politiche europee dedicate a una patologia che interessa milioni di cittadini. Il provvedimento, approvato nel 2025, ha reso l’Italia il primo Paese al mondo a riconoscere formalmente l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante attraverso una legge specificamente dedicata. Un risultato che ha attirato l’attenzione di rappresentanti delle istituzioni europee, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di governi nazionali, società scientifiche e associazioni di pazienti riuniti nella capitale belga.
Nel nostro Paese quasi sei milioni di persone convivono con l’obesità, mentre oltre il 22% degli adolescenti presenta un eccesso ponderale. Un dato particolarmente preoccupante se si considera che fino all’80% dei casi di obesità in età evolutiva tende a persistere anche nell’età adulta. “Il fatto che il percorso italiano venga presentato in una sede internazionale così autorevole dimostra come l’obesità sia ormai riconosciuta come una priorità di salute pubblica e non più come una semplice questione individuale”, afferma Silvio Buscemi, presidente della Società Italiana dell’Obesità. A Bruxelles, tuttavia, l’interesse non si è concentrato soltanto sulla legge in sé, ma soprattutto sul percorso che ha consentito di raggiungere questo risultato. Un processo caratterizzato da attività di sensibilizzazione, produzione di evidenze scientifiche e collaborazione tra mondo accademico, professionisti sanitari, associazioni e istituzioni. “Al centro dell’evento vi è stata soprattutto l’analisi del percorso che ha reso possibile questo traguardo e delle sfide affrontate per trasformare un tema spesso oggetto di stigma e semplificazioni in una priorità sanitaria e politica”, spiega Giorgia Colleluori, ricercatrice dell’Università Politecnica delle Marche e componente dell’Early Career Network Board della European Association for the Study of Obesity (EASO). “L’esperienza italiana dimostra infatti che il cambiamento normativo non nasce esclusivamente da una proposta di legge, ma da un percorso più ampio di sensibilizzazione, produzione di evidenze e collaborazione tra molteplici attori”.
Secondo gli esperti, il riconoscimento dell’obesità come malattia rappresenta uno strumento fondamentale per contrastare alcune delle principali criticità che caratterizzano ancora oggi la gestione della patologia, tra cui lo stigma sociale, il ritardo nell’accesso alle cure, la disomogeneità dei percorsi assistenziali e la carenza di interventi preventivi. La legge prevede inoltre specifici strumenti di finanziamento e monitoraggio per valutarne l’attuazione e l’efficacia nel tempo. L’attenzione internazionale arriva mentre in Italia si guarda già alla fase successiva. Sono infatti allo studio nuove iniziative per rafforzare la diagnosi precoce e la presa in carico dell’obesità in età adolescenziale, una fascia della popolazione considerata strategica per ridurre il peso futuro della malattia. “L’attenzione che le istituzioni europee e gli stakeholder internazionali stanno riservando all’esperienza italiana conferma come il percorso avviato dal nostro Paese possa offrire spunti utili anche ad altre nazioni impegnate nello sviluppo di strategie e politiche sull’obesità”, sottolinea Colleluori. Per Buscemi, la sfida ora è passare dal riconoscimento formale all’applicazione concreta delle misure previste. “Ora la sfida è trasformare questo riconoscimento in percorsi concreti di prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico. Un obiettivo ancora più importante se si considera che oltre il 22% degli adolescenti presenta un eccesso ponderale e che fino all’80% dei casi di obesità in età evolutiva persiste nell’età adulta”. Un percorso che potrebbe presto superare i confini nazionali. Se l’esperienza italiana continuerà a essere osservata con interesse dalle istituzioni comunitarie, il modello inaugurato dalla Legge 149/2025 potrebbe contribuire a orientare le future strategie europee per affrontare una delle principali emergenze di salute pubblica del continente.
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