Incontriamo Clémence Navarro-Bastin al Verdura Resort in Sicilia per un servizio moda e un’intervista che si trasforma in un viaggio attraverso passioni, sfide e sogni realizzati con determinazione.
Pianista, modella e content creator, la nostra protagonista ci accoglie in un racconto autentico che attraversa le tappe più significative della sua vita: dagli anni di studio della danza classica e del pianoforte al Conservatorio, passando per la carriera internazionale nel mondo della moda tra Parigi, Milano e la Cina e fino al lavoro sui social che l’ha avvicinata a un pubblico più vasto e variegato.
Emerge il ritratto di una donna poliedrica, capace di trasformare ogni esperienza in un’opportunità di crescita. Clémence parla di musica come forma di espressione e terapia personale, del desiderio di comporre e portare sul palco le proprie creazioni e riflette sull’autenticità, sul ruolo dei social media e sull’importanza di seguire la propria vocazione nonostante dubbi e ostacoli.
Un dialogo intenso che si svolge tra gli scenari mozzafiato della Sicilia del sud grazie alle foto di Sara Reverberi che fanno da sfondo a una storia di passione, creatività e libertà.
Clémence indossa gilé e pantaloni BRUNELLO CUCINELLI, top LA REVECHE, collana COLLANINE COLORATE e orecchini LATDOUBLE
Com’eri da bambina? Quali erano le tue passioni?
Ho iniziato a danzare quando avevo cinque anni. È stato il mio primo grande amore, il primo sport che ho praticato con passione e dedizione. Ho ballato per vent’anni ed è sempre stata una parte importante della mia vita. Fin da piccola ero abituata a stare davanti alle persone, a esibirmi.
Poi, a otto anni, ho iniziato a suonare il pianoforte. È una storia molto bella, perché ogni giorno tornando a casa passavo davanti al Conservatorio. Facevo sempre la stessa strada e ogni volta mi dicevo: «Un giorno entrerò lì». In realtà, all’inizio non pensavo al pianoforte, ma all’arpa. Come tanti bambini, ero affascinata dall’immagine delle principesse che suonano l’arpa.
Ancora non sapevo che mio nonno fosse stato pianista per diciotto anni. La musica è sempre stata presente in casa grazie a lui . Così crescendo ho pensato che il pianoforte potesse essere la strada giusta per me.
Prima di entrare in Conservatorio bisogna prepararsi per circa un anno e sostenere un esame di ammissione. Ho iniziato a studiare a casa, per vedere come sarebbe andata. Mi sono innamorata subito dello strumento, ho preparato l’esame, l’ho superato e da lì è iniziato tutto.


Clémence indossa camicia in lino, gonna con frange in suede e pullover POLO RALPH LAUREN, occhiali da sole LONGCHAMP
Come riuscivi a conciliare danza, pianoforte e scuola?
Ero una bambina molto attiva. I miei genitori dicevano sempre che avevo bisogno di fare qualcosa. Infatti praticavo anche equitazione! Per un periodo facevo danza, equitazione e, dagli otto anni, anche pianoforte.
A un certo punto ho dovuto smettere con l’equitazione perché era impossibile gestire tutto. Però mi piaceva moltissimo e durante le vacanze cercavo sempre di dedicarmici almeno per una settimana.
Quindi andavi a scuola la mattina e il pomeriggio facevi tutte queste attività?
Esatto. Scuola durante la giornata poi danza oppure pianoforte subito dopo. Quando ero più piccola gli impegni erano concentrati soprattutto nei fine settimana, ma crescendo tutto è diventato più intenso. Fortunatamente andavo bene a scuola, quindi riuscivo più o meno a fare tutto. Ma ogni giorno, dopo le lezioni, andavo al Conservatorio.
E lì non studi soltanto il pianoforte. Hai solfeggio, coro, canto e musica da camera, cioè l’esperienza di suonare insieme ad altri musicisti.
Che tipo di musica preferisci suonare?
La musica classica, senza dubbio. E in particolare Beethoven. Ho sempre avuto un legame speciale con lui. Per gli esami più importanti ho studiato tutti e tre i movimenti della Sonata “Al chiaro di luna”. Il primo è il più famoso e contemplativo, il secondo è più leggero e sereno, mentre il terzo è quello che preferisco: potente, energico e tecnicamente molto impegnativo. Se oggi mi chiedessi di eseguirlo, probabilmente avrei bisogno di almeno un mese di studio per riportarlo al livello che aveva allora.


Cleménce indossa abito STELLA MCCARTNEY, slingback RENE CAOVILLA
Quando hai iniziato a comporre la tua musica?
È successo in modo molto naturale. Ho sempre amato improvvisare. Dopo aver terminato gli studi, quando non avevo voglia di suonare brani già scritti, iniziavo semplicemente a seguire quello che sentivo. Credo che il processo creativo sia iniziato seriamente circa cinque anni fa.
Mi sedevo al pianoforte, provavo qualche nota e pensavo: «Questo suona bene». Da lì nasceva qualcosa. La prima composizione è cambiata continuamente nel tempo: la suonavo più veloce, più lenta, più intensa, sempre diversa. Oggi sento finalmente di aver trovato la sua forma definitiva.
Per me la composizione è stata una forma di terapia. Dall’adolescenza fino a oggi ho vissuto tante emozioni: gioie, dolori, libertà, delusioni. Tutto è confluito nella mia musica.
Quindi le tue composizioni riflettono quello che hai vissuto.
Assolutamente sì. Alcuni brani nascono da momenti molto profondi e difficili. Oggi, quando li riascolto, mi colpisce il contrasto tra lo stato d’animo in cui li ho scritti e la serenità che provo adesso.

Cleménce indossa abito e borsa bauletto LONGCHAMP, sandali e clutch AQUAZZURA
Quando fai concerti, suoni principalmente la tua musica o quella di altri compositori?
Sempre di più la mia. All’inizio alternavo le mie composizioni a brani che il pubblico conosceva già. Oggi preferisco portare soprattutto il mio repertorio.
Sto anche cercando di scrivere pezzi con influenze jazz, per ampliare il mio linguaggio musicale senza perdere la mia identità. Se qualcuno viene a un mio concerto è perché apprezza il mio stile. Non avrebbe senso trasformarmi in qualcosa che non sono.
Ti piacerebbe anche cantare?
Non particolarmente. Forse un giorno potrei lavorarci, ma sento che le parole non sempre sono necessarie. La musica può comunicare moltissimo anche senza testo. A volte puoi guardare una persona senza dire nulla e comprendere ugualmente ciò che prova. È questo che amo del pianoforte: la capacità di trasmettere emozioni senza bisogno di parole.
E poi mi piace molto improvvisare durante i concerti. L’energia delle persone presenti influenza il mio modo di suonare. Ogni pubblico è diverso e ogni esibizione diventa unica.
Cerco di mantenere una certa struttura, ma se sento l’esigenza di esplorare qualcosa di nuovo, inizio un’improvvisazione che magari non ho mai eseguito prima. È una sensazione molto speciale.


Clémence indossa costumi intero REFORMATION con filato EVO® by Fulgar, t-shirt LONGCHAMP, occhiali da sole AQUAZZURA
Scrivi le tue composizioni o le conservi solo nella memoria?
Adesso sto iniziando a trascriverle. Per molto tempo sono rimaste solo dentro di me. Però molte persone mi chiedono gli spartiti e vorrei che altri musicisti possano suonare la mia musica.
Forse ho sempre rimandato perché, in un certo senso, quando un brano viene scritto sembra davvero concluso. Ma penso che la mia prima composizione sia finalmente pronta per essere fissata sulla carta.
Hai mai collaborato con altri musicisti?
Sì. L’anno scorso, durante il festival organizzato dal mio compagno in Marocco (Beyond Fears – ndt), ho avuto l’occasione di esibirmi con una cantante meravigliosa, Safa. Ha una voce straordinaria.
Abbiamo interpretato alcuni brani e improvvisato insieme sul momento. È stata un’esperienza bellissima, perché c’era una sintonia naturale tra noi.

Clémence indossa abito DIESEL, collane LATDOUBLE
E invece quando hai iniziato la carriera da modella?
Mia madre mi ha trasmesso la passione per la moda e mi è sempre piaciuto curare il mio stile.
Un giorno, quando avevo sedici anni, mi fece alcune fotografie. Era il periodo in cui iniziavo a usare i social e pubblicai una foto su Instagram. Se la vedessi oggi probabilmente non mi riconosceresti: avevo un look molto diverso, quasi da ragazza hippie.
Poco dopo venni a conoscenza di un concorso di moda e mi chiesero se volevo partecipare. Ero molto titubante, perché pensavo di non essere abbastanza alta per fare la modella. In quel momento i miei nonni mi hanno molto incoraggiata e grazie a loro che non mi hanno mai trasmesso paure o limiti, quando mi metto in testa qualcosa sento il bisogno di provarci fino in fondo.
Così fui selezionata e arrivai fino alle semifinali. In quel periodo un agente di moda mi notò e mi propose di lavorare con lui. Così lasciai il concorso e firmai il mio primo contratto.
Terminati gli studi, a diciotto o diciannove anni, mi mandò a lavorare in Cina. Mi sono trasferita da sola, senza parlare inglese, ma ho affrontato l’esperienza con entusiasmo. È stato un passaggio fondamentale della mia vita.
In quel periodo avevi già lasciato il Conservatorio?
Sì, avevo terminato a sedici anni. Frequentavo un liceo scientifico e la situazione era diventata molto impegnativa. Tra scuola, danza e Conservatorio ero costantemente sotto pressione. Sentivo di vivere tra un esame e l’altro. A un certo punto i miei risultati scolastici iniziarono a peggiorare e i miei genitori mi chiesero di fare una scelta. Non fu semplice, ma oggi sono contenta di aver preso una pausa dal Conservatorio.
Quell’esperienza, però, mi ha insegnato una lezione importante. Ho sempre pensato che la tecnica fosse fondamentale, soprattutto durante gli esami. Ma ho capito che non basta. Ricordo il mio ultimo esame. Dovevo eseguire tre brani. Durante il secondo, a un certo punto, ebbi un vuoto totale di memoria. Mi fermai, ripresi e continuai. Ero convinta di aver fallito.
Quando uscii dall’aula ero disperata. Mia madre cercava di tranquillizzarmi e mi diceva di aspettare il risultato. Poco dopo il mio insegnante mi comunicò che avevo ottenuto le congratulazioni della commissione.
Come mai?
Perché, nonostante l’errore, avevo continuato a comunicare qualcosa attraverso la mia interpretazione. In quel momento ho capito che l’arte non è soltanto esecuzione tecnica.
La musica è condivisione. La danza è espressione. Anche la moda, in fondo, è un modo per comunicare qualcosa. Attraverso il corpo, lo sguardo e la presenza si può trasmettere un messaggio.
Questa è stata probabilmente la lezione più importante che ho imparato da giovane.


Clémence indossa costume intero REFORMATION con filato EVO® by Fulgar, camicia bianca POLO RALPH LAUREN, collane LA TSHOUBLE, infradito e occhiali da sole AQUAZZURA
E dopo il viaggio in Cina?
Subito dopo arrivò il Covid. Sono tornata a Saint-Étienne, la città da cui provengo. È stato un periodo difficile perché i miei genitori si erano separati e sentivo il bisogno di stare vicino a mia madre. Alla fine, però, quel tempo trascorso insieme è stato molto prezioso.
Dopo il lockdown mi sono trasferita a Parigi. Grazie all’esperienza accumulata in Cina sono riuscita finalmente a firmare con un’agenzia importante. Ho cominciato a lavorare ma, poco dopo, è arrivata un’altra fase difficile legata alla pandemia.
Nel frattempo avevo firmato anche con un’agenzia a Milano, il lavoro però non è decollato subito. Questo ve lo dico perché nelle interviste sembra tutto facile. A posteriori quel periodo difficile mi ha dato il tempo di capire davvero cosa volevo fare e come volevo costruire la mia carriera. Quando tutto è ripartito ho continuato a costruire il mio percorso in modo più consapevole.



Clémence indossa total look NIKE
Qual è l’aspetto che preferisci del lavoro da modella?
Mi piace soprattutto il lavoro editoriale. Mi affascina la parte creativa, quella in cui puoi interpretare un’idea e contribuire a raccontare una storia. Amo lavorare con persone che hanno una visione, un punto di vista originale, e contribuire a trasformarlo in qualcosa di concreto.
Quali caratteristiche deve avere una buona modella?
Prima di tutto bisogna avere disciplina e una buona routine e sul set, per me, è fondamentale portare una buona energia. Essere professionale, rispettare gli altri e creare un clima positivo. Anche se non tutto è perfetto, avere il giusto atteggiamento rende ogni situazione più semplice da affrontare.
Ti è mai capitato di lavorare a progetti che non ti convincevano?
Certo, succede. A volte non condividi tutte le scelte creative o il risultato finale. Ma quando lavori per un cliente, devi anche rispettare la sua visione. Puoi esprimere la tua opinione e dare suggerimenti, ma alla fine la decisione non spetta sempre a te.
Fortunatamente ho quasi sempre lavorato con persone che mi hanno trattata bene e non ho mai avuto esperienze davvero negative.
Oggi hai anche una carriera da influencer. Come è iniziata?
In realtà è nata insieme alla moda. All’inizio nessuno mi chiamava per servizi fotografici o collaborazioni. Nessuno mi diceva dove andare o cosa fare. Così ho iniziato a creare opportunità per conto mio.
Attraverso i social ho conosciuto fotografi, professionisti e creativi. Fin da quando avevo sedici anni cercavo occasioni per scattare fotografie e migliorarmi. Con il tempo ho imparato a conoscere il mio corpo, la luce, le pose e il linguaggio delle immagini. Dopo anni di esperienza sviluppi una consapevolezza che ti permette di capire molto bene come funziona uno shooting.
I social media mi hanno aiutata a costruire la mia immagine e a farmi conoscere. Ora da due anni lavoro con Woom Communication e Andrea Cristaudo come talent tra Milano e Parigi.

Body e gonna MACCAPANI, sandali RENE CAOVILLA
Secondo te, cosa piace di più ai tuoi follower?
All’inizio credo fossero soprattutto le campagne e i contenuti legati alla moda. Ora, però, sta cambiando. Le persone si interessano sempre di più anche alla mia musica e agli aspetti più personali della mia vita. Credo che ormai non seguano soltanto le immagini, ma anche la persona che c’è dietro.
Recentemente ho partecipato a un paio di campagne in cui il pianoforte era al centro del progetto. Una delle più belle è stata quella con Franck Provost, che mi ha scelta proprio come pianista.
È stato un momento particolare della mia vita, perché coincideva con il periodo in cui avevo deciso di tagliarmi i capelli molto corti. Ho sempre suonato con i capelli lunghi, quasi come una protezione. Quando ho cambiato look, mi sono resa conto che, mentre suonavo, il pubblico poteva finalmente vedere il mio volto. Per me è stato un passaggio simbolico. Rappresentava il desiderio di essere più autentica, più consapevole di chi sono e del mio posto nel mondo. Volevo creare il mio spazio e affermare la mia identità.
Credo che questo sia un tema importante soprattutto per molte donne. Spesso ci viene insegnato a occupare meno spazio, a metterci in secondo piano e a lasciare che siano gli altri a emergere. Anche io, per natura, tendo sempre a mettere le persone davanti a me. Forse perché nel mio lavoro sono costantemente sotto i riflettori e, nella vita privata, preferisco lasciare spazio agli altri.
Ma arriva un momento in cui bisogna anche concedersi il diritto di esistere pienamente senza sentirsi in colpa. Non puoi nasconderti continuamente. Se qualcuno reagisce con invidia o cerca di ferirti, probabilmente il problema non sei tu, ma il contesto in cui ti trovi.

Clémence indossa foulard, camicia e bermuda BRUNELLO CUCINELLI, collana COLLANINE COLORATE, infradito AQUAZZURA
Hai mai sofferto di paura del palcoscenico?
Assolutamente sì. Ancora oggi mi capita di agitarmi moltissimo prima di ogni concerto.
In realtà è da poco tempo che mi esibisco regolarmente con la mia musica originale e che le persone vengono ad ascoltare me e le mie composizioni. È una sensazione nuova e, per certi aspetti, mi sento molto più vulnerabile.
Due settimane fa ho suonato durante un evento. Era un concerto all’aperto, faceva freddissimo, circa dodici gradi, e io ero molto nervosa. Stavo presentando un brano nuovo davanti a un pubblico che non conoscevo. Ricordo di aver detto all’organizzatore che avrei voluto rimanere chiusa in macchina per due ore prima di salire sul palco. Ero completamente concentrata, tesa, immersa nei miei pensieri. In quei momenti è quasi impossibile parlarmi.
Poi, però, succede qualcosa di magico. Appena mi siedo al pianoforte e inizio a suonare, tutta l’ansia scompare. Entro in un’altra dimensione.
Certo, se commetto un errore il nervosismo può tornare per un attimo, ma ormai ho capito che fa parte del processo. Più concerti fai, più acquisti sicurezza. Con il tempo impari a costruire una routine che ti aiuta a gestire queste emozioni.
Sei una perfezionista?
Sì, decisamente. E forse dovrei imparare a rilassarmi un po’ di più.


Clémence indossa abito SPORTMAX, décoltées AQUAZZURA
Hai un consiglio per chi sta iniziando oggi sui social media?
Credo che la cosa più importante sia la costanza. Se vuoi essere visibile e costruire una presenza online, devi pubblicare con regolarità. E poi lasciarsi conoscere. Per molto tempo pensavo che bastasse condividere immagini perfette e contenuti di alta qualità. Oggi, invece, le persone vogliono conoscere anche la persona che c’è dietro il contenuto. Vogliono autenticità, personalità e una connessione reale.
Quindi direi: sii costante, sii autentico e non aver paura di mostrarti per quello che sei. Alla fine, ciò che crea un vero legame con il pubblico non è la perfezione, ma la sincerità.
C’è qualcosa che non hai mai fatto e che vorresti realizzare in futuro?
Tante cose. Una, per esempio, potrebbe essere lanciarmi con il paracadute!
Ma parlando dei miei obiettivi artistici, il sogno è sviluppare completamente il mio progetto musicale e arrivare a realizzare qualcosa di importante. Mi piacerebbe comporre colonne sonore per il cinema, un po’ come fanno alcuni grandi compositori contemporanei. Mi affascina l’idea di accompagnare immagini ed emozioni con le mie composizioni. Amo raccontare storie attraverso la musica.
Il mio obiettivo più grande però forse è riuscire a portare in scena un concerto di due ore interamente basato sulla mia musica. Per farlo ho bisogno di scrivere ancora molti brani e questo richiede tempo.
La danza fa ancora parte della tua vita?
Sì, assolutamente. Negli ultimi anni ho praticato meno rispetto al passato, ma continuo ancora oggi.
Il mese scorso ho lavorato con Hermès per un progetto molto particolare. Cercavano persone capaci di esprimersi attraverso il movimento del corpo. Non era una vera e propria coreografia, ma un lavoro basato sulla presenza scenica, sulla consapevolezza del corpo e sul rapporto con lo spazio. In quel momento mi sono resa conto di quanto la danza continui a vivere dentro di me. Quando studi danza non impari soltanto dei movimenti: impari a capire come il tuo corpo reagisce alla musica e alle emozioni.
Penso che la danza faccia ancora parte del mio lavoro, anche quando non sto ballando sul palco. È incredibile come tutte le esperienze che hai vissuto da giovane sembrino tornare utili nel tuo lavoro attuale.
Guardo indietro e mi rendo conto che ogni esperienza ha avuto un significato. Devo ringraziare anche i miei genitori che mi hanno lasciata libera di sperimentare. Da bambina ho provato tantissime attività: ginnastica, danza, tennis e molte altre.
Credo che sia importante lasciare ai bambini la possibilità di scoprire chi sono davvero.
Clémence indossa total look MAX MARA
Credi nel destino?
Credo che nella vita esistano delle intuizioni profonde che vale la pena seguire.
A volte senti il bisogno di fare qualcosa senza sapere esattamente perché. Non hai una spiegazione razionale, ma senti che quella direzione è importante per te. Non sempre i risultati arrivano subito. A volte un progetto si realizza, altre volte no. Ma credo che sia fondamentale avere il coraggio di provare.
L’importante è non fissarsi esclusivamente sul risultato finale. E allo stesso tempo essere consapevoli che il percorso sarà difficile, competitivo e pieno di ostacoli. Molte persone mi hanno detto che non ce l’avrei fatta. Quando ero giovane mi sentivo spesso dire che non ero abbastanza: non abbastanza alta, non abbastanza adatta, non abbastanza preparata.
Ma ogni volta che qualcuno mi diceva “non puoi farlo”, dentro di me nasceva ancora più determinazione. Se avessi ascoltato tutte quelle voci, probabilmente non sarei qui. Le persone non sempre capiranno i tuoi sogni. A volte non ti sosterranno. Ma non saranno loro a vivere la tua vita.
Non significa ignorare la realtà o le difficoltà. Significa semplicemente dare una possibilità a ciò che senti autentico.
Foto e Art Direction: Sara Reverberi
Creative Direction e styling: Sara Moschini
Mua e Hair: Alessia Tarolli
Location: Verdura Resort a Rocco Forte Hotel
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