aiutate 45.700 persone a Milano e in Italia


Milano, 22 settembre 2026 – Cosa succede dopo un percorso di accoglienza? Nel 2025 sono state 1.846 le persone in emergenza abitativa dimesse dalle strutture e dagli appartamenti di Progetto Arca. L’85% ha raggiunto un importante e positivo cambiamento di vita. Il 40% ha iniziato a vivere in autonomia, mentre il 45% ha proseguito il percorso entrando in altri servizi di cura o inclusione.

È uno tra i dati più significativi del nuovo Bilancio sociale di Progetto Arca, presentato oggi, 22 settembre 2026, a Palazzo Marino, insieme al Piano strategico 2025-2030 “Coltiviamo speranza”. Un dato che restituisce la direzione del lavoro della Fondazione: non soltanto accogliere chi si trova in una situazione di fragilità, ma accompagnarlo verso un possibile nuovo inizio.

Nell’ultimo anno la Fondazione ha aiutato 45.700 persone, di cui 30.000 in Italia, attraverso 111 servizi dedicati al sostegno alimentare, abitativo, lavorativo e sociale. Presente in 208 città italiane con strutture di accoglienza, servizi in strada e di risposta ai bisogni primari (cibo e abbigliamento) e progetti di sensibilizzazione, la fondazione è radicata in particolare a Milano, dove è nata nel 1994, 32 anni fa, per iniziativa di un gruppo di volontari del Rifugio di Fratel Ettore Boschini.

Prima viene la persona

Dietro i numeri ci sono percorsi individuali. Persone con una storia, fragilità e bisogni diversi, per le quali l’accoglienza dovrebbe rappresentare non un punto di arrivo, ma una fase da cui ripartire.

Per misurare questo cambiamento, Progetto Arca ha sviluppato un sistema di valutazione dei risultati e dell’impatto sociale guidato dal Comitato scientifico. Agli ospiti accolti è stato chiesto quanto l’esperienza vissuta nei servizi li abbia aiutati a sentirsi accolti, a prendersi nuovamente cura di sé e a essere attenti ai bisogni degli altri. Ma anche quanto li abbia portati a desiderare un cambiamento di vita e a progettare il futuro, iniziando dalla ricerca di una casa e di un lavoro.

“I dati restituiscono un quadro positivo – spiega Laura Nurzia, vicepresidente di Progetto Arca, che ha curato l’analisi dei dati e la stesura del Bilancio sociale – L’esperienza nelle nostre strutture di accoglienza aiuta gli ospiti a sentirsi accolti, a rafforzare la motivazione verso la formazione e l’integrazione e a sviluppare una maggiore apertura alla relazione, per costruire un futuro spesso difficile persino da immaginare”.

Più persone accolte, più percorsi verso l’autonomia

L’accoglienza resta al primo posto tra le attività della Fondazione. Nell’ultimo anno sono state oltre 6.000 le persone fragili accolte nelle strutture e negli appartamenti, con un aumento del 36% rispetto all’anno precedente.

Ma l’obiettivo non è soltanto aumentare i posti o le persone raggiunte. È anche capire se, alla fine del percorso, qualcosa sia cambiato.

Tra le risposte c’è l’housing sociale: 182 appartamenti tra Roma, Genova e soprattutto Milano, destinati a persone senza dimora con diversi livelli di autonomia, famiglie in povertà, anziani soli, rifugiati e richiedenti asilo.

L’accoglienza che diventa cittadinanza

Il percorso osservato da Progetto Arca non si ferma però alla possibilità di vivere autonomamente. La Fondazione ha analizzato anche la cittadinanza attiva, per capire quanto una persona sia riuscita a integrarsi nella comunità.

“Oltre a indagare le competenze necessarie all’integrazione, l’osservazione si dedica anche alla sensibilità sociale che la persona matura proprio durante il suo percorso di accoglienza, cioè un riavvicinamento al senso civico, alla legalità, alla disponibilità verso gli altri e all’interesse per il bene comune – spiega Nurzia -. Un cittadino attivo prende responsabilità di se stesso, della sua famiglia, della comunità e dell’ambiente in cui è inserito”.

Una rete di 208 città, le radici a Milano

Il lavoro di Progetto Arca si estende oggi a 208 città italiane, con strutture di accoglienza, servizi in strada, risposte ai bisogni primari come cibo e abbigliamento e progetti di sensibilizzazione.

La Fondazione è particolarmente radicata a Milano. Qui si concentra anche l’82% dei suoi 1.135 volontari, più della metà dei quali è impegnata nell’accoglienza e nei servizi in strada.

“A Milano, la Fondazione è uno dei partner principali della coprogettazione che si occupa di fronteggiare il fenomeno della grave marginalità, lavorando in sinergia con l’Amministrazione per costruire uno dei sistemi di risposta più solidi in Italia”, ha sottolineato Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano.

Il valore sociale oltre i numeri

Il Bilancio sociale prova anche a quantificare il valore prodotto dalle attività della Fondazione attraverso il “moltiplicatore del ritorno sociale”. Per il 2025 l’indicatore si attesta a 3,4: il valore generato dai servizi di Progetto Arca nelle diverse attività – accoglienza, risposta ai bisogni primari e presa in carico – è più che triplicato rispetto al costo effettivamente sostenuto.

Nel calcolo rientrano il volontariato, le agevolazioni fiscali, le convenzioni a prezzi calmierati, i beni e servizi donati e le eccedenze alimentari o di altra natura trasformate in prodotti di qualità.

Un esempio è l’abbigliamento. Progetto Arca dispone di un grande guardaroba rifornito grazie a capi nuovi donati dalle aziende o a eccedenze di privati, purché in ottimo stato.

“Questo impatto sociale, che passa attraverso conteggi forse un po’ complessi, è di grande importanza per la società e le istituzioni che trovano in noi, come in ogni altro ente non profit, l’energia propulsiva per trasformare, innovare e generare cose nuove”, dice Nurzia.

Le fragilità cambiano

È da questa osservazione della realtà che nasce il nuovo Piano strategico 2025-2030 “Coltiviamo speranza”.

L’idea è sviluppare nuovi servizi capaci di rispondere ai bisogni primari che emergono. Il Piano è stato redatto dal Consiglio di amministrazione coinvolgendo gli operatori della Fondazione, che hanno un osservatorio quotidiano sulle necessità degli ospiti fragili, e esperti esterni per ampliare lo sguardo sulle urgenze del territorio.

Tra le nuove fragilità ci sono quelle degli anziani. In Italia circa un milione di anziani vive sotto la soglia della povertà assoluta, una condizione che può essere aggravata dalla solitudine.

A Baggio una casa per ripartire

A Milano, nel quartiere Baggio, c’è già una risposta: Casa Seneca, l’housing sociale inaugurato lo scorso marzo.

Accoglie persone in emergenza abitativa, dai nuclei monogenitoriali agli anziani soli, ed è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Seneca Odv.

Il progetto dovrebbe ampliarsi con l’acquisizione di altri appartamenti e nuove progettualità dedicate alle persone anziane. È un esempio concreto di come il nuovo piano provi a seguire l’evoluzione delle fragilità: intercettarle prima e costruire risposte nuove, invece di limitarsi a intervenire quando l’emergenza è già esplosa.

Cinque parole per il futuro

A sintetizzare la visione della Fondazione sono cinque parole: speranza, ascolto, dignità, accoglienza, fiducia.

“Sono i 5 valori che ci muovono nell’impegno quotidiano al fianco delle persone fragili – commenta Alberto Sinigallia, presidente di Progetto Arca -. Così continuiamo a rispondere alle emergenze e ai bisogni primari, consapevoli che non possono esaurire tutte le esigenze della persona ma sono una base necessaria per ritrovare la stabilità e il desiderio di rialzarsi e migliorare la propria vita”. E poi c’è l’ascolto. “Come fanno ogni giorno i nostri preziosi volontari – conclude Sinigallia – partiamo dall’ascolto, il primo gesto di cura alla base di ogni relazione, perché così riconosciamo una persona in quanto unica, che può recuperare quella fiducia necessaria per puntare al cambiamento”.


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