Contratto forze di polizia, Silf: «Solo 7,60 euro lordi all’anno sono un insulto, trattattiva inutile»


Zavattolo denuncia la controproposta dell’Esecutivo: «Meno di un caffè al mese, inutile trattare a queste condizioni»

Solo 7,60 euro lordi all’anno in più per ogni finanziere. È questa, secondo il Silf, la sostanza della nuova controproposta del Governo sul contratto 2025-2027 delle Forze di Polizia. Una cifra che il sindacato dei finanzieri giudica non solo insufficiente, ma politicamente offensiva.

Alla vigilia dell’incontro con l’Esecutivo previsto per mercoledì, Francesco Zavattolo, segretario generale del Silf, Sindacato italiano lavoratori finanzieri, usa parole durissime: «A queste condizioni è del tutto inutile trattare o presentare nuove proposte».

La nuova offerta del Governo: «Un’elemosina travestita da aumento»

Secondo Zavattolo, la nuova proposta governativa non rappresenterebbe un vero passo avanti nella trattativa per il rinnovo contrattuale, ma soltanto un’operazione contabile.

«La nuova controproposta governativa per il contratto 2025-27 delle Forze di Polizia si traduce in un’elemosina», afferma il segretario generale del Silf. Il riferimento è a un incremento che, nelle parole del sindacato, vale meno di un caffè al mese.

Il punto più contestato riguarda la ripartizione delle risorse: 91% sulla parte fissa e 9% sul salario accessorio. Per il Silf, non si tratta di nuovi soldi, ma di un semplice spostamento interno di fondi.

Zavattolo parla apertamente di «gioco di prestigio contabile»: un aumento di appena due euro mensili rispetto all’offerta precedente, che però verrebbe ottenuto drenando risorse dalla stessa busta paga dei lavoratori.

Il nodo politico: soldi trovati per altri, cassa vuota per le divise

La denuncia del Silf si fa ancora più tagliente quando il sindacato confronta la trattativa per le Forze di Polizia con le recenti scelte del Governo sul settore privato.

Zavattolo richiama il decreto “Salario sicuro”, sottolineando come l’Esecutivo sia stato in grado di stanziare 900 milioni di euro in ventiquattr’ore. Una rapidità che, secondo il sindacato, dimostra una verità scomoda: quando la volontà politica esiste, le risorse si trovano.

Il problema, sostiene il Silf, è che quella stessa volontà sembra sparire quando si parla di uomini e donne in divisa.

«Per chi garantisce la sicurezza del Paese, la cassa improvvisamente si svuota», attacca Zavattolo. Una frase che fotografa il cuore della protesta: ai finanzieri verrebbero negate risorse dignitose, mentre altrove il Governo riesce a intervenire con stanziamenti immediati e consistenti.

Finanzieri in prima linea contro l’evasione, ma senza un contratto dignitoso

Il Silf insiste su un paradosso che definisce politico, economico e istituzionale. Le Fiamme gialle sono impegnate ogni giorno nel contrasto all’evasione fiscale, fenomeno che in Italia, secondo quanto ricordato dal sindacato, supera i 90 miliardi di euro l’anno.

Sono proprio i finanzieri, osserva Zavattolo, a contribuire al recupero di risorse che lo Stato poi redistribuisce. Eppure, quando si arriva al loro contratto, la risposta sarebbe sempre la stessa: i fondi non ci sono.

Per il segretario del Silf, questo produce un «doppio pesismo istituzionale impietoso»: da una parte lo Stato chiede risultati, presenza, responsabilità e sacrifici; dall’altra offre aumenti giudicati simbolici, insufficienti e privi di reale prospettiva.

Le proposte del Silf: «Concrete, molte a costo zero»

Il sindacato rivendica di aver portato al tavolo negoziale proposte concrete, molte delle quali, sottolinea Zavattolo, a costo zero. Ma la risposta ricevuta dal Governo sarebbe stata una chiusura netta.

Sul piano previdenziale, il Silf chiedeva garanzie reali sulla previdenza integrativa, già promessa a parole dall’Esecutivo. Una questione considerata centrale per il futuro economico del personale, soprattutto in un comparto sottoposto a vincoli, obblighi e limiti peculiari rispetto ad altri lavoratori.

Sul fronte del salario accessorio, il sindacato aveva proposto soluzioni per rivalutare indennità ferme da decenni, anche attraverso una riduzione del numero dei servizi per compensare i costi senza gravare sulle casse pubbliche.

Una strada che, secondo il Silf, avrebbe consentito di riconoscere concretamente il lavoro svolto senza produrre nuovi oneri insostenibili.

Articolo 941-quindecies del Dpr 90/2010: il nodo delle tutele sindacali militari

Tra le richieste rimaste senza risposta c’è anche quella relativa alle modifiche normative all’articolo 941-quindecies del Dpr 90/2010.

Per il Silf, si tratta di un passaggio indispensabile per consentire ai sindacati militari di esercitare una tutela reale, libera ed efficace del personale. Il tema riguarda direttamente gli spazi di agibilità sindacale, i margini di rappresentanza e la possibilità di difendere concretamente i lavoratori in divisa.

Anche su questo fronte, denuncia Zavattolo, l’Esecutivo avrebbe opposto «una chiusura totale».

Il sospetto del sindacato: «Pacchetto pensato per blandire i dirigenti, non per la base»

La critica finale del Silf è la più velenosa. Zavattolo teme che il Governo voglia chiudere la partita con il minimo sforzo, limitandosi a confermare la ripartizione 91/9 e ad aggiungere qualche micro-ritocco normativo su permessi, distacchi e durata degli incarichi.

Un pacchetto che, secondo il segretario generale del Silf, non risponderebbe ai bisogni reali dei finanzieri.

«Il nostro timore è che il Governo punti a liquidare la pratica con il minimo sforzo», afferma Zavattolo. E aggiunge che la proposta appare costruita più per blandire i dirigenti sindacali che per dare risposte concrete alla base.

Contratto Forze di Polizia, lo scontro si accende prima dell’incontro con il Governo

L’incontro di mercoledì arriva dunque in un clima già incandescente. Il Silf considera la proposta attuale priva di reale sostanza economica e incapace di affrontare i nodi normativi e previdenziali aperti.

Al centro dello scontro restano i numeri: 7,60 euro lordi all’anno, una ripartizione delle risorse giudicata penalizzante, il nodo del salario accessorio e l’assenza di aperture sulle tutele.

Per il sindacato dei finanzieri, la questione non è soltanto contrattuale. È politica. Perché uno Stato che chiede alle Fiamme gialle di combattere l’evasione, presidiare la legalità economica e recuperare risorse pubbliche non può poi presentarsi al tavolo con un aumento che il Silf definisce, senza mezzi termini, un’elemosina.

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Laura Bianchi – Esperta in relazioni sindacali militari e di polizia


Esperta in relazioni sindacali delle Forze Armate e di Polizia

Laura Bianchi

Laura Bianchi è una consulente e analista indipendente specializzata in
relazioni sindacali, rappresentanza e tutela del personale delle Forze Armate
e delle Forze di Polizia. Si occupa di contrattazione, diritti del personale,
evoluzione normativa e dinamiche istituzionali.
Su InfoDifesa.it cura approfondimenti basati su fonti ufficiali,
documenti sindacali e analisi del contesto giuridico e operativo.


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