21.45 – venerdì 12 giugno 2026
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Leone XIV ai migranti: offrite il vostro tesoro di umanità e sogni a chi vi accoglie
Partire non significa perdere, ma portare con sé un mondo di umanità, sogni, cultura e offrirlo a una terra che, accogliendolo, si trasforma. Perché la migrazione non è un flusso a senso unico: arricchisce chi arriva e chi ospita. “Tutti siamo migranti”, pellegrini “in cammino verso la patria celeste”, e il senso del viaggio sta nel rendere il cammino “più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno”. È con questo sguardo, aperto sul futuro e attento alle generazioni che verranno, che Leone XIV incontra questa mattina, 12 giugno, i membri del centro di accoglienza Las Raíces, a San Cristóbal de La Laguna, comune di Tenerife, ultima tappa del suo viaggio apostolico in Spagna.
“L’amore di Dio non conosce confini”
Las Raíces è il campo più grande di tutte le Isole Canarie e in piena crisi migratoria, alla fine del 2024, ha ospitato quasi . persone. Le parole di Papa Leone a riguardo dei 600 oggi presenti aderiscono all’odierna solennità del Sacro Cuore di Gesù, rifacendosi alle testimonianze di “cuori feriti da tante difficoltà ma anche consolati dall’amore ricevuto grazie ad altri cuori aperti, generosi e misericordiosi”, ascoltate prima di pronunciare il suo discorso in lingua francese.
È provvidenziale poterci incontrare, vederci e soprattutto sapere che, al di là del nostro luogo di provenienza, l’amore di Dio non conosce confini, non fa distinzioni, si dona a tutti e ci raccoglie nell’unità.
Non è un caso, osserva il Vescovo di Roma, che per spiegare l’universalità dell’amore Gesù prese ad esempio il gesto di un uomo “di un altro popolo e di un’altra religione”, il Buon Samaritano, che ebbe compassione di una persona ferita e maltrattata.
Emigrati dalle Canarie per evangelizzare
Le Isole Canarie sono drammaticamente note per essere l’approdo di una delle rotte migratorie più letali al mondo. Tuttavia, nella storia, l’esempio di Fratel Pietro e di san Giuseppe de Anchieta, entrambi originari dell’arcipelago, che da qui partirono nei secoli passati per annunciare il Vangelo nelle Americhe.
Anche loro furono migranti che si diressero verso l’ignoto, portando come principali beni la fede, la speranza e la carità
In quella terra per loro sconosciuta, spiega il Papa, si delineò uno scambio biunivoco nel dare ciò che si aveva e accogliere ciò che di nuovo veniva offerto loro.
Perciò invito anche voi a offrire il tesoro di umanità, di sogni e di cultura che avete portato in queste isole, e ad essere aperti a ricevere ciò che vi viene dato.
“Tutti siamo migranti”
Leone XIV esorta a vivere questo scambio con responsabilità, guardando ai giovani, a tramandare il “patrimonio di una civiltà dell’amore”, in cui le migrazioni, come affermato nella recente enciclica Magnifica humanitas, “possono diventare un’occasione di incontro e di arricchimento reciproco tra popoli”.
Cari fratelli e sorelle, tutti — in qualche modo — siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste. Aiutiamoci a fare di questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno
“Nessuna tempesta” allontani da Dio
Il Pontefice ringrazia il governo spagnolo e le istituzioni per rendere concreto l’aiuto umanitario, e si sofferma infine sul nome del centro, che richiama le radici. Un’immagine che Papa Francesco utilizzava per indicare “la necessità di non dimenticare le origini, di rimanere uniti e di confidare nel Signore”. Come affermato nell’esortazione apostolica Christus vivit, chi confida nel Signore “è come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi”.
Quest’immagine delle radici vi aiuti a rimanere saldamente radicati nel Signore, affinché nessuna tempesta possa allontanarvi dalla sua presenza, che fortifica e dà vita. Cari amici, vi porto nel cuore e vi ricordo nelle mie preghiere.
I viaggi della morte su cayucos e pateras
A introdurre l’incontro è il vescovo di San Cristóbal de La Laguna, monsignor Santiago Eloy Alberto Santiago, che ricorda come, negli ultimi anni, “decine di migliaia le persone, provenienti dal continente africano, sono giunte alle nostre isole – frontiera meridionale dell’Europa”. Migliaia non hanno raggiunto la meta, soccombendo in un viaggio “totalmente disumano e precario” su imbarcazioni di fortuna note come cayucos e pateras.
L’impegno della Spagna per contrastare mafie e discorsi d’odio
Alle parole del vescovo fanno seguito quelle della ministra dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e delle Migrazioni spagnola, Elma Saiz Delgado, che dalla convinzione “tutti siamo nuovi in qualche luogo nel corso della nostra vita” ribadisce la natura mobile della Spagna nel corso della storia, che oggi si rivela in una politica migratoria basata su umanità, regolarità e convivenza, contrastando le mafie implicate nella tratta e i discorsi d’odio. Da tutto ciò, il Paese “ha imparato che una società coesa non nasce dall’innalzare muri tra vicini, ma dal costruire ponti tra persone”.
“Una prima opportunità”
Interviene poi il direttore del centro, Francisco Navarro, esponente dell’organizzazione ACCEM, la Ong che dalla sua apertura nel 2021 ha accolto più di 45mila persone, impiegandone quasi seicento. Las Raíces, in sostanza, rappresenta uno spazio di convergenza tra “percorsi di vita complessi”, capace di offrire una “prima opportunità” a chi vi giunge.
“Dignità”
Sono proprio loro a portare le ultime testimonianze dinanzi al Pontefice. La prima, Bousso Diouf, dal Senegael, ricorda la difficoltà del cammino migratorio e la benefica semplicità dei sogni che lo accompagnano: lavorare, prendersi cura della famiglia, vivere con dignità. Una prospettiva che il Papa abbraccia con questo incontro, ricordando al mondo “che siamo tutti persone, che tutti abbiamo bisogno di amore, di pace e di opportunità”.
Un secondo migrante, Taiwo Oluwatobi, dalla Nigeria, ricorda come nessuno abbandoni la propria terra, le proprie radici, riprendendo il nome del centro, “per volontà propria, quando può vivere in pace”. Dietro, infatti, si lasciano ricordi, persone care, e “una parte del nostro cuore”. Avanti, invece, il viaggio è pieno di paura, dolore, incertezza, e poi fame, freddo, disperazione. Molto spesso, morte. E chi arriva soffre in silenzio, “vittime di mafie che approfittano del bisogno e della sofferenza umana”. La richiesta che arriva dai migranti si riassume in dignità: “Le frontiere non si trasformino in muri di indifferenza”, i migranti non siano numeri o documenti, ma storie, raccontate e da raccontare ancora.
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