meno metastasi e forse meno tumori


Nati per combattere l’obesità, potrebbero diventare alleati inaspettati anche contro il cancro. Al congresso ASCO 2026 una serie di studi ha mostrato che i farmaci GLP-1 sono associati a una minore comparsa di alcuni tumori e a un rischio più basso di metastasi.

Per anni li abbiamo come i farmaci che hanno rivoluzionato la cura dell’obesità. Oggi, però, semaglutide, tirzepatide e gli altri agonisti del recettore GLP-1 stanno attirando l’attenzione per una ragione completamente diversa. Al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2026, il più importante appuntamento mondiale dedicato ai tumori, una serie di studi ha suggerito che questi medicinali potrebbero non limitarsi a favorire il dimagrimento, ma contribuire anche a rallentare la progressione di alcune neoplasie e forse a ridurne l’incidenza.

Il dato che ha fatto maggiormente discutere arriva da un’analisi internazionale su oltre 12 mila pazienti con tumori in fase iniziale o localmente avanzata. I ricercatori hanno osservato che i malati trattati con farmaci GLP-1 dopo la diagnosi presentavano una probabilità significativamente inferiore di sviluppare metastasi rispetto ai pazienti che assumevano altri farmaci antidiabetici. La riduzione del rischio di progressione è risultata particolarmente evidente nel tumore del polmone, della mammella, del colon-retto e del fegato. In alcuni casi la probabilità di arrivare allo stadio IV si è ridotta tra il 31% e il 50%.

Non si tratta di una prova definitiva. Gli stessi autori sottolineano che gli studi presentati all’ASCO sono osservazionali e non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto. Tuttavia il numero crescente di risultati concordanti sta spingendo la comunità scientifica a guardare ai GLP-1 con occhi nuovi. Secondo diversi ricercatori, infatti, i benefici osservati potrebbero non dipendere esclusivamente dalla perdita di peso, ma anche da effetti biologici diretti sui meccanismi dell’infiammazione, del metabolismo cellulare e della crescita tumorale.

Gli studi che hanno acceso il dibattito

Negli ultimi due anni sono arrivati risultati che hanno attirato l’attenzione degli oncologi. Uno dei lavori più citati, pubblicato su JAMA Network Open, ha analizzato oltre un milione di pazienti con diabete di tipo 2, osservando che gli utilizzatori di agonisti del recettore GLP-1 presentavano un rischio inferiore di sviluppare diversi tumori correlati all’obesità rispetto ai pazienti trattati con insulina. In particolare, la riduzione appariva significativa per tumori del colon-retto, dell’endometrio, dell’ovaio e del pancreas

A rafforzare l’interesse è arrivato nel 2025 un ampio studio pubblicato su JAMA Oncology, che ha seguito oltre 85 mila adulti con sovrappeso o obesità. Anche in questo caso è emersa un’associazione tra utilizzo dei GLP-1 e minore incidenza complessiva di cancro. I benefici più evidenti riguardavano il tumore dell’endometrio, quello ovarico e il meningioma. Gli autori, tuttavia, hanno sottolineato che si tratta di dati osservazionali e che non dimostrano un rapporto di causa-effetto. Nel frattempo, uno studio pubblicato nel 2026 su Annals of Oncology ha osservato che i pazienti obesi non diabetici trattati con GLP-1 presentavano una probabilità inferiore del 41% di sviluppare tumori correlati all’obesità nel breve periodo rispetto ai controlli. Anche in questo caso gli autori invitano alla prudenza e chiedono trial prospettici per confermare il dato.

Perché potrebbero funzionare contro alcuni tumori

La spiegazione più immediata riguarda il dimagrimento. Perdere peso riduce l’infiammazione sistemica, migliora la sensibilità insulinica e abbassa i livelli di numerosi fattori di crescita coinvolti nella proliferazione cellulare. In altre parole, eliminando una parte del terreno biologico favorevole allo sviluppo del cancro, diminuisce anche il rischio oncologico.  Ma molti ricercatori ritengono che il fenomeno possa essere più complesso. Alcuni studi sperimentali suggeriscono che i recettori GLP-1 siano presenti anche in tessuti diversi dal pancreas e possano influenzare direttamente processi cellulari legati all’infiammazione, all’immunità e alla crescita tumorale. È un campo ancora in piena evoluzione, ma sufficiente per spingere diversi gruppi di ricerca a esplorare il possibile ruolo dei GLP-1 come strumenti di prevenzione oncologica. 

Un elemento particolarmente interessante arriva dal confronto con la chirurgia bariatrica. In uno studio israeliano presentato al Congresso Europeo sull’Obesità, i pazienti trattati con agonisti GLP-1 hanno mostrato una riduzione del rischio di tumori correlati all’obesità paragonabile a quella ottenuta con la chirurgia, nonostante una perdita di peso inferiore. Un risultato che ha alimentato l’ipotesi di effetti biologici indipendenti dal semplice calo ponderale.  Alcune analisi recenti stanno inoltre suggerendo possibili benefici sul tumore della mammella e sul carcinoma colorettale, due delle neoplasie più diffuse nei Paesi occidentali. Tuttavia si tratta di risultati preliminari che richiedono ulteriori conferme.

I dubbi degli esperti e le domande ancora aperte

Nonostante l’entusiasmo, la comunità scientifica continua a mantenere una posizione prudente. Il motivo è semplice: quasi tutte le evidenze disponibili derivano da studi osservazionali. Questo significa che gli scienziati possono individuare associazioni statistiche, ma non dimostrare che siano stati i farmaci a causare direttamente la riduzione del rischio oncologico.  Esistono inoltre risultati non sempre concordi. Alcune analisi hanno segnalato un possibile aumento del rischio di tumore renale, mentre per altre neoplasie, come il carcinoma colorettale, le conclusioni restano oggetto di discussione. Le revisioni più recenti sottolineano che, nel complesso, i GLP-1 non sembrano aumentare l’incidenza dei tumori e potrebbero addirittura ridurla in alcuni contesti, ma il quadro è ancora incompleto.  C’è poi una questione temporale. Il cancro è una malattia che spesso impiega anni, se non decenni, per svilupparsi. I farmaci GLP-1 sono relativamente nuovi e i periodi di osservazione disponibili potrebbero non essere ancora sufficienti per coglierne tutti gli effetti a lungo termine. Per questo numerosi gruppi di ricerca stanno progettando studi prospettici e trial dedicati alla prevenzione oncologica.  La conclusione, almeno per ora, è che i GLP-1 non sono farmaci antitumorali e non devono essere prescritti con questo obiettivo. Tuttavia stanno emergendo segnali sempre più consistenti che suggeriscono come il loro impatto sulla salute possa andare ben oltre il controllo del peso e della glicemia. Se i risultati verranno confermati dagli studi futuri, la rivoluzione iniziata contro l’obesità potrebbe trasformarsi in qualcosa di ancora più ambizioso: una nuova strategia di prevenzione del cancro. Una prospettiva che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza e che oggi, invece, sta entrando con forza nel dibattito scientifico internazionale. 


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 Maddalena Bonaccorso

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