Dopo quasi settant’anni, gli ex alunni della Scuola Elementare di Santa Caterina, protagonisti degli anni scolastici compresi tra il 1955 e il 1960, si sono ritrovati per una cena che ha avuto il sapore di un piccolo grande evento storico. Una serata attesa, raccontata, forse persino immaginata per anni, ma che solo oggi è diventata realtà, riunendo attorno allo stesso tavolo compagni di scuola che il tempo aveva allontanato nelle strade della vita, senza però cancellare il filo invisibile dell’amicizia.
La notizia circolava da tempo tra i protagonisti di quella gloriosa classe elementare del secolo scorso, ma nessuno osava crederci davvero fino in fondo. E invece, sfidando il passare degli anni, qualche acciacco, le distanze e persino la sempre più complessa arte di ricordare dove fossero stati lasciati gli occhiali, gli alunni di allora si sono dati appuntamento per condividere una serata all’insegna della memoria, dell’ironia e dell’affetto sincero. Un incontro che, con leggerezza e commozione, ha riportato tutti idealmente tra i banchi della scuola elementare di Santa Caterina, quando la vita era scandita dalla campanella, dalla ricreazione e dalle lezioni del maestro.
La cena degli ex compagni di scuola di Santa Caterina
L’appuntamento si è svolto in una località mantenuta riservata fino all’ultimo, quasi si trattasse di un vertice internazionale o di una scoperta archeologica da proteggere. La scelta della segretezza, raccontano con ironia i partecipanti, sarebbe stata necessaria per evitare l’assalto di giornalisti, curiosi e rappresentanti di case farmaceutiche interessati a studiare il misterioso fenomeno della longevità scolastica. Battute a parte, quella degli ex alunni di Santa Caterina è stata una rimpatriata dal forte valore umano, capace di trasformare una semplice cena in un racconto collettivo lungo quasi sette decenni.
I partecipanti, che un tempo correvano nei cortili del quartiere e si rincorrevano durante la ricreazione, sono arrivati con passo più prudente ma con lo stesso spirito goliardico di allora. Qualche articolazione meno collaborativa, qualche capello in meno o diventato bianco, qualche ricordo da rimettere in ordine, ma negli occhi la stessa luce di chi, davanti ai compagni di una vita, torna improvvisamente bambino. È proprio questa la forza delle rimpatriate tra ex compagni di scuola: sospendere per qualche ora il tempo e restituire alle persone il privilegio di riconoscersi non solo per ciò che sono diventate, ma anche per ciò che sono state insieme.
Il riconoscimento dopo settant’anni: tra emozione e ironia
Le prime difficoltà, come prevedibile, sono emerse già all’ingresso. Il tempo, si sa, modifica i lineamenti, cambia le posture, aggiunge rughe e sottrae certezze. Così il riconoscimento dei compagni ha richiesto qualche minuto di prudenza, qualche domanda e una buona dose di autoironia. “Tu sei Rino?”, ha chiesto qualcuno. “No, sono Mimmo”, è stata la risposta. “Ah, scusa, però hai ancora la stessa faccia”. “Grazie… credo”. Poche battute, sufficienti a rompere il ghiaccio e a inaugurare una serata in cui il sorriso è diventato il vero filo conduttore.
Dopo alcuni minuti dedicati al riconoscimento facciale analogico, sistema operativo ancora molto diffuso tra i presenti e decisamente più affidabile se supportato da fotografie in bianco e nero, la situazione si è sbloccata grazie alle immagini d’epoca. Quelle fotografie, ingiallite dal tempo ma ancora vivissime nella memoria, hanno confermato una verità scientificamente incontestabile: tutti sono cambiati moltissimo, tranne coloro che continuano a essere convinti di essere cambiati pochissimo. Ed è forse proprio in questa dolce illusione che si nasconde il segreto di ogni incontro tra vecchi compagni di scuola.
L’appello del capoclasse Pino Artuso
Uno dei momenti più emozionanti della serata è stato l’appello dei presenti, affidato al capoclasse Pino Artuso, che ha richiamato i compagni in ordine alfabetico come accadeva tra i banchi della scuola. Un gesto semplice, ma carico di significato, capace di riportare tutti all’infanzia e a quel rituale quotidiano che per anni aveva segnato l’inizio delle lezioni. I nomi pronunciati hanno restituito voce e presenza a una classe che, nonostante il passare del tempo, continua a vivere nella memoria di ciascuno.
L’appello ha ricordato Artuso Giuseppe, Bagnato Demetrio, Casile Marcello, Foti Carmelo, Foti Mario, Iero Claudio, Longo Gennaro, Neri Paolo, Pennestrì Domenico, Polimeni Salvatore, Porcino Demetrio e Stuppino Domenico. Alcuni compagni non hanno potuto partecipare per motivi di salute o per la distanza, mentre altri, come Gianni Vazzana, Mimmo Lazzaro e Pietro Pazzano, sono stati ricordati come assenti giustificati. La loro assenza fisica non ha impedito però che fossero presenti nel cuore di tutti, perché nelle vere amicizie il ricordo non occupa un posto vuoto: lo riempie.
Il ricordo del maestro Catanoso e della scuola di un tempo
Nel corso della serata non poteva mancare il ricordo del maestro Catanoso, figura centrale negli anni della formazione dei piccoli alunni di Santa Caterina. È bastato che qualcuno pronunciasse il suo nome perché la memoria collettiva si aprisse come un vecchio registro scolastico. Da quel momento sono emerse testimonianze dettagliatissime, forse persino più accurate di quelle raccolte nelle grandi commissioni d’inchiesta della storia, con racconti di marachelle, interrogazioni memorabili, rimproveri indimenticabili e piccoli episodi che alcuni protagonisti speravano fossero ormai definitivamente caduti in prescrizione.
La scuola elementare degli anni Cinquanta era un mondo diverso da quello di oggi. I banchi, i quaderni, i calamai, le cartelle, la disciplina, il rispetto per il maestro e il valore dato allo studio formavano un universo educativo austero ma profondamente umano. Per molti di quei bambini, oggi nonni e bisnonni, la scuola non fu soltanto il luogo dell’alfabeto e delle tabelline, ma anche il primo spazio di socialità, il luogo in cui nacquero legami destinati a resistere per tutta la vita. La cena degli ex alunni ha così riportato alla luce non solo episodi personali, ma anche un frammento prezioso della memoria scolastica e sociale di un’intera generazione.
Dalle figurine alle analisi del sangue: il tempo raccontato con il sorriso
Come accade in ogni rimpatriata che si rispetti, i discorsi hanno attraversato con naturalezza passato e presente. Se da bambini ci si confrontava sulle figurine, sulle matite colorate o sui giochi durante la ricreazione, oggi il confronto è passato, con inevitabile ironia, ai valori della glicemia, del colesterolo e agli acciacchi accumulati negli ultimi anni. Il principio, però, è rimasto lo stesso: allora si cercava di completare la collezione, oggi si commentano gli esami clinici con la competenza di un congresso medico.
Tra una risata e l’altra, i partecipanti hanno parlato della pensione, degli anni trascorsi dall’ultimo giorno di lavoro, dei piccoli e grandi problemi dell’età, ma soprattutto delle gioie più importanti: i figli, i nipoti, le famiglie costruite nel tempo e le imprese quotidiane dei più giovani. In quei racconti si è riconosciuto l’orgoglio discreto e profondo dei nonni, capaci di trasformare ogni successo dei propri cari in una conquista personale. La serata è diventata così un ponte tra generazioni, un dialogo continuo tra i bambini di ieri e le famiglie di oggi.
Fotografie, registri scolastici e doni speciali
La cena è proseguita tra risate, aneddoti, fotografie ingiallite e inevitabili confronti terapeutici, ma anche con momenti di autentica emozione. Molto apprezzato il bouquet di fiori posizionato al centro del tavolo, simbolo di festa, affetto e delicatezza. Altrettanto gradita la crostata di marmellata preparata da uno dei partecipanti, un dolce semplice e familiare che ha aggiunto alla serata il sapore delle cose fatte con il cuore.
Particolarmente significativo è stato il recupero delle fotocopie dei registri e degli scrutini di quegli anni. Quei documenti, custoditi come tracce preziose di un passato lontano, hanno suscitato grande emozione tra i presenti. Rivedere i propri nomi scritti nei registri scolastici, ritrovare voti, annotazioni e testimonianze di un tempo ormai lontano ha significato riaprire una finestra sull’infanzia. Un altro ex alunno ha poi fatto dono a tutti di un libro scritto da lui, contenente poesie e racconti ispirati proprio a quel periodo della loro vita. Un gesto che ha trasformato la memoria individuale in patrimonio condiviso.
L’amicizia che attraversa i decenni
A fine serata, tra saluti, abbracci e promesse di rivedersi, è stato chiaro a tutti che il valore più grande dell’incontro non era soltanto nel ricordo del passato, ma nella capacità di quel passato di parlare ancora al presente. Dopo quasi settant’anni, ciascuno conserva qualcosa del bambino che era allora: la curiosità, l’ironia, la voglia di stare insieme, il piacere della compagnia e quella forma speciale di amicizia che nasce sui banchi di scuola e continua a vivere anche quando le strade si separano.
La rimpatriata degli ex alunni della Scuola Elementare di Santa Caterina ha dimostrato che il tempo passa, cambia i volti e modifica le abitudini, ma non sempre riesce a vincere. Alcuni legami resistono perché sono nati in un’età in cui tutto era più semplice e, proprio per questo, più autentico. Sono amicizie che non hanno bisogno di vedersi ogni giorno per restare vive, perché custodiscono un’origine comune, una stagione condivisa, un lessico fatto di nomi, scherzi, maestri, banchi e ricreazioni.
Una lezione di memoria, comunità e vita
Alla domanda finale, “Quanti anni abbiamo davvero?”, i presenti hanno risposto all’unisono con una frase che racchiude il senso profondo della serata: abbastanza per avere un’infinità di ricordi da raccontare, ma ancora abbastanza giovani per crearne di nuovi. Una risposta semplice e luminosa, capace di spiegare meglio di qualsiasi discorso il significato di questo incontro.
E a giudicare dalle risate che si sentivano all’uscita del ristorante, la classe di Santa Caterina ha dimostrato che la memoria non è nostalgia immobile, ma energia viva. È il desiderio di ritrovarsi, di raccontare, di ridere ancora insieme, di guardarsi negli occhi e riconoscere, dietro i segni del tempo, il compagno di banco di una volta. Dopo quasi settant’anni, gli ex alunni di Santa Caterina hanno celebrato non solo una cena, ma una vera lezione di vita: quella delle amicizie che attraversano i decenni e che, quando si ritrovano, sembrano aver trovato il modo di copiare il tempo durante il compito in classe.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Ilaria Calabrò
Source link



