La nuova mappa del potere mondiale: così …




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Investimenti incrociati, data center, chip, cloud e modelli AI stanno creando una rete di relazioni economiche senza precedenti. Oggi i protagonisti dell’intelligenza artificiale sono contemporaneamente clienti, fornitori, partner e investitori gli uni degli altri.

Come le ferrovie nell’Ottocento, la rete elettrica nel Novecento e Internet negli anni Duemila, l’AI sta costruendo un ecosistema destinato a sostenere interi settori economici.

La vera domanda non è se l’intelligenza artificiale cambierà il mondo, ma se la crescita futura sarà sufficiente a giustificare i trilioni di dollari che oggi vengono investiti per costruirla.

La nuova mappa del potere mondiale: perché il grafico dell’AI è molto più importante di quanto sembri

Immagina una gigantesca rete nella quale i principali protagonisti dell’intelligenza artificiale mondiale sono tutti collegati tra loro da investimenti, contratti, forniture hardware, servizi cloud e partecipazioni azionarie.

La cosa sorprendente è che non esiste una semplice catena cliente-fornitore.

Oggi quasi tutti sono contemporaneamente clienti, partner, investitori e fornitori degli altri.

Ed è proprio questa complessità che rende l’ecosistema AI così potente.

Al centro della rete ci sono due soli veri poli gravitazionali

Dai rapporti con le aziende emerge immediatamente un fatto.

Tutte le strade sembrano portare a Nvidia e OpenAI.

Sono loro i due grandi centri gravitazionali attorno ai quali ruota gran parte dell’industria dell’intelligenza artificiale.

Da una parte troviamo Nvidia, che fornisce la materia prima indispensabile per l’AI moderna: la potenza di calcolo.

Dall’altra OpenAI, che rappresenta uno dei principali produttori di modelli e applicazioni di intelligenza artificiale.

Tutto il resto gira attorno a questi due nuclei.

È un po’ come osservare un sistema solare nel quale tutti i pianeti seguono l’attrazione gravitazionale di due stelle.

Nvidia è diventata il “petrolio” dell’intelligenza artificiale

Il ruolo di Nvidia è impressionante.

OpenAI utilizza i suoi chip.

Oracle compra enormi quantità di GPU Nvidia per costruire i propri data center.

CoreWeave basa il proprio business proprio sulla disponibilità di queste GPU.

xAI, Mistral, Figure AI e decine di altre aziende dipendono direttamente dall’hardware Nvidia.

Più cresce l’intelligenza artificiale, più cresce la domanda di capacità computazionale.

Più cresce la domanda di capacità computazionale, più aumentano le vendite di Nvidia.

La società si trova in una posizione quasi unica nella storia dei mercati.

Non sta semplicemente vendendo un prodotto.

Sta vendendo l’infrastruttura necessaria per costruire il futuro dell’AI.

È come se durante una corsa all’oro fosse contemporaneamente proprietaria delle miniere, dei treni che trasportano il minerale e delle pale utilizzate dai cercatori.

OpenAI sta diventando una piattaforma, non più una semplice azienda

Anche OpenAI sta evolvendo rapidamente.

Molti continuano a considerarla una software house.

In realtà sta assumendo sempre più le caratteristiche di una piattaforma globale.

Microsoft investe in OpenAI.

OpenAI utilizza infrastrutture Microsoft.

OpenAI acquista servizi cloud da Oracle.

OpenAI collabora con startup specializzate in sanità, consulenza legale, programmazione e automazione aziendale.

Il suo ruolo ricorda quello che Google aveva assunto nei primi anni 2000 o Amazon durante la costruzione del proprio ecosistema cloud.

Ogni nuova applicazione AI sembra passare, direttamente o indirettamente, da OpenAI.

Anthropic PBC: il vero rivale di OpenAI che molti stanno ancora sottovalutando

Se c’è un nome che negli ultimi mesi sta emergendo come possibile vero antagonista di OpenAI, quello è Anthropic PBC.

La società è stata fondata nel 2021 da ex ricercatori di OpenAI guidati da Dario Amodei e Daniela Amodei, dopo divergenze sulla gestione e sulla sicurezza dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. La sigla PBC significa Public Benefit Corporation: una struttura societaria pensata teoricamente per bilanciare profitto e interesse pubblico, con una forte enfasi sulla sicurezza e sull’allineamento dei modelli AI.

Negli ultimi anni Anthropic è diventata qualcosa di molto più grande di una semplice startup.

Il suo modello Claude è oggi uno dei principali concorrenti di ChatGPT e viene considerato da molte aziende tra i sistemi più affidabili per applicazioni professionali, coding avanzato, analisi documentale e automazione aziendale. La società ha inoltre costruito una reputazione molto forte sul tema della sicurezza dell’intelligenza artificiale, cercando di differenziarsi rispetto ad altri operatori più focalizzati sulla velocità di commercializzazione.

La cosa più impressionante è però il livello di sostegno ricevuto dai grandi colossi tecnologici.

Amazon ha investito decine di miliardi nella società e ha trasformato Anthropic in uno dei principali clienti strategici di AWS. Parallelamente anche Google ha investito massicciamente nel gruppo e collabora sul fronte dell’infrastruttura computazionale e dei chip AI. Anthropic utilizza infatti una combinazione di GPU Nvidia, TPU Google e hardware AWS Trainium per addestrare e gestire i propri modelli.

In pratica Anthropic occupa una posizione quasi unica: è contemporaneamente partner strategico di alcuni dei più grandi hyperscaler del pianeta e uno dei maggiori consumatori mondiali di capacità computazionale.

Questo spiega perché molti investitori inizino a considerarla non soltanto come una software house, ma come uno degli snodi fondamentali dell’intera infrastruttura AI globale.

Le ultime valutazioni mostrano quanto il mercato stia scommettendo sulla sua crescita. Secondo le più recenti operazioni di finanziamento, Anthropic avrebbe raggiunto una valutazione vicina ai 965 miliardi di dollari, arrivando addirittura a superare OpenAI in alcune stime private. Una cifra che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile per una società fondata appena nel 2021.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più sorprendenti dell’intera rivoluzione AI: mentre il pubblico continua a identificare l’intelligenza artificiale quasi esclusivamente con ChatGPT, dietro le quinte si sta sviluppando una competizione gigantesca tra ecosistemi industriali che coinvolgono Amazon, Google, Microsoft, Nvidia, Oracle, OpenAI e Anthropic.

Una competizione che non riguarda soltanto il software.

Riguarda il controllo della futura infrastruttura economica digitale mondiale.

La parte più sorprendente: tutti investono in tutti

La vera novità rispetto alle grandi rivoluzioni tecnologiche del passato è la natura dei rapporti tra queste aziende.

Microsoft finanzia OpenAI.

OpenAI genera domanda per Nvidia.

Oracle compra chip Nvidia.

Nvidia investe in OpenAI.

AMD fornisce chip a OpenAI e ottiene accordi strategici.

CoreWeave acquista hardware Nvidia ma contemporaneamente fornisce capacità di calcolo a molte aziende AI.

In altre parole non stiamo osservando una filiera tradizionale.

Stiamo osservando un ecosistema fortemente interconnesso, dove la crescita di un attore tende a favorire anche molti degli altri.

Questo meccanismo crea un effetto moltiplicatore straordinario durante le fasi di espansione.

Perché le valutazioni stanno raggiungendo livelli impensabili

Guardando questa rete diventa più facile comprendere perché alcune valutazioni sembrano ormai fuori scala.

Nvidia supera i 4.500 miliardi di dollari.

Microsoft si avvicina ai 4.000 miliardi.

OpenAI viene valutata centinaia di miliardi pur essendo nata relativamente da poco.

Oracle continua ad aggiornare i propri massimi storici.

Il motivo è semplice.

Gli investitori non stanno valutando soltanto i risultati attuali.

Stanno cercando di prezzare il ruolo che queste aziende potrebbero avere all’interno della futura economia dell’intelligenza artificiale.

E quando il mercato inizia a considerare una società come parte dell’infrastruttura essenziale del sistema, le metriche tradizionali diventano meno influenti.

Il rischio che pochi vogliono vedere

Esiste però anche il lato opposto della medaglia.

Una rete così interconnessa amplifica i successi, ma amplifica anche gli errori.

Se la domanda di AI continuasse a crescere ai ritmi attuali, tutti questi soggetti potrebbero beneficiarne contemporaneamente.

Ma cosa accadrebbe se i grandi hyperscaler rallentassero gli investimenti?

Cosa succederebbe se i nuovi modelli richiedessero meno potenza di calcolo?

Oppure se la crescita della produttività generata dall’AI si rivelasse inferiore alle aspettative?

In quel caso il rallentamento si propagherebbe rapidamente attraverso tutta la rete.

È esattamente il motivo per cui alcuni analisti iniziano a parlare di rischio sistemico dell’ecosistema AI.

La domanda più importante non è se siamo in una bolla

Molti osservatori continuano a chiedersi se Nvidia, OpenAI o l’intero settore AI siano in bolla.

Forse però non è questa la domanda giusta.

La domanda corretta è:

quanto dovrà crescere l’economia mondiale per giustificare tutti questi investimenti?

Perché qui non stiamo parlando di una singola azienda di successo.

Stiamo parlando di centinaia di miliardi investiti ogni anno in chip, data center, reti elettriche, software, cloud e modelli di intelligenza artificiale.

Per sostenere queste valutazioni servirà una crescita enorme della produttività globale.

Il mercato oggi sta scommettendo che accadrà.

Ed è proprio questa convinzione che sta alimentando uno dei più grandi cicli di investimento tecnologico della storia moderna.

Non stiamo osservando un nuovo prodotto, ma una nuova infrastruttura

La sensazione è che non stiamo osservando la nascita di un nuovo prodotto.

Stiamo osservando la costruzione di una nuova infrastruttura economica globale, destinata a influenzare quasi ogni settore dell’economia nei prossimi decenni.

Come le ferrovie nell’Ottocento, la rete elettrica nel Novecento e Internet negli anni Duemila, l’intelligenza artificiale sta diventando il sistema nervoso della futura economia mondiale.

Ed è proprio per questo che quel diagramma apparentemente confuso potrebbe essere uno dei grafici più importanti del nostro tempo.


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 info@ftaonline.com ("Alessandro Magagnoli")

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