La Lombardia ha approvato il PdL 175, legge sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili, che arriva dopo un lungo lavoro di coordinamento tra le Regioni del Bacino padano — Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna — e con il contributo diretto dei Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura. Il risultato è un testo che la maggioranza definisce «di equilibrio», ma che l’opposizione e alcune realtà della società civile giudicano insufficiente rispetto alle sfide della transizione energetica.
La norma si inserisce in un quadro normativo nazionale già delineato dal D.Lgs. 199/2021, di recepimento della direttiva RED2, che impone agli Stati membri di individuare aree idonee e aree non idonee per l’installazione di impianti FER, con l’obiettivo di semplificare e accelerare l’iter autorizzativo. La Lombardia è la prima regione italiana per consumi energetici: il peso di questo provvedimento, dunque, va ben oltre i confini regionali.
Cosa prevede il PdL 175: SAU, tetti comunali e aree prioritarie
La parte centrale del provvedimento ruota attorno alla definizione delle superfici agricole utilizzabili per gli impianti al suolo. La norma introduce una misura minima dello 0,8% della superficie agricola a disposizione e fissa un tetto massimo del 3% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) a livello comunale. Questi parametri, secondo l’assessore regionale alle Risorse energetiche Massimo Sertori, nascono da un’analisi condivisa con le altre Regioni padane e rappresentano un punto di mediazione tra le esigenze di sviluppo delle rinnovabili e la salvaguardia del sistema agroalimentare lombardo. «La Lombardia si è dotata di una legge che, attraverso gli investimenti di privati — stimati tra i 13 e i 15 miliardi di euro entro il 2030 — raggiungerà obiettivi di interesse pubblico volti all’aumento dell’autonomia energetica, alla diminuzione dell’inquinamento e alla salvaguardia del territorio», ha dichiarato Sertori. La norma prevede inoltre forme di compensazione ai singoli Comuni, ai quali viene riconosciuto un ruolo attivo nel processo.
Sul piano procedurale, la legge individua categorie di aree agricole per le quali sarà applicabile un iter autorizzativo semplificato per l’installazione di impianti fotovoltaici e agrivoltaici. Accanto alle superfici agricole soggette ai limiti quantitativi già citati, la norma include coperture di edifici, parcheggi, aree industriali e artigianali, siti produttivi, aree dismesse non residenziali, cave nelle porzioni esaurite e discariche cessate. Restano escluse, o soggette a tutela specifica, le aree di parchi e zone protette.
Sul fronte della tutela territoriale, l’assessore all’Ambiente e Clima Giorgio Maione ha evidenziato come il provvedimento punti a concentrare lo sviluppo delle FER nelle aree degradate e da bonificare, trasformando passività ambientali in risorse strategiche. Un approccio in linea con i principi del land reuse e della rigenerazione territoriale, già presenti nella legislazione urbanistica regionale e coerente con le indicazioni della Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile.
L’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi ha ricordato che, senza un’adeguata regolamentazione, il target lombardo di incremento delle rinnovabili — pari a 8,7 GW come quota parte degli obiettivi nazionali — avrebbe rischiato di gravare soprattutto sulle superfici agricole più produttive della pianura, con una potenziale compromissione stimata fino a 20.000 ettari di suolo fertile.
Il contesto normativo: RED2, obiettivi nazionali e PNIEC
Il PdL 175 opera all’interno del perimetro tracciato dalla direttiva europea RED2 (2018/2001/UE), che fissa al 2030 un target del 42,5% di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo dell’UE. A livello nazionale, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) — nella versione aggiornata — stima un fabbisogno di nuova potenza installata da FER di oltre 70 GW entro il 2030, di cui una quota significativa attesa dalle regioni del Nord. In questo scenario, la definizione delle aree idonee rappresenta un fattore abilitante della transizione.
Opposizioni e associazioni: obiettivi ridimensionati e data center senza regole
Il voto in Consiglio regionale ha registrato una spaccatura tra maggioranza e opposizione. Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno votato contro il provvedimento; il Partito Democratico non ha partecipato al voto. Le opposizioni avevano presentato oltre venti emendamenti migliorativi, respinti dalla maggioranza, con l’obiettivo di ampliare le categorie di aree idonee e rafforzare i meccanismi di tutela dei suoli agricoli di qualità.
Legambiente Lombardia, CGIL Lombardia e Associazione Ambiente e Lavoro in un comunicato congiunto criticano in particolare il ridimensionamento delle ambizioni rispetto a un testo precedente: una prima proposta del 2025 aveva fissato l’asticella a 12.000 MW di nuova potenza rinnovabile installata entro il 2030. La versione approvata dimezza quell’obiettivo, allontanando la Lombardia dai propri impegni di decarbonizzazione in un momento in cui le installazioni fotovoltaiche hanno già registrato un calo del 30% nel 2025 rispetto all’anno precedente — un dato attribuito principalmente alle difficoltà autorizzative, non a un calo della domanda o della competitività economica del solare.
Un equilibrio da verificare sul campo
Resta centrale la verifica pratica dell’impianto normativo. La Lombardia ha bisogno di accelerare le installazioni FER — fotovoltaico in primo luogo — per ridurre la bolletta energetica di famiglie e imprese e rispettare gli impegni assunti a livello europeo. L’augurio è che i parametri introdotti dal PdL 175 consentano di sbloccare realmente le autorizzazioni e aumentare la potenza installata, senza creare ulteriori complessità procedurali.
Resta sullo sfondo anche il tema del nucleare, evocato dall’assessore Beduschi come prospettiva energetica di lungo periodo: un’ipotesi che, nelle valutazioni più prudenti, difficilmente potrebbe produrre energia in rete prima della fine degli anni Quaranta, e che non incide in alcun modo sulle scadenze del 2030.
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Raffaella Capritti
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