Tumore al seno, nell’Isola 1600 nuovi casi all’anno. Diagnosi precoce e ricerca scientifica per cure più efficaci


A Cagliari il convegno regionale con medici, associazioni, psicologi, rappresentanti delle istituzioni e dei pazienti.

I progressi della ricerca, il rapporto tra medico e paziente, l’accesso a screening e informazione: sono i temi su cui si è concentrato l’evento regionale “Tumore al seno: perché parlarne può salvare la vita?” promosso da Salute Donna e Salute Uomo con il contributo non condizionato di Novartis e il sostegno dell’intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro” della Camera dei Deputati che si è svolto a Cagliari questa mattina. All’incontro hanno partecipato clinici, associazioni dei pazienti e rappresentanti delle principali cariche istituzionali nazionali, regionali e locali, che si sono confrontati su questa neoplasia considerata priorità di salute pubblica che necessita di risposte coordinate sul territorio.

I dati in Sardegna

Oggi, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi della ricerca, la storia del tumore al seno è cambiata, la maggior parte delle diagnosi riguarda tumori in fase iniziale che se affrontati tempestivamente sono sempre più curabili.

Il tumore al seno è la neoplasia più frequente in Sardegna: rappresenta il 31% di tutti i tumori femminili, con un’incidenza di oltre 1.600 nuovi casi all’anno, ma ha anche una elevata capacità di cura grazie alla diagnosi precoce e alla ricerca scientifica. Il rischio di recidiva esiste, anche a distanza di molti anni e rimane una sfida clinica importante: 1 donna su 5 può andare incontro ad una ripresa di malattia nei primi 10 anni. Si stima che nell’isola vi siano circa 15 mila donne che convivono con una pregressa diagnosi di carcinoma mammario: dati in linea con la media nazionale, ma purtroppo con una adesione allo screening mammario ancora inferiore rispetto a quanto avviene sul territorio nazionale.

Parlare di tumore al seno significa salvare vite: la prevenzione non è uno slogan, ma il primo atto di cura e una priorità politica che questo Governo ha rimesso al centro dell’agenda sanitaria nazionale, con più risorse, più programmazione e più attenzione agli screening – così Ugo Cappellacci, presidente della commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati – il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, approvato pochi giorni fa, conferma questa direzione e rafforza l’obiettivo di rendere gli interventi più omogenei su tutto il territorio nazionale. L’estensione dello screening mammografico alle donne tra i 45 e i 49 anni e tra i 70 e i 74 anni è una misura concreta, che ho sostenuto fin dalla mia proposta emendativa alla legge di bilancio 2024 e che il Governo ha poi trasformato in norma e in servizio reale per le cittadine. Ora il passo successivo è garantire percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali uniformi, perché dopo lo screening ogni donna deve trovare una rete capace di accompagnarla dalla diagnosi alla cura, senza disuguaglianze territoriali”.

Le risposte: cure accessibili, approccio multidisciplinare, ricerca scientifica

La lotta contro il tumore al seno non può ammettere disuguaglianze territoriali, tanto da rendere il diritto alla cura e alla salute non universale – sottolinea Ilenia Malavasi, capogruppo PD commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, componente dell’intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro” alla Camera – anche in Sardegna è urgente potenziare la sanità di prossimità e rafforzare la prevenzione gratuita offerta dagli screening, investendo in campagne di informazione, di educazione a partire dalle giovani generazioni, e in percorsi dedicati alle giovani donne a rischio genetico”.

“Come donna che sta vivendo e affrontando un percorso oncologico, conosco profondamente cosa significhi paura, bisogno di non sentirsi sole e sostegno capace di infondere forza, so cosa vuol dire svegliarsi ogni giorno combattendo una battaglia che ti cambia dentro, nel corpo e nell’anima – commenta Tiziana Nisini, membro della Camera dei Deputati, vicepresidente della commissione Lavoro – per questo, come politica, ritengo doveroso parlare di prevenzione, ascolto e sostegno concreto alle donne che ricevono una diagnosi di tumore mammario: perché dobbiamo sempre ricordare che dietro ogni diagnosi c’è una persona, una famiglia, una vita che merita dignità, speranza, vicinanza e cure”.

«Parlare di tumore al seno oggi significa migliorare le scelte di domani; è questo l’obiettivo che ci poniamo come associazione dei pazienti e che ci ha convinto a promuovere un evento su questa patologia in Sardegna – dichiara Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna ODV. – La prevenzione è lo strumento fondamentale che abbiamo nella lotta a questa neoplasia, anche se la ricerca ha compiuto progressi enormi rendendo il tumore al seno altamente curabile se preso in tempo. Tuttavia, la prevenzione inizia dall’informazione e dalla conoscenza: per questo è necessario continuare a porre il tumore al seno al centro del dibattito scientifico e istituzionale, tenendo sempre alta l’attenzione dell’opinione pubblica su questa patologia di enorme portata socio-sanitaria ed economica”.

“La diagnosi precoce può aumentare notevolmente le possibilità di cura e guarigione; per questo motivo sono importanti controlli regolari come l’autopalpazione, la visita senologica e la mammografia periodica – sottolinea Luigi Mascia, oncologo medico, direttore struttura complessa di oncologia medica, Ospedale oncologico Businco – a ciò si aggiunge che negli ultimi anni i progressi della medicina hanno migliorato notevolmente le terapie disponibili».

Il tumore al seno è una patologia complessa, da qui la necessità di una presa in carico multidisciplinare e di un dialogo aperto, continuo e costruttivo con il medico curante in modo da orientare le scelte terapeutiche in base al rischio e personalizzare il più possibile gli interventi, valutando i benefici clinici, la tollerabilità e le esigenze di ciascun paziente.

“In passato la terapia era pressoché esclusivamente appannaggio della chirurgia, mentre oggi gli interventi sono diventati meno demolitivi ed è emersa l’esigenza di preservare la femminilità, la ripresa funzionale, il completo ripristino dell’integrità della persona – spiega Gianfranco Fancello, chirurgo, direttore struttura complessa Chirurgia senologica, ospedale oncologico Businco – sono nate le Breast unit, dove molteplici figure professionali condividono le strategie terapeutiche, consentendo alle donne di ricevere le migliori terapie possibili”.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 

Source link

Di