Con la 4a rivoluzione industriale, più nota con il nome di Industria 4.0 (poi divenuta Transizione 4.0), le aziende sono state chiamate ad integrare progressivamente le tecnologie digitali all’interno dei propri processi produttivi. Un’integrazione che, però, richiede la presenza di figure tecniche e professionali qualificate.
Questi professionisti non sono sempre reperibili sul mercato, sia perché in numero limitato rispetto alle richieste, sia perché non sempre in possesso delle necessarie competenze. A questo limite pone freno la norma UNI 11621-7:2024, che fissa requisiti precisi in termini di conoscenza, abilità ed esperienza professionale, creando la figura dell’Esperto in Transizione Digitale e Transizione 4.0. In particolare, occorre evidenziare che la norma, sviluppata in ambito UNINFO con il contributo delle commissioni tecniche UNI/CT 519 e UNI/CT 526, definisce un quadro nazionale di riferimento per la qualificazione delle professionalità coinvolte nei processi di digitalizzazione e di adozione delle tecnologie abilitanti.
Cosa fa l’Esperto in Transizione Digitale e Transizione 4.0?
Il compito di queste figure professionali è quello di analizzare i fabbisogni aziendali e definire le strategie di digitalizzazione, individuando le soluzioni tecnologiche più idonee.
Successivamente, spetta al Progettista il compito di monitorare la fase tecnica, sia per l’implementazione che per l’integrazione dei sistemi, affinché siano soddisfatti i requisiti prescritti. Al termine del processo, il Valutatore verifica la conformità e sottoscrive i documenti previsti, tra cui quelli richiesti per l’accesso ai benefici fiscali.
Lo schema Certing introduce un sistema strutturato di attestazione delle competenze che consente di: qualificare in modo oggettivo conoscenze, abilità ed esperienza professionale; garantire la tracciabilità e verificabilità delle competenze dichiarate; fornire al mercato un riferimento affidabile per l’individuazione di professionisti qualificati. La certificazione si fonda su un processo di valutazione indipendente e su requisiti coerenti con le esigenze applicative dei diversi contesti industriali e dei servizi.
Lo schema prevede la certificazione di tre distinti profili, che coprono l’intero ciclo di vita dei processi di trasformazione digitale:
- Consulente per la Transizione Digitale, con funzioni di analisi dei fabbisogni, definizione delle strategie di digitalizzazione e individuazione delle soluzioni tecnologiche più idonee.
- Progettista per la Transizione Digitale, responsabile della progettazione tecnica, dell’implementazione, dell’integrazione dei sistemi e del mantenimento dei requisiti nel tempo.
- Valutatore per la Transizione Digitale, incaricato della verifica della conformità dei sistemi e della predisposizione della documentazione tecnica e delle attestazioni richieste, con particolare rilievo nei procedimenti connessi agli incentivi fiscali.
Una competenza che va oltre l’iscrizione all’albo
“Questa certificazione consente di affiancare all’iscrizione all’Albo un ulteriore livello di qualificazione, basato su criteri oggettivi e su processi di valutazione strutturati, rafforzando il ruolo del professionista nei confronti del mercato, delle istituzioni e della committenza – afferma Paolo Lucente, Presidente dell’Agenzia Certing – per gli Ordini territoriali, la certificazione costituisce uno strumento per promuovere una cultura della competenza fondata su aggiornamento continuo, responsabilità tecnica e aderenza agli standard normativi. Per i professionisti la UNI 11621-7:2024, oltre che per la certificazione in sé, può rappresentare anche un riferimento per l’autovalutazione delle proprie competenze e per il consolidamento del proprio posizionamento professionale in ambiti ad alta complessità tecnologica e regolatoria. Per quanto riguarda le imprese, infine, la certificazione offre un elemento concreto di garanzia nella selezione dei professionisti chiamati a supportare investimenti in tecnologie abilitanti, in particolare nei processi che richiedono attestazioni tecniche e documentazione a supporto di misure incentivanti”.
L’evoluzione del percorso professionale
“Per il Consiglio Nazionale degli Ingegneri e per l’intero sistema ordinistico questo ulteriore passaggio rappresenta un’evoluzione coerente di un percorso già consolidato nella valorizzazione delle competenze professionali – afferma Tiziana Petrillo, Consigliera CNI con delega all’Agenzia Certing. In un contesto caratterizzato da crescente complessità tecnologica e normativa, diventa sempre più necessario affiancare all’esperienza professionale strumenti basati su criteri oggettivi, misurabili e verificabili, in grado di rendere esplicito e confrontabile il livello delle competenze. Questa certificazione rafforza il ruolo dell’ingegnere, rendendo più trasparente il valore delle competenze e più solido il rapporto di fiducia con mercato, istituzioni e committenza. Si tratta di un passaggio rilevante anche sotto il profilo strategico, perché contribuisce a orientare il sistema verso modelli sempre più qualificati e riconoscibili, in linea con le esigenze di contesti ad alta complessità tecnica e regolatoria”.
Le applicazioni della Transizione Digitale interessano oggi una pluralità di settori, dall’industria manifatturiera ai servizi, dalla sanità all’agricoltura ed alla zootecnia, e si caratterizzano per un elevato livello di complessità tecnica e normativa. La certificazione Certing per l’”Esperto in Transizione Digitale” si configura pertanto come uno strumento a supporto della competitività del sistema Paese, promuovendo trasparenza, qualità e responsabilità nei processi di innovazione.
Le tematiche relative alle norme UNI verranno approfondite, il prossimo 27 maggio, all’interno dell’Arena curata dell’Ordine degli Ingegneri a SPS.
Alle ore 10.40, Ugo Gecchelin approfondirà il tema “UNI 11621-7: profili di Transizione Digitale e certificazione”
Alle 11.00, Elisa Gecchelin approfondirà il tema “PdR UNI 147:2025 e Innovazione di processo” *
*Nello specifico, la prassi UNI/PdR 147:2025 definisce i requisiti e gli indicatori chiave di prestazione (KPI) per allineare i progetti di trasformazione digitale agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’Agenda 2030
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Massimiliano Cassinelli
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