L’allarme del Fmi sull’Italia: “Debito vulnerabile, via la flat tax e gli sconti sulla benzina”


L’economia italiana frena. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) suona l’allarme per il nostro Paese in un contesto globale segnato da profonda incertezza e crescenti tensioni geopolitiche. Il rapporto conclusivo della missione Article IV fotografa una Penisola stretta tra i rincari energetici e un debito pubblico giudicato imponente. La diagnosi dei tecnici di Washington guidati da Lone Christiansen impone un intervento strutturale sui conti dello Stato. «L’attività economica affronta prospettive a breve termine sempre più difficili di fronte all’incertezza globale e ai maggiori prezzi dell’energia», si legge nel documento dell’istituzione. Serve un cambio di passo.

Le previsioni per il prossimo biennio delineano un quadro di ristagno dove il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) non riesce a compensare gli ostacoli di sistema. «L’economia italiana è destinata a continuare a crescere a un ritmo modesto, appesantita da venti contrari esterni e sfide strutturali», avverte il Fondo. Il Prodotto interno lordo si è fermato a una espansione dello 0,5% nel 2025 e le stime per l’anno in corso e per il 2027 replicano la medesima dinamica. «Il Pil reale è cresciuto dello 0,5% nel 2025, sostenuto dai consumi privati e dai continui investimenti nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza”, spiegano gli analisti. Tra le cause delle difficoltà spicca la recrudescenza dei conflitti. A questo proposito la delegazione sottolinea un rincaro dei prezzi «al 2,8% su base annua in aprile, riflettendo la dipendenza elevata dell’Italia dai combustibili fossili importati». Sul fronte interno il freno a mano tirato è legato a una demografia ostile e a un mercato del lavoro escludente.

L’analisi degli economisti appare priva di sconti. «Nel medio termine, il rapido invecchiamento della popolazione e la debole crescita della produttività dovrebbero continuare a limitare la crescita potenziale a circa lo 0,6%, anche perché la partecipazione alla forza lavoro è in ritardo rispetto ai coetanei, in particolare tra le donne e i giovani». I rischi al ribasso si accumulano e un prolungamento della guerra rischia di peggiorare il quadro. «Un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe esercitare una pressione aggiuntiva al rialzo sui prezzi, inasprire le condizioni finanziarie e indebolire la fiducia e l’attività», aggiunge il testo.

Il cuore del monito risiede nella tenuta dei conti pubblici e nell’urgenza di correggere la rotta con misure rigorose. Nonostante un calo del deficit al 3,1% del Pil nel 2025 e un avanzo primario salito allo 0,8% in virtù delle buone entrate, la montagna del debito resta un fattore di allarme. «Il consolidamento fiscale ha continuato a progredire, ma il debito pubblico rimane troppo alto», sentenzia il documento. A fine 2025 la mole delle passività ha toccato il 137% del Pil. Le dinamiche «rimangono vulnerabili alla crescita, ai tassi di interesse e agli choc di fiducia».

Per mettere in sicurezza il Paese l’istituzione richiede uno sforzo fiscale suppletivo. «Un ritmo più rapido di riduzione del debito rafforzerebbe in misura sostanziale la resilienza». Gli ispettori quantificano l’intervento domandando «sforzi fiscali aggiuntivi di circa l’1% del Pil durante il 2026-2027, oltre a quanto già pianificato», per solidificare il taglio delle passività. «Un debito inferiore, a sua volta, aiuterebbe a generare un ciclo virtuoso di rendimenti più bassi capaci di attrarre investimenti privati, stimolare la crescita e rafforzare la traiettoria discendente del debito».

Sul fronte fiscale, le raccomandazioni si concentrano su un allargamento della base imponibile, andando a colpire specifici cavalli di battaglia della politica nazionale. «L’eliminazione dell’aliquota agevolata della flat tax sui redditi da lavoro autonomo e l’aggiornamento dei valori immobiliari nel catasto espanderebbero la base imponibile, migliorerebbero l’equità e sosterrebbero gli sforzi di consolidamento». A questo si unisce la richiesta di intervenire in modo chirurgico sulle misure contro il caro carburanti. «La recente e ampia riduzione delle accise su diesel e benzina per attutire l’impatto dello choc dovrebbe essere sostituita con trasferimenti in contanti mirati alle famiglie più vulnerabili», raccomanda il Fondo.

Il sistema del credito offre un parziale scudo contro le turbolenze, pur con alcune ombre all’orizzonte. I test di stress condotti confermano la solidità degli istituti. «Il sistema finanziario rimane resiliente, sostenuto da profitti record e da forti riserve di capitale e liquidità», sottolinea la delegazione. Le vulnerabilità resistono in segmenti di mercato circoscritti. A preoccupare è il legame intrinseco tra banche e Stato. «Sebbene le partecipazioni delle banche italiane in titoli di Stato nazionali siano diminuite, gli choc avversi potrebbero ancora essere amplificati attraverso stretti legami tra il settore sovrano e quello finanziario».

Secondo il Fmi, la via d’uscita per evitare il declino passa per la produttività, il tallone d’Achille del Paese. «Di fronte a choc avversi successivi, ripristinare la crescita della produttività attraverso riforme a livello nazionale e dell’Unione Europea è urgente per rilanciare la crescita e sostenere il consolidamento fiscale», rimarca il documento. Semplificare le barriere normative e migliorare il sistema giudiziario, incluse le procedure di insolvenza, sono passaggi obbligati. «Approfondire e integrare meglio i mercati dei capitali a livello nazionale ed europeo aiuterebbe a promuovere l’innovazione», si dice. L’accento cade sulla necessità di rafforzare l’offerta di lavoro. «Gli investimenti mirati nella qualità dell’istruzione, nella formazione professionale e nell’apprendimento permanente, in particolare nei campi Stem e digitali, sono fondamentali per l’adozione di nuove tecnologie», si sottolinea. La transizione verde si innesta su questo percorso come un pilastro vitale. «L’espansione delle energie rinnovabili e dello stoccaggio, la semplificazione delle autorizzazioni e la profonda integrazione del mercato elettrico aiuterebbero a ridurre la volatilità dei prezzi», si raccomanda. Solo uno sforzo organico consentirà alla Penisola di rafforzare la competitività.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Fabrizio Goria

Source link

Di