VATICAN NEWS * «IL ROSARIO DEL PAPA: LA PACE È SEMPRE POSSIBILE PERCHÉ È DONO DI DIO» – Agenzia giornalistica Opinione. Notizie da Italia


22.45 – sabato 30 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il Rosario del Papa: la pace è sempre possibile perché è dono di Dio

“La pace è sempre possibile perché è dono di Dio” che cerca in noi “costruttori di pace”. E la sua pace diventa possibile “ogni volta che ritorniamo al Signore” e ci comportiamo “da veri discepoli del suo amore”. Diventa possibile quando “si vuole ascoltare il grido di chi ne è privato” dai bambini innocenti ai profughi, fino alle persone sofferenti. Ed è possibile se ognuno fa la propria parte, anche “astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei social media”. E’ il messaggio di Papa Leone XIV al termine del Rosario recitato questa sera, 30 maggio, dalle 19, a chiusura del mese mariano, presso la Grotta di Nostra Signora di Lourdes nei Giardini Vaticani. Con lui i duemila raccolti intorno alla Grotta, ma anche i tanti collegati anche in diretta tv da 19 santuari mariani nel mondo, grazie all’iniziativa del Dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo.

I diciannove santuari collegati in diretta tv

In alcuni momenti il collegamento video ha portato i partecipanti, grazie alle immagini tv, dalla Grotta dei Giardini Vaticani al Santuario della Madre di Dio, a Zarvanytsia, in Ucraina, ma anche nella Cattedrale di Sayidat al-Najat (Nostra Signora della Salvezza) a Baghdad (Iraq); nel Santuario Internazionale di Nostra Signora della Pace e del Buon Viaggio ad Antipolo, nelle Filippine; e poi in quelli della Beata Vergine del Rosario a Fatima, in Portogallo; Madonna Regina della Pace, a Medjugorje, in Bosnia ed Erzegovina; Nostra Signora di Lourdes, in Francia; S. Charbel Annaya, a Byblos, in Libano; nel Santuario Pontificio della Santa Casa a Loreto, in Italia. Collegati anche il Santuario della B.V. del Rosario di Pompei, in Italia; Nossa Senhora Aparecida in Brasile; Jesus Saviour and Mother Mary ad Elele (Nigeria), Jasna Góra a Czestochowa, in Polonia; Our Lady of Knock, in Irlanda; Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico; Mater Misericordiae (Nostra Signora della Porta dell’Aurora) a Vilnius (Lituania); Gnadenort Altötting, in Germania; Immacolata Concezione a Washington (USA); “Nostra Signora d’Arabia” ad Ahmadi (Kuwait) e la Cattedrale di Maria Regina d’Arabia, ad Awali (Bahrein).

L’introduzione del Papa: il Signore doni pace al mondo

Il Papa introduce la recita dei Misteri gaudiosi, nella riproduzione della Grotta di Massabielle in Vaticano, ricordando i tanti pellegrini che si uniscono alla preghiera dai santuari mariani del mondo “per pregare il Signore che doni pace ai popoli e alle nazioni”. Invita ad implorare “con insistenza il dono di pace”, non stancandosi “di supplicare il Signore perché i cuori si aprano alla conversione e tutti possiamo esprimere la testimonianza di una convivenza tra i popoli fatta di rispetto reciproco e di condivisione fraterna”. L’auspicio è che “la preghiera del Santo Rosario diventi un impegno per ognuno di noi ad essere costruttore di pace”.

Le intenzioni durante in Rosario

La lettura dei brani del Vangelo per ogni Mistero, dall’Annunciazione al ritrovamento di Gesù nel Tempio, precede l’invocazione al Signore per diverse intenzioni. Si chiede l’intercessione della Regina della Pace “per le vittime della guerra, soprattutto per le persone più deboli: i bambini, gli anziani, gli ammalati”. E per le famiglie lacerate, “perché nessuno abbia a soffrire ingiustamente”. Poi, nel secondo Mistero, “per quanti portano una parola di speranza e il conforto della fede alle popolazioni colpite dalla guerra, perché siano sempre strumenti della tua misericordia”. Quindi “per il personale medico, paramedico e i volontari che ogni giorno portano gli aiuti umanitari ai più bisognosi, perché siano sempre più convinti e numerosi. Per quanti con cuore aperto hanno accolto i profughi, perché non si stanchino di esprimere la generosità e la solidarietà”. Ma anche “per quanti soffrono la violenza della guerra, per i prigionieri e quanti subiscono umiliazioni che attentano la dignità della persona, perché non perdano la speranza e trovino il conforto di quanti si dedicano al superamento della violenza”. E infine “perché, per la morte redentrice di Gesù Cristo, che ha riconciliato il mondo con il Padre, cessino le guerre e regni una pace duratura fra tutte le Nazioni”.

Dio annuncia la pace per il suo popolo, non ci abbandona

Al termine, dopo il canto del Salve Regina, Leone XIV prende la parola e cita un verso del Salmo 85, quando ci dice che il Signore “annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia”. E’ la speranza “di cui abbiamo bisogno” commenta, e ricorda che attraverso l’ascolto della Parola di Dio, nella preghiera, “possiamo comprendere il senso di quanto accade nella storia, riconoscendo la provvidenza di Dio che sempre la guida e ci soccorre”.

Contemplare con Maria i misteri del Rosario ci conduce a riconoscere in Gesù Cristo l’unica definitiva Parola, che il Padre ha pronunciato, Parola di pace per tutti coloro che ritornano a Lui con il cuore pentito. Il Signore non ci abbandona mai, anche quando noi lo dimentichiamo.

Ascoltare il grido di chi è privato della pace

Il Pontefice cita il profeta Isaia: “Io pongo sulle labbra: pace, pace ai lontani e ai vicini” e sottolinea che chi “ha fiducia in Dio comprende questo annuncio di pace e ne diventa artefice, costruendola con le sue stesse mani”. La pace, ricorda infatti, “non è una teoria da verificare in laboratorio, né un’ingenua illusione, né un affare da gestire per interesse”, ma piuttosto “un impegno quotidiano della nostra vita: scaturisce dalla giustizia e dall’amore, come armonia che unisce le persone, le famiglie, le comunità, i popoli”.

Anche in questo tempo di tensioni e conflitti, la pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne è privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni età. Tutti costoro hanno sulle labbra una sola parola: pace! Noi lo sappiamo: la pace è sempre possibile perché è dono di Dio.

Mai più pianto di innocenti nelle nostre città

Una pace che, sottolinea Papa Leone XIV, “ha il volto di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che nella sua vita donata per noi ha riconciliato il cielo e la terra”, e che “abbatte i muri dell’inimicizia”, “vince l’arroganza con l’umiltà e riscatta dal peccato l’intera creazione”. Quando Gesù è con noi “e ci comportiamo da veri discepoli del suo amore”, prosegue, “allora lo Spirito Santo può realizzare ciò che appare umanamente impossibile”. Ma se “ci si allontana da Dio, ci si allontana anche dall’uomo” indifferenti al suo dolore. Per questo “ogni volta che ritorniamo al Signore, la sua pace diventa il nostro impegno” e la nostra preghiera “diventa così missione e profezia”:

Non dovrà più esserci pianto di innocenti nelle nostre città; nessuno dovrà fuggire dalla propria casa per la minaccia delle bombe; la bramosia di potere e la violenza delle parole lasceranno il passo alla sete di giustizia e di verità. Ma ognuno può e deve fare la sua parte, cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei social media.

Dio cerca costruttori di pace

Leone XIV conclude sottolineando che “la pace vera inizia in un cuore che ama; viene testimoniata da labbra che pronunciano parole di riconciliazione; si riflette negli occhi che guardano al mondo con mitezza e saggezza”. Per questo “Dio cerca costruttori di pace!” e la Vergine Maria “ci aiuti a rispondergli ogni giorno il nostro ‘eccomi’, non a parole ma con i fatti”.


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