Lo scrittore e docente della New York University apre la sesta edizione della rassegna letteraria. Al centro dell’appuntamento il Titanic, la New York del 1912 e le grandi contraddizioni dell’animo umano.
TERMOLI. New York, il Titanic, i sogni di un’intera epoca e le grandi domande sull’etica, sul potere e sulla natura umana. È partendo da questi temi che Antonio Monda, scrittore, giornalista, saggista e docente alla New York University, ha inaugurato la sesta edizione di Scrittori al Parco davanti a un pubblico numeroso e attento, confermando ancora una volta la capacità della rassegna di richiamare lettori, appassionati e operatori culturali da tutto il territorio.
L’appuntamento inaugurale ha aperto una sesta edizione particolarmente significativa per Scrittori al Parco, la rassegna promossa dalla Casa del Libro di Termoli, presieduta da Daniela Battista, con il patrocinio del Comune di Termoli e il sostegno della Fondazione MillenniuM ETS, che gestisce il Teatro Verde.
Nata per promuovere la lettura e il dialogo culturale, la manifestazione è cresciuta costantemente fino a diventare uno degli appuntamenti letterari più riconosciuti del Molise, capace di portare a Termoli alcune delle voci più autorevoli della narrativa e della poesia contemporanea.
Nel suo intervento introduttivo, Daniela Battista, presidente della Casa del Libro, ha ringraziato il Comune di Termoli, i volontari dell’associazione e i partner che da anni accompagnano la crescita della manifestazione: Frentania Teatri, la Fondazione MillenniuM ETS e la Libreria Fahrenheit. Ha inoltre annunciato l’ingresso del Ristorante Svevia tra gli sponsor dell’edizione 2026, esprimendo soddisfazione per la presenza dello scrittore e per aver inserito Termoli tra le tappe del tour nazionale di presentazione del suo nuovo romanzo.
L’edizione 2026 conferma questo percorso di crescita con un programma che vede protagonisti, oltre ad Antonio Monda, anche Mario Desiati, Umberto Piersanti e Fabio Stassi, nomi che testimoniano la qualità e l’ambizione culturale di una manifestazione ormai consolidata nel panorama regionale.
A portare il saluto dell’amministrazione comunale è stato il vicesindaco e assessore alla Cultura Michele Barile, che ha evidenziato il percorso di crescita della rassegna nel corso delle sue sei edizioni. Ha ringraziato la Casa del Libro e i suoi volontari per il lavoro svolto negli anni, sottolineando come la presenza dell’autore di Una mattina gloriosa rappresenti un motivo di orgoglio per la città e una conferma del livello culturale raggiunto dalla manifestazione.
Protagonista della serata è stato il romanzo Una mattina gloriosa, ambientato nella New York dell’aprile 1912. La città attende l’arrivo del Titanic, simbolo di progresso, modernità e fiducia nel futuro. Sul molo si radunano politici, musicisti, immigrati e persone comuni, ciascuno con i propri sogni e le proprie aspettative. Nessuno sa che quella nave destinata a rappresentare il trionfo della tecnica non arriverà mai a destinazione.
Lo scrittore, nel suo dialogo con Pasquale Di Bello, giornalista, ha spiegato che l’espressione americana Glorious Morning richiama una mattina carica di energia, entusiasmo e speranza. Proprio quell’entusiasmo collettivo diventa però il punto di partenza per una riflessione sulla fragilità delle certezze umane e sull’illusione dell’invincibilità.
Nel romanzo convivono personaggi realmente esistiti e figure immaginarie. Tra questi il sindaco di New York William Jay Gaynor, il direttore della New York Philharmonic Joseph Stransky, immigrati italiani, uomini d’affari e persone in cerca di riscatto.
Particolarmente suggestivo il racconto dell’ultima fotografia esistente del Titanic, realizzata dal sacerdote gesuita Francis Browne. Il religioso avrebbe dovuto proseguire il viaggio sulla nave, ma fu richiamato dai superiori durante la sosta in Irlanda. Una scelta che allora gli apparve come una delusione e che, inconsapevolmente, gli salvò la vita.
Tra le figure richiamate durante la conversazione anche Joseph Stransky, chiamato a raccogliere la difficile eredità di Gustav Mahler alla guida della New York Philharmonic. Una vicenda che diventa simbolo del confronto tra talento, ambizione e desiderio di riconoscimento.
Nel corso della serata l’autore ha ricordato inoltre la storia del primo poliziotto afroamericano di New York, vittima di discriminazioni persino da parte di alcuni colleghi, e quella di William James Sidis, il bambino prodigio considerato uno degli uomini più intelligenti della storia moderna. Due vicende che conducono entrambe a una riflessione sui limiti dell’ambizione umana e sulle contraddizioni della società.
Uno dei momenti più significativi dell’incontro è stato quello dedicato all’etica, tema che attraversa gran parte della produzione letteraria dello scrittore.
«Tutti i libri che ho cercato di scrivere in questi anni hanno sempre una riflessione sull’etica e sui limiti dell’etica stessa», ha spiegato.
La riflessione prende forma attraverso personaggi reali segnati da profonde contraddizioni. Da una parte William James Sidis, simbolo delle conseguenze che possono derivare da aspettative smisurate e dall’ossessione per il successo; dall’altra figure come l’architetto Philip Johnson, autore di opere considerate capolavori dell’architettura moderna ma protagonista di scelte e posizioni ideologiche ancora oggi discusse.
Emerge così uno dei temi centrali del romanzo: la difficoltà di separare il valore di un’opera dalle ombre e dalle fragilità di chi l’ha creata. Per l’autore la letteratura non serve a dividere il mondo tra buoni e cattivi, ma a esplorare quelle zone grigie in cui genialità, ambizione, potere e talento si confrontano continuamente con la responsabilità morale.
Il romanzo presentato a Termoli conclude inoltre la grande saga di New York, il progetto letterario con cui l’autore ha raccontato dieci decenni del Novecento americano attraverso altrettanti romanzi. Un percorso che intreccia personaggi reali e figure d’invenzione, vicende private e grandi eventi storici, con New York nel ruolo di autentica protagonista.
Con Una mattina gloriosa si chiude così una decalogia che attraversa l’intero secolo scorso, raccontandone speranze, illusioni, ambizioni e fragilità attraverso lo sguardo della città che più di ogni altra ha rappresentato il sogno americano.
«La città cambia, ma le dinamiche umane restano le stesse», ha osservato lo scrittore, sintetizzando uno dei temi centrali della sua opera.
L’apertura di Scrittori al Parco ha così offerto al pubblico non soltanto la presentazione di un libro, ma una riflessione sulle ambizioni, le fragilità e le contraddizioni che accompagnano ogni epoca. Proprio come accadde, in quella mattina apparentemente gloriosa, sulla banchina di New York in attesa del Titanic.
Elisabetta Candeloro

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