Un defibrillatore al centro sociale di Difesa Grande


TERMOLI. La cerimonia di consegna del defibrillatore al Centro Anziani di Difesa Grande si è trasformata in qualcosa di più di un semplice momento istituzionale. È stata una festa di comunità, un’occasione per ritrovarsi, ricordare la storia del quartiere e ribadire il valore della solidarietà che da sempre caratterizza questa parte della città. Accanto alla famiglia Atterrato, protagonista della donazione, erano presenti gli assessori comunali Paola Cecchi ed Enrico Miele, i volontari del SAE 112, la LILT, il presidente del Centro Anziani Egidio Zizzari e numerosi residenti che hanno voluto condividere un gesto destinato a lasciare un segno concreto nella vita della comunità.

A portare il saluto dell’amministrazione è stato Enrico Miele, assieme alla collega Paola Cecchi, ricordando l’importanza dell’iniziativa e il valore che assume per un quartiere particolarmente popoloso e attivo come Difesa Grande. «È un momento bello – ha sottolineato – perché questo è il terzo defibrillatore installato dall’inizio dell’anno sul territorio dopo quelli collocati in altri spazi pubblici della città. Oggi però c’è qualcosa in più: c’è il gesto di una famiglia che ha scelto di fare un dono alla propria comunità». Un ringraziamento rivolto alla famiglia Atterrato, presente al completo, per un’iniziativa che rafforza ulteriormente la rete di protezione e sicurezza per i cittadini.

Particolarmente emozionante l’intervento di uno dei componenti della famiglia Atterrato, che ha voluto raccontare il rapporto costruito negli anni con Difesa Grande. Un viaggio nella memoria iniziato nel 1989, quando il quartiere era ancora in fase di sviluppo e persino la chiesa non era stata completata. «Noi siamo qui dall’89. Allora non era ancora finita nemmeno la chiesa. Eravamo tutti arrivati da fuori, da paesi diversi del Molise, e proprio per questo siamo diventati subito una comunità. Quello che voglio dire è quello che effettivamente la comunità ci ha dato». Un racconto sincero, fatto di ricordi personali e collettivi, che ha restituito l’immagine di un quartiere cresciuto insieme ai suoi abitanti.

Nel ripercorrere gli anni trascorsi a Difesa Grande, ha ricordato anche uno degli episodi più significativi della vita sociale del quartiere. «Vedevamo questi ragazzi che si ritrovavano davanti alla chiesa. Allora dissi loro di fare qualcosa per il quartiere. Nacque così un giornalino realizzato dai giovani, che per un paio d’anni raccontò le notizie, i problemi e le iniziative di Difesa Grande». Un’esperienza che molti presenti ricordavano ancora con affetto e che rappresenta uno dei simboli di quella partecipazione civica che negli anni ha contribuito a costruire il senso di appartenenza al quartiere.

Il passaggio più applaudito del suo intervento è arrivato però alla fine, quando ha voluto rivolgersi direttamente agli anziani presenti. «Una cosa voglio dirla agli anziani: non siamo vecchi, siamo veterani. Abbiamo esperienza, abbiamo vissuto tante cose e dobbiamo trasmetterle ai giovani perché ne hanno bisogno». Una frase semplice ma capace di racchiudere il significato profondo della giornata, celebrata proprio all’interno di un luogo che rappresenta un punto di riferimento per tante persone della terza età.

A seguire è intervenuto Matteo Gentile, del SAE 112, che ha illustrato l’importanza del nuovo dispositivo e l’impegno che l’associazione assumerà accanto al Centro Anziani. «Il defibrillatore semiautomatico è uno strumento straordinario. Ogni condominio, ogni azienda, ogni luogo pubblico dovrebbe averne uno. Magari non servirà mai, ed è quello che tutti speriamo, ma averlo significa essere più sicuri e più preparati». Un intervento molto apprezzato, arricchito da esempi concreti e dall’invito a diffondere la cultura della prevenzione.

Il volontario ha spiegato come il defibrillatore rappresenti oggi uno degli strumenti più efficaci nella lotta all’arresto cardiaco improvviso e come la rapidità dell’intervento possa fare la differenza tra la vita e la morte. «Oggi tutti possono utilizzare un defibrillatore, ma la formazione resta fondamentale. Per questo torneremo qui, faremo esercitazioni, insegneremo le manovre di rianimazione e controlleremo periodicamente il dispositivo. Vogliamo che questo strumento sia sempre efficiente e che le persone sappiano come utilizzarlo». L’obiettivo, ha ricordato, non è soltanto salvare una vita, ma ridurre al minimo le conseguenze neurologiche che possono derivare da un arresto cardiaco. «Intervenire nei primi minuti è decisivo. Il nostro compito è aiutare il cuore a ripartire il prima possibile».

L’assessore Enrico Miele ha voluto condividere un ricordo personale, sottolineando il legame che da sempre lo unisce a Difesa Grande e alle tante persone che negli anni hanno contribuito a far crescere il quartiere.

«Quando posso torno sempre qui perché sono molto contento di stare con voi. Difesa Grande è una realtà che mi ha sempre trasmesso segnali positivi, esempi di partecipazione e di comunità». Miele ha ricordato episodi della vita del quartiere che ancora oggi custodisce nella memoria, segno di un rapporto costruito nel tempo e alimentato dalla presenza costante delle associazioni, delle famiglie e della parrocchia.

L’assessore ha quindi voluto rendere omaggio alla famiglia Atterrato, definendo la donazione un esempio concreto di generosità e senso civico. «Questo gesto racconta bene lo spirito di chi vive Difesa Grande. Un quartiere che non dimentica il valore delle relazioni e che continua a investire sulle persone».

Parole accolte con affetto dai presenti e che hanno fatto da ponte tra il racconto della storia del quartiere e il significato più profondo della donazione: un atto nato dall’amore per la propria comunità e dalla volontà di lasciare qualcosa di utile alle generazioni future.

La cerimonia è stata preceduta da un momento particolarmente toccante: il minuto di silenzio dedicato alla memoria della piccola Caterina, la bambina tragicamente scomparsa nei giorni scorsi. Un gesto di raccoglimento che ha unito tutti i presenti in un sentimento di vicinanza e partecipazione al dolore della famiglia.

A chiudere l’incontro è stato don Antonio Giannone, che ha impartito la benedizione al defibrillatore e ai presenti. Il sacerdote ha scelto di soffermarsi sul significato umano e simbolico dell’iniziativa, trasformando il momento religioso in una riflessione sul valore della vita e dell’esperienza. «Chi ha più anni ha più storia da condividere, più esperienza da raccontare, più vita da testimoniare. E quando questa esperienza si unisce all’amore, alla fraternità e alle buone relazioni, produce altra vita». Un messaggio che ha trovato ascolto e attenzione tra i presenti.

Don Antonio ha poi evidenziato come il nuovo defibrillatore rappresenti molto più di un semplice apparecchio sanitario. «Questo strumento ci ricorda che la vita può ripartire anche nei momenti più difficili. Non è un dono destinato a una sola persona, ma a tutta la comunità. È un segno concreto di attenzione verso gli altri, un invito a prenderci cura gli uni degli altri». Parole che hanno conferito alla cerimonia una dimensione ancora più profonda, legando il valore della prevenzione sanitaria a quello della solidarietà e della responsabilità collettiva.

La benedizione finale e la preghiera recitata insieme hanno concluso una mattinata intensa e partecipata, nella quale il nuovo defibrillatore è diventato il simbolo di qualcosa di più grande: il legame tra generazioni, la capacità di una comunità di fare rete e la volontà di prendersi cura delle persone più fragili. Un gesto nato dalla generosità della famiglia Atterrato che lascia in eredità non soltanto uno strumento capace di salvare vite, ma anche un messaggio di coesione, memoria e speranza destinato a restare nel cuore di Difesa Grande.

Emanuele Bracone




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