Si è tenuto venerdì 22 maggio a Ceva, presso la Sala Romano dell’Unione Montana Valli Mongia, Cevetta, Langa Cebana e Alta Valle Bormida, l’incontro “Abitare il futuro: Diritti, partecipazione e progetto di vita nella nuova riforma della disabilità”, organizzato e promosso dalla Fondazione CRC, nell’ambito del progetto Autonomia e disabilità, in collaborazione con il Servizio Socio-assistenziale dell’Unione Montana e focalizzato sulla recente riforma della disabilità.
Il Decreto legislativo 62/2024 mette infatti al centro la costruzione del progetto di vita ed i desideri della persona, superando così la visione medico-assistenzialistica, ma la teoria codificata ex lege deve incontrare l’applicazione concreta nella quotidianità dei beneficiari della normativa stessa e della loro rete familiare e di supporto.
Proprio di questo si è parlato venerdì mattina in un panel che ha coinvolto più ospiti e rappresentanti del mondo istituzionale, associativo, scolastico, sanitario e culturale. Partendo da quattro parole chiave, desiderio, progetto di vita, autonomie e valutazione, i relatori hanno affrontato i vari aspetti della riforma non tanto e non solo sotto il profilo legislativo e applicativo, ma soprattutto dal punto di vista del cambio di paradigma per le persone e per la collettività.
Dopo l’introduzione, a cura di Fabrizio Zucca della Fondazione Paideia, e i saluti istituzionali di Fabio Mottinelli, presidente dell’Unione Montana nonché sindaco di Ceva, e della dottoressa Eleonora Rosso, responsabile del Servizio Socio-assistenziale dell’Unione, i lavori sono entrati nel vivo.
Ogni approfondimento sul singolo concetto chiave è stato strutturato in tre momenti distinti: l’intervento dell’ospite, la o le testimonianze dei beneficiari e delle loro famiglie, una lettura conclusiva a cura dell’attrice Elena Vacchetta.
Sul tema del desiderio è intervenuta Francesca Berutti, vicepresidente del centro Gli Aquiloni, mamma di un ragazzo con disabilità:
“Il desiderio ci spinge a guardare avanti e a sperare in un futuro felice, come genitori e come associazione il desiderio è dare loro una vita il più possibile autonoma e ricca di relazioni significative, un ruolo all’interno della società perché una vita indipendente non deve esser un privilegio, ma qualcosa che hanno tutti”.
Le testimonianze di Gaia e Michele, accompagnate dalle letture di Katia Gazzano, hanno concretizzato il desiderio dei protagonisti rispetto all’esperienza negli alloggi di autonomia e nella volontà di affacciarsi al mondo del disegno e delle arti visive.
Relativamente al progetto di vita, la parte maggiormente teorica e l’illustrazione del quadro normativo, è invece stata a cura dell’assistente sociale Noemi Cinconze.
“ll punto focale del percorso – ha ribadito – deve essere la persona, la sua vita, i suoi desideri, la sua rete sociale. La persona è protagonista della scelta che la riguarda. Dare seguito a questo, genera un lavoro che comporta grande impegno da parte di chi segue la persona, la qualità di un servizio non dipende solo dalla quantità di prestazioni erogate, ma dalla qualità della vita del beneficiario”.
Insieme all’assistente sociale è poi intervenuta la nonna di Gabriele, quindicenne, desideroso di avviare la costruzione del suo progetto di vita per vivere appieno l’adolescenza e momenti di libertà e indipendenza con i suoi coetanei.
Terminata la prima metà dei lavori, è stato proiettato un toccante video realizzato da Gianluca Solito della Fondazione Paideia.
In merito al concetto di autonomie è quindi arrivata la testimonianza dell’Istituto Baruffi di Ceva. Alex Loddo, referente all’inclusione della scuola, ha portato l’esperienza di Davide, attualmente studente nella classe 5 dell’indirizzo CAT, e prossimo all’esame di maturità, il quale grazie alla scuola e all’inserimento lavorativo tramite PCTO, ha potuto costruire una sua autonomia in un’ottica di crescita personale e relazionale.
Autonomia, certo, ma soprattutto autonomie, al plurale, per comprendere tutte le possibili declinazioni e accezioni di questo termine, e tutte le sue reali applicazioni a seconda delle singole esigenze, delle volontà e dei casi specifici.
Sempre in merito a questo, si è parlato di lavoro come veicolo di autonomia. La responsabile del SSA ha quindi provveduto ad approfondire il SIL – Servizio Inserimenti Lavorativi – e gli strumenti che possono essere attivati per supportare inserimenti lavorativi o socializzanti, cogliendo l’occasione per presentare l’assistente sociale Novello, nuova referente del SIL per il Servizio Socio
Assistenziale.
Sono stati infine illustrati alcuni percorsi di formazione teorico/pratici, in questo caso presentati da Elisabetta Cotella, orientatrice del CFP Cebano-Monregalese. La Responsabile del SSA ha precisato:
“Riteniamo strategico investire sul SIL perché le misure possono essere rivolte sia a persone con disabilità che a persone fragili, in condizioni di svantaggio; proprio per questo stiamo predisponendo iniziative volte alla sensibilizzazione di aziende ed organizzazioni per la creazione di una rete sul tema dell’inserimento lavorativo e del welfare di comunità”.
Infine, l’ultima parola indagata è stata valutazione. L’autonomia e il progetto di vita sono tanto possibili quanto si è oggettivamente consapevoli del grado e della tipologia di disabilità e degli strumenti di supporto necessari. Proprio qui si inserisce la valutazione medica, raccontata dalla dottoressa Ornella Righello, dirigente medico del Distretto Sud-Est, e dalla dottoressa Anna Salzano, neuropsichiatra infantile. Si parte da una valutazione di base, esclusivamente in capo alla commissione INPS, per accertare la disabilità e i sostegni necessari. Per il progetto di vita si passa quindi alla valutazione multidimensionale, che serve per avviare la persona al progetto secondo i suoi desideri e le sue possibilità, tenendo conto delle caratteristiche della persona in tutte le sue dimensioni, della capacità e della possibilità di interagire con le barriere e dell’individualità, così da rendere aspettative e desideri elementi concreti.
La mattinata si è quindi chiusa con i saluti conclusivi della vicepresidente della Fondazione CRC Elena Merlatti.
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Francesco Allemano
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