Martedì 2 giugno 2026 la città di Matera ha celebrato gli ottant’anni della Repubblica.
La cerimonia ufficiale, coordinata dalla Prefettura di Matera è partita nella suggestiva Piazzetta Pascoli, con il raduno delle Autorità e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.
Il corteo istituzionale ha raggiunto Piazza Vittorio Veneto, dove è stato rispettato il protocollo con gli onori al Prefetto, Maria Carolina Ippolito, l’Alzabandiera e la deposizione della corona di alloro in memoria dei Caduti.
Hanno presenziato il Picchetto delle Forze Armate e di Polizia, l’Associazione Musicale e Culturale “Nunzio Vincenzo Paolicelli” e le rappresentanze degli studenti di alcuni istituti scolastici di Matera.
Momento significativo è stata la lettura del messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e a seguire gli interventi della Presidente della Consulta Studentesca Sanya Bonelli, del Sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, del Presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini e del Prefetto di Matera, Maria Carolina Ippolito.
Nel corso della manifestazione sono state consegnate le onorificenze dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”, concesse con decreto del Capo dello Stato a personalità della provincia materana che si sono distinte nel disimpegno di cariche pubbliche, per attività svolte a fini sociali, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere militari e civili.
In particolare sono stati insigniti del titolo di Cavaliere Giuseppe Camporeale, impiegato nella Segreteria istituzionale del Sindaco di Matera, l’Appuntato Scelto Q.S. Giuseppe Ferrara, in servizio presso la Guardia di Finanza di Policoro, Tina Iacovuzzi, assistente sociale in servizio all’Asm, Azienda Sanitaria Locale di Matera, Cosimo Damiano Martinelli assistente amministrativo del Comando Militare Esercito “Basilicata”, Paolo Milillo dirigente della Polizia Locale di Matera ed Emilio Piro, Maresciallo della Guardia di Finanza di Matera.
Il titolo di Ufficiale è stato conferito al Maresciallo Ordinario Giacomo Cipriani, Comandante della Stazione Carabinieri di Pisticci.
Un’occasione straordinaria per ricordare la prima volta in cui le cittadine italiane hanno potuto esercitare il suffragio universale, assieme a tutti coloro che hanno combattuto con determinazione per la costruzione di una società nuova, fondata sui valori di libertà, democrazia e pace.
Festa della Repubblica, intervento Antonio Nicoletti, sindaco di Matera
Buongiorno a tutte e a tutti,
rivolgo un saluto alle autorità civili, militari e religiose presenti, alle associazioni combattentistiche e d’arma, ai ragazzi e alle ragazze, a tutti i cittadini che celebrano con noi la ricorrenza del 2 giugno, Festa della Repubblica.
Ottant’anni fa, dopo la dittatura e la guerra, gli italiani furono chiamati a scegliere democraticamente e liberamente il proprio futuro. Da quel voto – per la prima volta a suffragio universale – prese forma un nuovo cammino insieme, fondato sulla libertà, sulla partecipazione, sulla dignità della persona e sul rispetto delle istituzioni democratiche.
Oggi rivolgo un pensiero particolare a quelle donne che, con coraggio, senso civico e speranza, entrarono nelle sezioni elettorali per esprimere il proprio voto. Quel gesto, che oggi ci sembra naturale, rappresentò allora una conquista fondamentale di dignità, uguaglianza e cittadinanza. La Repubblica nasce anche dalla loro voce, dalla loro partecipazione e dal loro contributo alla costruzione dell’Italia democratica.
Ricordare questi ottant’anni significa rendere omaggio a tutte le generazioni che hanno lavorato per consolidare le istituzioni repubblicane, difendere la libertà, promuovere la giustizia sociale e garantire i diritti sanciti dalla nostra Costituzione.
La Repubblica, quindi, non è “solo” una forma di governo nata dal voto di ottant’anni fa. La nostra Repubblica è la vita e l’impegnodi ogni giorno; deve essere la qualità delle nostre scuole, l’efficienza dei servizi pubblici, la tutela del diritto alla salute e al lavoro, la sicurezza delle nostre comunità, le opportunità offerte ai nostri cittadini.
La Repubblica vive nella capacità delle Istituzioni di essere presenti e credibili, vive nella partecipazione democratica dei cittadini: due cose imprescindibili e inscindibili, ancor più in un’epoca in cui è sempre più concreto il rischio del disimpegno politico e la conseguente crisi di rappresentanza civile.
Oggi, a distanza di ottant’anni dalla sua nascita, la Repubblica Italiana e i suoi valori sono ancora e sempre garanzia di libertà edevono essere generatori di fiducia, soprattutto se comparati a quel che succede nel mondo intorno a noi. Questa fiducia si forma ogni giorno – e in questo ciascuno di noi, uomini e donne delle Istituzioni, ha un ruolo, lavorando con serietà, assumendosi responsabilità, dando risposte ai problemi delle persone.
Ciò vale per chi amministra una città e vale per chiunquerappresenti lo Stato, ma vale anche per ciascun cittadino e cittadina, nella nostra convivenza civile.
Per questo rivolgo un pensiero speciale ai giovani. A loro affidiamo il patrimonio di libertà e democrazia conquistato da chi ci ha preceduto. Conoscere la storia della Repubblica significa comprendere il valore dei diritti di cui oggi godiamo, e il dovere di custodirli e rafforzarli.
Qui a Matera conosciamo bene il valore dell’impegno. La storia della nostra città dimostra che i cambiamenti più importanti arrivano dalla capacità di rapportarsi al mondo, ma anche e soprattutto di guardarsi dentro e di crescere insieme, di condividere una visione e di lavorare insieme per attuarla. Matera è cresciuta perché ha saputo investire sulla propria identità, sulla cultura, sul patrimonio storico, sulle persone.
Oggi abbiamo il dovere di continuare su questa strada, affrontando con realismo e concretezza le sfide che abbiamo davanti: ascoltare i giovani, tutelare i più fragili, favorire la creazione di opportunità di lavoro, migliorare i servizi, rendere la nostra città sempre più inclusiva e sostenibile. Oggi abbiamo la consapevolezza che una comunità cresce quando nessuno resta indietro e quando ciascuno si sente parte di un progetto comune.
La Festa della Repubblica ci richiama anche a queste responsabilità, ricordandoci che la democrazia non è un bene acquisito una volta per sempre, ma un patrimonio da custodire quotidianamente attraverso l’impegno, il rispetto, il dialogo e la partecipazione attiva.
In un tempo in cui il dibattito pubblico è spesso segnato da divisioni e contrapposizioni, il 2 giugno ci ricorda che si possonoavere idee diverse e continuare a sentirsi parte della stessa comunità. È questo uno dei significati più preziosi della nostra Repubblica: riconoscersi in valori comuni, nel rispetto delle differenze.
Per chiudere, rivolgo un ringraziamento a tutti i funzionari pubblici che dedicano il proprio impegno quotidiano agli altri: i dipendenti comunali, le Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, i docenti e gli educatori, i volontari… tutti coloro che ogni giorno operano al servizio della collettività, perseguendo il bene comune.La Repubblica siete anche voi. Siamo noi.
Buona Festa, viva Matera, viva la Repubblica, viva l’Italia
Festa della Repubblica, intervento Francesco Mancini, presidente Provincia di Matera
Rivolgo il mio saluto a Sua Eccellenza il Prefetto di Matera, alle autorità civili, militari e religiose, alle associazioni partigiane e combattentistiche, ai volontari della Protezione Civile, agli studenti e a tutti voi cittadine e cittadini che oggi partecipate a questa celebrazione della Festa della Repubblica, che quest’anno assume un valore ancora più profondo poiché celebriamo l’ottantesimo anniversario del passaggio dell’Italia alla forma repubblicana, momento fondativo della nostra vita democratica.
Il 2 giugno del 1946 il popolo italiano, dopo gli anni bui della dittatura fascista e le devastazioni della guerra, scelse la libertà, la democrazia e la Repubblica. Affidò così alla partecipazione popolare il compito di ricostruire il Paese non solo nelle sue città e nelle sue infrastrutture, ma soprattutto nella sua coscienza civile.
Nel ricordare quella giornata storica, non possiamo dimenticare che il 2 giugno 1946 rappresentò anche il primo grande esercizio del diritto di voto delle donne italiane nelle elezioni politiche nazionali. Fu una conquista di straordinario valore civile che ampliò gli orizzonti della nostra democrazia e contribuì a renderla più forte, più rappresentativa e più giusta.
A ottant’anni di distanza, la presenza delle donne nelle istituzioni, nelle professioni, nella cultura e nella vita pubblica costituisce una ricchezza indispensabile per il Paese e testimonia il cammino compiuto verso una partecipazione sempre più piena e consapevole alla costruzione del bene comune. La presenza femminile nei luoghi della responsabilità pubblica e delle istituzioni rappresenta oggi un segno concreto di quel percorso di crescita democratica che trova le proprie radici anche nella storica partecipazione delle donne al voto del 1946.
Da quella scelta lungimirante nacque la nostra Costituzione, fondamento della convivenza democratica e punto di equilibrio tra diritti e doveri, libertà e responsabilità, individuo e comunità. Ancora oggi la Carta costituzionale continua a indicarci una direzione chiara in un tempo attraversato da profonde trasformazioni, da nuove disuguaglianze e da tensioni internazionali che mettono alla prova i valori della pace, della cooperazione e della solidarietà tra i popoli.
Viviamo un’epoca segnata da guerre che sembravano appartenere al passato, da crisi economiche ed energetiche, e da conflitti che alimentano paura e instabilità anche nel cuore dell’Europa e del Mediterraneo. In questo scenario la Repubblica assume un significato ancora più profondo, non soltanto come elevata forma istituzionale dello Stato, ma come comunità democratica che difende la dignità della persona, il dialogo, il rispetto delle differenze e il rifiuto di ogni forma di violenza e sopraffazione.
Celebrare oggi la Repubblica significa allora riaffermare il valore della partecipazione democratica, della legalità, delle istituzioni e del senso di appartenenza a una comunità nazionale che trova la propria forza nella coesione sociale e nella capacità di restare unita anche nei momenti più difficili. Ci ricorda, inoltre, che la libertà non è mai definitiva e che la democrazia non può essere considerata una conquista scontata, richiedendo ogni giorno responsabilità, impegno, consapevolezza e rispetto delle regole.
In questa riflessione il pensiero va a Matera, città simbolo di rinascita e di riscatto, che ha saputo trasformare la propria storia in una straordinaria opportunità di crescita culturale e civile. Matera è diventata un esempio internazionale di come una comunità possa innovare senza perdere la memoria delle proprie radici: da luogo del disagio e dell’emarginazione a Capitale Europea della Cultura nel 2019 e Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo nel 2026, essa rappresenta concretamente la capacità dell’Italia di rialzarsi, di valorizzare il proprio patrimonio e di costruire sviluppo attraverso la cultura, l’identità e la partecipazione.
Nel percorso di rinascita di Matera si inserisce anche la pagina luminosa del 21 settembre 1943, quando i materani insorsero contro l’occupazione nazista, difendendo la propria città con coraggio e dignità. Quel gesto collettivo, nato dalla volontà di non piegarsi alla violenza e alla sopraffazione, è ancora oggi un segno profondo della forza civica di una comunità capace di reagire, unirsi e di trasformare il dolore in responsabilità e futuro. È questo il senso più autentico della Repubblica, che non cancella il passato, ma lo trasforma in energia per il futuro.
Anche il concetto di patria merita oggi una riflessione profonda e libera da ogni equivoco. La patria non è chiusura, contrapposizione o diffidenza verso gli altri, bensì la comunità che condividiamo, il senso di responsabilità reciproca, la cura del bene comune e il rispetto delle istituzioni democratiche e dei valori costituzionali. Significa sentirsi parte di una storia collettiva che ci chiede non soltanto diritti, ma anche doveri, solidarietà e partecipazione.
Come Presidente della Provincia avverto con forza il dovere di tradurre questi princìpi in azioni concrete al servizio del territorio. La Provincia rappresenta un presidio istituzionale fondamentale per i Comuni e per le comunità locali; lavoriamo ogni giorno per migliorare le infrastrutture, sostenere uno sviluppo sostenibile, difendere il patrimonio ambientale e culturale, rafforzare la sicurezza del territorio e creare opportunità, soprattutto per le nuove generazioni. La Repubblica vive sì nelle sue istituzioni, ma si alimenta soprattutto nella qualità delle relazioni civili, nella fiducia reciproca e nella capacità dei cittadini di sentirsi parte di un destino comune.
Ai giovani desidero rivolgere un pensiero particolare. In un tempo dominato dalla velocità, dall’incertezza e spesso dalla sfiducia, abbiate il coraggio di credere nella democrazia e nella partecipazione. Studiate la Costituzione, difendetene i principi e rendeteli vivi nelle vostre scelte quotidiane, perché la Repubblica ha bisogno della vostra intelligenza, della vostra libertà e della vostra capacità di immaginare un futuro più giusto e più umano. Custodire la libertà, la pace e la democrazia rimane il dovere più prezioso della nostra convivenza civile.
Viva la Costituzione, viva la Repubblica, viva l’Italia!
Festa della Repubblica, intervento di Sanya Bonelli, Presidente della Consulta Studentesca provincia di Matera.
Buongiorno a tutti da parte dell’ufficio scolastico Provinciale e dei miei colleghi, che saluto, gli studenti e le studentesse della provincia di Matera che ho l’onore di rappresentare, saluto e ringrazio dell’invito le autorità civili, militari e religiose presenti, è un grande onore essere qui in occasione di un grande anniversario che celebra una delle scelte più importanti del nostro Paese, a cui italiane e italiani sono stati chiamanti 80 anni fa, il 2 giugno. Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 rappresentò la chiamata diretta alle italiane e agli italiani affinché decidessero il futuro del Paese e contribuissero alla ricostruzione di una nazione ferita un giorno che riporta alla luce valori etici e universali, che passano inosservati per abitudine e che invero rappresentano il fondamento della nostra convivenza civile e della nostra identità nazionale.
il valore della scelta (libertà da ogni vincolo) «La cosa più importante della nostra vita è aver scelto la nostra parte>> Teresa Mattei, della commissione dei 75. “scegliere” , dal latino exeligere, “raccogliere fuori da un insieme”. Quel giorno è stata compiuta una scelta che non fu soltanto un atto elettorale: scegliere significa individuare liberamente una direzione e assumersi le conseguenze del cammino intrapreso.
il valore della democrazia (libertà di espressione): il 2 giugno è il trionfo della democrazia di cui parla Tucidide nelle Historiae: il governo dei molti e non dei pochi, dove tutti gli individui sono eguali dinanzi alla legge, la cui posizione economica, sociale o partitica risulta irrilevante nei confronti del proprio merito, gli italiani scelsero i principi democratici con la promessa di fondare la democrazia ogni giorno, trasmettendola ai posteri.
Il valore della parità (libertà di essere unici) « Abbiamo tutte nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore…» anna garofalo
Il 2 giugno, per la prima volta in Italia anche le donne si recarono alle urne, con l’attuazione del suffragio universale. Quel giorno fu solo l’inizio: L’ingresso delle donne nelle cabine elettorali e l’eredità delle 21 Madri Costituenti abbattono lo stereotipo del “sesso debole”. Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Federici e Lina Merlin. Le cinque Madri Costituenti della Commissione dei 75 che dimostrarono che il genere, la maternità o il matrimonio non sono più recinti o definizioni limitanti, ogni donna è libera di volare alto, definita solo dal proprio talento, dalla propria intelligenza e dal proprio merito.
E infine il valore del bene comune prima dell’io: in un mondo in continuo dissidio tra le pulsioni personali e i limiti delle convenzioni sociali, nell’io continuamente in lotta tra Es e super-io, direbbe Freud, i padri e le madri costituenti ci donano uno degli insegnamenti più importanti e necessari per noi giovani generazioni.
Se l’uomo è dominato dalla legge dell’uno, della supremazia del singolo, la democrazia è allora il trionfo della legge del due, dell’uno che fa spazio all’altro uomo diventando un noi, è così che nasce la costituzione italiana. Come è possibile che padri e le madri costituenti abbiano messo da parte il proprio orientamento partitico e collaborato per la comunità? Perche avevano conosciuto uomini dimenticarsi di essere umani. Husserl nella crisi delle scienze europee, ci insegna come la scienza e l’evoluzione scientifica abbiano portato l’uomo ad essere l’uomo dei fatti, incapace di agire secondo morale divenendo lupo per l’altro. La costituzione è l’esempio tangibile di uomini e donne che tornano ad essere umani dopo aver vissuto l’era degli uomini dei fatti, scrivendo un testo umano, appartenente al popolo, aldilà di qualsiasi orientamento partitico.
Concludo allora: cosa ci insegna la Festa della Repubblica? Ci insegna a non rimanere indifferenti, a essere consapevoli delle nostre scelte. Nel mondo contemporaneo che sta ritornando ad essere il mondo degli uomini dei fatti, dove i diritti umani sembrano essere diventati manifesti politici, dove rimaniamo indifferenti dinanzi alle sofferenze altrui, ricordiamoci che res publica res populi, la cosa pubblica è cosa del popolo, siamo noi i costruttori della repubblica, siamo noi che ogni giorno scegliamo cosa è la nostra repubblica, siamo noi a fare l’italia, a decidere con i nostri atteggiamenti la direzione da seguire. A noi giovani donne dico, abbiamo un testimone importante in mano: in una società in cui essere donna è ancora un peso, ricordiamo quelle donne che hanno avuto il coraggio di non tirarsi indietro, dimostrandoci che la democrazia non è essere l’unica per fortuna a fare la differenza, ma una delle tante capaci di affermare il proprio talento.
Siamo noi i cittadini che rendono possibile la res publica, scegliendola ogni giorno, nell’impegno per il bene comune perché come dice Calmandrei Piero “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.”
A cittadini di questa repubblica, suoi costruttori, non uomini di fatti ma il motore umano di democrazia.
DI SEGUITO VIDEO CERIMONIA PER GLI 80 ANNI DELLA REPUBBLICA ITALIANA
La fotogallery della cerimonia della festa della Repubblica e della consegna delle Onorificenze dell’Ordine “al Merito della Repubblica Italiana” (foto www.SassiLive.it)
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link





