La perdita di biodiversità non è solo una questione ambientale, ma profondamente culturale: nasce da una visione che separa l’uomo dalla natura. NBFC affronta questa sfida, in chiara ottica One Health, integrando ricerca, formazione avanzata e divulgazione. Da un lato, costruisce una nuova generazione di esperti attraverso dottorati, master e programmi interdisciplinari orientati ai ‘green jobs’ e all’innovazione sostenibile. Dall’altro, promuove un’alfabetizzazione ecologica diffusa, rivolta soprattutto ai più giovani, utilizzando strumenti narrativi come fumetti e libri illustrati. Questo approccio consente di superare le barriere tra scienza e società, coinvolgendo anche le famiglie e colmando il divario culturale tra generazioni. L’obiettivo è trasformare conoscenza in consapevolezza e azione, creando un nuovo equilibrio tra umanità e biosfera.
La crisi ecologica globale non è unicamente una questione di habitat frammentati, di inquinamento atmosferico o di specie in via di estinzione. È, prima di ogni altra cosa, una profonda crisi culturale e di percezione. Per decenni, la società ha considerato la natura come un mero sfondo inerte per le attività umane o come un magazzino inesauribile da cui estrarre risorse. Scardinare questa visione dualistica, che separa l’essere umano dalla biosfera, richiede uno sforzo titanico che la pura ricerca scientifica, chiusa nei suoi laboratori, non può compiere da sola. Serve un’imponente operazione di traduzione, disseminazione, contaminazione e, soprattutto, di formazione di base. È su questo presupposto fondamentale che il National Biodiversity Future Center ha edificato uno dei suoi pilastri più solidi. Il mandato del Centro si riassume in un imperativo categorico: non possiamo tutelare ciò che non conosciamo, e non possiamo innovare se non prepariamo le menti chiamate a guidare questa transizione. L’impegno si snoda lungo due direttrici parallele e complementari. Da un lato, la creazione di un’alta formazione accademica e professionale senza precedenti, destinata a forgiare i futuri manager della sostenibilità. Dall’altro, un’affascinante e vitale operazione di alfabetizzazione ecologica rivolta alle nuove generazioni, utilizzando i linguaggi universali del fumetto e del racconto illustrato, capaci di abbattere le barriere anagrafiche e di educare persino gli adulti.
L’infrastruttura del sapere: dottorati, master e alta formazione
Il modello a rete di NBFC, strutturato in un hub centrale e otto spoke tematici, ha permesso di mobilitare oltre duemila ricercatori su tutto il territorio nazionale.
Tuttavia, il vero investimento a lungo termine si realizza nel reclutamento e nella formazione di una nuova classe di scienziati transdisciplinari. Quella di NBFC è una struttura ampia e bilanciata, in cui esperti di fama internazionale lavorano fianco a fianco con giovani ricercatori in formazione, tecnologi e personale tecnico-amministrativo, gettando le basi per i green jobs del futuro.
Il fiore all’occhiello di questa architettura accademica è senza dubbio il Dottorato di Interesse Nazionale in Biodiversità (DIN). Coordinato dall’Università di Palermo, questo programma rappresenta un unicum nel panorama europeo. Si articola in sei curricula altamente specializzati, che coprono l’intero spettro delle urgenze ambientali: dallo studio degli ecosistemi marini e terrestri allo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative, dall’applicazione del paradigma One Health fino alle dinamiche d’impresa e alle politiche rigenerative. Con centinaia di borse di studio finanziate nei suoi primi cicli, il DIN sta immettendo nel Sistema Paese una forza intellettuale in grado di leggere la complessità del vivente con lenti nuove.
A ciò si uniscono corsi di laurea triennali specializzati su queste tematiche come quello in Biodiversità e innovazione tecnologica istituito sempre presso l’Università di Palermo.
A corredo di questo sforzo abbiamo il ‘Biodiversity PhD Day’, un momento di incontro annuale, che favorisce il networking e lo scambio di idee tra i giovani scienziati, superando la storica frammentazione accademica italiana. Ma l’eccellenza scientifica rischia di rimanere sterile se non viene messa in interconnessione e dialogo con le competenze del mercato e della gestione pubblica. Per colmare questo divario, NBFC ha ideato il programma ‘Upskilling’, un percorso di formazione avanzata dedicato a giovani talenti con background scientifico, tecnologico o gestionale. Strutturato in 250 ore di formazione teorico-pratica, il programma divide i partecipanti in sei percorsi di sviluppo formativo: dal ripristino degli ecosistemi urbani e marini all’utilizzo dei big data e dell’intelligenza artificiale per il monitoraggio; dalla nutrizione legata alla salute planetaria fino allo sviluppo dell’acquacoltura sostenibile e della comunicazione scientifica. Questo percorso trasforma giovani neolaureati in veri e propri innovatori, capaci di creare startup e soluzioni concrete. Le visite a centri di eccellenza internazionali, dal CERN di Ginevra alle foreste modello della Romania, garantiscono un respiro globale a questa formazione.
Di straordinaria importanza sono poi i master offerti. Tra questi spicca quello di secondo livello in ‘One Health’ promosso dalla Sapienza di Roma, che forma figure professionali inedite: gli analisti One Health, capaci di operare nelle istituzioni internazionali e nelle aziende private con una preparazione che fonde biologia, economia e politica sanitaria.
Allo stesso modo, il Master in ‘Scienza nella pratica giornalistica’ prepara i professionisti dell’informazione a raccontare le sfide climatiche e biologiche con autorevolezza, spirito critico e linguaggi multimediali, contrastando la disinformazione.
La rete formativa di NBFC è inoltre arricchita da decine di winter e summer school e corsi di alta formazione sparsi in tutta Italia. Si spazia da quelli ultratecnici sulla tassonomia dei coralli profondi o sulla morfologia pollinica, a scuole dedicate all’integrazione tra biodiversità e business, organizzate dalla scuola superiore Sant’Anna di Pisa, fino a programmi pionieristici sulla ‘Citizen Science’ curati dall’Università di Siena. Siamo, insomma di fronte a una vera e propria fabbrica del sapere, progettata per fornire all’Italia le competenze necessarie a onorare gli impegni europei sulla conservazione e il restauro ecologico.
Il linguaggio della meraviglia: formare le nuove generazioni
Mentre i dipartimenti universitari fucinano i super-esperti di domani, lo Spoke 7 di NBFC, dedicato alla comunicazione e all’impatto sociale, parte da un’idea fondamentale: il cambiamento culturale di base, quello capace di modificare i consumi e le visioni del mondo, parte dai bambini. La biodiversità offre una delle soluzioni più potenti alla crisi climatica, ma per abbracciare questa prospettiva è necessario instillare la cultura del rispetto fin dalla più tenera età, superando l’approccio puramente didascalico per abbracciare quello dell’esplorazione e dell’empatia.
La ricerca e i monitoraggi scientifici viaggiano a una velocità che i programmi scolastici ministeriali faticano a eguagliare. Per questo motivo, i ricercatori hanno deciso di uscire dalla cosiddetta torre d’avorio per invadere pacificamente gli spazi dell’intrattenimento e dell’immaginario infantile. L’operazione più emblematica, potente e mediaticamente dirompente in questo senso è stata la storica collaborazione con Topolino, la rivista a fumetti che da generazioni accompagna la crescita degli italiani.
L’uso del fumetto per comunicare la scienza non è un ripiego. Come dimostrano gli studi sulla percezione pubblica, i formati visivi e narrativi non si limitano a informare, ma coinvolgono emotivamente il lettore, raggiungendo pubblici tradizionalmente distanti dal discorso scientifico accademico. Così, in occasione della giornata internazionale della Biodiversità, NBFC e la redazione Disney/Panini hanno unito le forze per creare edizioni speciali di Topolino (con uscite mirate nel maggio 2024 e nel febbraio 2025). Non si è trattato di inserire noiose schede tecniche tra una pagina e l’altra, ma di costruire una vera e propria sceneggiatura originale, scritta e disegnata da professionisti del settore in stretta collaborazione con i biologi e gli ecologi del Centro.
I lettori si sono trovati così a seguire le avventure dello Zio Paperone, sempre a caccia di nuovi investimenti, e dell’irascibile Paperino, insieme ai brillanti nipoti Qui, Quo e Qua, in missioni in cui la natura non è un tesoro da depredare, ma un sistema vitale da comprendere. E chi meglio dei geniali Archimede Pitagorico e Pico De Paperis potevano incarnare il ruolo degli scienziati e dei ricercatori tecnologici, mostrando come i droni sottomarini o i sensori acustici – le stesse tecnologie realmente sviluppate da NBFC – possano essere impiegati per monitorare, salvare ecosistemi in pericolo o trovarne di nuovi? Attraverso gag, imprevisti e avventure mozzafiato in giro per il mondo, i giovanissimi lettori hanno assimilato concetti complessi come l’interdipendenza tra esseri umani ed ecosistemi, la fragilità delle catene trofiche e il valore inestimabile del capitale naturale, il tutto veicolato dal potere invincibile dell’intrattenimento. Parallelamente all’universo disneyano, l’impegno editoriale verso l’infanzia ha visto la pubblicazione del volume ‘La biodiversità spiegata alle bambine e ai bambini’, edito da BeccoGiallo per conto di NBFC.
Questo libro non è un semplice manuale, ma un viaggio visivo e narrativo che attraversa l’Italia da Nord a Sud, svelando le immense ricchezze naturali del nostro Paese: dai boschi alpini alle praterie di posidonia del Mediterraneo, dalle farfalle endemiche agli insetti impollinatori. L’approccio pedagogico adottato in questi materiali è rivoluzionario. Invece di proporre una rigida istruzione frontale, che rischia di annoiare o allontanare i più piccoli, si adotta una narrazione basata sulla curiosità, sull’osservazione diretta e sulla meraviglia. Il libro si è trasformato in uno strumento vivo all’interno delle classi: un grande progetto educativo, che ha coinvolto centinaia di alunni appartenenti a dodici istituti primari e secondari, ha sollecitato i bambini a immaginare e scrivere loro stessi dei racconti ispirati a ciò che avevano imparato. Questo processo di ‘co-creazione’ ha generato un volume corale, trasformando gli studenti da recettori passivi a veri e propri autori e custodi digitali del territorio, in un intreccio perfetto tra scienza, geografia, arte e letteratura.
Dai nipoti ai nonni: un ponte tra generazioni
C’è un ulteriore, fondamentale risvolto in questa strategia comunicativa. Fino a un paio di decenni fa, il termine ‘biodiversità’ era quasi assente dal dibattito pubblico e dai programmi scolastici. Esiste un’intera fascia di popolazione adulta e anziana che, pur subendo oggi gli effetti dei cambiamenti climatici, non possiede le chiavi di lettura lessicali e concettuali per decodificare ciò che sta accadendo al pianeta. Qui risiede il capolavoro strategico dell’uso dei fumetti e dei libri illustrati per l’infanzia. La semplicità, la chiarezza e la forza visiva utilizzate per spiegare l’ecologia ai bambini di otto o dieci anni diventano il ‘cavallo di Troia’ perfetto per raggiungere genitori e nonni. Quando un bambino chiede alla propria famiglia di leggere insieme l’avventura di Qui, Quo, Qua alle prese con l’estinzione di un insetto, o quando porta a casa il libro illustrato sulle foreste vetuste, l’adulto viene inevitabilmente esposto a quei medesimi concetti. Il linguaggio diretto, depurato da incomprensibili tecnicismi accademici, permette alle vecchie generazioni di avvicinarsi a un tema cruciale e un tempo nascosto, colmando un gap formativo decennale. Il bambino diviene così il primo, inconsapevole, educatore all’interno del nucleo familiare. L’architettura formativa proposta da NBFC ci dimostra che la scienza, da sola, non basta a salvare il mondo. Occorre trasformare i dati in consapevolezza, e la consapevolezza in azione. Che si tratti di addestrare un ecologo all’uso dei supercomputer per prevedere il collasso di un habitat, o di far scoprire a un bambino il miracolo dell’impollinazione attraverso il becco di Paperino, l’obiettivo finale resta il medesimo: tessere una nuova e indissolubile alleanza tra l’umanità e la trama della vita che ci ospita. Una missione in cui l’istruzione rappresenta un investimento irrinunciabile.
QUOTE
“Topolino ha saputo ancora una volta parlare ai giovani di temi complessi come la biodiversità con leggerezza ed efficacia. I numeri speciali nati dalla collaborazione con NBFC dimostrano come il fumetto possa tradurre la ricerca scientifica in narrazione, rendendo il messaggio chiaro e vicino ai lettori. Portare la biodiversità fuori dai laboratori aiuta a costruire connessioni autentiche, stimolare curiosità e contribuire alla formazione di una nuova consapevolezza ambientale”
CHIARA ANZOLINI, Geologa, ricercatore presso l’Università degli Studi di Padova
“Il progetto ‘Bioedu’ nasce per avvicinare scuole, docenti e studenti al tema della biodiversità, ancora poco trattato nei programmi scolastici. 10 quaderni innovativi con materiali innovativi, interviste su diversi aspetti, con l’obiettivo di stimolare curiosità e interesse nei giovani. L’iniziativa punta a sensibilizzare le nuove generazioni, promuovendo una cultura scientifica solida e condivisa”
FABIO DE PASCALE, Biologo molecolare, ricercatore presso l’Università degli Studi di Padova
Box
LA BIODIVERSITÀ ENTRA IN CLASSE PER FORMARE I CITTADINI DEL FUTURO
BIOEDU – Didattica innovativa per la biodiversità è un progetto promosso dallo Spoke 7 del National Biodiversity Future Center con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni ai temi cruciali della tutela ambientale. Coordinato dal Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova, il progetto porta la ricerca scientifica direttamente nelle aule attraverso 10 percorsi educativi pensati per studenti e studentesse della scuola secondaria di primo e secondo grado.
I percorsi si presentano come kit didattici digitali, flessibili e personalizzabili, che integrano contenuti scientifici aggiornati con strumenti innovativi: infografiche, mappe concettuali, video interviste, quiz interattivi e attività collaborative.
I temi affrontati spaziano dalla biodiversità urbana alla conservazione delle aree protette, dall’agrobiodiversità ai cambiamenti climatici, offrendo una visione ampia e interdisciplinare.
BIOEDU non è solo un progetto educativo, ma anche uno strumento di orientamento, pensato per supportare i giovani nelle scelte future. Inserito nel quadro degli Obiettivi dell’Agenda 2030, rafforza il ruolo della scuola come leva strategica per costruire una solida cultura scientifica e una cittadinanza consapevole.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Luca d 'Alessandro, Roberto Luppi, Andrea Cantelmo e Beatrice Foresti
Source link




