L’ultimo disegno di Marjane Satrapi


Morta a 56 anni per il dolore dopo la perdita del marito, l’autrice franco-iraniana ha ridefinito l’arte, usando la matita e il cinema come armi di libertà contro ogni dittatura e pregiudizio.

Marjane Satrapi a Parigi nel 2020

È morta di crepacuore, hanno detto i suoi familiari. Marjane Satrapi aveva 56 anni, è «morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita (produttore, attore e sceneggiatore, ndr)», recita il comunicato dei familiari recapitato alla France Presse. Era una disegnatrice e regista iraniana, naturalizzata francese.

L’abbiamo conosciuta all’inizio del secolo grazie a Persepolis, un’autobiografia grafica (pubblicata in Italia da Lizard) che racconta la sua infanzia in Iran durante la rivoluzione islamica, e che è stata adattata al cinema nel 2007. Persepolis ha venduto milioni di copie, rendendo Satrapi una delle autrici iraniane più vendute di tutti i tempi e la prima donna ad essere nominata all’Oscar per il miglior film d’animazione per l’adattamento cinematografico di successo.
I suoi fumetti erano richiesti dai giornali di tutto il mondo, ma ha smesso di disegnarli nel 2004, passando ad altre forme di narrazione e ad altri argomenti. Ha realizzato cinque lungometraggi, tra cui l’acclamato Radioactive del 2020, sulla ricerca scientifica pionieristica di Marie Curie. Ma per anni dopo Persepolis, la stampa internazionale ha continuato a richiedere il suo alter ego a fumetti di nove anni. Raccontava lei stessa: «Ogni volta dicevano: “Ma noi vogliamo la bambina”. E io rispondevo: “La bambina è cresciuta”». 

Poi, nel 2024, ha ripreso a disegnare per denunciare le violenze perpetrate dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Ma era così sconvolta da provare un dolore fisico. «Mi vengono i crampi alle dita quando devo disegnarli», raccontò al quotidiano The Guardian.

Diventato un classico imprescindibile della nona arte, Persepolis è un’opera straordinaria che fonde autobiografia e divulgazione storica. Nata in Iran alla vigilia della rivoluzione khomeinista da una famiglia liberal, Satrapi ha sviluppato un’identità multiculturale e apolide, arricchita dagli anni passati in Europa. L’incontro cruciale con gli artisti dell’avanguardia francese (come David B.) le ha permesso di canalizzare il proprio vissuto in un linguaggio visivo unico, capace di scardinare i pregiudizi occidentali sul Medio Oriente. Persepolis racconta lo sprofondare di una società moderna in fermento nell’incubo dello stato etico.

Consolidato anche grazie al celebre adattamento cinematografico, questo capolavoro è apparso in un momento storico in cui si è manifestata al meglio la maturità del fumetto come medium capace di raccontare la complessità del mondo contemporaneo. Tutto ciò grazie a ingredienti come il personale che spiega la Storia, l’equilibrio tra dramma e ironia, il dialogo diretto con il lettore, la lezione del fumetto d’autore europeo contaminata dalla rigidità geometrica dell’iconografia mediorientale.

Nel 2024 Satrapi ha coordinato Donna, Vita, Libertà, volume collettivo realizzato da 17 fumettisti iraniani e internazionali (tra cui Joann Sfar, Paco Roca, Shabnam Adiban) in collaborazione con accademici iraniani. Lei la definiva una “brigata culturale internazionale”.

Il volume racconta come la morte in custodia di Mahsa Amini, la donna curdo-iraniana di 22 anni arrestata nel 2022 con l’accusa di non aver indossato correttamente il velo islamico, abbia scatenato la più grande ondata di disordini popolari degli ultimi anni in Iran. «Non è una rivolta, non è un movimento, è una vera e propria rivoluzione. L’ho detto molte volte e nessuno mi contraddice: penso che sia la prima rivoluzione veramente femminista… ed è sostenuta dagli uomini», disse in quei mesi. Aggiungendo che la diaspora iraniana all’estero non ha il diritto di dire alla gente che vive in Iran cosa fare, ma solo amplificare il messaggio proveniente dalle sue strade, non riscriverlo o dettarlo. «Possiamo essere l’altoparlante, tutto qui. Se pensiamo di essere qualcosa di diverso da un altoparlante, è meglio che non parliamo: è una questione di decenza».

Ce l’aveva anche con un certo «razzismo nascosto» in Occidente, che vede gli iraniani come un popolo culturalmente inadatto ai diritti umani. Diceva che i festival cinematografici occidentali (nel 2022 ha presieduto la giuria della Festa del Cinema di Roma) adorano il cinema iraniano quando questo ritrae un paese «bloccato nel Medioevo», con immagini di «una collina e un asino». «Un albero… Una donna… Una mela».  

Dopo l’esilio, Satrapi s’è stabilita in Francia e anche là ha voluto fare la sua parte per «disintossicare la società francese dalle idee di estrema destra», invitando nel 2024 i registi di origine straniera a unirsi per realizzare un film collettivo che avrebbe potuto intitolarsi «La Francia degli stranieri» o «Siamo a casa nostra». Proprio quell’anno venne scelta per il disegno dell’arazzo olimpico ma in un’intervista a Mediapart annunciò che avrebbe boicottato le Olimpiadi di Parigi 2024 se il Rassemblement National fosse salito al potere. Era consapevole che l’ascesa della destra estrema fosse un trend globale. 

«Io ho scelto di essere francese. Avrei potuto essere svedese, la nazionalità di mio marito. Ma ho voluto avere la nazionalità del paese che amavo come il mio paese di nascita: la Francia. Ho imparato la sua lingua fin da piccola, amo la sua letteratura, la sua storia, la sua gastronomia. Non sono nata francese. L’ho desiderato, l’ho scelto e lo sono diventata. Mi ci è voluto impegno. Siamo tutti francesi. Se Jean-Michel e Chantal sono a casa loro, lo sono anch’io. La Francia è la mia casa. Siamo tutti a casa nostra», disse ricordando il percorso a ostacoli per l’ottenimento della cittadinanza.
«Quando il mio libro Persepolis è uscito nel 2000 ed è diventato uno dei libri in lingua francese del XXI secolo più venduti al mondo, non ero ancora naturalizzata francese. Ero l’autrice francofona più venduta, ma non era abbastanza per diventare francese. Ho dovuto aspettare cinque anni e, senza l’intervento di Jack Lang [ex ministro della Cultura, ndr], non sono sicura che avrebbe funzionato (…) Sono franco-iraniana, ma di fatto sono solo francese. Non ho più il passaporto iraniano da quasi vent’anni. Quando il regime iraniano ha iniziato a prendersela con me, mi sono detta: posso entrare in quell’ambasciata e non uscirne mai più».

Oltre ai graphic novel, Marjane Satrapi ci consegna la consapevolezza di una fragilità e l’urgenza dell’impegno. «Quando si nasce in una democrazia, si crede che sia eterna, mentre in realtà è molto fragile». E, ancora: «Non dimenticate mai che tutte le dittature sono uguali. La notte prima che cadano, tutti dicono: sono così solide, è impossibile che possano cadere. Poi cadono, e tutti si chiedono: come hanno fatto a resistere così a lungo?».


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 Checchino Antonini

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