«Il ritorno al nucleare? Sì, grazie». I giovani a sorpresa vogliono la svolta


Dalla miopia, anzi dal negazionismo, si sta passando nell’Italia sempre più consapevole della questione energetica a un notevole tasso di fiducia e di speranza nei confronti del nucleare. Si tratta di una svolta sociale e culturale di enorme importanza. Perché manda in archivio tante superstizioni e barriere ideologiche, figlie spesso di un deficit di conoscenza e di uno scarso impegno dell’informazione in questo campo, che da molti decenni sta frenando l’innovazione tecnologica nel settore energetico.

Il nucleare, naturalmente, non risolve da solo i problemi del Paese, ma si candida a giocare un ruolo centrale. Un sondaggio molto significativo anche per la dimensione dei cittadini interpellati – 350mila – dice che la maggior parte degli italiani è favorevole al nucleare. L’indagine, elaborata nel corso di due anni, è opera di Futuri Probabili, centro studi guidati da Luciano Violante e dalla Fondazione Olitec.

Quelli che dicono sì al nucleare sono il 59,1% degli italiani. Una cifra altissima se si pensa ai dati dei due referendum che si sono svolti su questa materia, nel 1987 e nel 2011. Il cambiamento di tendenza, dal no al sì, è molto forte. Per quale ragione questa inversione di tendenza? «Un motivo risiede nel fatto – osserva Violante – che sono andate via via scomparendo le memorie riguardanti le vecchie sciagure, anzitutto Cernobyl. Ma quello che colpisce è lo sviluppo in termini di lavoro che il nucleare nei prossimi anni potrà consentire. Esisteranno 40 professioni nuove legate a questo comparto industriale».

I dati della ricerca impressionano per quanto riguarda i giovani. Sono la fascia di età più favorevole al nucleare. Capiscono quanto esso può cambiare il mondo del lavoro, può creare opportunità e competenze, può aggiungere professioni e occupazione. Può essere futuro, insomma, ed il futuro è l’orizzonte e la chance delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Ecco perché il famoso slogan caro ai loro genitori – nucleare? No grazie! – loro lo capovolgono cosi: nucleare? Sì grazie!

I più giovani tra i giovani, quelli della fascia tra i 18 e i 24 anni, sono assai curiosi verso questa forma di energia, motivati a questa sfida tecnologica, consapevoli che il cambiamento è un’occasione da non perdere. Il 64,1% di questi è favorevole al nucleare.

Nella fascia immediatamente superiore, quella tra i 25 e i 34 anni, i sì al nucleare sono ancora di più: 65,3%. Poi si va al 61,4% (fascia 35-44), al 57,3% (45-54), al 48,6% (55-64). Mentre gli over 65 sono per il nucleare al 45,9%. Energia nuova per lavori nuovi e più numerosi, ecco. Questa onda giovanile racconta, sul nucleare ma forse può valere per tutto, che l’innovazione viene vissuta non come rischio ma come crescita. «I ragazzi sanno – fa notare Violante – che la frontiera del nucleare di quarta generazione è più pulito rispetto ad altre fonti. E del resto, nonostante come diciamo nel nostro studio l’informazione è ancora troppo limitata rispetto a questa forma di energia e ancora risente di certe vecchie impostazioni, si va facendo largo un giudizio più approfondito e realistico. Ossia che con le scorie del nucleare si produce altra energia. Meno sprechi e più sicurezza».

I PASSI AVANTI

Lo smaltimento, con le nuove tecnologie, rimane un problema ma è un problema in via di riduzione e su cui si sta lavorando. Su questo e su tutto il resto occorre un salto di livello dell’informazione. Una maggiore capacità di saper divulgare. «Il lavoro fondamentale e che andrà fatto sempre di più da parte nostra – incalza Violante – è proprio quello di creare una più approfondita conoscenza nei cittadini sul nucleare. Occorre sforzarsi per dare elementi di verità e di oggettività».

Basti pensare che oggi solo una piccola minoranza di noi sa che l’Italia il nucleare ce l’ha perché ne ha bisogno e lo importa per lo più dalla Francia che ha le sue centrali a due passi dai nostri confini. Può aiutare, in questo sforzo di pedagogia conoscitiva e di ecologia culturale, il mondo della scuola. E giova a questo punto, dopo aver compulsato l’indagine di Futuri Probabili e di Olitec, fare un colpo di telefono al ministro dell’Istruzione. Lo sa, onorevole Valditara, che i giovani sono molto favorevoli al nucleare?

Valditara lo sa e sta lavorando a un progetto a cui tiene assai: introdurre negli istituti tecnici percorsi formativi sull’energia nucleare. Occorre creare conoscenze e competenze fin dall’ultimo ciclo scolastico. Competenze che poi serviranno per lavorare nelle centrali, nelle industrie e in tutto il settore energetico. I tempi di questa innovazione scolastica ancora non si conoscono. Ma l’obiettivo è chiaro.

Secondo le proiezioni dell’indagine, al 2040 il mercato del lavoro per quanto riguarda il nucleare sarà ampio e ramificato. Una vera e propria nuova filiera di professioni e di attività. Ci saranno 11.600 impieghi per tecnici. 13.800 per ingegneri, fisici, chimici, specialisti di radioprotezione nucleare. 6.800 per ingegneri di controllo impianto nucleare, supervisori di turno, progettisti senior di impianto nucleare, esperti di qualità in processi nucleari. 1.800 per direttori, dirigenti, capi ingegneri e via così.

Una gamma di lavori così, sul fronte dell’innovazione, cambiano il paesaggio dell’occupazione soprattutto giovanile. Ragazze e ragazzi sono quelli che useranno di più il nucleare e lavoreranno con il nucleare. Perciò bisogna partire subito, e con un impegno molto intenso. Le resistenze alla svolta nucleare ancora esistono però in Italia. E si riscontrano soprattutto al Sud e nelle isole.

Il Nord guida la classifica geo-sociale dei favorevoli. Poi viene il Centro. A Roma il 57,4% dei cittadini è favorevole al nucleare. A Milano il 64,2%. La società dunque è in fase di forte consapevolezza sulle opportunità rappresentate dal nucleare. E la politica è nello stesso mood? Violante la vede così: «Restano purtroppo alcuni vecchi pregiudizi. Si scambia questa domanda, che riguarda il futuro del Paese e dei giovani, con l’ennesimo conflitto tra maggioranza e opposizione». Capita spesso che i ragazzi siano più maturi degli adulti. Sul nucleare è certamente così. Ma una rivoluzione culturale, se è ben fondata e motivata ed è questo il caso, non potrà che contagiare tutti.


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