La Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura la legge delega sul nucleare sostenibile, il disegno di legge firmato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, abbinato alla proposta di legge Lupi. Il testo passa ora al Senato, dove il Governo punta a chiudere l’iter entro l’estate, per arrivare ai decreti attuativi entro la fine del 2026.
Per la prima volta dopo decenni l’Italia si dota di uno strumento legislativo pensato per riportare l’energia nucleare civile nel mix nazionale, a quarant’anni dal disastro di Chernobyl e dopo i due referendum del 1987 e del 2011. Il provvedimento conferisce al Governo una delega da esercitare entro dodici mesi, con i primi reattori in funzione attesi, secondo il ministro, tra il 2034 e il 2035.
Il voto della Camera e le prime reazioni
L’Aula ha approvato la delega con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, con il sostegno della maggioranza e del gruppo di Azione e l’astensione di Italia Viva. Erano state respinte poco prima le pregiudiziali di costituzionalità di Avs e Movimento 5 Stelle. Il voto è arrivato al termine di una seduta tesa: alla vigilia la maggioranza aveva modificato l’ordine dei lavori contro il parere delle minoranze. Il Partito Democratico ha parlato di «delega in bianco» e di un Parlamento «marginalizzato», mentre è rimasta accesa la polemica sui possibili usi militari, alimentata anche dall’ingresso del ministero della Difesa tra le amministrazioni che concorreranno ai decreti.
Pichetto ha circoscritto il testo al solo nucleare civile. Tra le previsioni introdotte o precisate durante l’esame parlamentare rientrano l’uso dell’energia nucleare anche per il settore navale e marittimo, la produzione di calore oltre che di idrogeno, e la formazione di ingegneri, fisici e di ogni altra figura professionale della filiera.
Il ministro ha inoltre spostato l’attenzione sulle prospettive future: «abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie, alle quali puntiamo, saranno mature e disponibili all’inizio del prossimo decennio». Gli obiettivi indicati: sicurezza energetica, decarbonizzazione, indipendenza.
Il cronoprogramma: dalla delega ai reattori
Il calendario giuridico, scritto nell’articolo 1 del disegno di legge, concede al Governo dodici mesi dall’entrata in vigore per esercitare la delega, con la possibilità di adottare decreti integrativi e correttivi entro i ventiquattro mesi successivi a ciascun provvedimento. Quello politico, fissato da Pichetto, è più stretto: via libera del Senato entro l’estate e decreti attuativi «entro Natale», entro la fine del 2026, senza attendere la scadenza dei dodici mesi.
Più lungo l’orizzonte degli impianti. I primi reattori in funzione arriverebbero, secondo il ministro, tra il 2034 e il 2035, con un numero legato a domanda, prezzi e tecnologie disponibili. Tra l’approvazione della legge e la produzione effettiva di energia corre quindi quasi un decennio, durante il quale il quadro si costruisce per decreti successivi.
Decreti attuativi entro 12 mesi
Il ddl impegna il Governo ad approvare entro 12 mesi decreti legislativi attuativi con le regole per produrre energia nucleare in conformità con le disposizioni europee, gestire le scorie, proseguire nella ricerca sulla fusione nucleare, organizzare competenze e funzioni in materia. E’ il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ad avere la titolarità di proposta dei decreti attuativi, di concerto con gli altri dicasteri coinvolti.
Cosa prevede la delega sul nucleare sostenibile
La delega deve regolamentare un programma nazionale per la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione – la nozione di nucleare sostenibile è ancorata alla tassonomia europea, in particolare all’atto delegato adottato in base al regolamento UE 2020/852 – che concorra all’attuazione della strategia per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica e garantisca al Paese sicurezza e indipendenza energetica.
Da definire anche le modalità di formazione di tecnici, ricercatori, ingegneri, fisici e di ogni altra figura professionale per lo sviluppo delle competenze necessarie alla filiera industriale e al settore nucleare. Previsto anche il riordino della disciplina relativa alla sicurezza, alla vigilanza e al controllo.
Come si compone il ddl sul nucleare
Il disegno di legge, passato in sede referente da quattro a cinque articoli, conferisce al Governo una delega da esercitare entro dodici mesi per disciplinare, attraverso uno o più decreti legislativi:
- la produzione e l’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile sul territorio nazionale;
- la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile nucleare;
- la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti, insieme alla gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito;
- la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia da fusione;
- la riorganizzazione delle competenze e delle funzioni di vigilanza e controllo.
I ministeri coinvolti e le intese necessarie
I decreti legislativi saranno adottati su proposta del ministero dell’Ambiente, di concerto con un’ampia squadra di dicasteri: Imprese e made in Italy, Difesa, Università e ricerca, Salute, Infrastrutture, Cultura, Lavoro, Protezione civile e mare, Sport e giovani, Economia.
Il percorso richiede l’intesa della Conferenza unificata, il parere del Consiglio di Stato e quello delle Commissioni parlamentari, con la possibilità di provvedimenti correttivi entro due anni da ciascun decreto. Il passaggio in Conferenza unificata aveva già mostrato le tensioni territoriali: il parere favorevole è arrivato a maggioranza, con il voto contrario di Sardegna, Toscana e Umbria e con la condizione, posta dai Comuni tramite l’ANCI, di prevedere ristori per i territori chiamati a ospitare gli impianti.
Reattori modulari, fusione e gestione scorie
Secondo lo scenario del PNIEC, il nucleare potrebbe coprire dall’11% fino a circa il 22% della richiesta elettrica nazionale al 2050. La strategia punta sulle tecnologie modulari e avanzate: i Small Modular Reactor (SMR), di potenza inferiore a 300 MWe per modulo, gli advanced modular reactor (AMR) di quarta generazione e i micro-reattori, con la fusione collocata oltre il 2050.
Sul fronte dei rifiuti resta aperto il nodo del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi: la procedura di valutazione ambientale strategica in corso porterebbe la chiusura dell’iter autorizzativo verso la fine del 2029. Sul Programma nazionale di gestione del combustibile esaurito pende inoltre una procedura d’infrazione europea, segnale di quanto la partita delle scorie pesi sulla credibilità dell’intero disegno.
Gli effetti per le imprese energivore e la filiera
Il Programma nazionale punta a contenere i costi dei consumi energetici per i clienti finali domestici e non domestici e a sostenere la competitività del sistema produttivo, presentando il nucleare come fonte programmabile a basse emissioni da affiancare alle rinnovabili. A selezionare le tecnologie più adatte sarà la joint venture Nuclitalia, partecipata da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo, con un focus iniziale sugli SMR.
Tra il primo voto e gli impianti in esercizio corre però un orizzonte di quasi un decennio. Nel frattempo la competitività delle imprese italiane, che pagano l’elettricità tra le più care d’Europa, dipenderà dagli strumenti di breve periodo: contenimento del caro energia, incentivi alla transizione e diversificazione delle fonti.
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Barbara Weisz
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