housing sociale in Calabria, partenariato strategico con l’Asia e parità dei diritti



Un’Europa che punta alla parità dei diritti, che deve fare i conti con una situazione di incertezza internazionale tra guerre, tensioni nei rapporti con partner storici e avversari ultra competitivi e che, allo stesso tempo, non può restare lontana dai territori. A declinare lo stato dell’arte, le sfide e le prospettive europee odierne è stata Giusi Princi, ospite della giornalista Maria Serena Natale, nel corso della trasmissione del Corriere della Sera, “L’Europa siamo Noi“.

Europa e parità dei diritti

L’europarlamentare reggina è intervenuta sulla questione della parità di genere e dei diritti delle donne, dichiarando: “l’Italia oggi è dodicesima nell’Unione Europea per parità di genere, indubbiamente meglio di vent’anni fa, ma ancora indietro rispetto ai paesi più avanzati, penso a Islanda, Finlandia e Norvegia che hanno chiuso con oltre l’87% del divario, mentre noi ancora siamo intorno al 70%.

Il problema principale resta il lavoro, dove l’occupazione femminile è tra le più basse d’Europa. Il divario tra donne e uomini tra occupazione e ore lavorate si attesta poco sopra il 30% contro più del 50% degli altri Paesi, un dato che si amplifica con la nascita dei figli. Non è un caso, perché il peso della cura ricade ancora, soprattutto, sulle donne. L’Istat stima che le donne dedicano al lavoro femminile oltre due ore e mezza in più del lavoro degli uomini e questo incide su carriera, reddito e autonomia economica. Quando le donne lavorano meno, o interrompono più spesso il loro percorso, il divario finisce per riflettersi inevitabilmente nei redditi e nelle coppie italiane le donne, lo sappiamo, guadagnano in media poco più della metà del reddito dei partner.

Detto questo, non dobbiamo raccontare solo ciò che non funziona, perché ci sono i segnali positivi. Le donne italiane raggiungono i livelli di istruzione sempre più elevati. Penso ai CDA delle grandi società quotate dove occupano il 40% che è uno dei progressi più virtuosi.

Quando si creano le condizioni giuste, i risultati arrivano perché la parità non si deve misurare nell’assenza di differenze, ma nella reale capacità di rimuovere ciò che ancora limita le opportunità. È una situazione work in progress per cui siamo molto fiduciosi. Certo, diventa fondamentale quella che deve essere una parallela rivoluzione culturale legata alla sensibilizzazione, partire dalle scuole, dove si vanno a gettare i presupposti per una società che deve essere più giusta, più informata e più attenta a quelli che sono i diritti e quindi le opportunità“.

Il viaggio in Mongolia e il partenariato strategico tra UE e Asia Centrale

Di ritorno da una recente missione europea in Mongolia, Giusi Princi ha sottolineato l’importanza del partenariato strategico tra UE e Asia Centrale, soprattutto in un contesto geografico di forte instabilità e incertezza: “negli ultimi anni, l’Asia Centrale è passata da regione periferica a regione strategica, perché per molto tempo sappiamo essere stata considerata ai margini delle dinamiche internazionali. Oggi, invece, è al centro delle sfide che vanno a riguardare direttamente l’Europa, perché è una regione crocevia tra Europa e Asia, è ricca di risorse energetiche e materie prime, è attraversata da corridoi commerciali e infrastrutturali sempre più importanti.

Un ruolo, io lo definisco, crescente nella connettività tra Occidente e Oriente, perché tutto questo si va a legare al quadro geopolitico particolare che sta vivendo l’Europa che è compressa tra una dipendenza al gas russo che sta cercando appunto di contenere e di lasciare. Abbiamo visto che l’attacco della Russia all’Ucraina ha rappresentato un attacco ai confini orientali dell’Europa, quindi un’Europa che a Oriente si è vista attaccata dalla Russia ed è venuta fuori quella che è la vulnerabilità rispetto alla dipendenza dal gas russo.

Abbiamo una situazione di particolare vulnerabilità e delicatezza in Medio Oriente, con i confini che stanno condizionando la sua economia. Anche in Occidente stiamo assistendo ad un’Alleanza transatlantica che si sta indebolendo, a un disimpegno della politica americana.

Quindi in tutto questo scenario, i Paesi dell’Asia Centrale diventano strategici anche per una diversificazione della propria economia per un’Europa che deve essere sempre più forte, autorevole e rappresentativa in uno scenario internazionale. Un’Europa, io dico sempre, che negli anni dalla caduta del Muro di Berlino ha provato ad abbattere i muri esportando democrazia, però ha lavorato poco su una struttura importante di coesione e allora è questo che si sta cercando di fare. ‘Svegliati Europa!’, mi viene da dire.

L’Asia centrale, proprio perchè è una regione così ricca di risorse energetiche e di materie prime, può rappresentare un polmone importante in termini di diversificazione economica, ma anche in termini di democrazia perché non dimentichiamo che la posizione dei paesi dell’Asia centrale è un po’ borderline perché parecchi dei quali sono confinati con la Cina, con la Russia ma anche l’Afghanistan perché sono paesi ex Unione Sovietica. Per noi, riuscire a fare sì che possano conservare uno stato di neutralità, che si aprano all’Europa e ai valori nostri occidentali, allo stato di diritto, alla democrazia diventa fondamentale.

La Mongolia rappresenta il naturale proseguimento in questo percorso che mi ha portato proprio negli ultimi mesi, in qualità di presidente della delegazione UE Asia Centrale, a visitare i paesi dell’Asia Centrale: Kazakistan, Uzbekistan, Tajikistan, Tirgikistan. La Mongolia ha una posizione unica, ha due vicini ingombranti che sono Russia e Afghanistan. La Mongolia è stata definita un’oasi di democrazia, perché ha scelto una democrazia aperta e considera l’Unione Europea il suo terzo vicino come partner per diversificare le relazioni internazionali. È una scelta da noi è molto apprezzata, ne abbiamo parlato nei bilaterali durante la missione, abbiamo affrontato delle priorità comuni, la prima diventa la transizione energetica perché oggi la Mongolia è ancora dipendente dal carbone ma sta investendo molto sulle innovabili e quindi l’Europa in merito può essere un partner importante.

Poi si è discusso di innovazione e sviluppo sostenibile anche attraverso dei progetti europei che abbiamo già attivi nel merito, abbiamo discusso anche delle identità culturali, la tutela dello stile di vita nomade che appartiene a questa bellissima e lontana terra. E l’ultimo tema al quale tengo molto, è quello della facilitazione dei visi, perché permettere questo significa rendere più semplici i contatti tra le persone, imprese, studenti, operatori culturali, per cui ho già chiesto alla Commissione e al Consiglio di avviare un negoziato sulla scia di quanto ho fatto proprio con il Kazakistan perché non dimentichiamo che l’Europa va sempre più incontro ad un inverno demografico. Questi sono Paesi che hanno la popolazione più giovane al mondo e allora aprirsi all’Asia Centrale significa dare anche un’opportunità all’Europa di avere delle risorse un capitale umano-giovane e proattivo

Oggi esiste uno spazio concreto per afforzare il partenariato UE-Mongolia sul piano politico, economico e soprattutto umano, perchè sono delle terre e dei luoghi ricchi di valori e cultura che ci rende persone migliori e più sagge“.

Giovani, istruzione e attenzione ai territori. E il caso dell’Housing sociale in Calabria

Princi ha spiegato come l’Europa stia lavorando molto sul capitale umano e sulla vicinanza ai territori: “capitale umano significa più scuola, più istruzione, più cultura, più mobilità, più coesione. Quindi voglio pensare al nuovo QFP. Sono miliardi di risorse stanziate alle regioni per ridurre i divari territoriali e darà alle regioni dei margini di manovra maggiori.

La critica che abbiamo sempre mosso all’Europa era quella di essere troppo ingessata nelle regole e poco vicina ai territori. Oggi l’Europa si è risvegliata anche in tal senso, per cui più persona significa più opportunità che viene da aver territorio nella redistribuzione delle risorse.

Io vengo da una regione come la Calabria che sta soffrendo, oltre che la fuga dei cervelli, ne abbiamo perso 150 mila negli ultimi 20 anni per mancanza di opportunità di carattere lavorativo, ma sta andando in contro ad uno spopolamento delle aree interne. L’Europa sta dando alle regioni delle possibilità, in questo caso, l’abbiamo visto già con la revisione a medio termine delle risorse comunitarie, si è potuto intervenire, penso quindi alla mia Calabria, con l’housing sociale, cioè la possibilità di valorizzare i piccoli borghi dando la possibilità ai comuni di intervenire e mettere a disposizione le case sfitte da anni, facendone delle imprese, penso a un turismo residenziale, turismo delle radici.

Questa una nuova Europa che sta lavorando sulle persone. Penso anche al diploma europeo, alla mobilità dei titoli e delle qualifiche le alleanze universitarie, un’Europa che sta rispondendo alla competitività di Cina e Stati Uniti che stanno diventando sempre più forti nel mercato internazionale. Un’Europa che sta rispondendo attraverso la coesione, puntando su capitale umano e anche sulle migliori risorse anche professionali, perché noi abbiamo perso abbiamo investito poco negli anni sulla ricerca e abbiamo perso i nostri ricercatori migliori a beneficio di altre realtà come gli Stati Uniti.

Questo nuovo spirito sta muovendo la nuova traiettoria dell’Europa. Io vengo dalla scuola, sono stata prima docente poi per tantissimi anni dirigente scolastico e quindi ne ho letto quelli che sono i bisogni più profondi di una generazione che sta cambiando perché ha diversi input a livello conoscitivo, ma ha una fragilità importante che si aggraverà ancora di più, peggiorerà se noi non governiamo l’intelligenza artificiale come sta cercando di fare oggi l’Europa. E quindi, alla luce di questo, un’Europa che sostiene in maniera importante le scuole, il diritto all’istruzione che deve essere un diritto per tutti, quindi scuola ascensore sociale, non un diritto riservato a più abbienti.

Un’università che si leghi al mondo delle imprese col trasferimento tecnologico quindi modernizzando anche le nostre imprese, quindi un’Europa che può trovare all’interno quelli che possono ed devono diventare i suoi strumenti di forza e di risposta a uno scenario di crisi. Nei momenti di crisi si possono trovare le migliori risposte per fronteggiare le situazioni di vulnerabilità e l’Europa io la vedo più responsabile, più forte nei valori democratici, più forte e consapevole delle sfide che deve affrontare, però più vicina ai territori nelle debolezze e nela vulnerabilità e quindi consapevole di quelle che sono state le storture legate al passato che ne hanno ingessato la velocità“.


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 Mirko Spadaro

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