Il Fisco dà le pagelle. E le categorie con i voti migliori secondo gli indici Isa, cioè i parametri sull’affidabilità dei contribuenti, sono soprattutto i liberi professionisti, mentre in fondo alla classifica restano ristoratori, tassisti, ambulanti e concessionarie auto. Per il Fisco italiano i veri “primi della classe” non sono né le grandi imprese, né il popolo dei negozianti, ma i professionisti, con in testa medici, commercialisti, consulenti del lavoro, ingegneri e più in generale le professioni sanitarie e intellettuali ad alta qualificazione. A dirlo sono gli indici sintetici di affidabilità fiscale (gli Isa), lo strumento che, come noto, ha sostituito gli studi di settore e che misura quanto i redditi dichiarati da partite Iva e autonomi siano coerenti con il loro profilo economico e con gli elementi di spesa rilevati dall’amministrazione finanziaria. Chi ha voti bassi, va detto subito, rischi accertamenti e controlli. Una sorta di avviso che non va sottovalutato. Anche perchè tra Isa e banche dati che sfruttano anche gli algoritmi dell’intelligenza artificiale c’è poco spazio di manovra per chi non paga le tasse.
LA CLASSIFICA
Secondo le ultime analisi sui dati Mef, la quota complessiva di contribuenti “affidabili” – quelli con un punteggio Isa pari o superiore a 8 su 10 – è salita al 46,7%, circa due punti in più rispetto all’anno precedente, anche grazie al varo del concordato preventivo biennale, che offre uno scambio: dichiarazioni più trasparenti in cambio di due anni di pace fiscale. Ma dietro la media si nasconde un’Italia autonoma spaccata in due: da un lato professionisti con pagelle fiscali spesso eccellenti, dall’altro una lunga fascia di attività in cui lo scontrino continua a essere una abitudine consolidata.
GLI AMICI DEL FiSCO
Il blocco più affidabile, come accennato,è quello delle attività professionali, che nel complesso esprime una percentuale di contribuenti con Isa sopra 8, ben superiore alla media generale.
Uno studio dell’Osservatorio delle libere professioni mostra che, a fronte di un tasso di affidabilità complessivo intorno al 44‑46%, nel mondo professionale la quota di “promossi” sale intorno al 57%, con punte ancora più elevate in alcuni segmenti. I numeri più alti li mettono a segno i medici e più in generale le professioni sanitarie: in alcune analisi oltre l’80% dei camici bianchi ottiene un voto Isa da 8 in su, segno di dichiarazioni considerate coerenti con i redditi attesi dal Fisco. Pesano due fattori: da un lato la tracciabilità dei pagamenti (anche per effetto dell’obbligo di strumenti elettronici), dall’altro la spinta dei pazienti a chiedere la fattura per ottenere le detrazioni sanitarie in dichiarazione.
Subito dietro si collocano commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro, che superano il 60% di dichiarazioni reputate affidabili; seguono ingegneri, geologi, informatici, architetti, notai, avvocati e altri studi professionali, tutti con livelli di inaffidabilità significativamente più bassi rispetto alle categorie del commercio e dei servizi tradizionali. In alcune graduatorie, notai, studi medici, laboratori di analisi e farmacie figurano stabilmente nella top ten dei contribuenti più coerenti, con percentuali di “bocciati” che spesso scendono sotto il 30‑35%. La maggiore affidabilità di queste categorie non è solo una questione di etica professionale. Gli addetti ai lavori spiegano che in molti casi l’evasione è strutturalmente più difficile. Un medico che lavora in studio privato deve fare i conti con pazienti che chiedono ricevute e fatture per scaricare le spese, mentre notai, avvocati, ingegneri e consulenti operano quasi sempre con pagamenti tracciati, contratti scritti e obblighi di registrazione che lasciano poche zone d’ombra. Inoltre, la clientela di riferimento di molti professionisti – imprese, pubbliche amministrazioni, grandi strutture sanitarie – tenderà a pretendere documentazione completa, perché anche sul lato di chi paga ogni fattura è un costo deducibile o un credito Iva da giustificare. Il risultato è un ecosistema nel quale redditi e stili di vita risultano, in media, più allineati, e questo si riflette nei punteggi Isa: chi sta sopra la soglia 8 non solo riduce il rischio di controlli, ma ha accesso a una serie di premialità, dai rimborsi fiscali più veloci a una minore probabilità di accertamenti analitici. Chi ha brutte pagelle invece non può dormire sonni tranquilli.
LA ZONA ROSSA
All’estremo opposto della classifica restano i settori in cui il contante è ancora diffuso e il rapporto diretto con il cliente rende più semplice “dimenticare” scontrini e ricevute. Le ultime pagelle Isa collocano in fondo alla graduatoria ristoratori, baristi, ambulanti, tassisti, noleggiatori con conducente e concessionarie auto: per molte di queste attività solo tre contribuenti su dieci superano la soglia di affidabilità fissata dal Fisco. Un dato su tutti: tra i ristoratori la quota di dichiarazioni “affidabili” si ferma intorno al 29‑30%, mentre per le concessionarie d’auto e il mondo taxi/Ncc le percentuali di promossi oscillano poco sopra il 30%. In molti casi i redditi dichiarati restano molto bassi e scontano anomalie evidenti rispetto ai volumi di attività, ai flussi di cassa e ai livelli di spesa personale intercettati dall’anagrafe dei conti e dalle banche dati fiscali. Il quadro non è nuovo: già negli anni scorsi le statistiche Isa e le analisi dei centri di ricerca avevano messo in luce come ristorazione, bar, intrattenimento, lavanderie, autonoleggi, gestione di impianti sportivi e alcuni comparti dell’artigianato (idraulici, elettricisti, pelliccerie) fossero tra i più esposti al rischio evasione, con quote di inaffidabilità che in diversi casi superano il 70%. Contraltare di una capacità di generare contanti superiore alla media, ma anche di una concorrenza spinta che spesso si traduce in una compressione “creativa” dei margini dichiarati.
L’EFFETTO CONCORDATO
Con l’entrata a regime del concordato preventivo biennale, l’Agenzia delle Entrate punta a ridurre proprio questo divario, stabilizzando il gettito e inducendo le partite Iva a mettere in chiaro i propri redditi in cambio di un orizzonte di controlli più prevedibile. I primi dati sembrano indicare un effetto positivo sulla quota di contribuenti affidabili, ma la geografia dell’evasione continua a seguire confini settoriali precisi: professionisti in gran parte allineati, servizi alla persona e alla ristorazione molto più disomogenei. Alla fine, la mappa Isa restituisce l’immagine di un Fisco che, più che ai singoli, guarda ai gruppi: esser nati liberi professionisti o ristoratori conta quasi quanto il comportamento individuale, almeno come probabilità di partire con un voto alto o basso nella pagella fiscale.E se medici e consulenti sembrano ormai arruolati stabilmente nel club degli “amici del Fisco”, per il mondo dei contanti – taxi, bar, ristoranti e ambulanti – la vera sfida sarà dimostrare, nei prossimi anni, di poter migliorare i propri indici senza perdere competitività sul mercato. Di certo una nuova sforbiciata all’Irpef non farebbe che migliorare il clima. Aliquote inferiori, più eque e sostenibili, spingono, anzi meglio dire spingerebbero, a pagare le tasse.
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