Sale nuovamente la tensione tra Stati Uniti e Iran nell’area strategica dello Stretto di Hormuz. Il Centcom ha riferito che nella notte le forze americane hanno abbattuto quattro droni d’attacco iraniani considerati una minaccia per il traffico marittimo e successivamente hanno colpito alcune postazioni radar di sorveglianza costiera iraniane a Goruk e sull’isola di Qeshm.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Secondo il comando militare statunitense, l’Iran ha lanciato sette missili verso Kuwait e Bahrein: sei sarebbero stati intercettati, mentre il settimo non avrebbe raggiunto il bersaglio. Washington ha inoltre smentito le affermazioni iraniane secondo cui sarebbe stato colpito il quartier generale della Quinta Flotta americana in Bahrein.
Sul fronte diplomatico, restano bloccati i colloqui tra i due Paesi. Mohsen Rezaei, consigliere militare della guida suprema iraniana, ha dichiarato alla Cnn che un eventuale accordo dipende dalla decisione dell’amministrazione Trump di sbloccare 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati. Secondo Teheran, 12 miliardi dovrebbero essere liberati alla firma di un’intesa preliminare e altri 12 in una fase successiva.
Attriti tra Usa
e Israele: stando a diversi rapporti di intelligence e del Pentagono, Witkoff e altri alti negoziatori sono stati intercettati dal Mossad durante le loro trattative per cercare di raggiungere un accordo di pace con l’Iran
Media: Witkoff e altri negoziatori nel mirino dello spionaggio di Israele
L’inviato di Donald Trump Steve Witkoff, Elbridge A. Colby, massimo responsabile delle politiche del Pentagono, e uno dei suoi principali collaboratori, Michael P. DiMino IV. Questi sono alcuni dei funzionari nel mirino dello spionaggio di Israele secondo il New York Times. Stando a diversi rapporti di intelligence e del Pentagono, Witkoff e altri alti negoziatori sono stati intercettati dall’alleato durante le loro trattative per cercare di raggiungere un accordo di pace con l’Iran. Inoltre, secondo un alto funzionario Usa, l’abitudine di alcuni di questi negoziatori dell’amministrazione Trump di viaggiare su jet privati, gestire questioni di sicurezza nazionale tramite i propri telefoni personali e rifiutare il supporto del personale delle ambasciate americane all’estero li ha resi bersagli particolarmente vulnerabili per i servizi di intelligence, sia di paesi alleati che nemici.
Allarme Pentagono su spionaggio Israele, sorvegliato anche Witkoff
Tra i funzionari americani sorvegliati dai servizi israeliani ci sarebbero l’inviato speciale del presidente Donald Trump, Steve Witkoff, il sottosegretario alla Difesa, Elbridge A. Colby e uno dei suoi principali collaboratori, Michael P. DiMino IV. E’ quanto emerge da alcuni rapporti dell’intelligence americana, citati dal New York Times, mentre il Pentagono ha alzato al livello massimo l’allerta controspiongaggio proprio nei confronti di Israele. I servizi di Tel Aviv, infatti, avrebbero intensificato le operazioni di intercettazione e sorveglianza in particolare su funzionari americani coinvolti nei colloqui per un possibile accordo con Teheran. Un rapporto della Defense Intelligence Agency, riferito a eventi degli ultimi anni, avrebbe classificato il livello di minaccia attribuito a Israele come “critico”, il più alto della scala di valutazione, segnalando attività considerate mirate a raccogliere informazioni su personale militare e funzionari del governo Usa. Secondo le valutazioni riportate, Israele sarebbe interessato soprattutto a ottenere dettagli sulla strategia negoziale dell’amministrazione Trump nei colloqui con la Repubblica islamica.
Nyt: “Israele ha usato il fosforo bianco su aree popolate del Libano”
L’esercito israeliano ha impiegato fosforo bianco, una sostanza incendiaria potenzialmente molto pericolosa, su aree popolate del Libano nel corso del conflitto contro Hezbollah. Lo rivela il New York Times pubblicando anche delle foto e dei video che lo dimostrano. Ad esempio, il 30 maggio scorso, a Nabatieh, sono state osservate le caratteristiche scie di fumo prodotte da questo tipo di munizione in filmati diffusi sui social media e verificati dal Times’ mentre le forze israeliane conquistavano il castello di Beaufort, un importante roccaforte della zona. Altri video mostrano l’uso di fosforo bianco nei pressi della città costiera di Tiro e vicino a tre centri abitati — Qlayaa, Khiam e Yohmor — nei mesi successivi alla ripresa degli scontri tra Israele ed Hezbollah. Il fosforo bianco è un’arma molto pericolosa perché a contatto con l’aria si incendia spontaneamente ed è estremamente difficile da spegnere. Spesso impiegato dalle forze armate per appiccare incendi e creare cortine di fumo durante i combattimenti, non è illegale di per sé, tuttavia il suo utilizzo deliberato contro civili o in aree densamente popolate viola le leggi internazionali di guerra. Interpellato dal Times, l’esercito israeliano ha smentito. “Le procedure dell’Idf stabiliscono che tali proiettili non debbano essere utilizzati in aree densamente popolate, fatte salve alcune eccezioni. Ciò è conforme ai requisiti del diritto internazionale e va anche oltre quanto da esso prescritto”, ha sottolineato in una nota.
Nyt, a maggio 100 navi passate da Hormuz con aiuto Usa
Il mese scorso oltre 100 navi mercantili hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, in entrata e in uscita dal Golfo Persico, con il supporto delle forze statunitensi. Lo ha dichiarato un funzionario statunitense a condizione di anonimato al New York Times. Il giornale sottolinea che il passaggio da Hormuz resta pericoloso a causa della fase di stallo in cui si trovano i negoziati tra Iran e Stati Uniti per la fine della guerra.
Teheran: “Raid Usa flagrante violazione cessate il fuoco”
L’Iran condanna i nuovi raid aerei statunitensi avvenuti nella notte contro radar e altre infrastrutture di sorveglianza costiera nel Golfo, definendoli una “flagrante violazione del cessate il fuoco” in vigore dall’8 aprile scorso. In un comunicato del ministero degli Esteri iraniano si afferma che questi attacchi costituiscono “un’aggressione militare contro la sovranità nazionale e l’integrità territoriale della Repubblica islamica dell’Iran” e viene condannato “il comportamento ostile e provocatorio del regime americano”.
Media, Trump ai mediatori “negoziati non durino più di 60 giorni”
Il presidente americano Donald Trump ha informato i mediatori che i negoziati con l’Iran non devono durare più dei 60 giorni concordati e che Teheran deve rispondere rapidamente. Lo ha riferito l’emittente Al Arabiya citando proprie fonti ben informate, mentre la deadline dei 60 giorni sta per scadere. Secondo Al Arabiya, inoltre, sono stati compiuti progressi sulla questione dei beni iraniani congelati, ma restano divergenze su quanto denaro debba essere sbloccato e quando.
Trump, leader Teheran non hanno ancora fatto accordo perché sono orgogliosi
I leader iraniani non hanno ancora chiuso l’accordo con gli Stati Uniti perché sono “forti e orgogliosi”. Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump in un’intervista a Nbc News. “Non hanno scelta – ha aggiunto – ci vuole un pò di tempo”.
Consigliere di Khamenei, “fase di stallo perché Usa bloccano beni congelati Iran”
Un potenziale accordo di pace tra gli Stati Uniti e l’Iran dipende dalla disponibilità dell’amministrazione Trump a sbloccare 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati. Lo ha dichiarato alla Cnn un alto funzionario iraniano, avvertendo che gli Stati Uniti “entrerebbero in un tunnel buiò qualora riprendessero i combattimenti. “I negoziati sono in una fase di stallo e (il presidente degli Stati Uniti Donald) Trump deve sbloccare questa situazione”, ha dichiarato Mohsen Rezaei, consigliere militare del leader supremo Mojtaba Khamenei, in un’intervista alla Cnn a Teheran. “La palla è nel campo di Trump.” Secondo quanto riferito, l’Iran avrebbe chiesto lo sblocco di 12 miliardi di dollari di fondi congelati non appena verrà firmato un accordo provvisorio con gli Stati Uniti, e di altri 12 miliardi in una fase successiva.
Centcom, intercettati missili da Teheran verso Kuwait e Bahrein
L’Iran, in risposta al raid americano sul alcune postazioni radar nei pressi dello Stretto di Hormuz, ha lanciato sette missili verso il Kuwait e il Bahrein. Lo ha reso noto il Centcom. “Le prime valutazioni indicano che sei dei missili lanciati dall’Iran sono stati intercettati e un settimo non ha raggiunto il bersaglio previsto. Al momento non si segnalano danni al personale statunitense e le affermazioni iraniane di aver danneggiato il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrein sono false”, viene spiegato.
Usa colpiscono postazioni radar Teheran a Goruk e sull’isola di Qeshm
Nella notte le forze armate americane hanno abbattuto quattro droni d’attacco iraniani diretti verso lo Stretto di Hormuz che “rappresentavano una minaccia immediata per il traffico marittimo regionale”. Lo ha reso noto il Centcom. Le forze statunitensi “hanno successivamente colpito le postazioni radar di sorveglianza costiera iraniane a Goruk e sull’isola di Qeshm per difendersi da ulteriori attacchi”. Le forze americane – viene spiegato – “rimangono vigili e pronte a rispondere a un’ingiustificata aggressione iraniana per autodifesa”.
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