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Dietro la partita bancaria si intravede il vero obiettivo strategico: Generali
Il fine settimana ha riportato il risiko bancario italiano al centro della scena con una rapidità che pochi avrebbero immaginato.
Dopo mesi di indiscrezioni, Banco BPM ha deciso di rompere gli indugi e ha formalmente proposto a Monte dei Paschi di Siena di avviare discussioni per una possibile operazione di aggregazione.
Non si tratta di una semplice fusione tra due banche. Quello che sta emergendo è uno scenario molto più ampio, capace di ridisegnare gli equilibri dell’intero sistema finanziario italiano e di coinvolgere alcuni dei principali protagonisti del capitalismo nazionale.
L’impressione è che Siena sia diventata improvvisamente il centro nevralgico di una partita che coinvolge non solo Banco BPM e MPS, ma anche Intesa Sanpaolo, BPER, Unipol, Mediobanca, Generali e persino il Governo.
La mossa di Banco BPM
La proposta avanzata da Banco BPM punta alla creazione di quello che Giuseppe Castagna definisce un nuovo “campione nazionale”.
L’aggregazione tra Banco BPM e Monte dei Paschi darebbe vita a un gruppo con una capitalizzazione superiore ai 50 miliardi di euro, capace di collocarsi stabilmente tra i principali istituti europei.
Secondo le stime diffuse da Banco BPM, l’operazione potrebbe generare:
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oltre 1,1 miliardi di euro di sinergie lorde annue;
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650 milioni di sinergie di costo;
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450 milioni di sinergie di ricavo;
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una crescita dell’utile per azione superiore al 10%;
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una creazione di valore stimata in circa 5,5 miliardi di euro.
Il nuovo gruppo diventerebbe inoltre il primo operatore per numero di sportelli in regioni strategiche come Lombardia, Veneto e Toscana, rafforzando ulteriormente la propria presenza nel Centro e nel Sud Italia.
Dal punto di vista industriale il progetto appare quindi credibile e coerente con il processo di consolidamento che da anni interessa il settore bancario europeo.
Perché Monte dei Paschi è diventata improvvisamente così importante
Per comprendere quanto sta accadendo bisogna andare oltre i numeri della banca senese.
Negli ultimi anni Monte dei Paschi è passata dall’essere considerata il problema del sistema bancario italiano a diventare uno degli asset più ambiti del mercato.
La svolta è arrivata con la privatizzazione completata dal Tesoro e soprattutto con l’acquisizione di Mediobanca, operazione che ha modificato profondamente il profilo strategico di MPS.
Oggi chi controlla Siena esercita infatti un’influenza indiretta anche su uno degli asset più importanti della finanza italiana: Generali.
È proprio questo elemento che sta attirando l’interesse di numerosi potenziali acquirenti.
Il vero premio in palio potrebbe essere Generali
Nel comunicato diffuso da Banco BPM compare una frase che ha attirato immediatamente l’attenzione degli analisti.
La banca sottolinea infatti che l’operazione consentirebbe di ampliare le opzioni strategiche relative alla partecipazione detenuta da MPS in Generali.
Una formulazione che molti osservatori interpretano come la conferma che il Leone di Trieste rappresenti uno dei principali motivi di interesse attorno all’operazione.
Generali non è soltanto il maggiore gruppo assicurativo italiano.
È anche uno dei principali investitori istituzionali del Paese, detentore di ingenti quantità di titoli di Stato italiani e protagonista di numerose partecipazioni strategiche.
Per questo motivo il controllo della compagnia assicurativa ha sempre avuto una valenza che va ben oltre quella puramente finanziaria.
La risposta di Intesa Sanpaolo e BPER
Poche ore dopo l’iniziativa di Banco BPM sono iniziate a circolare indiscrezioni su una possibile controfferta da parte di Intesa Sanpaolo e BPER.
Secondo le ricostruzioni emerse nel fine settimana, il progetto sarebbe radicalmente diverso da quello di Banco BPM.
L’ipotesi prevede infatti una divisione degli asset di Monte dei Paschi:
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BPER acquisirebbe le attività bancarie tradizionali di MPS;
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Intesa Sanpaolo rileverebbe Mediobanca e, indirettamente, la partecipazione in Generali.
Se confermato, questo schema renderebbe evidente quale sia il vero cuore della partita.
Più che gli sportelli di Siena, il vero obiettivo sembrerebbe essere il controllo degli equilibri che ruotano attorno a Mediobanca e Generali.
Il ruolo di Unipol e Alberto Nagel
Le indiscrezioni parlano inoltre di un coinvolgimento diretto di Unipol, guidata da Carlo Cimbri.
Secondo alcune fonti, il gruppo assicurativo avrebbe affidato ad Alberto Nagel, storico amministratore delegato di Mediobanca, un ruolo di advisor.
Se questa ricostruzione fosse confermata, il quadro diventerebbe ancora più interessante perché vedrebbe alcuni dei protagonisti storici del capitalismo finanziario italiano impegnati in una partita destinata a influenzare gli equilibri del settore per molti anni.
La dimensione politica dell’operazione
Oltre agli aspetti industriali e finanziari esiste inevitabilmente anche una dimensione politica.
Uno dei punti più delicati riguarda il ruolo di Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM con una partecipazione vicina al 23%.
In caso di fusione tra BPM e MPS, il gruppo francese diventerebbe il principale azionista del nuovo colosso bancario.
Questo scenario potrebbe comportare una presenza indiretta francese anche nell’orbita di Generali, prospettiva che secondo diverse ricostruzioni non sarebbe particolarmente gradita ad alcuni ambienti governativi.
Il tema si inserisce nel più ampio dibattito sulla tutela degli asset considerati strategici per il Paese e spiega perché la vicenda venga seguita con grande attenzione anche da Palazzo Chigi.
Chi parte favorito?
Al momento è impossibile indicare un vincitore.
Banco BPM ha il vantaggio di aver mosso il primo passo e di aver presentato un progetto industriale già dettagliato.
Intesa Sanpaolo e BPER dispongono però di una potenza finanziaria enorme e potrebbero proporre una soluzione alternativa capace di soddisfare sia gli azionisti sia alcune delle sensibilità politiche presenti attorno al dossier.
Nel frattempo Monte dei Paschi si trova in una posizione estremamente favorevole.
Dopo essere stata per anni il simbolo delle difficoltà del sistema bancario italiano, oggi Siena è diventata l’oggetto del desiderio di alcuni tra i più importanti gruppi finanziari del Paese.
E quando più soggetti si contendono lo stesso asset, spesso il maggiore beneficiario è proprio chi si trova al centro della contesa.
Tutte le strade portano a Siena
Fino a pochi mesi fa il mercato si interrogava sul futuro di Monte dei Paschi dopo la privatizzazione.
Oggi il quadro è completamente cambiato.
La banca senese è diventata il crocevia di una delle più grandi operazioni finanziarie degli ultimi anni e il punto di incontro tra interessi bancari, assicurativi e politici.
La sensazione è che la proposta di Banco BPM rappresenti soltanto il primo capitolo di una lunga battaglia.
E se davvero Intesa Sanpaolo dovesse decidere di scendere in campo insieme a BPER, il risiko bancario italiano potrebbe entrare nella sua fase più spettacolare dagli anni delle grandi fusioni che hanno dato vita agli attuali colossi del credito nazionale.
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