si vota in 148 Comuni



Urne riaperte in Sardegna per le elezioni comunali che coinvolge una parte molto ampia del territorio isolano. Poco più di 400mila sardi sono chiamati ad eleggere sindaci e consigli comunali in 148 Comuni dell’Isola, su un totale di 377. Si tratta di un passaggio elettorale importante sia sul piano amministrativo sia su quello politico, perché il voto riguarda realtà molto diverse tra loro, dai centri maggiori ai piccoli comuni delle aree interne. Si voterà sino alle 15 e successivamente di procederà allo spoglio delle schede.

In quali Comuni si vota in Sardegna nel 2026

Il turno di elezioni amministrative 2026 in Sardegna coinvolge i Comuni chiamati al rinnovo dei propri organi sia per scadenza naturale del mandato sia per le altre cause previste dalla legge. La distribuzione territoriale del voto conferma il peso delle aree interne e offre una fotografia significativa dell’assetto amministrativo dell’Isola. Nel dettaglio, andranno alle urne 27 località nella Città Metropolitana di Cagliari, 27 nella Città Metropolitana di Sassari, 13 nella provincia di Gallura Nord-Est Sardegna, 20 in quella di Nuoro, 7 in Ogliastra, 37 in quella di Oristano, 11 nel Medio Campidano e 6 nel Sulcis Iglesiente.

Questa articolazione evidenzia come la tornata elettorale non si concentri solo nei principali centri urbani, ma interessi in maniera capillare gran parte della rete dei comuni sardi. Proprio questa diffusione territoriale rende il voto particolarmente significativo, perché chiama alle urne comunità molto diverse per dimensioni, esigenze amministrative e peso politico.

Da 149 a 148 Comuni al voto: il caso Bidonì

Inizialmente la sfida elettorale era prevista in 149 Comuni, ma il numero si è ridotto a 148 dopo il caso di Bidonì, in provincia di Oristano, dove non sono state presentate candidature. L’assenza di liste rende inevitabile l’arrivo di un commissario straordinario nominato dalla Regione autonoma. Il caso di Bidonì assume un valore simbolico e politico, perché mette in evidenza una delle fragilità più evidenti che toccano diversi piccoli enti locali: la difficoltà a esprimere candidature e a costruire una partecipazione politica sufficiente a garantire il normale funzionamento democratico delle istituzioni comunali. In un quadro più ampio, questo episodio richiama l’attenzione sul rapporto tra rappresentanza, spopolamento e tenuta amministrativa nei territori più piccoli.

Ballottaggio elezioni comunali Sardegna: quando si vota di nuovo

L’eventuale ballottaggio è fissato per domenica 21 giugno e lunedì 22 giugno, ma sono soltanto cinque i Comuni nei quali potrebbe rendersi necessario il secondo turno. Si tratta dei centri nei quali, per dimensione demografica, il sistema elettorale prevede la possibilità del ballottaggio se nessun candidato supera il 50% dei voti.

I Comuni interessati sono Quartu Sant’Elena, terza città dell’Isola per numero di abitanti dopo Cagliari e Sassari, Sestu, nella Città Metropolitana di Cagliari, e Porto Torres, tutti con più di 15mila abitanti. A questi si aggiungono due capoluoghi di provincia: Tempio Pausania, in Gallura, e Sanluri, nel Medio Campidano.

La prospettiva del secondo turno rende questi centri particolarmente osservati, perché proprio qui il voto potrà offrire indicazioni politiche di rilievo sui rapporti di forza tra coalizioni e sulla capacità dei candidati di intercettare consenso in contesti più complessi e competitivi.

Quartu Sant’Elena, la sfida politica più attesa delle comunali sarde

È Quartu Sant’Elena il Comune sul quale si concentrano i riflettori principali della politica regionale. Qui si gioca infatti la sfida più attesa dell’intera tornata elettorale. La città, terza della Sardegna per numero di abitanti, è considerata il principale banco di prova elettorale dopo le regionali del 2024.

Nel Comune quartese il centrosinistra sostiene con nove liste il sindaco uscente Graziano Milia, che punta alla riconferma. Dall’altra parte, il centrodestra ha scelto di puntare su Marco Porcu, ex assessore regionale dell’Ambiente nella giunta Solinas. A completare il quadro c’è la candidatura dell’imprenditore Roberto Matta, outsider sostenuto da una lista civica.

La sfida di Quartu ha una valenza politica che va oltre i confini cittadini. La partita viene letta come una verifica della capacità del campo largo di mantenere la guida del Comune e, al tempo stesso, come un test per misurare la forza dell’opposizione di centrodestra in uno dei contesti più significativi dell’Isola. Il fatto che il sindaco uscente si presenti con una coalizione di centrosinistra ma senza simboli aggiunge un elemento di interesse ulteriore, perché inserisce la competizione dentro una dinamica più ampia di personalizzazione del consenso e di ridefinizione delle alleanze locali.

Sestu, Porto Torres, Tempio Pausania e Sanluri sotto osservazione

Se Quartu Sant’Elena rappresenta il cuore politico della tornata, anche Sestu, Porto Torres, Tempio Pausania e Sanluri sono centri destinati a essere seguiti con particolare attenzione. Insieme a Quartu, sono i cinque Comuni nei quali potrebbe esserci il ballottaggio.

Sestu e Porto Torres, entrambe realtà sopra i 15mila abitanti, potrebbero essere chiamate a tornare alle urne il 21 e 22 giugno nel caso in cui nessun candidato riesca a superare la soglia del 50% già al primo turno. Allo stesso modo, i due nuovi capoluoghi di provincia, Tempio Pausania e Sanluri, rappresentano un passaggio politico e istituzionale di rilievo, anche per il loro ruolo all’interno del nuovo assetto amministrativo regionale.

La competizione in questi centri assume quindi un significato che non è solo locale, ma anche politico, perché potrà contribuire a definire equilibri, leadership e orientamenti del voto in aree strategiche della Sardegna.


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 Danilo Loria

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