Felettino, Teja a Natale: “Fa un’opposizione ridicola. Centrodestra si fidò in buona fede di un appalto costruito malissimo”


“C’è un momento in cui l’opposizione politica smette di essere legittima e diventa semplicemente ridicola. Questo è quel momento, con l’ennesimo intervento di Davide Natale sull’ospedale Felettino”. La dura presa di posizione arriva dal consigliere comunale spezzino Oscar Teja, capogruppo di Vince Liguria e presidente della commissione Salute e Welfare a Palazzo civico, che replica a un intervento del segretario regionale Pd.
“La Corte d’Appello di Genova ha integralmente respinto il ricorso di Pessina, condannata a risarcire oltre 20 milioni di euro all’Asl5 e alla finanziaria regionale Ire. Il cantiere del nuovo Felettino avanza rispettando puntualmente il cronoprogramma. Le garanzie finanziarie sono solide. I lavori crescono ogni giorno. Fine della storia. Eppure il consigliere Davide Natale trova ancora il modo di polemizzare. E lo fa con un argomento che, a volerlo esaminare con onestà, si ritorce contro di lui in modo imbarazzante – prosegue l’esponente del centrodestra -. Natale ricorda che nel 2016 l’attuale assessore responsabile all’Edilizia ospedaliera Giampedrone era presente alla posa della prima pietra con l’allora presidente Toti, e che allora si parlava di ‘giornata positiva’ e di imprevisti ‘superati’. Giusto. E sa cosa significa questo? Significa che anche il centrodestra si fidò, in buona fede, di un appalto che il centrosinistra aveva costruito male — anzi malissimo. Fu la giunta di centrosinistra, a dieci giorni dalle elezioni regionali del 2015, ad affidare quell’appalto in tutta fretta. Un appalto con un unico operatore partecipante alla gara — fatto di per sé già singolare — che per giunta era all’epoca editore de l’Unità. Quell’appalto era nato male, e la società si è poi dimostrata totalmente inadeguata rispetto all’obiettivo. È stato il centrodestra guidato dal presidente Toti ad avere il coraggio di risolverlo, di fare pulizia, di ricominciare da zero. E i tribunali — prima il Tribunale di Genova, ora la Corte d’Appello — hanno dato ragione a Regione Liguria su tutta la linea”.

“Natale lamenta il canone da 16 milioni di euro annui per venticinque anni come se fosse uno scandalo, e si duole che si tratti di un progetto ‘non totalmente pubblico’. Questo rivela, più di qualsiasi altra polemica, che il consigliere non ha ancora capito cosa sia un partenariato pubblico-privato – aggiunge il consigliere Teja -. Glielo spieghiamo volentieri: in un Ppp il soggetto privato anticipa il capitale, progetta, costruisce, finanzia e gestisce l’opera. Il pubblico non paga nulla in fase di costruzione e rimborsa nel tempo solo a fronte di servizi effettivamente erogati e verificati. Il canone non è un costo aggiuntivo: è la remunerazione di un rischio che il privato si accolla al posto del contribuente. Se l’opera non funziona, il privato non incassa. Il rischio è trasferito. Il pubblico è protetto. Il modello alternativo — quello del vecchio appalto pubblico con Pessina — prevedeva invece che fossero i cittadini a pagare tutto in anticipo, ad accollarsi tutti i rischi, e a ritrovarsi con un cantiere fermo, un contenzioso ventennale e 20 milioni di danni da recuperare. Quello sì era un peso sulle spalle degli spezzini. Quanto a Pietra Ligure, citato da Natale come modello di ospedale ‘totalmente pubblico’: confrontare contesti, dimensioni, struttura finanziaria e tempi di realizzazione di opere diverse è un esercizio demagogico, non un argomento”.

“C’è un altro elemento che Natale e il Pd fingono di non vedere: la scelta del presidente Bucci, all’indomani della vittoria elettorale del 2024, di scorporare l’edilizia ospedaliera dalla sanità, creando una delega dedicata affidata all’assessore Giampedrone – dice ancora il consigliere comunale di maggioranza -. Una decisione lungimirante, che ha portato risultati concreti e misurabili. Un assessore che segue il cantiere con continuità e competenza, affiancato da commissari dedicati che presidiano giorno per giorno l’avanzamento dei lavori. Non deleghe generiche, non sovrapposizioni burocratiche: una struttura di governo dell’opera pensata per funzionare. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti — cronoprogramma rispettato, garanzie finanziarie solide, cantiere che cresce. Questa è la differenza tra chi sa governare e chi sa solo protestare”.

“Il Felettino si sta costruendo. Rispetta i tempi. Ha copertura finanziaria certificata. Chi per anni ha gridato alla ‘privatizzazione dell’ospedale’ per bloccare o delegittimare il cantiere deve oggi rispondere di quelle falsità davanti ai cittadini spezzini — non fare la morale a chi quell’ospedale lo sta finalmente realizzando. Ma c’è qualcosa di ancora più grave della confusione tecnica e della memoria selettiva: il rifiuto di essere all’altezza del momento. Il nuovo ospedale Felettino è un’opera per tutti e a favore di tutti — non ha colore politico, non appartiene al centrodestra né al centrosinistra, appartiene agli spezzini. Un’opposizione responsabile lo riconoscerebbe, farebbe il tifo per il cantiere, vigilerebbe affinché andasse bene – conclude Teja -. Invece no. Invece si sceglie l’opposizione di basso livello, la polemica strumentale, il tentativo quotidiano di delegittimare un’opera che migliaia di famiglie spezzine attendono da decenni. La sensazione sempre più netta è che a questa opposizione il cantiere del Felettino dia fastidio non perché fatto male, ma perché sta andando bene. Che preferirebbero vederlo fermo — altri trent’anni di attesa, altri decenni di promesse mancate — pur di non dover ammettere che è il centrodestra a consegnare agli spezzini l’ospedale che aspettano da una vita. Questa non è opposizione politica. È opposizione irresponsabile, che mette la bandiera di partito davanti alla salute dei cittadini. Gli spezzini meritano di più. Il cantiere andrà avanti, l’ospedale si farà, e gli spezzini lo vedranno con i propri occhi. A Natale non resta che scegliere: continuare a gufare, o sostenere da spezzino e da opposizione responsabile che ha a cuore il bene comune l’opera”.




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 Niccolò Re

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