Dieci anni di riconoscimento Unesco sono un traguardo importante. Ma per Giovanna Quaglia, presidente dell’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli Langhe-Roero e Monferrato, sono soprattutto un punto di partenza. Un’occasione per fare il punto, raccogliere ciò che è stato costruito e tracciare con chiarezza la strada che verrà.
«Il Piano di Gestione è il documento che l’Unesco richiede ai siti per aggiornare le politiche legate alla conservazione e allo sviluppo del territorio», spiega Quaglia. «Siamo partiti da una fotografia precisa: cosa hanno portato questi dieci anni di riconoscimento, da un punto di vista economico, patrimoniale, lavorativo e dei flussi turistici». Una ricerca affidata al professor Guerzoni dell’Università Bocconi, con oltre 500 soggetti intervistati – imprese, aziende agricole, consorzi, strutture ricettive, agenzie immobiliari – per misurare il valore reale generato dal marchio Unesco su questo straordinario territorio.
La novità più significativa del nuovo Piano di Gestione non sta tanto nei contenuti, quanto nel metodo con cui è stato costruito. «Abbiamo deciso di partire dal basso», racconta Quaglia. «Abbiamo coinvolto tutti gli associati dell’Associazione, comuni, province, associazioni di categoria, attraverso una serie di incontri sul territorio, giornate formative e tavoli di lavoro tematici». Pianificazione territoriale, cultura, agricoltura, ambiente, turismo: ogni aspetto che tocca il paesaggio vitivinicolo ha avuto il suo spazio di confronto, con il contributo attivo dei vari assessorati regionali di Piemonte. Il risultato è un documento che non fotografa solo la situazione attuale, ma indica una direzione precisa per il futuro. «Il nostro è un sito in evoluzione», sottolinea la presidente. «Il riconoscimento Unesco lo ha ottenuto per l’interazione dell’uomo con la natura: i modelli di coltivazione della vite, la presenza di comunità, di paesi, di castelli, di un paesaggio che si è saputo adattare alle esigenze dell’uomo. Nel corso della candidatura, in provincia di Cuneo, è stato costruito un ospedale ed è stata realizzata un’autostrada: opere che avrebbero potuto sembrare incompatibili con un riconoscimento paesaggistico di questo valore, e che invece si sono integrate perfettamente nel territorio».
Una scelta precisa anche sulla durata: il nuovo Piano non avrà più un orizzonte decennale come il primo, ma prevede revisioni periodiche ogni tre o quattro anni. «Non possiamo più aspettare anni per aggiornare gli obiettivi», spiega Quaglia. «I cambiamenti climatici, le nuove tecnologie, le esigenze energetiche: le sfide che dobbiamo affrontare sono concrete e in continua evoluzione. Questo documento deve essere uno strumento vivo, non una fotografia immobile».
Accanto al Piano di Gestione, il 2025 ha visto un altro passaggio significativo: la redazione del primo Bilancio Sociale dell’Associazione. Non un obbligo imposto dall’esterno, ma una scelta voluta. «Mettendo in fila tutto il lavoro fatto in questi anni, ci siamo resi conto di quante cose sono state fatte e di quanto il territorio sia cambiato anche grazie all’azione del sito Unesco», dice Quaglia. «Era giusto restituire tutto questo alla comunità in modo trasparente e misurabile».
Il percorso, avviato in collaborazione con l’Atl Langhe Monferrato Roero, ha permesso di mappare tutti i soggetti che operano sul territorio e di valutare l’impatto sociale generato dalla progettualità dell’ente. «Siamo uno dei siti Unesco più riconosciuti per capacità progettuale e per la presentazione di finanziamenti attraverso la legge 77 del Ministero», sottolinea la presidente con orgoglio. «Abbiamo una grande capacità di aggregare i soggetti del territorio. Forse chi ci vive non se ne rende sempre conto, ma chi viene da fuori come i responsabili di altri siti Unesco in Europa e nel mondo , rimane ogni volta affascinato dalla vivacità di questo territorio».
Una vivacità che nasce dalla capacità di mettere a sistema ciò che esiste: le feste popolari, le feste, le tradizioni di ogni paese, incorniciate in una visione condivisa che le trasforma da eventi sporadici in espressione autentica di un territorio intero. «Ogni paese ha la sua sagra, la sua festa», osserva Quaglia. «In questi anni abbiamo saputo lavorare insieme per dare a tutto questo una cornice comune. Non più episodi isolati, ma un racconto coerente di un territorio».
C’è poi un progetto su cui la presidente ripone aspettative particolari: Hack the Landscape, l’hackathon collaborativo e multidisciplinare in programma per settembre 2026, che vedrà protagonisti gli studenti delle scuole superiori del territorio. «Per noi è una novità importante», spiega Quaglia. «I giovani non sono solo il futuro di questo territorio: sono già patrimonio. Coinvolgerli nella costruzione condivisa di idee e soluzioni concrete significa portare uno sguardo fresco su sfide reali: sostenibilità, mobilità, digitale, ambiente, comunità».
L’obiettivo non è un esercizio accademico, ma qualcosa di più ambizioso: trasformare le idee dei ragazzi in proposte concrete, capaci di trovare attuazione grazie alle aziende e alle eccellenze imprenditoriali che operano nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria. «Ci sono aziende di questo territorio che hanno un know-how tecnologico straordinario, eccellenze mondiali che non tutti conoscono», dice la presidente. «L’incontro tra la visione dei giovani e la competenza di queste realtà può generare qualcosa di davvero innovativo».
Guardando al percorso compiuto, Giovanna Quaglia non nasconde la soddisfazione per i risultati raggiunti. «Quando è stato presentato il dossier di candidatura, inserire le Langhe con Barolo e Barbaresco aveva un valore enorme in termini di comunicazione e riconoscibilità internazionale», ricorda. «Ma è cresciuto tutto il territorio, e questo è il risultato più importante». Un percorso che non appartiene a una sola persona. «Il ringraziamento va al vicepresidente Giuseppe Rossetto, ai consiglieri Gianfranco Baldi, Vittoria Poggio, Roberto Passone, al direttore Site Manager Bruno Bertero e a tutto lo staff dell’Associazione», conclude Quaglia. «Persone che amano questo territorio, che vengono dalla comunità e che hanno saputo portare nell’associazione la capacità di coinvolgere sindaci, amministratori e cittadini. Il lavoro di tutti loro è parte integrante di quello che siamo diventati».
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SIMONA BORSALINO
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