La misteriosa sparizione è di pochi giorni fa. Il 29 maggio, senza preavviso (e senza motivazioni) da Disney+, una delle più note piattaforme di streaming video on demand nel mondo, proprietà di The Walt Disney Company, è stata rimossa (per alcuni solo sospesa) la docuserie in 4 puntate World Wide Mafia. È un’opera monumentale sulla più grande operazione contro la ‘ndrangheta nella storia di questo Paese (Rinascita Scott) scritta e diretta da Jacques Charmelot, giornalista francese, già corrispondente di guerra dell’Agence France-Presse in Africa, Medioriente ed Europa, prima di dedicarsi a una carriera di regista di documentari con produzioni internazionali. La serie, prodotta da Ibc Movie, era stata pubblicata in prima visione il 20 maggio. Dal secondo giorno in poi aveva raccolto consensi di pubblico talmente abbondanti da balzare in cima alle classifiche. Con un seguito di abbonamenti sottoscritti e attese contestualmente deluse.
Due anni di lavoro, richieste di autorizzazioni, interviste, documenti esclusivi e protagonisti in prima persona. Su tutti il procuratore di Napoli Nicola Gratteri che di quell’inchiesta (da guida, all’epoca, dei pm di Catanzaro) è la mente e che con quell’indagine ha svelato rapporti tra ‘ndrine, pezzi di politica, imprenditoria e massoneria (deviata o meno poco rileva). Tutto fermo. Finito in chissà quale – il senso è figurato – soffitta polverosa, viene da immaginare.
L’unica cosa che si è capita col passare dei giorni è che il pur ventilato (da alcuni organi di informazione locale) intoppo su asseriti audio difettosi a seconda della piattaforma di trasmissione (la serie è stata caricata anche su Hulu per il pubblico Usa) era una spiegazione dai piedi d’argilla.
E in effetti dai documenti in possesso de La Stampa, è emerso che esiste un carteggio di diffide legali e repliche tra la produzione e il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, altra voce narrante in quest’opera divulgativa di una verità scomoda e cioè la forza multidimensionale acquisita dalla mafia calabrese in tutto il mondo.
l’intervista
Nicola Gratteri: “Contro di me campagna feroce e brutale. Ora ripartiamo dal rispetto reciproco”
Basta pastori e santini su cui giurare, l’evoluzione narrativa disegna reti e rapporti e potere legati da interessi indicibili. Ma basta questo per spiegare un cortocircuito di tale magnitudo? Di certo c’è che Mancuso ha prima firmato una liberatoria ampia (di cui abbiamo copia) salvo poi chiedere, attraverso la sua legale Antonia Nicolini, di rimuovere immediatamente la docuserie per ragioni di sicurezza – secondo Mancuso – non rispettata a dovere oscurando soltanto il viso, ma non ad esempio modificando la voce. E così un prodotto culturale di respiro internazionale pare proprio sia rimasto ostaggio delle carte bollate scelte dal pentito «come unica via – dice interpellato da La Stampa al telefono – per salvaguardare la mia vita».
Più di un dubbio resta. Perché il procuratore Gratteri, motivato a rispondere sul punto in televisione, ha così replicato: «A un certo punto sul mio telefonino arrivano decine di messaggi, tutti vogliono sapere perché non c’è più, perché è sparita. Non lo so, nessuno me l’ha detto. Io non ho mai avuto rapporti con né con la Disney né con l’altra casa cinematografica e io ho rapporti di stima e di affetto solo con Jacques, altri non conosco». Aggiungendo: «È bene che lo spieghino all’opinione pubblica, visto che so che centinaia di persone di famiglie hanno fatto l’abbonamento per vedere queste quattro puntate».
L’autore e regista Jacques Charmelot è ancora più esplicito: «Ho saputo come tutti gli abbonati di Disney+ che da un giorno all’altro la docuserie non era più sulla piattaforma. Ero al corrente che la Ibc stava discutendo con Disney alla ricerca di una soluzione del problema. Al netto di questo – aggiunge – Disney non mi ha chiamato e non ha fatto sapere nulla di concreto e ragionevole sul perché la serie non più sulla piattaforma».
Il carteggio
Al netto della legittima percezione che un collaboratore di giustizia può avere del suo stato di serenità, l’argomento va considerato anche in virtù del contesto in cui ci si muove, per nulla privo di interrogativi ancora aperti. Per intenderci: le foto di Mancuso, figlio del boss Pantaleone Mancuso, detto l’Ingegnere, abbondano sul web. Di soli audio in cui è scolpita la sua voce originale ve ne sono 55 su Radio Radicale, una per ogni processo. E allora cos’è accaduto? «Non è una questione economica – precisa la legale Nicolini -, Mancuso non ha chiesto un euro per rilasciare le interviste». E il risarcimento la cui richiesta è stata anticipata per iscritto? «Nessuna azione è stata formalizzata». Ergo: «Il mio assistito ha una nuova vita, ha cambiato identità; con la voce non modificata – insiste – è riconoscibile e può essere associata alla sua nuova realtà anagrafica».
Eppure nella liberatoria firmata da Mancuso è lui stresso «a prestare il consenso – si legge – affinché Ibc Movie, possa riprendermi e fotografarmi nonché diffondere con qualsiasi mezzo i miei dati personali compresa l’immagine e la voce». Lui sostiene di averla firmata «in buonafede». Lo avrà fatto anche in presenza mentale lucida vi è da credere e quindi la domanda è sempre la stessa: a qualcuno ha dato fastidio la docuserie? A chi oltre a Mancuso? Potrebbe volerci un’altra inchiesta per capirlo e il servizio centrale di protezione pare abbia già comunicato quanto di dovere all’autorità giudiziaria. Da Disney nessuna risposta ufficiale alle richieste di chiarimenti formulate da La Stampa per iscritto. Unica concessione di chi ha parlato con loro: «Si sta lavorando ad alcuni aspetti post produzione». Se non è un giallo questo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Giuseppe Legato
Source link



