Dopo settimane di incessanti denunce e presìdi quotidiani a Santa Palomba presso il cantiere dell’inceneritore, per la prima volta, ieri, giovedì 11 giugno, sul posto si sono visti arrivare dei rappresentanti istituzionali, i Carabinieri Forestali di Marino.
Sono stati chiamati, e non solo loro, dagli attivisti dell’Unione dei Comitati Contro l’inceneritore, per verificare anomale movimentazioni di terra che avrebbero provocato l’interruzione della continuità idraulica del fosso demaniale per effetto del posizionamento di uno scatolare, contravvenendo alle prescrizioni che condizionano il parere positivo alla variante del fosso.
Intanto i fatti accadono a velocità tumultuosa: tutto questo accadeva ieri, mentre oggi è stata ritrovata un’antica strada romana al centro del sito di AMA. Lo dichiara l’Unione dei Comitati contro l’inceneritore che da settimane sollecita interventi da parte degli organi di tutela e denuncia la distruzione di reperti archeologici nell’area dove sorgeva anche un santuario. “Del resto, è ancora pendente l’esposto denuncia fatta al Ministro Giuli. Ma oggi però l’evidenza è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, la piovra capitale costituisce il male capace di deformare la realtà. Per questo lanciamo stasera stessa la lunga notte per il cantiere aperto a Santa Palomba. Un’iniziativa finalizzata a dare la massima visibilità alla scoperta evitando qualsiasi ipotesi di insabbiamento. Per mesi ne abbiamo sostenuto la realizzazione, – da oggi il parco archeologico naturalistico dedicato a Ettore Ronconi è realtà”, scrivono.
Ieri, all’arrivo dei militari sarebbe stato ripristinato lo stato regolare, pur rimanendo l’interruzione della continuità idraulica del fosso, come dimostrato dalla diretta Facebook e dai video realizzati da Alessandro Lepidini e da altri attivisti.
“Ieri abbiamo chiamato nell’ordine i Carabinieri di Cecchina, i Carabinieri Forestali di Velletri, il Patrimonio perché ci doveva essere l’archeologa, la Polizia Locale, ma quando sono arrivati era tutto ri-sistemato. Eppure c’è una montagna di reati”, la denuncia di Lepidini. Tra questi, ci sarebbero contaminazioni dell’area con terra di riporto inquinata, distruzioni dell’habitat in area demaniale.
“Dopo un mese di denunce è appena arrivata la Forestale di Marino del cui arrivo erano certamente informati avendo improvvisamente preso a ripristinare a gran velocità. La Piovra arriva ovunque ma anche noi fino a decapitarla”, hanno scritto ieri sul sito Facebook.
Escursione lungo il fosso demaniale
Giovedì 11 giugno, a Santa Palomba si è consumata un’altra giornata campale per Alessandro Lepidini, anima e voce dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore, Tonino D’Annibale e altri cittadini che da quattro anni dedicano giorni e notti della loro vita alla causa contro l’inceneritore, per il bene della comunità, della salute pubblica, dell’ambiente, del territorio. “Siamo stati da subito sul fosso demaniale dove abbiamo visto che era stata interrotta la continuità idraulica, abbiamo chiamato la Forestale, hanno fatto un sopralluogo, nel mentre era stato innalzato un muraglione di terra alto dieci metri che è stato ripulito. A fronte delle parole della Comandante della Forestale di Marino che era tutto autorizzato andremo a denunciare il fatto che la continuità idraulica è stata scalfita, violata”.
Dalle 7 della mattina Lepidini con D’Annibale e altri attivisti, ha fatto un’escursione lungo il fosso demaniale, a ridosso del perimetro della proprietà Ama che interdice l’accesso al proseguimento del fosso demaniale. “Abbiamo trovato un primo muro di terra che costituisce una interruzione della continuità idraulica nel quadro dell’iter farsa che hanno fatto. Quando siamo arrivati abbiamo documentato con la diretta, abbiamo visto che hanno portato ulteriore terra, hanno costruito un muro di terra alto 8-10 metri e si vedeva dall’altra parte c’era questo scatolare, una ventina di metri – il racconto in viva voce di una giornata ancora in prima linea – Noi che cosa abbiamo fatto? Abbiamo chiamato tutte le istituzioni, principalmente i Carabinieri Forestali, sono venuti quelli di Marino. Per arrivare hanno impiegato tanto, a un certo momento sentiamo dire ‘stanno arrivando’, arrivano e cominciano a togliere tutta la terra che avevano messo, fanno un letto nuovo, sistemano tutta la sponda, in circa mezz’ora. Fatto sta è che quando arrivano era tutto ri-sistemato, una situazione che vi faremo vedere con le immagini a confronto, e la Forestale entra per accertare quello che era un reato palese e accade che la Comandante Forestale di Marino ci risponde che erano autorizzati.
La richiamiamo per segnalare interruzione della continuità idraulica. Come sapete tutti i progetti effettivi sono sconosciuti perché malgrado gli accessi agli atti non sono stati resi pubblici, soprattutto il progetto esecutivo.
Andremo a Marino a denunciare, carte alla mano, sempre carte alla mano perché andiamo con il giusto diritto, camminiamo sul fosso demaniale. Il fosso della Cancelliera resta per noi un punto di riferimento non solo ideale ma anche concreto perché noi guardiamo al fosso come l’alveo nel cui spazio si realizza il parco naturale archeologico Ettore Ronconi”, il racconto di Lepidini.
Altro fatto segnalato l’assenza di un archeologa, figura obbligatoria nel cantiere che invece non ci sarebbe stata, almeno fino a che non sarebbe stata chiamata: “L’altro episodio riguarda l’archeologa. Noi siamo con le carte alla mano e sempre con le carte facciamo valere i giusti diritti e la Soprintendenza aveva prescritto che ogni lavoro sul fosso fosse accompagnato dall’archeologa in presenza. Però non c’era nessuno, noi dalle 7 e mezza stavamo là sul fosso, è tutto documentato, a un certo momento chiamiamo prima la Polizia locale che ha voluto una mail, non è venuta, i carabinieri del reparto tutela archeologica culturale che stanno a San Michele. Gli abbiamo fatto presente i riferimenti della nota e alle 11 circa, quando erano già arrivati i carabinieri Forestali compare come per incanto l’archeologa. Poi arriva forse il capo cantiere, qualcuno le dà la palina che è lo strumento dell’archeologo, fa due foto, noi l’abbiamo salutata con un ‘vergogna, vergogna’, e allora noi che facciamo? Facciamo un esposto al ministro della Cultura che era già stato da noi attenzionato con un precedente esposto e si è ben guardato dal risponderci. Questa archeologa deve andare immediatamente via perché chi controlla non può essere amico del controllato. Tanto qua è tipizzato il conflitto di interessi, ma noi non lo permettiamo. E poi un ragionamento sul fatto che è la ditta che fa il cantiere che si paga l’archeologo: secondo voi è qualcosa di corretto? Non dimentichiamo che qui c’era un santuario che è stato messo nella Valutazione preliminare archeologica, un’area ad alto rischio. Noi pensiamo che sarà una grande area archeologica anche più estesa di quella che è area di Ama.
Dov’è la magistratura e dove sono gli addetti alle belle arti?
“Prima cosa che faremo è fare un esposto al ministro Giuli perché non è possibile che il controllato sia a braccetto con il controllore”. Intanto stasera l’eccezionale presidio in notturna a cui tutti possono unirsi.
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Piera Lombardi
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