Tre anni. Tre anni senza il suo sorriso, senza i suoi sogni, senza quella voglia di raccontare il mondo che la portava già, a soli 17 anni, ad osservare la realtà con gli occhi curiosi di chi si stava per affacciare all’età adulta con tante aspirazioni e tanti progetti. Come quelli di raccontare il “mondo”, nei panni di una giornalista o magari di assicurare giustizia, in quelli di un magistrato.
Sarebbe potuto essere e diventare quel che voleva, Giulia, lei che sprizzava energia da tutti i pori e sapeva contagiare tutti col suo sorriso e con quel suo spontaneo altruismo.
Tutto si è dissolto il 13 giugno 2023 quando la vita di Giulia – Giulia Capraro – si è spezzata tragicamente lungo via Maremmana Inferiore, al confine tra Marino e Castel Gandolfo. Aveva appena concluso il quarto anno al Liceo Classico Foscolo di Albano Laziale e quella sera era attesa sul lungolago Albano per una festa di fine anno scolastico insieme ai suoi compagni. Una serata che avrebbe dovuto celebrare la spensieratezza della giovinezza e l’inizio di quella lunga estate ormai alle porte, quella che avrebbe iniziato festeggiando la maggiore età.
A quella festa, però, Giulia non è arrivata mai. E da quel giorno, per chi l’ha amata, solo tanto dolore e una lunga sfilza di “perché” che non hanno trovato risposta.
Da quel maledetto giorno sono trascorsi tre anni. Mille e più giorni che per una madre, Antonella Zevini, rappresentano un tempo sospeso, fatto di assenze, ricordi e battaglie quotidiane. Un dolore che non conosce tregua e che neppure il trascorrere delle stagioni ha saputo attenuare.
Quest’anno l’anniversario è arrivato in un clima particolarmente intenso e triste. Proprio ieri, durante i funerali del giovane Emanuele De Negri, il 20enne di Albano morto a seguito del tragico incidente avvenuto il 31 maggio ad Ardea, il neo sindaco di Albano Laziale, Massimo Ferrarini, ha voluto ricordare pubblicamente anche Giulia. Un gesto sentito, che ha riportato alla memoria della comunità una ferita ancora aperta e che ha assunto un significato ancora più profondo sapendo che Antonella ha trascorso anche questo anniversario nel luogo dove ormai si reca quasi ogni giorno: il cimitero di Albano, accanto alla figlia.
Nel frattempo si avvicina una data importante. Martedì 16 giugno, appena tre giorni dopo questo doloroso anniversario, il Tribunale di Velletri tornerà ad occuparsi del procedimento legato alla morte della giovanissima. Dopo l’ennesimo rinvio disposto lo scorso 26 maggio, l’udienza potrebbe rappresentare un passaggio decisivo in una vicenda giudiziaria che si trascina ormai da tempo.
Una battaglia che Antonella Zevini continua a portare avanti con una forza che molti definiscono straordinaria. Non per vendetta, ma per amore di sua figlia e per il bisogno di ottenere risposte. Perché, come ha più volte ribadito, nessuna somma di denaro potrà mai colmare il vuoto lasciato dalla perdita di Giulia e nessun risarcimento potrà sostituire il diritto alla verità. Chi pensava di comprarne il silenzio, pertanto, resterà deluso e chi si è trincerato dietro un silenzio vigliacco, invece, scoprirà ben presto quanto il cuore di una mamma ferita – che per qualcuno in questi anni non ha meritato neppure un abbraccio o un semplice “mi dispiace” – proseguirà ad oltranza la sua missione di verità.
Nel corso di questi anni, attorno alla memoria della giovane si è sviluppata una vera e propria rete di affetto e solidarietà, tramite l’esercito di Giulia. Un percorso che ha trovato espressione anche nel Premio Giornalistico dedicato a Giulia, nato per onorare quella passione per la scrittura che la accompagnava sin da adolescente. Un concorso che nelle sue prime due edizioni ha coinvolto decine di studenti grazie all’impegno dell’associazione APS Oltre la Luna, costituita proprio in suo ricordo, e di Castelli Notizie, che ha sostenuto convintamente l’iniziativa.
Quest’anno il premio non è stato organizzato, ma nessuno ha intenzione di fermarsi. Né l’associazione nata nel nome di Giulia, né il nostro giornale, orgogliosamente al fianco di Antonella e della sua battaglia protesa ad un’educazione stradale che contribuisca ad evitare che altri possano vivere un dolore così grande. Al contrario, l’impegno proseguirà attraverso nuove iniziative che verranno annunciate nei prossimi mesi, con l’obiettivo di continuare a tenere vivo il ricordo di una ragazza che aveva ancora tutta la vita davanti e che sognava di raccontare il mondo attraverso una penna che non si sarebbe mai fermata dinanzi ad un sopruso o alla codardia di chi ha preferito fingere di non avere colpe.
Proprio nella giornata di oggi è arrivato un gesto che ha commosso profondamente Antonella Zevini e chi, come lei, si abbevera alla fonte dei gesti di altruismo e sensibilità. Le erbacce e i rovi avevano ormai ricoperto il luogo dell’incidente, nascondendo quasi completamente il cartello e lo striscione che ricordano Giulia lungo via Maremmana Inferiore. Una situazione che aveva provocato amarezza e sconforto nella madre della ragazza.
A intervenire, ancora una volta, è stato allora il sindaco di Castel Gandolfo, Alberto De Angelis, che pur non avendo competenza diretta su quel tratto di strada ha deciso di agire immediatamente, facendo ripulire l’area.
Un gesto semplice ma carico di significato, che Antonella ha voluto ringraziare pubblicamente con parole che raccontano meglio di qualsiasi commento la profondità del momento vissuto:
“Ringrazio pubblicamente, con tutto il mio cuore, con tutta la mia stima e il mio rispetto il Sindaco di Castel Gandolfo Alberto De Angelis che senza dirmi niente, senza parole, senza promesse, ha letto il mio messaggio e ha provveduto oggi stesso. La strada non è di competenza di Castel Gandolfo, ma lui oltre ad essere un Sindaco è una persona per bene, è un figlio, è un padre. Questo per me significa essere un Primo Cittadino vero. Oggi mi sento così sola e persa, tre anni senza Giulia, ma Lei mi ha dimostrato che ho voi a Castel Gandolfo”.
Parole che raccontano molto più di una semplice pulizia del ciglio stradale. Raccontano l’umanità, la vicinanza e la sensibilità che tante persone continuano a manifestare nei confronti di una madre che da tre anni combatte la battaglia più difficile. Proprio come il sindaco di Ariccia, Gianluca Staccoli, che dopo aver ospitato le prime due edizioni del Premio nella splendida sede di Palazzo Chigi, ha mostrato ancora una volta, nella giornata di ieri, la sua sensibilità sul tema, proclamando il lutto cittadino in concomitanza coi funerali di Emanuele De Negri, celebrati nella vicina Albano.
Mentre il sole tramonta all’orizzonte e calano le ombre, proprio come quella maledetta sera in cui anche il cielo iniziò a lacrimare, resta il ricordo indelebile dall’amata Giulia, che “oggi” sarebbe stata impegnata negli studi universitari o a rincorrere quel sogno che custodiva nel cuore: diventare giornalista, raccontare storie, cercando la verità.
Invece, resta il ricordo di una ragazza brillante, intelligente, piena di vita, che credeva nella giustizia e nei diritti delle persone. Della quale i suoi stessi insegnanti stravedevano, e della quale sua mamma si sorprendeva ogni giorno a scoprire nuove qualità e nuove espressioni della sua vulcanica vitalità.
Tre anni dopo quella maledetta serata, il suo nome continua a vivere nelle iniziative nate in sua memoria, nelle parole di chi l’ha conosciuta, nell’impegno civile di sua madre e nell’affetto di una comunità che non ha dimenticato.
E mentre martedì il Tribunale di Velletri tornerà ad occuparsi della sua vicenda, resta una certezza: il tempo trascorso non ha cancellato il bisogno di verità.
Perché alcune assenze non smettono mai di fare rumore. E perché Giulia, a distanza di tre anni, continua a parlare attraverso chi ha scelto di non dimenticarla.
Per questo l’invito, oggi più che mai, è a non lasciare sola Antonella. Chi potrà, martedì 16 giugno, a mezzogiorno, sarà chiamato a farle sentire il proprio affetto e la propria vicinanza, prima e dopo l’udienza presso il Tribunale di Velletri, non per alimentare rabbia, ma per testimoniare vicinanza, presenza e attenzione. Perché la richiesta di verità sulla morte di Giulia non appartiene soltanto a una madre, ma a un’intera comunità che crede nella giustizia, nel rispetto delle vittime e nel valore dellaVvita. Perché non può bastare un risarcimento, fosse anche milionario, a far tacere il rumore assordante di un “silenzio” e a sotterrare domande che attendono ancora risposte.
Perché non si può spegnere il sorriso di una ragazza e poi calpestarne il ricordo nel silenzio e nell’ignavia, come non fosse mai esistita…!
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Daniel Lestini
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