Due attivisti Pro Pal denunciati per le manifestazioni a Torino si sono tolti la vita


TORINO – Due giovani e due vite spezzate, in momenti diversi. Entrambi legati all’attivismo Pro Pal, a quelle manifestazioni per Gaza e contro il genocidio che si sono snodate per le vie di Torino al grido condiviso di libertà e giustizia.

Un filo sottile che lega due ragazzi, entrambi denunciati proprio per quei cortei, che hanno deciso di togliersi la vita.

La storia di F.

A denunciare e a raccontare la loro storia è l’avvocato torinese Claudio Novaro in un articolo pubblicato dal periodico on line Volere La Luna.

Nell’articolo il legale ci parla del suo assistito. Si chiamava F. ed era proprio uno dei giovani denunciati dalla polizia per le manifestazioni a favore della Palestina dell’autunno scorso. Con sorprendente velocità, sottolinea Novaro, a F. e a diversi suoi compagne e compagni sono state applicate nel febbraio di quest’anno una serie di misure cautelari.

Al ragazzo, originario della provincia di Savona, però è stata applicata la misura del divieto di dimora a Torino. Una decisone, confermata dal Tribunale del riesame, che ha subito gettato nello sconforto F. che nel capoluogo piemontese viveva da diversi anni, dove aveva studiato, dove aveva le sue più importanti relazioni amicali e affettive.

Novaro spiega, inoltre, che nell’ultima conversazione telefonica che aveva avuto con il suo studio era stato spiegato al ragazzo che si trattava di una misura temporanea, destinata ad essere modificata o revocata nel giro di qualche mese. Non c’è stato il tempo: dopo un paio di giorni F. ha deciso di togliersi la vita.

L’attivista si è gettato da un dirupo ma prima ha lasciato un biglietto di addio sull’automobile e sembra di capire che il provvedimento giudiziario, che riteneva profondamente iniquo, abbia avuto un peso non irrilevante.

La storia di C.

E poi c’è anche C. che Novaro non ha conosciuto di persona, ma anche lui – di soli 20 anni e di Settimo Torinese – era stato di recente denunciato a Torino per le manifestazioni e i cortei a favore della Palestina e anche lui, a sua volta, pochi giorni fa, ha commesso un gesto anticonservativo. Non si è chiarito, però, se le ragioni del gesto abbiano a che vedere con l’indagine.

Martedì mattina ci ha lasciato Andrea: un giovane compagno, un amico, un’anima generosa.

Andrea è sempre stato un grande esempio di empatia e lealtà. Una persona che al suo fianco ti faceva sentire valorizzato, preso in considerazione, sostenuto da un amico sincero che non ti avrebbe mai lasciato indietro.

È la sua profonda sensibilità che lo ha sempre portato ad adottare il punto di vista di chi soffre, di chi sogna una vita libera e serena.

A prima vista poteva apparire duro, a tratti distaccato. Ma Andrea ha delimitato i suoi confini perché la sua spinta a vivere e ad amare sono incompatibili con questo mondo così malsano, individualista e crudele.

Andrea ha conosciuto presto il costo di spendersi per gli ultimi, per i dimenticati, per i propri amici e compagni, senza mai chiedere niente in cambio.

Compagno di lotte e di tanta vita, Andrea ha camminato al nostro fianco per le strade della nostra città e per i sentieri delle Val di Susa. Sono inquantificabili i cortei, le assemblee, i momenti di socialità che abbiamo condiviso in quelle giornate e serate interminabili che spesso diamo per scontato nelle nostre frenetiche quotidianità, ma che oggi assumono significati incredibilmente importanti.

Ricordi indelebili nei nostri cuori.

Andrea è sempre stato un fiore sano, bellissimo quanto fragile, in una distesa di cemento ostile e sterile.

Questo è un mondo che non lascia spazio all’autenticità, ai cuori che battono forte, che ti rende ostile se dalla vita pretendi qualcosa in più delle briciole.

È questo il mondo che ce l’ha portato via.

È questo il mondo che vogliamo distruggere anche per onorare Andrea e la sua vita.

I valori di libertà, di giustizia, di gioia collettiva che hanno caratterizzato la vita di Andrea, sono i nostri, sono la forza con cui andremo avanti incidendo nella nostra memoria e nella nostra pratica di vita di un ragazzo che con noi ha contribuito a piantare i semi del futuro.

Chi lotta non è mai solo, chi sogna non muore mai.

Ciao Chimi.

È il ricordo dei suoi amici. Quegli stessi amici, colpiti a loro volta dalla misura dell’obbligo di dimora a Torino (tra l’altro proprio nello stesso procedimento in cui anche F. era coinvolto) hanno urgentemente chiesto alla giudice di poter partecipare sabato 6 giugno al suo funerale.

Le esequie si sarebbero tenute a Settimo Torinese ma a cui, visti gli obblighi cautelari in corso, avrebbero potuto accedere solo previa autorizzazione della giudice che aveva in carico il fascicolo.

Come sottolineato dal legale nel suo lungo articolo, la giudice, preventivamente contattata nella mattinata di venerdì, si era detta disponibile a concedere tale autorizzazione, salvo poi allontanarsi dall’ufficio nel pomeriggio, senza dare indicazioni di sorta.

L’istanza è stata così assegnata al magistrato di turno che ha ritenuto di respingerla con una laconica motivazione, fondata su “l’assenza di legame parentale, nonché l’inesistenza di comprovate ragioni, quali quelle ad esempio di salute, rilevanti dal punto di vista costituzionale”.

Agli amici di C. viene di fatto impedito di dare l’ultimo addio a una persona a loro cara.

Da qui una riflessione che per il legale, e per noi, sorge spontanea e umana: una giustizia che espunge da sé ogni sentimento di umana compassione e sensibilità finisce per assumere i tratti morali dell’ingiustizia.

In alcuni settori della magistratura sembra esservi, non da oggi, una scarsa consapevolezza di quel “potere terribile” di cui la stessa è titolare, un potere il cui esercizio discrezionale incide profondamente sui diritti fondamentali, sulla libertà e sulle condizioni personali dei soggetti che lo subiscono.

La capacità di soppesare attentamente le conseguenze delle proprie azioni, cardine di quell’etica della responsabilità su cui ci si interroga da almeno un paio di secoli, richiede, per evitare di prendere decisioni incongrue, anche un minimo di empatia con la vita reale delle persone, con le loro relazioni, con le loro fragilità, anche.

Dove e come chiedere aiuto

Un’efficace prevenzione del suicidio richiede che ognuno sia a conoscenza dei fattori di rischio del suicidio e sappia come gestirli.
Pensare che una persona cara, un familiare, un amico, un collega si possa suicidare, certamente spaventa e fa sentire impotenti. Quando si conosce una persona, tuttavia, siamo spesso in grado di dire quando è in crisi, perché siamo in grado di riconoscere il suo disagio.

Ci sono molti modi in cui si può supportare. Questo sito vuole aiutare sia chi sta pensando al suicidio sia a riconoscere quando qualcuno è a rischio di suicidio e capire le azioni che si possono intraprendere per aiutarlo.

Il suicidio è un rimedio definitivo ad un problema temporaneo. Un’altra soluzione è sempre possibile. Il dialogo è la via più concreta per poter iniziare ad aiutare chi vede la vita come un peso.

Oltre al numero di emergenza 112, puoi provare a parlarne con Telefono Amico, tutti i giorni dalle 10 alle 24 al numero 02 2327 2327 o tramite la webcallTAI gratuita all’indirizzo www.telefonoamico.net.


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 Valentina Dattilo

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