500 liquidazioni giudiziali in più in tre mesi. Ma cresce anche la corsa ai concordati


Secondo i dati dell’Osservatorio Creditsafe, nel primo trimestre del 2026 sono oltre 500 le imprese italiane in più finite in liquidazione giudiziale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Un dato che fotografa un sistema produttivo ancora sotto pressione, stretto tra domanda debole, costo del credito elevato e un contesto internazionale caratterizzato da forte instabilità.

Ma dietro ai numeri emerge un fenomeno meno evidente e forse ancora più significativo: mentre aumentano le liquidazioni giudiziali, cresce in modo ancora più marcato il ricorso al concordato preventivo, lo strumento che consente alle aziende di ristrutturare il debito e tentare di evitare la cessazione dell’attività.

In altre parole, la crisi d’impresa nel 2026 non sta soltanto producendo più chiusure. Sta modificando il comportamento delle aziende, che sempre più spesso cercano una via d’uscita prima di arrivare al punto di non ritorno.

Oltre 2.500 liquidazioni giudiziali nel primo trimestre

Tra gennaio e marzo 2026 sono state registrate 2.540 liquidazioni giudiziali, contro le 2.018 dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 26%.

La crescita rimane significativa, anche se meno intensa rispetto a quella registrata un anno prima, quando l’aumento tra il primo trimestre 2024 e il primo trimestre 2025 aveva raggiunto il 40%.

Marzo si conferma il mese più critico, concentrando da solo il 37% delle procedure avviate, una dinamica che si ripete con regolarità negli ultimi anni.

Il dato suggerisce che il sistema imprenditoriale italiano continua ad assorbire gli effetti di una lunga fase di stress accumulata nel tempo.

Dopo gli anni caratterizzati da moratorie, sostegni pubblici e misure emergenziali che hanno contribuito a mantenere in attività anche molte imprese fragili, il mercato sta progressivamente riportando alla luce criticità che erano rimaste nascoste.

Molte imprese, sostenute durante gli anni della pandemia e dell’emergenza energetica, si trovano oggi ad affrontare uno scenario profondamente diverso: finanziamenti più onerosi, consumi meno dinamici e una crescente incertezza internazionale che rende più difficile pianificare investimenti e strategie di crescita.







Il Centro Italia supera tutti per rischio effettivo

Dall’analisi dell’Osservatorio Creditsafe emerge che, guardando ai numeri assoluti, Nord Ovest (29%) e Centro Italia (28%) concentrano il maggior numero di liquidazioni giudiziali.

Ma il dato più interessante emerge analizzando il tasso di incidenza, ovvero il rapporto tra il numero di procedure registrate e il totale delle imprese attive presenti in un determinato territorio.

È proprio il Centro Italia a mostrare la situazione più critica, con un tasso di incidenza pari a 0,68 liquidazioni ogni 1.000 imprese attive, lo stesso livello registrato dal Sud, ma accompagnato da una crescita annua del 39%, la più elevata del Paese.







Le micro imprese restano le più fragili. Ma la vera accelerazione riguarda le piccole aziende

L’Osservatorio Creditsafe evidenzia come le micro imprese rappresentino il 73% delle liquidazioni giudiziali registrate nel trimestre. Il loro tasso di incidenza raggiunge quota 4,24, un valore nettamente superiore rispetto a qualsiasi altra classe dimensionale.

Il dato più interessante, però, riguarda le piccole imprese. Pur rappresentando il 17% delle procedure, sono il segmento che registra l’aumento più marcato rispetto al 2025: +52%.

È un segnale che merita attenzione perché suggerisce come le difficoltà non riguardino più soltanto le realtà più fragili, ma inizino a coinvolgere anche aziende che fino a pochi anni fa apparivano sufficientemente strutturate per assorbire gli shock del mercato.

Costruzioni, commercio e manifattura guidano la classifica. Ma i trasporti sono il settore più esposto

I comparti che concentrano il maggior numero di liquidazioni giudiziali sono commercio, costruzioni e manifattura.

Si tratta di settori che negli ultimi anni hanno dovuto confrontarsi con un mix particolarmente complesso di fattori: rallentamento della domanda, aumento dei costi operativi, maggiore difficoltà di accesso al credito e crescente incertezza economica.

Quando però si passa dall’analisi dei volumi a quella dell’incidenza, il quadro cambia. Il settore dei trasporti registra infatti il livello di rischio più elevato, con 1,28 liquidazioni ogni 1.000 imprese attive.

Una dinamica che riflette le tensioni che continuano a interessare il commercio internazionale.

Le difficoltà lungo le principali rotte commerciali, l’aumento dei costi logistici, i rincari assicurativi e le incertezze geopolitiche stanno mettendo sotto pressione un comparto che rappresenta uno snodo essenziale per l’intera economia.

A livello di attività economiche, le maggiori criticità si concentrano nella costruzione di edifici, nel trasporto merci su strada e nella ristorazione con servizio al tavolo.

Sebbene appartengano a mondi molto diversi tra loro, queste attività condividono una caratteristica comune: operano in mercati dove è sempre più difficile assorbire gli aumenti dei costi senza perdere competitività o clienti.

È proprio questo equilibrio sempre più fragile a spiegare perché siano oggi tra le più esposte alle procedure concorsuali.

Dietro i numeri si nascondono crisi diverse

Uno degli aspetti più interessanti che emerge dall’analisi è che non esiste una sola crisi d’impresa. Le liquidazioni giudiziali stanno aumentando ovunque, ma le cause e i settori coinvolti cambiano sensibilmente da territorio a territorio.

La Lombardia ne rappresenta forse l’esempio più emblematico. Nel cuore produttivo del Paese, il comparto che registra il maggior numero di liquidazioni è quello delle costruzioni, con 115 procedure nel primo trimestre.

Più che una semplice difficoltà settoriale, il dato sembra raccontare il passaggio da una fase di forte espansione a un contesto molto più selettivo.

Molte imprese che avevano beneficiato di anni caratterizzati da elevata domanda e intensa attività edilizia si trovano oggi a confrontarsi con tempi più lunghi, investimenti più cauti e una minore capacità del mercato di assorbire nuovi progetti.

Non sorprende quindi che tra i comparti più coinvolti compaiano anche le attività immobiliari.

Quando le difficoltà iniziano a manifestarsi contemporaneamente tra chi costruisce, sviluppa e gestisce immobili, il fenomeno smette di essere circoscritto a un singolo settore e diventa il segnale di una tensione più ampia che attraversa l’intera filiera.

Nel Lazio e in Campania la situazione assume invece contorni differenti. In entrambe le regioni è il commercio a registrare il maggior numero di liquidazioni giudiziali, rispettivamente con 74 e 85 procedure nel trimestre.

Qui il problema sembra legato soprattutto alla capacità di tenuta della domanda. Molte attività commerciali si trovano infatti a operare in un mercato dove i consumi crescono lentamente, mentre i costi continuano a comprimere la redditività.

Crescono del 59% i concordati preventivi: sempre più imprese cercano una via d’uscita

Se le liquidazioni giudiziali rappresentano il punto di arrivo di una crisi ormai irreversibile, i concordati preventivi raccontano una storia diversa: quella delle imprese che stanno cercando di intervenire prima che le difficoltà finanziarie diventino insostenibili.

Nel primo trimestre del 2026 sono stati registrati 89 concordati preventivi, contro i 56 dello stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita del 59%.

Anche in questo caso il mese di marzo concentra il maggior numero di procedure, confermando una dinamica già osservata nelle liquidazioni giudiziali e suggerendo un’accelerazione delle tensioni economiche nel corso del trimestre.

Il dato appare particolarmente interessante perché suggerisce una crescente diffusione degli strumenti previsti dal Codice della Crisi d’Impresa, soprattutto tra le aziende che dispongono ancora di margini operativi e patrimoniali sufficienti per tentare una ristrutturazione.

La Lombardia guida per numero di concordati, ma il Centro Italia mostra la crescita più forte

La distribuzione geografica dei concordati preventivi segue in parte quella delle liquidazioni giudiziali, ma presenta anche alcune differenze significative.

La Lombardia concentra da sola il 26% delle procedure registrate nel primo trimestre del 2026, confermandosi la regione con il maggior numero di aziende che hanno scelto di intraprendere un percorso di ristrutturazione.

Seguono Lazio (18%), Puglia (11%) e Toscana (11%), che insieme rappresentano una quota rilevante del totale nazionale.

Come accade per le liquidazioni, tuttavia, i valori assoluti raccontano soltanto una parte della storia.

Analizzando il tasso di incidenza emerge infatti un quadro diverso: è il Centro Italia a distinguersi come l’area più esposta, registrando il valore più elevato a livello nazionale e una crescita del 100% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Un elemento particolarmente interessante è che l’andamento dei concordati non replica necessariamente quello delle insolvenze.

In alcune regioni, infatti, il numero delle procedure diminuisce nonostante il contesto economico resti complesso.

Un segnale che suggerisce come il ricorso agli strumenti di ristrutturazione dipenda non solo dall’intensità della crisi, ma anche dalla capacità delle imprese di attivarsi per tempo e dalla diffusione di una cultura della gestione preventiva delle difficoltà finanziarie.







Le medie imprese e il ricorso agli strumenti di ristrutturazione

Se le micro imprese rappresentano quasi la metà dei concordati preventivi registrati nel trimestre, l’analisi del tasso di incidenza restituisce un’immagine diversa.

Sono infatti le medie imprese a fare maggiormente ricorso a questo strumento, con un’incidenza pari a 0,42 procedure ogni 1.000 aziende attive e una crescita del 111% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il dato non sorprende se si considera la natura stessa del concordato preventivo.

Avviare un percorso di ristrutturazione richiede competenze gestionali, risorse finanziarie e una prospettiva di continuità aziendale che non sempre sono presenti nelle realtà più piccole.

Le medie imprese, pur trovandosi spesso esposte a tensioni finanziarie rilevanti, dispongono generalmente di una struttura organizzativa che consente di affrontare un processo di risanamento e negoziazione con i creditori.

Una crisi che si polarizza

L’aumento simultaneo di liquidazioni giudiziali e concordati preventivi segnala una fase di trasformazione della crisi d’impresa in Italia.

Da un lato pesano ancora anni di crescita debole, credito più costoso e margini sotto pressione; dall’altro cresce il ricorso a strumenti di ristrutturazione, spesso attivati in fasi sempre più anticipate.

La novità non è solo quantitativa, ma nella crescente polarizzazione del sistema: imprese che non reggono più il peso di debiti e costi e imprese che cercano di riorganizzarsi per tempo.

La zona grigia intermedia si riduce e diventa sempre più rilevante. È in questo spazio, ancora in evoluzione, che nei prossimi mesi potrebbe giocarsi una parte importante degli equilibri del sistema produttivo italiano.

L’articolo è stato sviluppato in collaborazione con Creditsafe Italia


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 Federico De Palma

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