Il carro che deve far dimenticare l’Ariete
L’Italia si prepara a mostrare il suo nuovo volto corazzato. Leonardo Rheinmetall Military Vehicles, la joint venture nata dall’alleanza paritaria tra Leonardo e Rheinmetall, porterà a Eurosatory 2026 il prototipo del nuovo carro armato italiano, indicato in diversi resoconti come IMBT. Il salone parigino della difesa terrestre, in programma dal 15 al 19 giugno 2026, diventa così il palcoscenico scelto per una presentazione che pesa molto più di una semplice esposizione industriale.
Perché qui non si parla soltanto di un nuovo mezzo. Si parla del tentativo italiano di archiviare definitivamente l’era dell’Ariete, il carro entrato in servizio negli anni Novanta e oggi costretto a misurarsi con un mondo che nel frattempo è cambiato brutalmente: missili anticarro guidati, munizioni top-attack, droni FPV, sensori diffusi, guerra elettronica e campi di battaglia in cui la corazza, da sola, non basta più.
Leonardo e Rheinmetall, matrimonio d’interesse nel cuore dell’Europa corazzata
La cornice industriale è chiara: Leonardo Rheinmetall Military Vehicles è una joint venture 50/50 tra l’italiana Leonardo e la tedesca Rheinmetall, con sede legale a Roma e sede operativa a La Spezia. L’obiettivo dichiarato è sviluppare e commercializzare il nuovo Main Battle Tank italiano e la nuova piattaforma Lynx per il programma dei veicoli corazzati da combattimento dell’Esercito Italiano.
La base del nuovo carro, secondo quanto comunicato da Leonardo e Rheinmetall al momento della costituzione della società, sarà il Panther KF51 sviluppato da Rheinmetall, destinato a sostituire l’Ariete nell’Esercito Italiano.
Tradotto: Roma non compra semplicemente un carro tedesco con una coccarda tricolore appiccicata sopra. L’ambizione è più grossa, più politica e più velenosa per la concorrenza europea: creare un polo industriale terrestre italo-tedesco capace di vendere non solo all’Italia, ma a un continente che sta riscoprendo in fretta quanto costi aver trascurato per decenni la guerra convenzionale.
A Eurosatory 2026 il prototipo con StrikeShield, ROSY e Blaze 30
Il prototipo destinato a Eurosatory 2026 si presenterà con un pacchetto di protezione stratificato, pensato per rispondere alle minacce che stanno riscrivendo la sopravvivenza dei mezzi corazzati sul campo.
Il primo elemento è lo StrikeShield Active Protection System, il sistema di protezione attiva hard-kill di Rheinmetall, progettato per rilevare e neutralizzare minacce in arrivo prima dell’impatto. Il concetto è semplice e spietato: non aspettare che il missile colpisca la corazza, ma distruggerlo prima che arrivi. In un’epoca in cui anche mezzi pesantemente protetti possono essere messi fuori combattimento da armi guidate relativamente economiche, è una differenza che può valere la vita dell’equipaggio.
Accanto allo StrikeShield compare il sistema ROSY, sempre di Rheinmetall, pensato per generare rapidamente una cortina fumogena e oscurante capace di disturbare l’acquisizione del bersaglio da parte di sensori ottici e infrarossi. Non è un dettaglio cosmetico: oggi sparire per pochi secondi dagli occhi di un missile, di un drone o di un osservatore avanzato può significare sopravvivere.
Il terzo elemento è la stazione d’arma remotizzata Blaze 30 di Leonardo, con cannone da 30 mm, destinata a consentire all’equipaggio di ingaggiare minacce leggere, fanteria, veicoli non pesanti e potenzialmente bersagli aerei a bassa quota senza esporsi fuori dallo scafo. In altri tempi aprire un portello era routine. Oggi, con droni, cecchini e munizioni circuitanti in agguato, può essere un invito al disastro.
La lezione ucraina: il carro sopravvive solo se smette di sentirsi invulnerabile
Il nuovo carro italiano nasce in un momento in cui il campo di battaglia ha demolito molte illusioni. La guerra in Ucraina ha mostrato che il carro armato non è morto, ma ha anche dimostrato che il carro isolato, cieco o privo di protezioni attive è un bersaglio costoso in attesa del colpo giusto.
La protezione passiva resta essenziale, ma non è più sufficiente. Servono sensori, contromisure, capacità di reazione automatica, integrazione digitale e cooperazione con fanteria, droni, artiglieria e sistemi di comando. Il carro non è più il re solitario della pianura: è un nodo corazzato dentro una rete. Se quella rete funziona, pesa. Se non funziona, brucia.
È qui che il programma italiano prova a cambiare passo: non soltanto più tonnellate di acciaio, ma digitalizzazione, connettività e capacità multidominio. Parole che l’industria della difesa usa spesso fino a consumarle, ma che sul terreno significano una cosa molto concreta: vedere prima, colpire prima, sopravvivere più a lungo.
A2CS e Lynx: il primo mattone è già stato consegnato
Il nuovo carro non viaggia da solo. Fa parte del più ampio rinnovamento della componente pesante dell’Esercito Italiano, insieme al programma A2CS, basato sulla piattaforma Lynx KF-41.
Il 27 gennaio 2026, a Montelibretti, Leonardo Rheinmetall Military Vehicles ha consegnato alle Forze Armate italiane i primi quattro veicoli Lynx KF-41, segnando l’avvio ufficiale del programma A2CS. La consegna è avvenuta nell’ambito di un contratto iniziale per 21 veicoli corazzati da combattimento.
È un passaggio importante perché dà sostanza alla joint venture: non solo comunicati, rendering e promesse da salone, ma mezzi fisicamente consegnati all’Esercito. In meno di un anno e mezzo dalla formalizzazione della società, LRMV ha già messo sul tavolo il primo risultato operativo.
Il vecchio Ariete e il conto salato dei ritardi
L’Ariete è stato per decenni il simbolo della componente corazzata italiana. Ma il tempo, per i carri armati, non passa: pesa. Pesa nei sensori, nella protezione, nell’elettronica, nella logistica, nella capacità di integrarsi con sistemi moderni.
L’Italia ha rinviato per anni il nodo della sostituzione, come molti altri Paesi europei convinti che le grandi guerre terrestri appartenessero al passato. Poi il passato è tornato, con i cingoli nel fango ucraino e i droni sopra le trincee. E improvvisamente ciò che sembrava rinviabile è diventato urgente.
Il programma del nuovo MBT italiano nasce quindi anche da una constatazione amara: non basta aggiornare all’infinito piattaforme concepite in un’altra epoca. A un certo punto serve cambiare generazione. E l’Ariete, per quanto abbia rappresentato una tappa centrale della difesa terrestre nazionale, non può più reggere da solo le ambizioni operative italiane.
Parigi non è una vetrina neutrale: è un messaggio alla concorrenza
La scelta di presentare il prototipo a Eurosatory 2026, e non in un contesto puramente nazionale, è tutto fuorché casuale. Eurosatory è il salone europeo dove i programmi terrestri fanno rumore, cercano clienti, attirano governi e mandano segnali ai concorrenti.
Leonardo e Rheinmetall stanno dicendo una cosa precisa: il nuovo carro italiano non nasce per restare chiuso nei confini nazionali. Nasce dentro un mercato europeo della difesa in piena accelerazione, dove la spesa militare è tornata centrale e dove i programmi di sostituzione dei mezzi corazzati non sono più esercizi teorici da rimandare alla prossima legislatura.
In questo scenario, la joint venture LRMV si presenta come un nuovo attore pesante, in concorrenza diretta con altri poli industriali europei. Non è solo industria: è geopolitica con i cingoli.
Un carro italiano, una base tedesca, un’ambizione europea
Il nuovo MBT sarà italiano nelle esigenze operative, nella quota industriale, nell’integrazione di componenti nazionali e nella destinazione iniziale. Ma nasce su una base tecnologica tedesca, il Panther KF51, e dentro una partnership che ha l’obiettivo evidente di occupare spazio nel mercato europeo dei mezzi terrestri.
È una formula pragmatica, persino brutale: mettere insieme chi ha piattaforme, chi ha elettronica, chi ha capacità d’integrazione, chi ha relazioni commerciali e chi ha un bisogno urgente di rinnovare la propria flotta. In un’Europa che parla spesso di cooperazione ma litiga regolarmente su leadership, ritorni industriali e sovranità tecnologica, Leonardo e Rheinmetall hanno scelto la via più diretta: creare una società comune e andare sul mercato.
Il vero test non sarà il salone, ma la linea di produzione
Il prototipo di Eurosatory servirà a catturare attenzione, fotografie e titoli. Ma il vero esame arriverà dopo: sviluppo, qualifiche, tempi di consegna, costi, integrazione con l’Esercito Italiano e capacità di trasformare un progetto ambizioso in una flotta reale.
Perché i carri armati non vincono nei comunicati stampa. Vincono quando arrivano in reparto, quando gli equipaggi li conoscono, quando la logistica li sostiene, quando i sistemi funzionano sotto stress e quando la protezione promessa nei depliant regge contro minacce vere.
Il nuovo carro italiano si presenta con credenziali pesanti: StrikeShield, ROSY, Blaze 30, base Panther KF51, joint venture Leonardo-Rheinmetall, programma nazionale di rinnovamento e una cornice europea favorevole. Ma il messaggio più duro è un altro: l’Italia ha capito che l’era dell’attesa è finita. E quando un Paese decide finalmente di sostituire il suo carro simbolo, non sta aggiornando un inventario. Sta dichiarando che il prossimo campo di battaglia non lo vuole guardare dagli spalti.
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Giovanni Rinaldi
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