Il vicepresidente nazionale del Movimento 5 Stelle Michele Gubitosa interviene sui principali temi che stanno animando il dibattito politico irpino: dalle elezioni comunali di Avellino alla formazione della nuova giunta, fino alle recenti elezioni per la Presidenza della Provincia, che hanno acceso un acceso confronto all’interno del campo progressista. Un’analisi senza reticenze, nella quale il vicepresidente pentastellato ricostruisce i fatti, chiarisce le scelte compiute e offre la propria lettura politica di vicende che continuano a incidere sugli equilibri del territorio.
Onorevole Gubitosa, il Movimento 5 Stelle ad Avellino ha registrato la percentuale più alta d’Italia e grazie a un significativo incremento di consensi rispetto alla precedente tornata elettorale, ha contribuito in modo determinante alla vittoria del candidato sindaco già al primo turno. Che valore politico attribuisce a questo risultato e quale prospettiva apre, a suo avviso, per il futuro del Movimento 5 Stelle sul territorio e a livello nazionale?
Questo risultato è il frutto di un lavoro costruito negli anni dal gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle e rafforzato dalla recente Assemblea Nova, che si è svolta ad Avellino e contemporaneamente in altre 100 città italiane, coinvolgendo oltre 16 mila persone e avvicinando al Movimento nuove energie e nuove competenze. Il consenso ottenuto rappresenta per noi non un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Ora abbiamo il dovere di trasformare questa fiducia in risultati concreti per la città, attraverso il lavoro della vicesindaca Anna D’Aliasi, dei consiglieri Antonio Aquino, Pasquale Luca Nacca e Agostino De Rosa, di tutti i candidati e degli attivisti del gruppo territoriale che hanno contribuito a questo straordinario risultato. Desidero rivolgere un ringraziamento particolare ad Antonio Aquino, che era la nostra prima scelta per il ruolo di vicesindaco e che, esclusivamente per esigenze legate all’equilibrio di genere nella composizione della Giunta, non è stato individuato dal sindaco Pizza per tale incarico. Adesso è il momento di mettere da parte ogni discussione e concentrarci sul lavoro: consolidare il percorso di crescita del Movimento 5 Stelle, mantenere la fiducia che i cittadini ci hanno accordato e dimostrare, con i fatti, di essere all’altezza delle loro aspettative.
La nomina della vicesindaca ha suscitato un ampio dibattito politico. Molti hanno evidenziato che l’ingegner Antonio Aquino è risultato il candidato del Movimento 5 Stelle più votato, mentre l’incarico di vicesindaca è stato affidato alla dottoressa Anna D’Aliasi. Può chiarire quali criteri hanno guidato questa scelta e spiegare come il Movimento ha gestito questo passaggio, anche per evitare possibili tensioni interne?
Mi occupo di politica da quasi dieci anni e, se c’è una lezione che ho imparato, è che le presunte tensioni vengono spesso alimentate in maniera strumentale per mettere in discussione i vertici o per ottenere vantaggi personali. È significativo che le poche persone che oggi parlano di divisioni siano le stesse che, quando Antonio Aquino era stato individuato come nostra prima scelta, mi contattavano per creare dissenso e avanzare nei suoi confronti accuse del tutto infondate. Solo quando hanno compreso che la scelta avrebbe potuto riguardare anche Anna D’Aliasi hanno improvvisamente cambiato posizione, schierandosi a sostegno di Aquino. Per questo motivo non attribuisco particolare rilievo a chi tenta di danneggiare il Movimento strumentalizzando il dissenso. Anche il ruolo di vicepresidente mi ha abituato a dinamiche di questo tipo, che fortunatamente riguardano una parte assolutamente marginale della nostra comunità. Diverso è invece il discorso per i tantissimi iscritti, attivisti e cittadini che, in assoluta buona fede, avrebbero preferito Antonio Aquino come vicesindaco, essendo stato il candidato più votato. Molti di loro me lo hanno espresso privatamente e hanno tutta la mia stima e il mio rispetto, perché il confronto sincero è sempre una ricchezza. Nel Movimento 5 Stelle il principio della partecipazione democratica e del consenso ottenuto attraverso il voto ha sempre avuto un valore fondamentale. Basti pensare che anche la selezione dei nostri candidati al Parlamento o al Parlamento europeo si basa sul criterio di chi ottiene il maggior numero di preferenze. È una cultura politica che appartiene alla nostra identità. Inoltre, quando si parla della composizione di una Giunta politica, non ci si trova di fronte a una selezione tecnica nella quale il titolo di studio debba necessariamente coincidere con la delega assegnata. Tra persone che possiedono tutte requisiti professionali, esperienze e competenze adeguate, stabilire una graduatoria di merito diventa inevitabilmente una valutazione soggettiva. E quando i vertici sono chiamati a scegliere sulla base di valutazioni discrezionali, il rischio è quello di essere accusati di aver privilegiato simpatie personali anziché criteri oggettivi. Per questo motivo, ancora prima della presentazione delle liste, proprio perché eravamo consapevoli che il significativo incremento del consenso del Movimento 5 Stelle avrebbe potuto renderci determinanti nella composizione della Giunta, abbiamo condiviso con il gruppo territoriale e con tutti i candidati una regola semplice, trasparente e oggettiva: valorizzare il risultato del voto dei cittadini. Adottare un criterio diverso avrebbe inevitabilmente aperto discussioni senza fine e trasferito sui vertici del Movimento la responsabilità di operare una sintesi tra curricula, esperienze e valutazioni personali. È evidente che qualunque metodo possa lasciare qualcuno più soddisfatto e qualcun altro meno, ma resto convinto che questo sia quello più trasparente, più democratico e meno divisivo. Per quanto riguarda il ruolo di vicesindaca, era altrettanto chiaro che, qualora fosse stato necessario garantire l’equilibrio di genere nella composizione della Giunta, la candidata donna che avesse ottenuto il maggior consenso sarebbe stata indicata per quell’incarico. Si tratta di una regola definita prima del voto, conosciuta e condivisa da tutti gli interessati: Antonio Aquino e Anna D’Aliasi ne erano perfettamente consapevoli, così come l’intera comunità del Movimento. Ed è proprio il rispetto delle regole condivise, anche quando comporta scelte non semplici, che rafforza la credibilità di una forza politica.
Le elezioni per la presidenza della Provincia di Avellino hanno acceso un intenso dibattito politico e sono state accompagnate da tensioni e divisioni che hanno coinvolto il campo progressista e le forze civiche del territorio. Lei ha sostenuto la candidatura di Rizieri Buonopane: quale lettura dà di quanto accaduto in queste settimane? Quali sono, a suo avviso, le ragioni che hanno determinato queste fratture e quali insegnamenti politici si possono trarre da una vicenda che ha attirato l’attenzione ben oltre i confini della provincia?
Il Movimento 5 Stelle ad Avellino non ha sostenuto semplicemente una candidatura, quella di Rizieri Buonopane, ma ha sostenuto con convinzione il campo progressista, dimostrando fino in fondo lealtà verso la coalizione e verso un progetto politico condiviso. Quando il PD locale ha ipotizzato di sostituire il presidente uscente con un candidato riconducibile all’area renziana, come Picone o Palmieri, senza peraltro fornire alcuna motivazione politica preventiva, noi abbiamo espresso con chiarezza la nostra posizione. È quantomeno singolare leggere le ragioni del mancato sostegno solo dopo il voto: sarebbe stato più corretto e trasparente che il Partito Democratico provinciale le rappresentasse nel momento in cui si discuteva della scelta del candidato, consentendo un confronto politico vero e non una giustificazione a posteriori. La nostra non è mai stata una battaglia contro un nome, ma una battaglia per la coerenza politica. Abbiamo semplicemente affermato un principio: la guida del campo progressista non poteva essere affidata a un candidato espressione di Matteo Renzi. Su questo punto siamo stati fermi e coerenti, e quella battaglia è stata vinta, perché il PD ha infine indicato Rizieri Buonopane. Allo stesso tempo, però, non ci siamo mai barricati sul suo nome. Se il Partito Democratico avesse ritenuto di proporre un’altra personalità autenticamente appartenente al campo progressista, il Movimento 5 Stelle avrebbe valutato quella proposta con lo stesso spirito unitario. Il tema, quindi, non era la persona, ma la linea politica. Successivamente, però, il PD provinciale ha assunto una posizione diversa. Come emerso nella riunione tenutasi in videocollegamento con Igor Taruffi e come dimostrato anche dalle firme raccolte dagli amministratori a sostegno di Picone, una parte significativa del PD locale non ha sostenuto il candidato del campo progressista. Di fatto, nella competizione tra il candidato del campo progressista e quello sostenuto dall’area renziana e dal centrodestra, il campo progressista è stato lasciato solo. Nonostante questo, il progetto che abbiamo sostenuto ha raggiunto circa il 40% dei consensi, un risultato importante ottenuto grazie alla coerenza del Movimento 5 Stelle e al sostegno di numerosi amministratori civici, di tanti amministratori del Movimento e anche di amministratori del Partito Democratico che, con grande senso di responsabilità, non hanno condiviso la linea della segreteria provinciale. Oggi, però, il nostro sguardo è rivolto al futuro. Non siamo interessati alle polemiche, ma alla costruzione di un progetto serio per l’Irpinia. Ripartiamo da quel 40%, da una rete di sindaci e amministratori che avevo già incontrato e ascoltato prima del voto e con i quali ho già avviato confronti bilaterali. Da quel patrimonio di consenso, di relazioni e di credibilità vogliamo costruire un percorso politico stabile, inclusivo e concreto, mettendo al centro esclusivamente gli interessi del territorio e dei cittadini.
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Renato Spiniello
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