Un lutto che avvicina le due sponde del Tevere. È morto monsignor Camillo Ruini, il “cardinal sottile” plenipotenziario per l’Italia di Karol Wojtyla come presidente della Cei e vicario di Roma, grande elettore di Benedetto XVI, punto di riferimento per l’episcopato conservatore mondiale e protagonista nel maggio 2025 al pre-conclave quando presentò al sacro collegio «quattro condizioni irrinunciabili per il buongoverno della Chiesa». Un’esortazione ai quali gli elettori hanno prestato attenzione: «Il nuovo successore di Pietro confermi nella fede l’intero popolo cristiano con uno stile di governo che elimini ogni inutile durezza, piccineria e aridità di cuore; dimostri capacità di rispondere in chiave cristiana alle sfide intellettuali di oggi con la certezza della verità e la sicurezza della dottrina; il suo ricorso al diritto sia il più possibile conforme alla legge dell’amore; superi le minacce all’unità e alla comunione nella consapevolezza che la Chiesa, come ogni corpo sociale, ha le sue regole, che nessuno può impunemente ignorare». Il porporato emiliano riconoscerà poi l’identikit del Papa che auspicava nel profilo di Leone XIV «soprattutto nella sollecitudine a ricucire gli strappi e a ripristinare l’unità della Chiesa rimettendo ordine al suo interno e riorientandola ai valori». E dirà a La Stampa: «Si vedrà l’evoluzione del pontificato ma è certamente importante che l’impostazione emerga nitida fin dai suoi primi atti di governo e decisioni di fondo. Sono personalmente molto contento dell’elezione di Robert Francis Prevost».
I rapporti tra Stato e Chiesa
Cardinale Ruini è stato sinonimo di rapporti Stato-Chiesa. Ricorderà al termine della sua missione: «Per lunghi anni, dal 1991 al 2007, come presidente della Cei mi sono espresso pubblicamente sulla situazione della Chiesa e dell’Italia attraverso le ‘prolusioni’ che tenevo agli incontri dei vescovi italiani, mediamente cinque volte all’anno». Dopo di allora occasioni del genere sono diventate assai rare, fino a cessare del tutto. Le interviste che ha rilasciato ai giornali sono diventate perciò lo strumento principale attraverso cui esprimersi. Lui le chiamava «conversazioni», parola più confidenziale e riguardavano anzitutto la fede cristiana e l’uomo di oggi, la sua vita e la sua cultura. Per conseguenza le vicende della Chiesa e dell’Italia, compresa la politica italiana. Sotto quest’ultimo profilo, ammetteva, «le interviste sono più esplicite delle precedenti prolusioni perché qui parlo a titolo personale, mentre prima mi esprimevo a nome dei vescovi italiani».
Le origini a Sassuolo, il dottorato in teologia e la licenza in filosofia
Nato a Sassuolo nel 1931, è entrato in seminario al Collegio Capranica di Roma subito dopo aver terminato il liceo scientifico. Ha conseguito il dottorato in teologia e la licenza in filosofia all’Università Gregoriana. Ordinato sacerdote per la diocesi di Reggio Emilia nel 1954, ha insegnato dapprima filosofia e poi teologia a Reggio Emilia, e in seguito anche a Bologna, per 29 anni, occupandosi inoltre della pastorale della cultura e dell’educazione della gioventù. Giovanni Paolo II lo nomina vescovo Ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla nel 1983 poi lo chiama a Roma nel 1986 come segretario generale della Cei. Nel 1991 diventa pro-vicario del Papa per la Diocesi di Roma e in pochi mesi viene promosso cardinale e vicario: incarico ricoperto fino al 2008. È stato inoltre presidente della Cei dal 1991 al 2007. In seguito ha presieduto il comitato Cei per il Progetto culturale, la Commissione internazionale per Medjugorje e il comitato scientifico della fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Tra le decine di libri pubblicati “La trascendenza della grazia nella teologia di San Tommaso d’Aquino” (Università Gregoriana Editrice), “Il Vangelo nella nostra storia. Chiesa cultura e società in Italia” (Città Nuova Editrice), “Le ragioni della fede. Indicazioni di percorso” (Edizioni Paoline) “Rieducarsi al Cristianesimo. Il tempo che stiamo vivendo” (Mondadori), “Il caso serio di Dio” (Cantagalli).
Il lavoro con i giovani
L’apice della sua esperienza accanto a Giovanni Paolo II fu la storica Giornata mondiale della Gioventù nel 2000 a Tor Vergata: «Ne conservo un ricordo luminoso, un’ondata travolgente di entusiasmo e di partecipazione da parte di una generazione che qualcuno descriveva apatica e disimpegnata. Nessuno si aspettava che si sfiorassero i due milioni di partecipanti. Senza esagerazioni si può dire che fu davvero un segnale epocale. Mi rividi in loro. Il mio primo Anno Santo fu quello del 1950, ero arrivato a Roma da Reggio Emilia per studiare e il segretario del Giubileo era il futuro cardinale e mio concittadino Sergio Pignedoli. Mi conosceva e mi chiamava a prendere parte agli eventi giubilari in programma. Un’emozione forte». E aggiunge conversando con La Stampa: «Nel 2000 fu un’esperienza di incredibile intensità. La Gmg è un’invenzione di Karol Wojtyla che aveva un rapporto speciale con quei giovani che poi gli rimasero vicini fino al suo ultimo giorno di vita vegliando e pregando sotto le sue finestre. Era una gioventù molto motivata che ha continuato a trovare in lui la stella polare nella vita spirituale. Sulla spianata di Tor Vergata sono sbocciati amori, famiglie, vocazioni, legami per tutta la vita».
La passione per la politica
La sua passione analizzare la politica. «Ci sono stati vari passaggi. Prima per quarant’anni il voto era consolidato. Il grosso votava Dc o Pci, il resto Psi e partiti laici. Poi c’è stata una fase in cui i voti hanno cominciato a spostarsi rapidamente con leadership che passavano in poco tempo dal 3 al 30% o viceversa – disse nell’estate 2025-. Adesso siamo entrati in un’epoca differente e, più o meno, c’è un certa stabilità con un partito come Fratelli d’Italia che può contare all’incirca sul volume di consensi che aveva Forza Italia nel periodo più favorevole. Gli schieramenti destra-sinistra rimarranno questi sulla traccia di quanto avviene in Europa. Il fatto che la premier Meloni richiami nella sua azione di governo le radici cristiane costituisce un fattore estremamente positivo per l’Italia e per il cattolicesimo politico. Finite la Dc e l’unità politica dei cattolici si può impegnarsi in qualunque partito e testimoniare la propria identità cristiana. L’albero si riconosce dai frutti e adesso lo si vedrà sulla difesa dei valori». Fulcro della sua riflessione fino alla fine la bioetica e i principi non negoziabili: «Sono passati vent’anni dal referendum popolare sull’abrogazione dei paletti di civiltà posti dalla legge 40 sulla fecondazione assistita e la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Non si raggiunse il quorum. Oggi si torna a negare la sacralità della vita dal concepimento al suo termine naturale. Bisogna vedere a quale legge sul fine vita si punta ad arrivare. Temo molto che se si farà una legge sarà purtroppo una cattiva legge perché vedo un’aggressività e una voglia di legittimare di fatto l’eutanasia. Sopprimere un’esistenza non potrà mai essere eticamente accettabile. Il quadro in cui si svolge la discussione non è né buono né rassicurante. Come si fa a dire che il suicidio assistito vada bene? Soffia un vento contrario alla vita che arriva dal Nord Europa, soprattutto dal Belgio un tempo cattolico e dai Paesi Bassi. C’è la minaccia concreta che in Italia non si riesca ad esprimere politicamente la difesa dei valori non negoziabili che rischiano di scomparire uno dopo l’altro: prima il divorzio e l’aborto, ora il fine vita. Per questo serve il ritorno della Chiesa dei valori. I segnali non mancano». Nella pur laica Francia, evidenziava, «tra i giovani c’è una netta ripresa della fede e gli iscritti alle scuole cattoliche sono quasi il triplo dei nostri. Certo restano tanti punti deboli in Europa ma anche in Italia qualcosa si sta muovendo. Si parla poco per esempio della parità scolastica ma stiamo imparando ad essere minoranza creativa come diceva Benedetto XVI, ad essere presenza cristiana attiva in una società sempre più secolarizzata. L’esempio della Chiesa conta». Parole che restano come un lascito nelle relazioni tra istituzioni civili e religiose.
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Giacomo Galeazzi
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