Un avanzo di oltre 27 milioni di euro, un patrimonio in crescita e un piano di investimenti da 500 milioni nell’economia reale e nell’agroalimentare italiano. È questo il quadro che emerge dalla Relazione annuale 2026 della Fondazione Enpaia, presentata oggi al Senato, che conferma la solidità dei conti dell’ente previdenziale del settore agricolo e ne rafforza il ruolo di investitore istituzionale nel sistema produttivo nazionale.
Il documento fotografa una situazione di equilibrio gestionale, con un patrimonio che raggiunge i 2,2 miliardi di euro, 42.000 iscritti e 9.200 aziende associate. In questo contesto si inserisce il piano di investimenti da 500 milioni destinati all’economia reale, con particolare attenzione al comparto agroalimentare italiano, considerato un asse strategico per la competitività del Paese.
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Conti solidi e strategia agroalimentare
Il presidente Giorgio Piazza ha indicato nel rafforzamento della filiera agroalimentare, nella centralità dei produttori e nella valorizzazione del made in Italy gli assi portanti dell’azione della Fondazione, sottolineando come la scelta di investire nell’economia reale rappresenti una linea strutturale e non episodica, orientata a sostenere la crescita delle imprese del settore primario e la tenuta complessiva del sistema produttivo nazionale.
Il direttore generale Roberto Diacetti ha evidenziato come il bilancio 2025 confermi la solidità della gestione e il ruolo crescente della previdenza come attore economico. «La chiusura del Bilancio 2025 conferma che un ente previdenziale moderno non si limita ad amministrare risorse: le trasforma in stabilità economica, fiducia sociale e investimenti per il Paese», ha dichiarato, sottolineando come la previdenza possa assumere una funzione anticiclica in una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche, volatilità dei mercati e aumento dei costi energetici. Per Diacetti, la previdenza evolve così in una vera infrastruttura economica, capace di generare stabilità e valore nel lungo periodo, mettendo in relazione occupazione, imprese e sostenibilità del sistema.
La strategia della Fondazione si traduce anche in una presenza diretta nel capitale di alcune delle principali realtà agroalimentari italiane, tra cui Masi Agricola, BF, Granarolo e Granterre. Una scelta che punta a rafforzare la filiera e a sostenere la competitività del made in Italy, integrando la funzione previdenziale con quella di investitore istituzionale orientato allo sviluppo dell’economia reale. L’obiettivo è duplice: da un lato garantire la solidità delle imprese del comparto primario, dall’altro assicurare rendimenti coerenti con la missione della Fondazione, in un equilibrio tra sostenibilità previdenziale e crescita industriale.
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Prezzi alimentari e pressione sulle famiglie
Accanto ai dati economici, la Relazione presenta l’indagine Enpaia-Censis sui consumi alimentari degli italiani, che evidenzia una dinamica inflattiva particolarmente marcata nel periodo 2021-2025. «Tra il 2021 e il 2025 l’indice generale dei prezzi è salito del 17,1%, mentre quello dei prodotti alimentari di ben il 26,6%», un incremento che evidenzia una crescita del comparto alimentare nettamente superiore all’inflazione generale.
Il dato incide direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie, in un contesto in cui la domanda di qualità resta elevata ma sempre più condizionata dalle difficoltà economiche. La ricerca segnala infatti che il 93% degli italiani considera il mangiare sano un investimento per la salute e oltre il 90% lo ritiene un’esigenza irrinunciabile, ma la crescita dei prezzi e la stagnazione dei redditi stanno progressivamente restringendo l’accesso ai prodotti agroalimentari di qualità.
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Consumi, disuguaglianze e ruolo del sistema agroalimentare
La filiera italiana continua a essere percepita come principale garanzia di qualità e sicurezza, ma il rischio evidenziato è quello di una progressiva trasformazione della dieta mediterranea in un modello meno accessibile e più selettivo. Questo processo potrebbe accentuare le disuguaglianze sociali e territoriali, con effetti più marcati nelle fasce di reddito medio-basse.
Sul tema è intervenuta la vicepresidente della Commissione parlamentare di controllo, Annamaria Furlan, che ha sottolineato il valore strategico del risparmio previdenziale per l’agricoltura e per il sistema Paese. Per Furlan, la solidità di Enpaia dimostra che serietà gestionale e visione strategica possono convivere, soprattutto in un settore che continua a generare occupazione e coesione sociale.
La senatrice ha evidenziato anche il ruolo della previdenza come leva di sviluppo e coesione territoriale, sottolineando come nelle aree interne il lavoro agricolo rappresenti un presidio fondamentale contro lo spopolamento. Centrale anche il richiamo alla necessità di bilanciare vigilanza, trasparenza e autonomia gestionale degli enti.
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Acqua, lavoro e previdenza
Nel dibattito si inserisce anche l’intervento di Massimo Gargano, direttore generale di Anbi e membro del CdA Enpaia, che collega il tema previdenziale alla sicurezza idrica. Gargano ha affermato che «l’acqua non è più una variabile tecnica ma la prima infrastruttura della democrazia» e che «dove l’acqua è governata, cresce il lavoro; dove cresce il lavoro, la previdenza è solida», delineando una relazione strutturale tra acqua, lavoro e previdenza come elementi di sicurezza nazionale.
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