Bastia. Dopo l’ingresso nel porto vecchio di Bastia, avvenuto domenica pomeriggio, la campagna europea “Il Leudo racconta” ha vissuto oggi, martedì 16 giugno, la prima parte della sua giornata conclusiva. L’approdo corso rappresenta l’ultima tappa del percorso transfrontaliero e l’ultimo scalo prima del rientro in Liguria della storica imbarcazione protagonista del viaggio tra Liguria, Toscana e Corsica.
La mattinata si è svolta al Tiers-Lieu à Vela, nel Porto di Toga, con un programma interamente dedicato al progetto VALOR, iniziativa europea sulla valorizzazione del riuso e del trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti RAEE o DEEE. Un progetto che punta a promuovere una transizione verso un’economia circolare più efficiente nell’uso delle risorse, con particolare attenzione al recupero delle materie prime critiche, delle terre rare e di altre materie prime seconde contenute nei dispositivi elettronici.
A moderare i lavori è stato Bernardu Cesari, delegato generale di Hub Corsica, mentre il programma ha visto alternarsi rappresentanti istituzionali, funzionari pubblici, università e partner tecnici del progetto.
I saluti istituzionali: Bastia e Regione Liguria aprono la giornata
Ad aprire la mattinata sono stati i saluti istituzionali, con Jean-Michel Savelli, della Communauté d’Agglomération de Bastia, e Paolo Ripamonti, Assessore ai Programmi comunitari, Patrimonio e Ambiente di Regione Liguria.
Savelli ha evidenziato il valore della cooperazione europea su temi che uniscono digitale, ambiente e sviluppo sostenibile. «La delega al digitale può mettere insieme la dimensione tecnologica, lo sviluppo sostenibile e lo sviluppo territoriale – ha sottolineato –. Si tratta di strumenti che conosciamo da tempo e che possono produrre risultati concreti, virtuosi e positivi per la popolazione».
Il rappresentante della Communauté d’Agglomération de Bastia ha poi richiamato il Mediterraneo come spazio naturale di relazione e cooperazione tra i territori. «È importante per noi, per l’Italia, per la Corsica e per tutte le realtà che condividono questo mare, perché questo è il nostro ambiente naturale. Le problematiche sono comuni e richiedono un’intelligenza collettiva, capace di produrre risultati concreti».
Nel quadro dei saluti istituzionali è intervenuta anche Mounia Sanna, referente regionale della Collettività di Corsica per il programma Interreg Italia-Francia Marittimo e componente del comitato di sorveglianza. «Partecipo a questo evento nell’ambito delle mie funzioni, ma soprattutto per sottolineare l’importanza di un progetto che dimostra come il riuso dei rifiuti elettronici possa servire alla società», ha spiegato.
Secondo Sanna, l’economia circolare è ormai un tema centrale nella vita quotidiana. «È importante valorizzare progetti come questo, perché l’economia circolare diventa un settore sempre più rilevante. Occorre sensibilizzare gli attori amministrativi, quelli economici e soprattutto la popolazione rispetto al modo di vivere e di agire. Non si può gettare qualsiasi materiale senza distinzione: è fondamentale recuperare anche questa tipologia di dispositivi, perché può servire al bene comune e in particolare alle persone in difficoltà economica».
La rappresentante corsa ha poi posto l’accento sul recupero delle materie prime critiche. «Il progetto dimostra anche l’importanza della selezione di materiali che sono necessari nella nostra vita quotidiana e che possono essere riutilizzati, senza doverli cercare fuori dai confini europei. Interreg, oggi, dà una prova concreta dell’utilità dei progetti che finanzia».
“Oggi a Bastia si conclude questa esperienza con il comitato di Pilotaggio del Progetto Valor, di cui la Regione Liguria – Settore Sviluppo Sostenibile è capofila, che ha l’obiettivo di recuperare la componentistica, le terre rare e favorire il riuso di apparecchiature elettriche ed elettroniche – dichiara Paolo Ripamonti, Assessore regionale con delega all’Ambiente, Energia, Ciclo delle acque ed ecosistema costiero.
“Il contenitore di base di questa attività era il Progetto Neptune Evolution per la tutela e la gestione del patrimonio naturale sommerso. Attraverso la metafora del viaggio abbiamo percorso 11 tappe e raccontato 19 progetti su tre Programmi di Cooperazione europea diversi. Abbiamo unito in rete le azioni realizzate in questa programmazione 2021-2027 sui territori di Liguria, Toscana e Corsica, mettendoli al centro delle nostre attività che hanno coinvolto scuole, amministrazioni pubbliche, associazioni e cittadinanza attraverso eventi, laboratori e convegni. Abbiamo anche parlato di marineria, delle tradizioni del mare e della salvaguardia di questa importantissima risorsa comune, dandone grande risonanza mediatica in questi 20 giorni di navigazione che hanno raccontato le attività della Liguria sui Programmi di Cooperazione” – ha concluso Ripamonti.
“Con questo progetto itinerante abbiamo voluto raccontare un modello di cooperazione europea che nasce dal basso, ascoltando le esigenze del territorio e non quelle calate dall’alto. I Programmi Interreg nel prossimo settennato ricopriranno un ruolo centrale, proprio per questa capacità di realizzare azioni concrete partendo dai bisogni dei cittadini – afferma Alessio Piana, Assessore allo Sviluppo economico con delega alla Cooperazione territoriale europea della Regione Liguria. “In queste 11 tappe – prosegue Piana-, attraverso i progetti Interreg – Italia Francia Marittimo presentati abbiamo unito non solo i territori costieri ma anche l’entroterra, scoprendone prodotti, agricoltura locale e tradizioni e creando le connessioni per un turismo legato alle esperienze e più sostenibile. Azioni che hanno portato sul territorio risorse europee per circa 10 milioni di euro in questa programmazione.”
“Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato a questa iniziativa che ha il merito di aver reso ancora più solida la collaborazione tra il settore Sviluppo economico del mio assessorato e il Settore Sviluppo Sostenibile che ha come riferimento l’assessorato all’Ambiente e all’Energia. Attraverso questa esperienza abbiamo potuto condividere visione, opportunità ed esperienze che costruiranno le attività del prossimo settennato”, ha concluso l’assessore Piana.
Fernando Della Pina, direttore della Direzione Ambiente di Regione Liguria, ha presentato l’evento “Il Leudo racconta”, richiamando il senso complessivo della campagna arrivata alla sua conclusione.
«Siamo quasi alla conclusione di tutta la navigazione – ha dichiarato –. Attraverso questa imbarcazione storica ligure abbiamo trasferito e portato lungo il percorso la cultura Interreg, promossa principalmente da Regione Liguria, sia sul fronte dell’ambiente sia su quello dello sviluppo economico».
Della Pina ha sottolineato il ruolo della comunicazione come elemento chiave del progetto. «Come Direzione Ambiente abbiamo creduto molto nella comunicazione. Con questa nuova e intraprendente avventura abbiamo cercato di portare più soggetti interessati a conoscere e comprendere i progetti che Regione Liguria sta seguendo direttamente, sia attraverso la Direzione Ambiente sia attraverso lo sviluppo economico».
Il progetto VALOR e la sfida del recupero dei RAEE
Luca Natale, project manager del progetto VALOR per Regione Liguria, ha introdotto i contenuti dell’iniziativa, collegandoli anche al significato del viaggio concluso in Corsica.
«Siamo arrivati in Corsica, ultima tappa e terzo territorio coinvolto dopo Liguria e Toscana – ha spiegato –. È stato un viaggio davvero interessante. Essere nel cuore del Mediterraneo, vedere le isole dell’Arcipelago Toscano e la Corsica, è emozionante per tutti, soprattutto per chi non è abituato a vivere questi luoghi dal mare. È la dimostrazione che con il programma Italia-Francia Marittimo siamo davvero nel cuore del Mediterraneo».
Natale ha rimarcato il valore concreto dei progetti europei quando riescono a uscire dalle sedi istituzionali e a incontrare i territori. «Non sono progetti calati dall’alto. Sono progetti che arrivano dal basso, alimentati dalla gente. Questo è il vero vantaggio, il valore aggiunto: non raccontare i temi europei soltanto nelle sale chiuse delle università, degli enti o degli istituti, ma portarli tra le persone».
Inclusione digitale ed economia circolare
Bernardu Cesari, delegato generale di Hub Corsica, ha affrontato il tema della rete del riuso delle apparecchiature informatiche, collegando economia circolare e inclusione digitale.
«In Corsica il tasso di esclusione digitale riguarda circa 60 mila persone, secondo i dati Insee e della Collettività di Corsica – ha spiegato –. Tra queste, almeno il 15-20 per cento non ha accesso al digitale per ragioni economiche: non dispone di un telefono, di un computer o degli strumenti necessari».
Per Cesari il problema non è soltanto tecnologico, ma sociale e civile. «Essere lontani dal digitale significa non poter accedere in modo autonomo ai propri diritti. Vuol dire dipendere sempre dagli altri per fare una pratica, e spesso finire per rinunciarvi. Un esempio è quello del bonus energia: in passato una parte importante non veniva utilizzata anche per questa ragione. Poi il dato è migliorato grazie a un’azione volontaristica di Regione, Stato ed EDF, che sono andati verso le persone per informarle».
Il digitale, ha aggiunto Cesari, non riguarda soltanto l’accesso ai servizi amministrativi. «C’è anche l’aspetto positivo e piacevole: l’accesso alla cultura, all’esterno, agli scambi con persone di altri luoghi. Per alcune persone tutto questo resta impossibile per ragioni molto semplici: manca l’accesso al materiale».
Da qui il ruolo delle associazioni del territorio. «Le associazioni non recupereranno direttamente i computer. Raccoglieranno i bisogni delle persone e le orienteranno verso il ricondizionatore più vicino, in modo che possano accedere a un telefono o a un computer ricondizionato».
Cesari ha poi ricordato la composizione del partenariato: Regione Liguria come capofila, Università di Genova, Università di Pisa, Università di Nizza, Comune di Massa Carrara e Hub Corsica. «Abbiamo già iniziato piccoli test, in modo discreto, per far emergere i problemi. Ora stiamo preparando il capitolato per sviluppare l’applicazione che gestirà il sistema. L’obiettivo è avviare test più importanti nell’ultimo trimestre del 2026, per poi arrivare a una messa in opera progressiva e più strutturata nel 2027».
Un altro elemento centrale è quello del cosiddetto “giacimento” dei dispositivi. «Nel nostro caso guardiamo soprattutto al materiale proveniente da professionisti, collettività e imprese. In Corsica il peso delle collettività è molto importante: enti e aziende possono avere cinque, dieci, quindici o venti macchine da rimettere in circolo. I ricondizionatori, poi, potranno naturalmente accogliere anche dispositivi provenienti dai privati».
L’obiettivo, ha concluso Cesari, è anche ecologico. «Siamo pienamente nell’economia circolare e nell’economia della funzionalità. La scelta di una piccola locazione a lungo termine permette alla rete di mantenere il controllo della macchina: quando il dispositivo non è più utilizzabile, viene recuperato e inviato al riciclo».
Tecnologie innovative per il recupero delle materie prime critiche
Stefano Rovetta, professore dell’Università di Genova, ha illustrato il lavoro su visione artificiale e machine learning per la classificazione dei componenti nelle schede dei RAEE.
«Mi occupo della parte relativa all’uso di visione artificiale e machine learning nella selezione dei rifiuti elettronici – ha spiegato –. In particolare guardiamo ai componenti elettronici che contengono una grande quantità di materie prime critiche, le critical raw materials, che oggi rischiano di andare perdute». L’obiettivo è spingere il recupero fino al livello dei microcomponenti. «Cerchiamo di promuovere l’uso delle tecnologie attuali per favorire il riciclo anche dei singoli microcomponenti elettronici presenti nei circuiti che utilizziamo ogni giorno».
L’Università di Genova sta lavorando a un dimostratore fisico. «Stiamo mettendo in piedi un dimostratore per mostrare questo tipo di tecnologia e far vedere un ciclo possibile. Oggi non è ancora in uso, ma è realizzabile con le tecnologie attuali. Vogliamo dimostrare concretamente che questo tipo di applicazione è possibile».
Il progetto ha restituito ai ricercatori anche una visione più ampia del problema. «Abbiamo ricevuto una consapevolezza maggiore di quanto sia esteso l’argomento e di quante siano le sue sfaccettature. Ci sono molte possibilità di miglioramento rispetto allo stato attuale, che spesso rinuncia al recupero di materiali potenzialmente riciclabili perché manca una sostenibilità economica».
Rovetta ha richiamato anche il legame con il mare, tema centrale dell’intera campagna. «Noi non abbiamo studiato direttamente la presenza di questi oggetti in mare, ma l’idea del progetto è che il mare sia la destinazione finale di tutto ciò che non viene raccolto e gestito a terra. Per questo possiamo considerarlo una delle aree più critiche dal punto di vista geografico per questo tipo di inquinamento. Il mare è la vittima di tutti i tipi di inquinamento, probabilmente anche di questo. Inoltre i circuiti elettronici contengono anche molte plastiche, e questo è un aspetto molto rilevante».
Dalle batterie alle terre rare: il contributo della ricerca europea
Alle 11.50 il programma ha previsto l’intervento di Massimo Bonati, funzionario del Comune di Massa, dedicato al passaggio “dalla teoria alla pratica” attraverso i dimostratori del progetto VALOR.
Il tema dei dimostratori rappresenta uno degli snodi operativi del progetto: non soltanto analisi, ricerca e confronto transfrontaliero, ma strumenti concreti per verificare sul campo tecnologie e modelli di riuso, recupero e tracciabilità. In questo quadro, il Comune di Massa è tra i partner chiamati a contribuire alla traduzione pratica degli obiettivi di VALOR, collegando la dimensione tecnica del progetto alle esigenze dei territori coinvolti.
Nicolas Papaiconomou, maître de conférences HDR all’Université Côte d’Azur, ha illustrato il mining chimico applicato all’estrazione di materie prime critiche dalle batterie e dai componenti elettronici.
«Nel progetto VALOR l’Université Côte d’Azur è coinvolta nel lavoro chimico per valorizzare i rifiuti elettronici, in particolare le batterie», ha spiegato. L’attenzione è rivolta soprattutto alle batterie di vecchia generazione, come quelle al nichel-metallo idruro, che contengono molte terre rare, ma anche nichel e cobalto, oltre ai componenti elettronici dei circuiti stampati, nei quali sono presenti diversi metalli, tra cui tantalio, rame, nichel e terre rare.
«Svilupperemo processi sostenibili, diversi da quelli tradizionalmente utilizzati nell’idrometallurgia, per proporre schemi di riciclo di questi materiali», ha aggiunto Papaiconomou. L’obiettivo è arrivare a metodi più sostenibili per riciclare componenti elettronici e batterie al nichel-metallo idruro, selezionando e recuperando i metalli contenuti al loro interno.
Il docente dell’Université Côte d’Azur ha poi sottolineato anche il valore della cooperazione tra partner francesi e italiani. «VALOR riunisce partner francesi e italiani. È un progetto molto importante perché permette di mettere in evidenza partenariati interregionali e di conoscere realtà con cui non avevamo ancora collaborato. Prima di tutto per costruire qualcosa insieme, poi per tessere relazioni tra Francia e Italia, tra organismi di ricerca e istituzioni pubbliche, con la possibilità di immaginare anche altri progetti europei in futuro».
Blockchain e tracciabilità dei materiali
In chiusura Gianluca Dini, professore dell’Università di Pisa, ha affrontato il tema delle tecnologie ICT e blockchain per il tracciamento delle terre rare e delle materie critiche nelle schede dei RAEE.
«Come Università di Pisa siamo coinvolti in uno dei dimostratori, in particolare in quello che utilizza la tecnologia blockchain», ha spiegato, precisando di voler offrire «un’intuizione del lavoro» senza entrare in dettagli specialistici.
«Abbiamo immaginato un impianto di riciclo in cui entrano rifiuti e da cui escono materie prime seconde, oppure nuovi rifiuti da smaltire o da inviare a un altro impianto. L’obiettivo è la tracciabilità degli eventi e del processo che avviene all’interno dell’impianto, così da fornire anche una base di certificazione».
Il modello elaborato dall’Università di Pisa si basa su una sequenza di passaggi. «Arriva un carico, composto da oggetti di vario tipo. Viene verificata la conformità, poi gli oggetti vengono raggruppati per tipologie omogenee. Da ciascun gruppo vengono estratti lotti di lavorazione, che vengono inviati al trattamento. Infine si registra l’output della lavorazione».
Ogni passaggio diventa un evento da tracciare. «L’idea fondamentale è che ciascuno di questi passaggi dia luogo a un evento. Gli eventi devono essere tracciati perché l’obiettivo principale del dimostratore è proprio la tracciabilità. Per esempio, quando arriva un carico, le informazioni possono riguardare data e ora di arrivo, peso e caratteristiche. Se poi un gruppo di rifiuti viene classificato per categorie, anche questa operazione genera dati utili a descrivere l’evento».
Le sfide, ha aggiunto Dini, sono molteplici. «Da un lato c’è la tracciabilità dell’intero processo, dal momento in cui il rifiuto entra nell’impianto fino a quando esce una materia prima secondaria o un altro rifiuto da trattare. Poi c’è la certificazione: questa tracciabilità può contribuire a certificare il processo e a dare garanzie sugli output. C’è poi la trasparenza, cioè la possibilità di vedere che cosa è accaduto durante il processo per tutti coloro che hanno diritto di farlo. Su questa base si potrebbero anche immaginare politiche di incentivazione e una migliore gestione dei dati».
Bastia chiude il viaggio, il Mediterraneo resta il punto di partenza
La prima parte della giornata si è conclusa con il light lunch delle 12.30, mentre nel pomeriggio il programma prosegue con il comitato di pilotaggio del progetto VALOR, previsto dalle 14 alle 17.30.
La tappa di Bastia chiude così il percorso pubblico di “Il Leudo racconta”, iniziativa che ha unito il valore simbolico della navigazione con i contenuti concreti dei progetti europei. Dal mare alla ricerca, dal riuso dei dispositivi elettronici alla tracciabilità delle materie prime critiche, dalla lotta all’esclusione digitale alla cooperazione tra università, enti locali e istituzioni, la giornata conclusiva ha confermato il Mediterraneo come spazio comune di lavoro, innovazione e sviluppo sostenibile.
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