Heldmann (AllianzGI): “L’intelligenza artificiale non è (ancora) una bolla, ma una rivoluzione all’inizio”.


L’intelligenza artificiale è già oggi il tema di investimento più importante per i mercati finanziari. Ma chi pensa che la partita sia ormai conclusa o che i vincitori siano già stati decretati rischia di commettere un errore di prospettiva. Per Michael Heldmann (nella foto), cio Equity di Allianz Global Investors, siamo ancora nelle fasi iniziali di una trasformazione che potrebbe cambiare profondamente l’economia globale e il modo stesso di fare gestione attiva. Durante l’European Media Day organizzato da AllianzGI a Francoforte, Heldmann ha illustrato la propria visione sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale, affrontando una delle domande che molti investitori si pongono da mesi: siamo già dentro una bolla simile a quella della new economy di fine anni Novanta? La risposta del manager è piuttosto netta. “Credo che non siamo ancora in territorio bolla”, ha detto. “Siamo probabilmente un po’ più vicini a quella situazione rispetto a un anno fa, ma vedo ancora spazio di sviluppo”.

Dal Cern ai mercati finanziari

Heldmann non parla da semplice osservatore. Prima di approdare alla gestione degli investimenti ha lavorato per anni nel mondo della ricerca scientifica e dell’intelligenza artificiale, anche al Cern di Ginevra, utilizzando tecniche di machine learning molto prima che diventassero di moda. Proprio questa lunga esperienza lo porta a guardare con una certa cautela sia all’entusiasmo sia allo scetticismo che circondano oggi l’AI. “Le grandi rivoluzioni tecnologiche vengono spesso sovrastimate nel breve termine e sottovalutate nel lungo”, ha ricordato. Un fenomeno che, a suo giudizio, si sta ripetendo anche oggi. Secondo il cio Equity di AllianzGI, l’attenzione degli investitori si è inizialmente concentrata sulla costruzione delle infrastrutture necessarie per alimentare l’intelligenza artificiale: chip, data center, capacità di calcolo e modelli linguistici. Ora però il focus si sta progressivamente spostando verso le applicazioni concrete e i benefici economici che queste tecnologie possono generare. “Per molto tempo il tema è stato costruire le capacità di base. Oggi la vera domanda è: cosa possiamo fare con queste tecnologie per migliorare la produttività e risolvere problemi reali?”, ha spiegato.

La produttività come motore della crescita

Per Heldmann il vero impatto dell’AI si misurerà sulla produttività. Negli ultimi vent’anni il settore finanziario ha assistito a una progressiva digitalizzazione delle informazioni, seguita dall’introduzione di strumenti di analisi sempre più sofisticati e poi dal machine learning. Oggi si è entrati in una nuova fase, caratterizzata da sistemi capaci di comprendere e sintetizzare enormi quantità di dati testuali. Un esempio riguarda proprio il lavoro dei gestori. “Quando sono arrivato nel gruppo Allianz, quasi vent’anni fa, si poteva fare ben poco con i testi. Servivano persone che leggessero documenti e li sintetizzassero. Oggi i large language model riescono a svolgere gran parte di quel lavoro con un livello di accuratezza molto elevato”, ha affermato. Secondo il manager, i benefici in termini di efficienza e produttività saranno visibili già nei prossimi anni e interesseranno numerosi settori economici.

Perché non è la replica della bolla del 2000

Pur riconoscendo che le valutazioni di alcune società tecnologiche siano elevate, Heldmann ritiene che il contesto attuale sia molto diverso da quello che precedette lo scoppio della bolla internet. Innanzitutto, la domanda di capacità di calcolo continua a superare l’offerta. Gli hyperscaler e i grandi operatori del settore vorrebbero infatti utilizzare più potenza computazionale di quella oggi disponibile. Inoltre, gli investimenti vengono finanziati prevalentemente attraverso flussi di cassa e non tramite un eccessivo ricorso al debito. Anche le valutazioni, pur impegnative, restano lontane dagli eccessi registrati all’inizio degli anni Duemila. “I multipli di Nvidia e delle altre società leader sono elevati, ma sono molto lontani da quelli che vedevamo durante la bolla dot-com”, ha osservato. Questo non significa che tutti gli investimenti avranno successo. Anzi. Heldmann è convinto che alla fine emergeranno chiaramente vincitori e sconfitti. “Non ci sarà abbastanza valore per fare di tutti dei grandi vincitori”, ha spiegato.

Non solo Stati Uniti

Una riflessione emersa durante la presentazione riguarda la necessità di guardare oltre le tradizionali Magnificent Seven americane. Secondo AllianzGI, la Cina rappresenta oggi una delle aree più interessanti per chi cerca esposizione all’innovazione tecnologica. Il gruppo delle cosiddette “Terrific Ten”, che comprende società come Alibaba, Tencent, Xiaomi, BYD, Baidu e SMIC, ha mostrato negli ultimi anni performance comparabili, a quelle dei grandi colossi statunitensi. Per gli investitori, dunque, la diversificazione geografica può rappresentare un modo efficace per partecipare alla crescita del settore senza concentrare eccessivamente il rischio sugli Stati Uniti.

L’Europa rischia di restare indietro

Più critico il giudizio sull’Europa. Rispondendo a una domanda dei giornalisti presenti, Heldmann ha espresso una certa preoccupazione per il ruolo del continente nella corsa all’intelligenza artificiale. “A mio avviso stiamo andando verso un mondo sempre più bipolare, con gli Stati Uniti da una parte e la Cina dall’altra. L’Europa è in mezzo e partecipa molto poco allo sviluppo dell’infrastruttura tecnologica”, ha affermato. Secondo il manager, il Vecchio Continente dispone di eccellenti università e centri di ricerca ma non possiede campioni tecnologici paragonabili a OpenAI, Anthropic o Google. Per questo motivo servirebbe un maggiore impegno da parte delle istituzioni europee per evitare che il divario diventi difficile da colmare.

Uomo e macchina insieme

L’intelligenza artificiale è destinata a trasformare anche  il settore del risparmio gestito, ma ciò non significa però che il ruolo dell’uomo sia destinato a scomparire. Heldmann ha insistito più volte sul concetto di collaborazione tra competenze umane e tecnologia. AllianzGI utilizza già oggi strumenti di AI per la selezione dei titoli, la ricerca Esg, le previsioni economiche, l’asset allocation e il monitoraggio dei rischi. Tuttavia, il giudizio finale resta nelle mani dei professionisti. “Vogliamo il meglio di entrambi i mondi: uomo e macchina”, ha spiegato il manager. “La tecnologia offre capacità di calcolo, accesso ai dati e strumenti di intelligenza artificiale. Ma i mercati finanziari sono sistemi complessi e dinamici. Non ci si può affidare esclusivamente a modelli statistici”.È questa, probabilmente, la lezione più importante che arriva da Francoforte. L’intelligenza artificiale rappresenta una rivoluzione destinata a incidere profondamente sui mercati e sull’economia. Ma per trasformare l’innovazione in rendimenti servono ancora esperienza, capacità di analisi e una gestione attiva capace di distinguere le mode passeggere dalle opportunità di lungo periodo.


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 Andrea Telara

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