Dovrà attendere ancora qualche giorno prima di tornare ufficialmente alla guida dell’area tecnica dello Spezia, ma Guido Angelozzi è già con la testa immersa nella sua terza avventura in maglia bianca. Una storia che riparte in un momento profondamente diverso rispetto alle precedenti parentesi: stavolta non c’è una squadra da consolidare o un progetto da rifinire, ma un’intera identità da ricostruire dopo il trauma della retrocessione in Serie C. Ripartire non sarà semplice, perché una caduta lascia inevitabilmente scorie, dubbi e macerie sportive da sistemare. E il primo, fondamentale, mattone del nuovo ciclo sarà la scelta dell’allenatore. Un terreno sul quale Angelozzi, nel corso della sua lunga carriera, ha spesso dimostrato particolare sensibilità. La capacità di individuare uomini prima ancora che tecnici, di leggere il potenziale dietro profili meno celebrati, è sempre stata una delle sue qualità più riconosciute. Per questo motivo il nome di Marco Turati appare quasi come un profilo angelozziano per definizione: giovane, ambizioso, con idee moderne e con quella voglia di affermarsi che spesso ha convinto il dirigente siciliano a puntare su scommesse apparentemente rischiose.
E poi c’è un filo invisibile che lega Turati allo Spezia e, soprattutto, allo stesso Angelozzi. Il giovane allenatore, infatti, aveva già respirato l’aria di Follo nel biennio che ha cambiato la storia recente del club, quello di Vincenzo Italiano. Era il primo Spezia dell’era Italiano, un allenatore ancora sconosciuto ai più ma che Angelozzi aveva deciso di sostenere anche nei momenti più complicati. Turati entrò nello staff tecnico in corsa e visse dall’interno quella cavalcata che avrebbe portato alla storica promozione in Serie A. C’è anche un episodio che oggi assume quasi il valore di un simbolo. Dopo la sconfitta contro il Trapani, quando le critiche attorno a Italiano iniziavano a diventare sempre più rumorose, fu proprio Angelozzi a presentarsi davanti ai cancelli del centro Picco per difendere pubblicamente il suo allenatore. Non una semplice presa di posizione, ma la difesa di un’idea di calcio e di un uomo nel quale aveva riconosciuto qualcosa prima degli altri. Il tempo gli diede ragione. Oggi, in una sorta di curioso gioco del destino, davanti a lui potrebbe ritrovarsi un altro tecnico giovane, che di quell’esperienza è stato spettatore privilegiato e che di quel percorso potrebbe voler ripercorrere alcune tracce.
Nel frattempo Turati si è costruito una propria identità. Prima l’impresa in Serie D, conquistando la promozione con il Siracusa al termine di un entusiasmante testa a testa con una piazza storica come la Reggina. Poi la stagione tra i professionisti, conclusasi con una retrocessione che racconta però soltanto una parte della storia. Gli undici punti di penalizzazione inflitti al club siciliano hanno pesato come un macigno sul cammino degli azzurri: senza quella zavorra, il Siracusa avrebbe avuto l’opportunità di giocarsi la permanenza in categoria attraverso i play-out. Il lavoro dell’ex difensore non è passato inosservato. La sua idea di calcio propositiva, coraggiosa e orientata al gioco ha attirato l’interesse di diverse società di Serie C, ma anche di club di categoria superiore. L’Empoli ha iniziato a muoversi da tempo, vedendo in lui un possibile investimento per il futuro. Ancora più deciso sembra però il Catanzaro, che nelle ultime ore sta provando ad accelerare per anticipare la concorrenza e affidargli una delle panchine più prestigiose della Serie B, quella di una squadra reduce dalla finale playoff per la promozione in Serie A.
Se Turati rappresenta la strada del coraggio e della prospettiva, Domenico Toscano è invece il volto dell’esperienza. Cinquantaquattro anni, una carriera costruita soprattutto sulla capacità di vincere la Serie C e di gestire piazze esigenti. L’ultimo trionfo risale a tre stagioni fa, quando venne scelto curiosamente proprio da Fabio Artico, uno dei nomi accostati allo Spezia nelle settimane precedenti al ritorno di Angelozzi. L’esperienza al Catania non si è chiusa con la promozione sperata, ma il suo percorso in Sicilia è stato tutt’altro che lineare: un esonero improvviso, il successivo richiamo in panchina e il tentativo di rimettere insieme una stagione complicata. Al netto delle ombre dell’ultimo biennio, Toscano resta un allenatore dal curriculum pesante per la categoria, uno di quei profili che possono rappresentare una garanzia per una squadra chiamata a vincere subito. Uno Spezia che, almeno nelle intenzioni, non può permettersi un lungo apprendistato in Serie C e che potrebbe avere bisogno di un vero e proprio instant team.
C’è poi un altro nome che riporta direttamente alla filosofia di Angelozzi: Vincenzo Vivarini. “L’ho sempre stimato e finalmente ora lavoreremo insieme”, diceva il dirigente nell’estate di due anni fa, quando decise di affidargli il Frosinone dopo la retrocessione dalla Serie A. Una scelta nata dalla convinzione personale nei confronti dell’allenatore abruzzese, una fiducia mantenuta anche nei momenti di maggiore difficoltà. Quando arrivò l’esonero, Angelozzi fu infatti netto nell’analisi: “Ritengo che le responsabilità maggiori siano della squadra”, parole che raccontavano ancora una volta la tendenza del direttore a proteggere i propri uomini. E Vivarini, del resto, conosce perfettamente il percorso per uscire dalla Serie C. A Catanzaro, nel 2021-22, costruì una macchina quasi perfetta: un campionato dominato dall’inizio alla fine, una squadra spettacolare e un’eredità tecnica che il club calabrese ha continuato a portarsi dietro fino alla recente finale playoff persa contro il Monza. Proprio quella panchina che oggi potrebbe passare nelle mani di Turati.
Tre strade diverse, tre idee differenti di calcio e di gestione. La gioventù e l’ambizione di Turati, l’esperienza e il pragmatismo di Toscano, la conoscenza della categoria e il carisma di Vivarini. La prima grande scelta del nuovo corso dello Spezia passerà da qui. E mentre l’ufficialità del suo ritorno deve ancora arrivare, Angelozzi ha già iniziato a muovere le sue pedine, perché il tempo delle riflessioni è quasi finito e quello della ricostruzione è già cominciato.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Niccolò Pasta
Source link


